martedì 27 agosto 2019

Piccoli brividi 2 - I fantasmi di Halloween (2018)

Tema e genere: Secondo capitolo della saga di film tratta dai libri horror per ragazzi di R. L. Stine.
Trama: Il giorno di Halloween due ragazzi scoprono un libro chiuso, lo aprono e appare loro un pupazzo da ventriloquo parlante. Sarà l'inizio di molti guai.
Recensione: Dopo il primo riuscitissimo capitolo (qui), mi aspettavo davvero molto da questo specie di sequel, specie perché la connessione con la pellicola precedente è molto flebile, rasentando l'inutilità ai fini della trama, tanto da sembrare quasi un spin-off (e in verità lo è, perché ambientato in un periodo preciso, Halloween). Purtroppo, però, devo ammettere che le mie attese sono state deluse per un buon 50%. Vuoi per l'assenza dei protagonisti "originali", vuoi perché la brillante e coinvolgente sceneggiatura del primo film qui lascia spazio a un tranquillo teen movie che sguazza nella comfort zone dei cliché. Un teeen movie in cui, come detto, non compaiono i protagonisti del primo film, con la sola eccezione di una fugace comparsata di Jack Black, qui relegato ad un numero di battute inferiore a quello di Arnold Schwarzenegger nel primo Terminator. I tre nuovi protagonisti, però, hanno un volto ben noto: Sam è interpretato da Caleel Harris, nel cast di Castle Rock e nella nuova serie Netflix When They See Us, Sonny ha invece il volto di Jeremy Ray Taylor, il Ben del terrificante IT di Andrés Muschietti, mentre Sarah vede in scena Madison Iseman, che proprio con Jack Black ha interpretato il riuscito sequel di Jumanji. I tre giovani attori funzionano molto bene assieme sullo schermo: anche se non sono aiutati da dialoghi particolarmente brillanti, è comunque un piacere vederli muoversi in un'interpretazione mai sopra le righe. Apprezzabile anche la resa degli effetti speciali e degli effetti visivi e belli i riferimenti alla cultura nerd, sparsi ovunque e sempre gustosissimi: da Street Fighter a Rocket League. Non male neanche la regia firmata da Ari Sandel (che può vantare nel suo palmarès un Oscar come miglior corto del 2005), egli infatti fa il compitino giusto, seguendo l'azione senza particolari voli pindarici e regalando qualche piccolo (davvero) brivido sparso qui e là. Ma c'è un ma. La cosa che davvero non va è la sceneggiatura. Siamo infatti davanti ad un teen movie annacquato, con dinamiche già viste, colpi di scena telefonati e soluzioni trite e ritrite. I bulli di quartiere sono decisamente spuntati, molto lontani dai terribili ragazzi selvaggi di IT o di Forrest Gump, il plot amoroso di Sarah si risolve in una manciata di minuti con tutto il "cucuzzaro": speranza, delusione, ripresa, lo stesso Slappy, i cui poteri sono diventati addirittura magici, alla fin fine è poco più che un fantoccio facilmente gestibile ad aggirabile. In nessun momento del film c'è sensazione di pathos, di ansia o tensione per i protagonisti: c'è qualche piccolo Jumpscare, ma niente che possa davvero impressionare, neanche un pubblico di ragazzini, per cui, de facto, il film è pensato. Tutto si svolge in modo decisamente lineare: da azione nasce azione, contro azione, e risoluzione. Chi dovrebbe non credere ai propri occhi, ci crede dopo due minuti, chi doveva mietere vittime, non le miete, chi doveva terrorizzare fa prevalentemente divertire, anzi, talvolta mancano direttamente dei pezzi, come se intere sequenze fossero state tagliate senza preoccuparsi troppo che la resa finale resti zoppicante. Il "terribile" aiutante alla Igor di Frankenstein Junior, sembra la brutta copia di Zio Tibia ma non spaventa per niente. Il diabolico piano di Slappy viene sventato senza nemmeno versare una goccia di sudore e, a ben pensarci, con il libro originale in mano Sarah avrebbe potuto chiudere la partita a metà del film.

Insomma un film riuscito a metà, anche meno forse, oltretutto se i bambini si possono innegabilmente divertire, i grandi decisamente no. Piccoli brividi 2: I fantasmi di Halloween infatti non coinvolge come quello di Rob Letterman e non è così denso, è ben lontano dai modelli cui chiaramente aspira come The Nightmare Before Christmas o ParaNorman (il primo Piccoli Brividi ci si avvicinava molto). Certo, non ci si annoia di certo e il variopinto tripudio di effetti visivi svolge il proprio compito di riempire di attrazioni la nuova giostra in fotogrammi, ma, al di là delle già citate new entry e delle action figure dei Ryu e Ken del popolare videogioco "Street Fighter" che vengono animate, l'insieme non offre null'altro in più rispetto al superiore predecessore. Tanto che questo è comunque un buon film per la serata delle streghe, che intrattiene il tempo giusto, ma che si lascia dimenticare in fretta (forse troppo in fretta).
Regia: Se il primo capitolo, Piccoli Brividi del 2015 (diretto da Rob Letterman), risultava divertente e gradevole, questo secondo capitolo ha perso qualsiasi idea originale e divertente. Non solo la sceneggiatura ricicla un contesto e un'atmosfera da film fantastico già visto molte volte, in alcuni casi meglio, ma la regia di Ari Sandel, regista che altrove ha prodotto risultati quantomeno apprezzabili (L'A.S.S.O nella manica un esempio), è poca cosa, seppur funzionale. Egli infatti si limita a dirigere svogliatamente il traffico, come si trovasse ad affrontare uno speciale televisivo.
Sceneggiatura: Se la regia di Ari Sandel fa di necessità virtù con i risicati mezzi avuti a disposizione, è evidente come il tallone d'Achille de I fantasmi di Halloween sia la sceneggiatura sciatta a firma di Darren Lemke, Rob Lieber e dello stesso R.L. Stine. Quest'ultima infatti non presenta particolari guizzi, innovazioni (o rinnovamenti), rispetto al film realizzato e uscito tre anni fa. Ed è un errore non da poco non aver saputo aggiungere nulla di nuovo, facendo cadere l'opera in un meccanismo ridondante di schemi già visti e risvolti, tutto sommato, prevedibili.
Aspetto tecnico: Effetti speciali abbastanza riusciti, le creature (in gran parte ereditate dal primo film) hanno più un ruolo di contorno che da principale antagonista, ma sono sempre molto convincenti. Le streghe, in particolare, sono davvero terrificanti, e le immancabili zucche animate sono quanto ci si aspetta da questa ricorrenza. La colonna sonora invece è abbastanza mediocre.
Cast: Rimane inspiegabile l'utilizzo così risicato di Jack Black, che aveva trascinato nei momenti di stanca il primo film, soprattutto alla luce del ruolo centrale che gli attribuisce la chiusa (in realtà abbastanza aperta) di questo secondo capitolo. I tre ragazzi protagonisti invece, Jeremy Ray Taylor soprattutto (perché rimane troppo una macchietta insapore per tutto il film), ma anche Madison Iseman e Caleel Harris, anche se apprezzabili, non riescono a sorreggere con troppa convinzione il peso del lungometraggio. Un lungometraggio in cui gli altri attori fanno poco e niente, anche Ken Jeong, che dopo essere stato Mr. Chau in Una Notte da Leoni e Mr. Chang in Community riprende il suo nome preferito, "Mister", e diventa Mr. Chu. Personaggio simpatico, ma dimenticabile (anche se Jeong rimane sospettosamente inquietante in ogni ruolo a lui assegnato).
Commento Finale: Il film cerca di riprendere in foto lo stile ed i modus operandi del capitolo precedente, purtroppo, però, diversi fattori remano contro. Innanzitutto la storia del primo funzionava proprio perché era qualcosa di "nuovo", o almeno, qualcosa di nuovo per rilanciare Piccoli Brividi. Qui invece gli espedienti narrativi sono gli stessi del precedente capitolo, banalizzati ed abbassati, se possibile, di livello. Conditi da tanti luoghi comuni ed esponenti visti e rivisti. La cosa che più manca dal primo capitolo però è la godibilità anche per un pubblico più maturo. Non ci saremmo strappati i capelli in caso di un mancato sequel, ma comunque il primo, anche grazie alla presenza scenica di Jack Black, riusciva ad intrattenere. Questo secondo invece lascia un po' a desiderare su questo punto. Perché va bene che noi spettatori fedeli andiamo oltre la mancanza di originalità, e ci proiettiamo verso un terzo, inevitabile capitolo, che in luce di ciò che accade nelle ultimissime battute della pellicola, sembra prospettare interessanti sviluppi, però ci si aspettava decisamente di più da questo deludente capitolo, che ha le sue maggiori colpe appunto nella mediocre (prevedibile) sceneggiatura. La narrazione infatti scorre quasi inesorabilmente, senza mai rendersi interessante o particolare. I cliché si sovrappongono e quella che poteva essere una pellicola piacevole per tutti si configura come un sequel, l'ennesimo, dimenticabile.
Consigliato: Tutto sommato è un film innocuo, ma che probabilmente non vi lascerà soddisfatti, quindi pensateci bene.
Voto: 5,5

6 commenti:

  1. Il primo era molto più fresco e frizzante come idea, questo procede un po’ con il pilota automatico, peccato perché alcune citazioni a Stephen King in particolare, sono anche gustose. Cheers!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto, troppo lineare e semplice senza particolare gusto, eppure il potenziale era nuovamente abbastanza per un buon film, e invece niente.

      Elimina
  2. Ti ho già detto che credo di aver letto tutti i libricini della collana Piccoli Brividi degli anni Novanta?
    Li prendevo alla biblioteca della scuola elementare e poi media.
    Mi piacevano moltissimo.
    Questo film, però, non mi ispira molto. Quindi penso che conserverò il ricordo dei libri e basta. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse sì forse no non me l'hai detto, però non stento ad immaginarmelo visto che ti piace il genere horror ;)
      Per quanto riguarda il film, il primo è decisamente più significativo di questo qui, che brutto non è, ma che è adatto ai bambini proprio (ecco a Lorenzo potrebbe piacere, almeno visivamente), e che inutile è sicuramente.

      Elimina
  3. Peccato, perché il primo a me non dispiacque.
    Comunque se mi capita lo vedrò.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Addirittura finì tra i migliori dei film visti nel 2016 per dire quanto mi piacque, però questo film è altra cosa, in negativo purtroppo, un film che comunque potrebbe indubbiamente meritare una visione spensierata ;)

      Elimina