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sabato 20 novembre 2021

I film del periodo (8-19 Novembre 2021)

Giuro, questo sarà l'ultimo speciale cinematografico periodico dell'anno (dopotutto non c'è più tempo ormai) e forse di sempre (dopotutto se tutto andrà come previsione, dall'anno prossimo un solo post mensile per raggruppare le mie visioni, difficile diventerà farlo). Uno speciale ancora una volta, per la seconda volta in questo 2021, di marca Netflix. Uno speciale doppiamente speciale, perché tutti questi film sono stati candidati agli ultimi Premi Oscar, e in quasi tutte le categorie, alcuni peraltro sono riusciti a vincerla quella benedetta statuetta. In questo senso è stata una coincidenza che tutti, proprio tutti e 12, provenissero dalla piattaforma streaming (a detta di molti) numero uno. Avevo infatti intenzione di recuperare altri film, molto meno recenti di questi, ma neanche a farlo apposta, 12 i film (anch'essi comunque, e tutti, in lista di visione) di produzione (e/o distribuzione) Netflix che hanno ricevuto quest'anno la, o le nomination, quindi non potevo fare altro che "soccombere" alla situazione, che comunque si è rilevata abbastanza soddisfacente, più o meno, perché tutto, e decisamente, non mi è piaciuto.

La vita davanti a sé (Dramma 2020) - Una Sophia Loren convincente a più di 80 anni è la nota più lieta di questo film, un film, remake del film del 1977 "La Vita davanti a sè" (che a suo tempo vinse l'Oscar come miglior film straniero) tratto dall'omonimo romanzo francese "La Vie devant soi", che viene leggermente soffocato da una sceneggiatura un po' scontata in cui a tratti prevalgono noia e lentezza. Una sceneggiatura a cui manca quel guizzo che ci faccia entrare davvero nel dramma e nei suoi personaggi, una sceneggiatura che non possiede lo spessore necessario per donare carattere alla pellicola che, tolta l'interpretazione dei due protagonisti (e il conseguente rapporto intenso tuttavia riduttivo tra i due), non sembra possedere altre doti degne di nota. Il regista Edoardo Ponti (figlio della grande attrice) non riesce inoltre a creare la giusta atmosfera. Il film in effetti è un festival di banalità e già visto con il tentativo di redenzione di un giovane disadattato (senegalese) che viene allevato da una prostituta (ebrea) in pensione. Il film purtroppo mette sul tavolo tante (troppe, ci sta in mezzo di tutto) tematiche (la storia nel suo tentativo di essere multiculturale ed inclusiva, alla fine è un po' troppo sbrigativa e superficiale), ma poi punta principalmente sul sentimento, diventando un filmetto light di cui perfetta è la dimensione da piattaforma streaming, ossia Netflix (non a caso sa un po' di televisivo in alcuni passaggi). La canzone della Pausini (che non meritava la candidatura figuriamoci la vittoria dell'Oscar) ha sì un bel messaggio (nella sua ruffianeria), ma arriva inutilmente alla fine, quando ormai irricevibile è alle orecchie dello spettatore, nei migliori dei casi già addormentato. Non male, ma parecchio deludente. Voto: 5,5
 
Il processo ai Chicago 7 (Storico/Dramma 2020) - Aaron Sorkin (affermato sceneggiatore già vincitore di un Oscar e candidato con quest'ultimo film agli ultimi Premi) dirige (il suo secondo dopo Molly's Game) una pellicola sul processo che si svolse a Chicago dopo le contestazioni alla convention democratica del 1968. Un'opera al tempo stesso informativa (di un fatto poco noto ai più) e avvincente (basata su tempi e dialoghi serrati), e che si avvale di una sceneggiatura molto ben scritta (ovviamente dello stesso regista) e di un'ottima ricostruzione ambientale, con sequenze coinvolgenti (la ricostruzione degli scontri tra manifestanti e polizia), nonché di una prova eccellente di un cast corale nel quale si segnalano i calzanti Frank Langella e Mark Rylance, ma soprattutto un efficacissimo Sacha Baron Cohen (che con la sua vena ironica ma profonda riesce a far ridere ma allo stesso tempo riesce a fare strenua opposizione pacifica), quest'ultimo non a caso, come il lato puramente tecnico (montaggio e fotografia), ha ricevuto una candidatura agli ultimi Oscar, ma a fronte delle 6 complessive (comprese quella per il miglior film, che sicuramente ci stava, e migliore canzone, sinceramente niente di eccezionale) nessuna statuetta vinta (un po' dispiace). A proposito degli Oscar 2021, paradossale notare che uno dei personaggi in scena è proprio Fred Hampton, il leader delle "Black Panther" co-protagonista in Judas and the Black Messiah (interpretato da Daniel Kaluuya), che in questo The Trial of the Chicago 7 (è il turno di Kelvin Harrison Jr.) deve invece accomodarsi una fila dietro, anche se il suo ruolo non rimane certo secondario. In un film di denuncia perfetto per ricordarci che a volte la manipolazione della realtà è più subdola di quanto immaginiamo. Nulla di originale sia chiaro, ma gli americani son maestri nel girare questo tipo di pellicole. E così le due ore abbondanti di durata scorrono via veloci, coinvolgenti e divertenti senza che ci sia un solo attimo, ma davvero nemmeno uno, di pausa. Forse prevedibile (quando il processo ha una chiara matrice politica è ben chiaro come andrà a finire) e classico, ma gran bel film, peccato anche per le scivolate nella retorica che potevano essere risparmiate. Voto: 7+

mercoledì 23 giugno 2021

[Cinema] Speciale Disney Plus

Ah, la Disney, tutto ingloba, tutto crea e fa. La casa dei sogni che si appresta a compiere 100 anni dalla fondazione, che partendo da niente ha creato qualcosa di meraviglioso, per generazioni e generazioni di spettatori. Casa di produzione che da quando ha cominciato negli anni '90 a comprare altri studi non si è mai fermata, accaparrandosi di tutto e di più. E come tutti sappiamo è diventata la numero 1, e il lancio della piattaforma Disney Plus non ha fatto altro che constatare questo "potere". Ultimamente per colpa della Pandemia tuttavia, anche loro subiscono ripercussioni, ma la creatività e la capacità non mancano. Negli ultimi anni tanti film prodotti e/o distribuiti, prevalentemente dalla suddetta piattaforma, cosicché alcune pellicole, poiché accessibili esclusivamente lì, rimaste in sospeso son state (almeno personalmente). Una certa fetta di filmografia ancora in attesa, che finalmente ora ho potuto visionare (da Disney Plus ovviamente), pellicole che vengono dopo la visione della serie The Mandalorian e di alcune altre cose. Certo, c'è molto ancora da vedere (tempo c'è), ma per adesso mi sono limitato a recuperare i film che avevo da recuperare, ossia tra quelli nominati all'Oscar 2020 e tra quelli prodotti dal 2019 in poi, esattamente 9 film, come detto nella Promessa cinematografica di quest'anno. A proposito di questi film ma soprattutto della direzione intrapresa dalla Disney, evito in questa sede o altra sede di dare/esprimere opinioni in merito a ciò fatto, sull'utilità di certi film a discapito del resto, sarebbe una discussione troppo impegnativa. Mi limito a vedere a recensire, anche se il mio NO a certi remake e/o live action (ma anche ai sequel senza senso) c'è tutto, soprattutto se questi vengono fatti solo per monetizzare. Tant'è che benissimo non è andata.

Aladdin (Avventura/Fantastico/Musical 2019) - Versione live action del celebre lungometraggio animato del 1992, in una trasposizione abbastanza fedele dell'originale, con qualche cambiamento per caratterizzare al meglio i personaggi esistenti e per crearne di nuovi. Un musical dove tornano le canzoni e gli arrangiamenti, con qualche canzone inedita, che hanno caratterizzato questo classico. Alcuni numeri musicali sono più convincenti di altri. Si punta sui costumi e sulle scenografie. Dietro la macchina da presa troviamo Guy Ritchie che sceglie di non osare, anche se la sua cifra stilistica si riconosce soprattutto nelle scene d'azione e negli inseguimenti (si mantiene su un livello qualitativo soddisfacente, ma il regista ci ha deliziato con lavori sicuramente più interessanti in passato, vedasi King Arthur). Il personaggio di Jasmine interpretato dalla bella Naomi Scott (una delle Charlie's Angels) segue la filosofia di emancipazione che la Disney sta applicando sulle figure femminili nelle sue produzioni. La tematica dell'indipendenza si sottolinea ancora di più nella trama anche se alla fine risulta quasi ridondante. Un'altra tematica trattata è quella della libertà, risvolto legato soprattutto al Genio. Il personaggio è interpretato da Will Smith (o più probabilmente dal suo terzo "Gemini") che lo caratterizza nelle movenze e nella parlata in modo abbastanza evidente, soprattutto in alcune canzoni. Stravagante ed imprevedibile si decide di umanizzarlo ancora di più utilizzando la sua versione CGI solo nei momenti essenziali. Convince nel ruolo di Aladdin il giovane Mena Massoud, invece non è caratterizzato al meglio il personaggio di Jafar, che si riprende nella parte finale. I vari elementi in CGI presenti nella pellicola come il Tappeto Magico, la tigre Raja o il pappagallo Iago interagiscono in modo fluido con gli attori. Non sempre però gli effetti speciali sono convincenti, problematica forse legate a delle ambientazioni fin troppo artificiose. In conclusione, tra scene musicali, scene d'azione, momenti comici e romantici Aladdin risulta una pellicola godibile, che intrattiene e che cerca di riproporre la storia conosciuta in una versione più matura. Un live action non al top (e comunque il paragone con il film originale è perdente), ma che permette di respirare nuovamente le atmosfere di Agrabah e la storia di un giovane uomo alle prese con il suo destino. Voto: 6+

Toy Story 4 (Animazione/Avventura/Fantastico 2019) - La saga di Toy Story aveva detto tutto nelle sue prime tre puntate, questo quarto capitolo, per quanto ben fatto e ricco di invenzioni e nuovi personaggi come ad esempio il simpatico Forky doppiato da Luca Laurenti, sembra messo lì per fare cassa o peggio per allungare il brodo. Ma se una cosa abbiamo imparato in questi anni da Woody and company è che anche i giocattoli hanno un'anima, e allora, in mezzo alla solita routine action di un film che a tratti si ripete un po', bisogna riconoscere che c'è almeno una sequenza di straordinaria dolcezza, quella finale di Gabby Gabby (ma non dico altro per non fare spoiler). Come da tradizione infatti, anche qui si celano messaggi nascosti per adulti, mascherati (appunto) dietro a un film per bambini. Gli spunti sono interessanti e la resa grafica è eccellente, giungendo in alcune sequenze al foto-realismo, peccato si perda un po' la magia dei giocattoli che si muovono quando davvero sicuri di non essere visti: qui si comportano quasi come se nulla fosse in posti affollati. Questo quarto capitolo è insomma un buon film d'animazione (di certo non da Oscar, che incredibilmente ha vinto nel 2020), intrattiene bene e fa divertire (discreta la colonna sonora), ma rispetto agli altri capitoli è parecchio inferiore. I difetti principali sono nella sceneggiatura, la lunghezza del film mi è parsa eccessiva, alcune scene sono ripetitive, tutto questo non rende il film noioso (grazie anche ai simpatici personaggi) ma un po' banale. E quindi inevitabile chiedersi se era proprio necessario aggiungere questo nuovo (spero ultimo, perché non c'è probabilmente bisogno di altro) capitolo che, a parte l'epilogo, suona come un "repetita juvant". Comunque sia, si lascia guardare. Voto: 6,5

martedì 24 marzo 2020

I film visti in settimana (16-22 Marzo 2020)

Meglio della scorsa settimana, almeno per quanto riguarda gli alti, con un potente ed intenso film (che al momento si piazza sul podio dei migliori film dell'anno visti), perché per quanto riguarda i bassi, due i film mediocri. Per quanto riguarda il resto ovviamente è nella media della sufficienza.

The Vanishing - Il mistero del faro (Thriller 2018) - La storia di questo film si basa su un evento realmente accaduto, un caso irrisolto successo sulle isole Flannan, tre guardiani scomparvero nel nulla senza lasciare traccia. E' il cosiddetto mistero delle isole Flannan, dicembre 1900, un rebus tuttora insoluto che ha dato adito a molte congetture, alcune persino di carattere soprannaturale. Non è il caso di quella degli sceneggiatori Joe Bone e Celyn Jones, che in The Vanishing - Il mistero del faro, regalano al regista Kristoffer Nyholm (Taboo) la loro versione dei fatti, fantasiosa sì ma con raziocinio thriller e derive squisitamente umane. Infatti, in questa interessante versione dei fatti, ogni mistero ha una spiegazione terrena, riconducibile a dicotomie dell'uomo. E appunto questo thriller psicologico gioca su varie tematiche come l'avidità, la paranoia e l'isolamento. Il faro, punto di riferimento per le navi, diventa una sorta di prigione quando i protagonisti si ritroveranno in una situazione estrema e non potranno contattare la terra ferma per via di una radio non funzionante. L'ambientazione grigia e cupa aumenta l'inquietudine e la sensazione di insicurezza che pervade i personaggi. Il ritmo del film si alterna a momenti frenetici, dove le scelte da fare devono essere prese molto velocemente, a momento lenti, di riflessione, dove l'angoscia e le decisioni prese devono essere affrontate. Se da una parte abbiamo quindi una narrazione che cerca di ricostruire i fatti di una vicenda, dall'altra parte troviamo la rappresentazione dell'animo umano con tutte le sue imperfezioni e le sue debolezze. E il risultato è lodevole, perché anche se non risulta così disturbante ed incisivo come vorrebbe essere, riesce a portare sullo schermo una storia convincente con dei buoni risvolti emotivi, mettendo appunto delle persone ordinarie (e tutte ben interpretate, nei panni dei tre guardiani ecco Gerard Butler, Connor Swindells e Peter Mullan, quest'ultimo soprattutto su altissimi livelli) in una situazione straordinaria. Una situazione che mette più che in altre occasioni con il faro protagonista (La luce sugli oceani e Cold Skin, ed uno presto qui arriverà), spietatamente in mostra le atroci ambizioni dell'essere umano. Peccato per il finale che sembra non reggere tutte le teorizzazioni e il filosofeggiare precedenti, ma la ricompensa è una mezz'oretta centrale efficace, nuda e cruda, oltre ad un clima claustrofobico che conferma quanto il fascio di luce del faro sia sempre l'ideale per illuminare fobie, insicurezze e solitudini. Tutto tranne che indimenticabile, comunque buon film. Voto: 6+

martedì 25 febbraio 2020

I film visti in settimana (17-23 Febbraio 2020)

Questa volta ho preso una bella cantonata, fortunatamente compensata da pellicole non sorprendenti ma consigliabili, vedibili ed interessanti. Tutte comunque e come sempre di generi diversi, per andare incontro ai gusti di tutti (voi), dopo quelli miei ovviamente.

The Bad Seed (Thriller 2018) - Dopo il mediocre The Prodigy eccoci nuovamente dalle parti del genere "ragazzino diabolico", anche se in questo caso si tratta di una ragazzina e anche se in questo caso si torna al classico, né possessione né reincarnazione, ma una bambina criminale con "il diavolo in corpo". E sorprendentemente la classicità paga, e non solo perché il film essendo un remake di un classico del genere, quel Il giglio nero da molti considerato un cult capolavoro, ha già dalla sua una base di un certo rilievo, ma perché questo film thriller americano è ben fatto (seppur questo sia di stampo prettamente televisivo). Un film cattivo al punto giusto e che non si risparmia in crimini delittuosi, che fa più paura di un horror moderno qualsiasi. Perché se non si può negare che la regia di Rob Lowe (autentico mattatore dell'opera, produce, dirige ed interpreta) mostri ampiamente la propria inadeguatezza, con una dipendenza eccessiva dai droni (che sovente confondono la geografia spaziale delle scene) e con una goffa organizzazione delle conversazioni, è innegabile non accorgersi che l'ambientazione fredda e asettica, tutta pareti bianche e ordine compulsivo, contribuisca alla buona resa "psicologica" del prodotto. Un prodotto impreziosito non solo dalla presenza nel cast di Cara Buono e soprattutto di Patty McCormack (la protagonista del film del 1956), ma dall'interpretazione della little psycho Mckenna Grace (già ampiamente apprezzata in altre pellicole), molto in parte e capace di risultare al contempo snervante, dolce e occasionalmente divertente (peccato solo per il doppiaggio che ne svilisce la portata). Un prodotto che pur senza raggiungere il livello dell'originale, si fa (nonostante poi una sceneggiatura non del tutto convincente) apprezzare, risultando al fine passabile. Voto: 6+

mercoledì 22 gennaio 2020

A Star Is Born (2018)

Tema e genere: Esordio alla regia dell'attore Bradley Cooper (Il lato positivo, American Hustle) con un storia, ricca di musica e molto classica per Hollywood, già portata al cinema quattro volte.
Trama: Lui è una rockstar che per caso incontra lei, cameriera in un bar: la sente cantare, si innamorano e lui la lancia come stella. Ma all'ascesa di lei corrisponde il declino di lui.
Recensione: Ci sono storie che non passano mai di moda, che ciclicamente riappaiono in un eterno ritorno di fiamma con il pubblico: tra queste sicuramente A Star Is Born, giunta ormai alla sua quarta trasposizione cinematografica, dopo quelle del 1937, del 1954 e del 1976. La sempiterna favola è quella dell'affermato pigmalione che scopre il talento acerbo di una anonima ragazza e, innamorandosene, la lancia nell'empireo della celebrità, mentre nel contempo la sua stella sembra definitivamente appannarsi. Questa è la volta (dopo Janet Gaynor, Judy Garland e Barbra Streisand) di Lady Gaga, all'anagrafe Stefani Joanne Angelina Germanotta, diva del pop degli anni 2010 in fase di reinvenzione della sua carriera, ed oggi determinata più che mai ad affermare (dopo il training effettuato in un paio di stagioni della serie American Horror Story) il suo talento di interprete. Da questo punto di vista, Bradley Cooper le ha regalato una grande opportunità, scritturandola come protagonista: la Lady non solo dimostra di sapersela cavare come attrice, conquistando addirittura una nomination agli Oscar alla prima interpretazione, ma si consacra pure come musicista, attraverso il successo di critica e pubblico della colonna sonora (un mix fatto di ballad e pezzi country rock), culminato nella celebrata performance di Shallow, la canzone, di cui è anche autrice, meritatamente premiata (è davvero bellissima) nella stessa serata con la statuetta dorata. Passando a Bradley Cooper, anche lui all'esordio, nel suo caso alla regia, gli va riconosciuto di far partire l'opera con il piede giusto: nella prima parte del film decide saggiamente di affidarsi alla musica, procedendo con stile misurato attraverso un serie di scene che paiono costruite intorno ai momenti musicali. Questi, grazie alla bellezza delle musiche, all'indubbio talento vocale della sua protagonista, alla sorprendente voce rock a la Bruce Springsteen dello stesso Cooper, ed alla buona chimica della coppia, riescono ad emozionare ed appassionare.

mercoledì 18 dicembre 2019

I migliori film visti genere per genere del 2019

E mi ritrovo anche quest'anno nello stilare questa strana lista di film. Infatti, suddividendo i suddetti per genere ne viene fuori un bel "mappazzone". Qui difatti (come già accaduto precedentemente, qui) vengono escluse, ma dopotutto fare una classifica con 47 titoli quest'anno era impensabile (almeno per me), le prime 15 posizioni in "favore" di altri film dello stesso genere, o anche no. In ogni caso sono anche questi tanto belli da consigliarne, oltre a quelli di ieri, appunto la visione, giacché in considerazione vengono presi film da 7 di voto (che non è poco per i miei standard). E nel dettaglio 32 film per 9 categorie/genere, e a proposito, se il genere documentario non è presente non è poi una sorpresa (dato che non ne ho visto nemmeno uno), fa specie che non appaiano (anche se uno di entrambe è presente nella Top 15) neanche un film romantico/sentimentale che soprattutto di fantascienza, ma a volte dipende anche dalle annate oltre ai film di genere che si producono (che siano questi non un granché). Dimenticavo, nelle didascalie delle immagini troverete i link delle recensioni.

AZIONE + AVVENTURA/FANTASY
Azione: Revenge / American Assassin / Nella tana dei lupi / Fantasy: Ant-Man and the Wasp

venerdì 25 ottobre 2019

Bohemian Rhapsody (2018)

Tema e genere: Pellicola biografica musicale che ripercorre i primi quindici anni del gruppo rock dei Queen, dalla nascita alla consacrazione.
Trama: La carriera e la vita di Freddie Mercury, dal suo incontro con quelli che poi sarebbero con lui diventati i Queen, all'apoteosi del Live Aid.
Recensione: Sono un fan dei Queen da quando ho memoria, ma anche se non lo fossi stato, penso che Bohemian Rhapsody fosse (ed è) un film che serviva. Freddie Mercury e i Queen con le loro canzoni bellissime e la loro musica innovativa hanno conquistato generazioni, e pertanto si tratta di un omaggio, un tributo dovuto e che molti fan attendevano da anni. Il rischio semmai era proprio questo, ovvero disilludere le aspettative giustamente alte del pubblico, che pretendeva un film verosimile, con attori credibili e aderenza alla realtà, in grado di far rivivere determinate emozioni agli spettatori più "vecchietti" e conoscere e far apprezzare questo incredibile gruppo alle nuove generazioni. Ebbene, seppur non completamente veritiero, mai scelta fu azzeccata nell'affidarsi ad un cineasta affermato ed eclettico che risponde al nome di Bryan Singer, che nonostante le difficoltà (ad un certo punto licenziato dalla Fox e sostituito in corsa per la post-produzione) dà vita (anche grazie all'aiuto di Anthony McCarten, mostro sacro della sceneggiatura che negli ultimi anni ha infilato due eccellenze come La teoria del tutto e L'ora più buia) ad uno dei suoi più riusciti lavori e forse ad uno dei migliori biopic musicali di sempre (egli riesce infatti a rendere epica e toccante una storia che in fondo è simile a tante altre, che segue un arco vitale quasi scontato). Rispondendo al resto, è proprio la grande credibilità degli attori a contribuire al buon risultato complessivo. Non una semplice interpretazione ma una vera e propria reincarnazione, quella di Rami Malek, aiutato da trucco prostetico forse un filo eccessivo, ma la fisicità è tutta sua. Anche gli altri membri del gruppo sono stati scelti per la perfetta aderenza fisica, con un effetto a tratti straniante (Gwilym Lee è Brian May, Ben Hardy è Roger Taylor, Joseph Mazzillo fa John Deacon), ma tutti assai ben delineati. Ed è così che Bohemian Rhapsody, film che ha ricevuto quattro Oscar durante l'ultima edizione dei premi, quelli di miglior attore, miglior montaggio, miglior montaggio sonoro, miglior sonoro, risultando il film con più premi vinti in quell'edizione, e tutti premi certamente non regalati, porta sul grande schermo la storia dei Queen e di Freddie Mercury. Dal lavoro come scaricatore di bagagli all'aeroporto di Heathrow, a una famiglia tradizionalista, attaccata alle proprie origini persiane, la vita di Farrokh Bulsara/Freddie Mercury (interpretato in maniera assolutamente convincente da Rami Malek, se infatti la somiglianza fisica tra l'attore e il cantante è poca, i denti posticci di Malek poi sono esageratamente sporgenti, le movenze, il modo di stare sul palco, di cantare e di rivolgersi al pubblico è invece fedele, grazie anche al playback credibile) è scandita dagli incontri, prima coi suoi primi compagni di musica Brian May e John Deacon, poi dalla relazione con Mary Austin (Lucy Boynton, intravista ne Assassinio sull'Orient Express), con la quale stava per convolare a nozze, salvo rivelarle la propria omosessualità.

venerdì 6 settembre 2019

The LEGO Movie 2 - Una nuova avventura (2019)

Tema e genere: Pellicola d'animazione sequel del film del 2014 The LEGO Movie.
Trama: L'invasione aliena dei Duplo minaccia il mondo dei Lego. Che scatena viaggi interstellari, battaglie, incontri.
Recensione: Era il 2014 quando sugli schermi di tutto il mondo arrivò The LEGO Movie (personalmente arrivò un po' più tardi), strabiliante lavoro d'animazione che, partendo dal mondo dei celeberrimi mattoncini danesi inventati da Ole Kirk Kristiansen nel 1916, aveva creato un film spassosissimo, ironico, colorato e pop come pochi altri. Fu un successo incredibile, doppiato di lì a poco dagli spin-off LEGO Batman - Il Film e LEGO Ninjago - Il film, che portarono al successo (l'ultimo un po' meno) un'animazione in grado di unire CGI, Stop Motion e Live Action in modo assolutamente geniale ed efficace. Ora, ad anni di distanza, ecco il sequel ufficiale: The LEGO Movie 2 - Una nuova avventura, per la regia di Mike Mitchell (un fuoriclasse dell'animazione da fine anni '90, regista anche del recente coloratissimo e divertente Trolls) e basato su uno script di Raphael Bob-Waksberg, Matt Fogel, Michelle Morgan, e soprattutto Phil Lord e Christopher Miller, i registi del primo film. Questo secondo capitolo di animazione, come dice il motivetto dei personaggi, continua a essere "meraviglioso" e a riservare sorprese: ancora più musica, ancora più personaggi e mondi (o "Sistemi Sorellari") da esplorare, in un mix appunto (riuscito) di tecniche di animazione e live action. Non ha dalla sua l'elemento novità, ciò nonostante riesce a tenere incollato allo schermo lo spettatore (presumibilmente di tutte le età) grazie ad una storia semplice ma al contempo articolata. Giocando anche con tutti i punti i forti del primo, a partire da quel mondo reale in cui tutto viene costruito e poi prende vita grazie alla fantasia di due ragazzini. Questa volta però ci spostiamo dalla tematica padre/figlio per passare alla relazione tra fratello e sorella, per poter poi trattare il tema della collaborazione e sul come lavorare in squadra sia più creativo. Un'interessante metafora per poter allargare la storia ed includere i nuovi personaggi del sistema Sorellare (di cui sopra) nel film, un film in cui diventa sempre più assidua l'interazione tra il mondo reale e quello Lego giocabile. Un film che viaggia quindi nel solco del predecessore e, nonostante non abbia lo stesso impatto del primo, riesce comunque a divertire genuinamente e soddisfare le aspettative. Lo fa spingendo sui personaggi, sia con i protagonisti, svelando altri particolari su Lucy e Emmet, sia con quelli famosi come Batman (doppiato nuovamente e bene da Claudio Santamaria), e infine con i nuovi, convincenti e sfaccettati nonostante le dimensioni ridotte dei mattoncini LEGO (a partire dalla Regina Wello Ke Wuoglio, trasformista e non-malvagia, fino al Generale Dolce Sconquasso e la sua tecnologia esplosiva). Una delle caratteristiche della pellicola (del franchise) sono le citazioni ed i riferimenti, ed anche qui ne troviamo di più o meno evidenti. Infatti gli sceneggiatori hanno scritto un secondo capitolo davvero ricco di citazioni cinematografiche e rimandi alla cultura pop. Ad esempio Apolypseburg cita classici come "Made Max" e "Fuga da New York". Troviamo un personaggio del sistema Sorellare che ricorda Edward Cullen di Twilight, ritroviamo tre Wonder Woman, una per ogni generazione. Il personaggio di Rex Rischianto è fortemente caratterizzato dalle ultime produzioni di Chris Pratt  che lo doppia nella versione originale insieme ad Emmett.

martedì 7 maggio 2019

The Greatest Showman (2017)

Sapete bene della mia non predilezione per i film musical, eppure dopo il successo di La la land (film che ho apprezzato tanto), successo che sembra aver giustamente avviato, dato che di questi tempi il pubblico forse ha di nuovo voglia di leggerezza e di perdersi in un mondo più o meno lontano dalla realtà di tutti i giorni, un nuovo interesse a Hollywood verso un genere che un tempo aveva innegabilmente reso gloriosa la mecca del cinema, sono piacevolmente e nuovamente rimasto sorpreso da un film musical, un film musical del 2017 davvero "energizzante". E questo film è The Greatest Showman, uno di quei musical che fanno venire voglia di alzarsi ed applaudire: performance straordinarie e una colonna sonora magnetica. The Greatest Showman infatti, che ci porta via dai giorni nostri con una narrazione a metà strada tra favola e romanzo dickensiano, dove protagonisti sono il rutilante mondo del circo, i freaks, i fenomeni da baraccone, ma soprattutto la voglia di riscatto e le sfide che valgono il sogno di una vita, anche se perfetto non è certamente, anzi, è un film davvero bello che attira lo spettatore e lo coinvolge specie grazie alla musica. Le musiche in un musical sono spesso punto di forza del film, qui, sorprendentemente, pur essendo apprezzabili e di buona fattura (anche di più), vengono superate per coinvolgimento dal contesto in cui la storia si svolge. E questo è il vero punto di forza di quest'opera, eccessiva e vorticosa che ti fa superare le due ore di spettacolo in un lampo. Siamo nell'America nell'Ottocento e il giovane Phineas Taylor Barnum, figlio di un umile sarto, stringe una forte amicizia con Charity, appartenente alla ricca famiglia per cui il padre lavora. Tuttavia il loro legame viene ostacolato per ragioni di carattere sociale e le cose non si mettono meglio per il ragazzo quando rimane orfano di padre. Senza perdersi di coraggio, convinto che la fortuna risieda tutta nella buona volontà e intraprendenza dell'uomo, dopo vari espedienti per tirare avanti, l'ormai adulto Phineas (Hugh Jackman) fugge a New York con Charity (Michelle Williams), si sposa e trova un lavoro. Le cose non vanno sempre bene e infatti, perso il lavoro per la solita imprevedibilità della sorte, Phineas deve fronteggiare ancora una volta le avversità, senza darsi per vinto e con un'incrollabile fiducia nelle possibilità dell'uomo.

mercoledì 24 ottobre 2018

Song to Song (2017)

Speravo in un cambiamento, un'evoluzione, o quantomeno un lieve discostamento. Niente da fare. Siamo sempre fermi nello stesso identico punto. Perché esattamente come il suo predecessore, questo film dice poco. Perché già con il vacuo e noioso Knight of CupsTerrence Malick aveva iniziato a mostrare primi segni di cedimento, e con Song to Song, film del 2017 scritto e diretto dal leggendario regista statunitense, le cose non sembrano essere migliorate. Certo, rispetto ai film precedenti (soprattutto l'ultimo) la trama è più lineare ed è chiaro fin da principio dove si voglia andare a parare, ma mai come in questo film tutti gli attori sono ridotti a bellissimi archetipi spersonalizzati, simboli in movimento che in un flusso di coscienza forzatamente poetico si fanno portatori di una morale sintetica e ingannevole, che cerca di sublimare la banalità del messaggio attraverso l'utilizzo della forma. Una forma pretenziosa e ricercata (attraverso immagini sublimemente e lentamente riprese della natura, attraverso location in generale e personaggi, esteticamente sempre molto attraenti) e con numerosi e continui flash back troppo elevata ed affatto necessaria al significato del film (assimilabile nel concetto dell'amore nel suo evolversi e nelle sue diverse sfaccettature ed incongruenze) e pertanto l'opera si appesantisce notevolmente, divenendo "costruita" e poco diretta (d'altronde il regista costruisce questa storia con le stesse ed identiche modalità con cui ha creato le sue pellicole precedenti, ovvero solo tramite immagini e suoni). Insomma un trionfo, quasi eccessivo, dell'estetica che (nuovamente), sì, appaga l'occhio dello spettatore (dopotutto anche qui sempre eccezionale è la fotografia di Emmanuel Lubezki), ma poiché esso viene (nuovamente) ripetuto in continuazione senza aggiungere nulla di nuovo, lo tedia anziché affascinarlo. Perché non possono le immagini sostituire una storia affascinante ma inconcludente come questa, quella di BV (Ryan Gosling), un musicista che cerca il successo con l'aiuto della compagna (Rooney Mara) e del suo produttore Cook (Michael Fassbender, che nel frattempo irretisce la cameriera Rhonda ovvero Natalie Portman) le cui esistenze si intrecciano in un mondo di seduzioni e tradimenti.

mercoledì 18 aprile 2018

Recuperi Sky on demand (Marzo/Aprile 2018)

Chi mi conosce sa, o anche chi di cinema è appassionato, che le liste dei film da vedere non finiscono mai, e infatti tra le mie tante liste, eccone una rimasta per un po' di tempo in sospeso, ovvero i film che non sono riuscito a registrare da Sky (causa motivi dettati dal tempo, dalla voglia e da imprevisti tecnici) e che grazie al servizio on demand della piattaforma stessa ho potuto finalmente vedere. Una lista per fortuna piccola (solo 12 titoli, che saranno perciò divisi in due tronconi) e film che in ogni caso (a parte soprattutto le prossime sei pellicole) non sono e non saranno più disponibili alla visione, se vi interessano infatti dovrete trovare altri modi, o più semplicemente aspettare un passaggio televisivo (anche se forse non tutti verranno trasmessi) per vederli. Ma a parte ciò questi suddetti film, molti usciti in sordina e poco conosciuti, altri meno inediti, son contento di aver visto, ho fatto bene difatti a volerli comunque recuperare, perché, anche se non ho la sfera magica, so che nessuno mi deluderà tanto (forse solo un pochino), a partire proprio da questi primi sei, film molto interessanti, belli, passabili e quasi certamente da consigliare e vedere.

venerdì 23 marzo 2018

La La Land (2016)

Premetto che il musical è il genere cinematografico che meno apprezzo, per il quale, solitamente, non ho il minimo interesse, tanto che non ne ho mai fatto mistero di questa mia avversione. Tuttavia nel corso degli anni alcuni li ho visti e li ho anche un po', anzi, abbastanza amati, non ultimo il discreto Les Misérables, senza dimenticare tra i pochi davvero apprezzati, ChicagoMoulin Rouge!Mary PoppinsSweeney ToddThe Blues Brothers e Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (ed alcuni altri di cui non ricordo il titolo), altri invece come Into the woods e soprattutto High School Musical tremendamente odiati. Poi ci sono quelli visti, che per alcuni sono oggettivamente (non solo soggettivamente) capolavori ma per me solo "interessanti". Perciò non che mi aspettassi granché da La La Land, film del 2016 scritto e diretto da Damien Chazelle, ma devo però ammettere che il suddetto, grazie a molti elementi, può tranquillamente far parte della prima categoria. Perché sinceramente, che cos'è un genere se non una semplice etichetta quando ci si trova dinnanzi ad una regia di certi livelli? Una regia che oltre a strizzare l'occhio ai grandi classici del genere e non solo, ha la capacità di integrare al musical puro (anche se fortunatamente a farla da padrone non sono le canzoni, che qui non sono assolutamente superflue e messe un po' a caso ma davvero, più che altresì meglio di altre occasioni, asservite alla narrazione) una storia solida e discretamente sfaccettata. Non a caso le due ore di musica che fa da contorno, non protagonista assoluta, alla bella, magica e credibile storia d'amore tra i protagonisti (che ha un finale non troppo prevedibile), passano piacevoli tra sogno e realtà. Proprio perché questo film è composto da elementi che messi insieme danno vita ad una storia semplice, reale ma che circondata da un'aura di magia grazie soprattutto alla chimica tra i protagonisti, alla fotografia (più tantissimi altri aspetti tecnici) e ad una regia fatta di piani sequenza che sono uno dei punti forti del film, si fa amabilmente apprezzare.

lunedì 19 febbraio 2018

Oceania (2016)

Il 2016 è stato un grandissimo anno per la Disney, visto che ha confezionato nell'animazione tre successi di critica, ma anche al botteghino. Ha aperto le danze il bellissimo Zootropolis (giustamente vincitore dell'Oscar 2017), le ha continuate il bello ed emozionante Alla ricerca di Dory e le ha concluse appunto, con il film in questione, ovvero l'altrettanto bello e affascinante, Oceania (Moana), film d'animazione del 2016 prodotto da Walt Disney Pictures e i Walt Disney Animation Studios e diretto da Ron Clements e John Musker. Quest'ultimo però, già classico Disney, non raggiunge il livello dei suddetti precedenti film, perché anche se quest'altro ottimo lavoro di Disney che, con la sua nuova "principessa che non vuol essere una principessa", centra di nuovo l'obbiettivo, anche grazie a personaggi e ambientazioni completamente inedite, e anche se realizza un film d'animazione eccellente sia per grandi che piccini, non ha stessa profondità, intensità e coinvolgimento. Tuttavia seppur io abbia apprezzato di più Zootropolis per il messaggio più maturo, questa è stata una bella sorpresa. Anche perché la casa di produzione, dopo aver sfidato i cliché nel precedente Frozen: Il regno di ghiaccio (personalmente non proprio eccezionale), torna sulla strada classica continuando, però, a innovarsi sotto qualche aspetto (molto interessante e più "originale") come quello dell'escludere completamente la love story. Una particolarità del film è quella di raccontare appunto una storia avventurosa, lontana dai classici Disney come BiancaneveCenerentola e altri progetti e, soprattutto, senza un principe azzurro pronto a salvarle la vita. Perché qui, il ruolo della "salvatrice" spetta a lei.

venerdì 9 febbraio 2018

La Bella e la Bestia (2017)

A nemmeno tre anni dall'apprezzabile e discreta, perché cupa, meno fiabesca e poco musical, versione francese della celebre fiaba con Vincent Cassel e Léa Seydoux, ecco l'ennesima riproposizione in salsa Disney de La Bella e la Bestia (Beauty and the Beast), il (comunque bellissimo) classico che nella versione animata giunse nel 1991 alla nomination all'Oscar come miglior film. Una riproposizione che però non sortisce in parte l'effetto voluto, perché anche se la storia ricalca fedelmente (troppo) l'originale, visto che le novità si esauriscono nell'invenzione di due piccole back story per i protagonisti e nel nuovo adattamento delle parole delle canzoni, a mancare in questa (almeno personalmente deludente) pellicola, è precisamente la magia, quella che dovrebbe rapire lo spettatore e farlo immergere in una favola senza tempo accompagnandolo nella straordinaria storia di un principe, di un incantesimo, di un odio che si trasforma in amore capace di spezzare ogni apparenza, ogni superficiale impressione, ed invece manca tutto ciò, manca un'anima a questo film che, seppur tecnicamente ineccepibile, ben girato, con le musiche passate alla storia, le scene corali, tutto molto ben fatto ma senza trasmettere nulla in più allo spettatore che si vede scorrere la pellicola senza riuscire davvero ad apprezzarne il senso, il focus, giacché non scocca quella scintilla di magia tra film e spettatore, non c'è un vero coinvolgimento, è tutto molto approssimativo, molto superficiale, quasi sbrigativo. Questo live action del 2017 infatti, diretto da Bill Condon, se tuttavia merita appunto un'ampia sufficienza grazie ad un comparto tecnico notevole, grazie a scenografie ed effetti speciali di prim'ordine, senza dimenticare gli scontati ottimi costumi, non riesce insomma a ricreare quella magia e quel coinvolgimento dovuti a film del genere, anche perché il cuore e il pathos dell'originale non si avvertono.

martedì 9 gennaio 2018

I migliori film visti genere per genere del 2017

Torna anche quest'anno e quindi nuovamente la classifica finale dei migliori film per genere cinematografico dell'anno (che in questo caso saranno 12), ovvero escludendo i migliori 30 in assoluto visti ieri, qui, tutti gli altri discreti film di genere (intorno al 7 di voto insomma) che ho visto in questo 2017 e che mi sono moderatamente piaciuti, e che ovviamente consiglio di vedere a tutti, soprattutto agli amanti dei suddetti generi di questa lista, contenente 85 pellicole interessanti. Di questi però non ci sarà un link, per quello basta visionare l'archivio completo o quello inerente solo ai film del 2017 per leggere. Ma bando alle ciance, eccovi qui genere per genere i migliori film nel loro ambito cinematografico di quest'anno, cinematograficamente parlando intenso, appena trascorso. Ah dimenticavo, buona visione e buon 2018 cinefilo.

COMMEDIA
Nessuna tra i primi 30, ma ben 8 sono quelli belli e da vedere

venerdì 29 dicembre 2017

I peggiori film genere per genere e le delusioni del 2017

Dopo i peggiori film in assoluto di ieri, qui, è ora di conoscere i peggiori film genere per genere di quest'anno, ovvero il meglio (si fa per dire) del peggio visto in questo 2017. Ma prima di sapere quali film (dal 5 al 5,5 di voto) faranno parte della lista in questione, e quindi di sapere di quei film che, nel loro genere si sono contraddistinti almeno in parte in negativo (e di cui comunque non consiglio o sconsiglio una visione, fate voi, anche se io vi ho avvisati del "pericolo"), una piccola schiera di pellicole che durante l'anno mi hanno deluso, ovvero tutti quei film da cui mi aspettavo di più e decisamente qualcosa in meglio rispetto alle (mie e non solo) attese. Perché anche se in alcuni casi, essi hanno anche raggiunto la sufficienza (solo la metà) ed in altri l'insufficienza piena (soprattutto gli ultimi quattro, American Pastoral, Focus, Ben-Hur e Gods of Egypt), tutti non sono riusciti a sfruttare il loro potenziale e a lasciare per strada i pezzi, non riuscendo quindi a fare del tutto breccia. Questi nella prima immagine, poi finalmente la lunga lista genere per genere del "meglio del peggio".

lunedì 4 settembre 2017

Straight Outta Compton (2015)

Un bellissimo e se vogliamo anche ferocissimo affresco dell'America "del ghetto" e dei suoi ragazzi che crescono tra sparatorie, droga, scontri con la polizia e numerose gravidanze è Straight Outta Compton, film del 2015 diretto da F. Gary Gray. Il film infatti, che prende il nome dell'omonimo album del 1988, con il quale gli N.W.A. hanno fatto il loro debutto, ripercorre la rapida ascesa e l'altrettanto rapida caduta di uno dei gruppi simbolo dell'hip-hop, tra i più importanti esponenti del cosiddetto "gangsta rap", che parla della quotidianità nel ghetto, dello stile di vita delle bande di strada, di sesso, droga e violenza, e della brutalità delle forze dell'ordine. A Compton difatti, città-ghetto della Contea di Los Angeles, si incontrano i destini di tre ragazzi: Eric, detto Eazy-E, uno spacciatore che vuole uscire dal giro, Andre, detto Dr. Dre, un dj dal talento prodigioso che ha fretta di emergere ed O'Shea, detto Ice Cube, un rimatore straordinario. Tre ragazzi che quindi, ispirati dalla sofferenza a cui assistono quotidianamente nel ghetto, tra droga, delinquenza e abusi della polizia, formano il gruppo rap più estremo (e più importante negli anni anni a venire) in circolazione. D'altronde la musica (usata per dare voce a una generazione ancora in silenzio che vorrebbe ribellarsi allo strapotere abusivo della malavita) è l'unica valvola di sfogo per loro, il loro successo travolgente sarà perciò assicurato. Ma tutta la strada e la via di cotanto successo sconvolgerà però gli equilibri del gruppo, tra un manager che se ne approfitta e crescenti conflitti di ego, i problemi non mancheranno.

giovedì 27 luglio 2017

The Beatles: Eight Days a Week - The Touring Years (2016)

Nato dall'ennesima straordinaria collaborazione tra Ron Howard, qui regista, e Brian Grazer, qui produttore insieme al suo amico, ed entrambi reduci come produttori esecutivi della bellissima e affascinante (e molto apprezzata da me) serie Marte (1a e 2a parte ai link) e dalla serie televisiva Genius: Einstein (che sto in questi giorni vedendo), The Beatles: Eight Days a Week - The Touring Years, film del 2016, è il bellissimo ed interessante documentario (fatto col cuore, con l'anima, con la testa, non agiografico ma solo sincero) sul gruppo rock più famoso di tutti i tempi, i Beatles appunto, che in soli quattro anni, tra il 1962, anno in cui ancora suonavano quasi solo tra Liverpool e Amburgo, e il 1966, quando si guardarono in faccia e si dissero basta, basta con i tour, basta con quella follia ormai fuori controllo, diedero vita ad un fenomeno sociale senza precedenti, che radunò in ogni parte del mondo folle di dimensioni mai viste. Fu in quel periodo infatti, che i quattro giovani musicisti di Liverpool, fino ad allora abituati ad esibirsi in anonimi locali nella loro città e ad Amburgo, grazie alla composizione di un incredibile numero di bellissime canzoni e al prezioso aiuto da parte del manager Brian Epstein, che curò abilmente il loro look e le loro attività, tennero un nutrito numero di concerti, dapprima in Europa, e successivamente in varie parti del mondo in teatri, arene e stadi, raggiungendo in breve tempo un clamoroso successo su scala planetaria, consacrandosi in tal modo alla leggenda della musica rock. Allo stesso tempo andò coagulandosi attorno a loro una sorta di divismo esasperato, con migliaia di giovanissime fans in delirio orgiastico che assistevano ai loro concerti. E mentre sullo sfondo delle loro canzoni scorreva la Storia di quegli anni, l'assassinio di Kennedy, la guerra in Vietnam, la guerra fredda, le lotte contro la segregazione razziale, la conquista dello Spazio, i primi movimenti rivoluzionari giovanili, l'immenso successo raggiunto dal gruppo inglese finì per minarne l'unione. Infatti, dissidi interni alla band, evidente squilibrio di capacità e genialità artistiche fra i quattro, paura di attentati, incaute dichiarazioni su temi religiosi, la morte prematura di Epstein, portarono in breve tempo allo scioglimento del complesso, complesso che però immortale è ancora adesso.

sabato 14 gennaio 2017

I film visti durante le feste 2016

Come già detto in occasione dei Film di Natale visti su Sky, durante le ormai già dimenticate scorse feste, ho visto tanti altri film non inerenti alle festività, per cui anche se in ritardo ecco la lista di tutti gli altri film recentemente visti. Lista che come ormai abitudine sarà preceduta da due piccole recensioni di film mediocri, anzi, pessimi, soprattutto il secondo. La prima pellicola è un deludente thriller on the road del 2012, che vede tra i protagonisti Christian Slater (tornato in voga con Mr. Robot) e il bravissimo Gary Oldman, ovvero La truffa perfetta (Guns, Girls and Gambling), una pellicola che sembra fare il verso a Tarantino ma senza riuscirci. Infatti è solo il classico thriller pirotecnico e caotico con pistole, ragazze e gioco d'azzardo, certo non proprio originale, eppure qualcosa di buono c'è, non tanto nella storia, comunque affascinante, quella di un sfortunato viandante che ingiustamente accusato di avere rubato un prezioso manufatto apache in un casinò si ritrova a essere cacciato da assassini, sceriffi, cowboy, indiani, nativi americani e sosia di Elvis Presley (e, purtroppo per lui, avrà solo 24 ore di tempo per chiarire la questione ed evitare di essere ucciso), quanto nell'intricato e spassoso rompicapo nel scoprire la verità. Non proprio il massimo, ma il minimo indispensabile, per una commedia che in ogni caso non ha molte pretese e, proprio per questo, gradevole e apprezzabile. Commedia comunque per palati un po' raffinati, ricca di sarcastici giochi linguistici, autoironica riguardo ai luoghi comuni, satirica e con colpi di scena a ripetizione ben dosati e ovviamente bellezze in mostra, ma non granché e facilmente dimenticabile. Il secondo invece è dannatamente brutto, poiché invece di sfruttare meglio il luogo e le grandi possibilità che Marte ha da offrire (molti grandi registi l'hanno abilmente fatto), Martian Land, film action statunitense del 2015, propone la stessa minestra riscaldata (copione trito e ritrito). Infatti nonostante il cambio di pianeta, la razza umana, che si è trasferita su Marte e vive in città simili a quelle terrestri (protette da enormi campi di forza), rischia nuovamente l'estinzione quando (incredibilmente e assurdamente) la prima gigantesca tempesta di sabbia (ma dai!) sfonda la cupola che li protegge e distrugge completamente Mars New York (!?). Gli abitanti di Mars Los Angeles perciò, dovranno cercare di fermare la tempesta, prima di essere i prossimi ad essere spazzati via. E' inutile dirvi come finisce, e inutile diventa ancor di più farvi sapere che la sceneggiatura è incolore, gli effetti speciali poco speciali e la recitazione scolastica, ma tant'è l'unica sola cosa importante è: statene alla larga, tempo sprecato. Basta quello che ho perso io, come quello invece che al contrario ho speso bene per alcuni (non tutti) i film che sto per presentare. Ma saprete voi capire quali e decidere di conseguenza.

sabato 31 dicembre 2016

I migliori film genere per genere del 2016

Quest'anno ho voluto fare le cose in grande e quindi dopo i migliori 20 film in assoluto del 2016, qui, ecco i 4-6 migliori film per genere cinematografico dell'anno, tolti ovviamente quelli già nominati nel listone di ieri. Questo perché sono così tanti i film che ho visto quest'anno, tutti visionabili nel mio nuovo archivio, che altri discreti film hanno fatto la loro bella figura e rischiavano di essere dimenticati. Ecco perciò questo post, dove non ci saranno link, per quello come detto, basta visionare l'archivio dei film del 2016, ma in ogni caso ecco genere per genere i migliori nel loro ambito cinematografico.





COMMEDIA

Nel suo genere tolto Quo vado?, in ventesima posizione nella classifica generale, tra le migliori commedie troviamo:
1. La famiglia Bélier (7)
2. St. Vincent (7)
3. Dio esiste e vive a Bruxelles (7)
4. Tutto può accadere a Broadway (7)
Ma meritano tuttavia visione e menzione film da 7- quali Storie pazzesche e film da 6,5 quali Non sposate le mie figlie!, Se Dio vuole, Fuck you, prof! e L'abbiamo fatta grossa.