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venerdì 28 agosto 2026

Le serie tv del mese (Agosto 2026)

Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da RaiPlay, Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

American Primeval (Miniserie) - Serie, anzi miniserie western (in 6 episodi), cupa, livida, lontana da qualsiasi romanticismo della frontiera: preferisce il realismo sporco, la brutalità e un tono quasi documentaristico. La trama non è particolarmente originale, ma la sceneggiatura tiene insieme con cura le diverse linee narrative, evitando lungaggini, minutaggi eccessivi e persino i soliti flashback. L'ambientazione dello Utah del 1857 è splendida e ricostruita con rigore, la fotografia è spettacolare, i costumi convincenti e la colonna sonora aggiunge spessore emotivo. La violenza è copiosa, a tratti ostentata, ma coerente con le tesi che la serie vuole portare avanti e con il contesto storico rappresentato. I personaggi sono ben scritti, credibili, dotati di una rotondità che permette al cast di brillare, con interpretazioni solide e misurate. Qualche episodio rallenta, complice il respiro del genere, ma senza compromettere il ritmo generale. Il finale sembra annunciato, eppure riesce comunque a sorprendere. Nel complesso, una serie (diretta da Peter Berg) robusta, immersiva, tecnicamente eccellente e decisamente meritevole. Voto: 6

Ozark (1a stagione) - La serie di Netflix del 2017 mette al centro il denaro come misura delle scelte e dei compromessi morali. Martin Byrde, consulente finanziario che ricicla soldi per un cartello messicano, trascina subito la famiglia nei suoi traffici: niente doppia vita alla "Breaking Bad", solo una lenta discesa collettiva nell'oscurità del lago di Ozark. La tensione resta alta, alimentata da variabili imprevedibili e da personaggi pieni di zone d'ombra. La serie funziona grazie alla scrittura solida, all'atmosfera cupa e a un cast eccellente: Jason Bateman impeccabile, Laura Linney straordinaria e sottovalutata, Peter Mullan e Lisa Emery memorabili nei panni degli Snell. Non ci sono veri "buoni", solo frammenti di umanità in un contesto marcio. Una prima stagione non spettacolare ma avvincente, ben diretta, a tratti lenta ma sempre efficace. Una crime‑story di qualità che merita la visione e lascia curiosità per l'evoluzione futura. Voto: 7,5

Euphoria (3a stagione) - La terza stagione della serie ideata, scritta e diretta da Sam Levinson è una stagione che cambia pelle in modo radicale: più adulta, più pulp, più estrema, ma anche profondamente sbilanciata. L'immaginario visivo resta potente, con una regia audace, una fotografia splendida e scelte estetiche nette che abbandonano il glamour delle origini per un mondo più sporco, notturno e disilluso. Tuttavia, la narrazione si perde in un eccesso continuo che travolge coerenza e identità dei personaggi: Rue precipita in storyline parossistiche, Cassie e Jules vengono svuotate, Lexi snaturata, Nate ridotto a una caricatura. Alcuni nuovi volti funzionano e regalano momenti vivaci, ma non bastano a sostenere una stagione che appare spesso caotica, sovraccarica e priva di equilibrio. Il finale, intriso di simbolismi religiosi e punizioni moralistiche, chiude il percorso con toni cupi e controversi, lasciando più smarrimento che compiutezza. Euphoria (la seconda stagione qui) si congeda come una serie che ha segnato un'epoca, rivoluzionando il teen drama, ma che nel suo ultimo atto si è persa nella volontà di strafare, sacrificando la complessità che l'aveva resa unica. Voto: 5,5

giovedì 30 luglio 2026

Le serie tv del mese (Luglio 2026)

Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da RaiPlay, Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

The Last Kingdom (5a stagione) - La quinta stagione regala un finale maturo ed emozionante, che restituisce piena dignità al percorso di Uhtred dopo una quarta stagione meno brillante. Netflix chiude la saga con un tono più intimo: Uhtred (che invecchia mai) è finalmente un uomo consapevole, segnato dai figli, dal peso della famiglia e da un destino che non è più solo un motto, ma una verità conquistata. Il conflitto politico con Re Edoardo e il fanatismo di Brida alimentano una tensione costante, mentre la serie intreccia storia e dramma personale con la solidità che l'ha sempre contraddistinta. Le battaglie sono ben dirette, il ritmo serrato, e l'arco narrativo del protagonista trova una conclusione coerente e sentita. Qualche nodo secondario viene chiuso in fretta e alcune scelte sui personaggi (anche storici) non convincono fino in fondo. Ma il cuore della stagione (la maturazione di Uhtred e la sua resa dei conti finale) funziona, emoziona e lascia la giusta nostalgia. Un epilogo sobrio, non spettacolare, ma perfettamente in linea con ciò che The Last Kingdom è sempre stato: una saga storica avvincente, solida, e profondamente umana. Voto Stagione: 7+; Voto complessivo: 7

Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo (2a stagione) - La seconda stagione è più matura della prima stagione, con un ritmo più rapido, una CGI più convincente e una dinamica di gruppo meglio definita. Tyson aggiunge cuore e ironia, mentre Percy, Annabeth e Grover mostrano una crescita più evidente. L'azione aumenta e il tono resta leggero, rendendo la serie scorrevole e piacevole. Nonostante ciò, non risulta davvero migliore: la trama rimane semplice, alcuni momenti si ripetono, la tensione è limitata e certe interazioni (soprattutto romantiche) sembrano premature. La serie consolida ciò che aveva iniziato nella prima stagione, ma continua a muoversi con prudenza, senza compiere un vero salto di qualità. In sintesi: più matura, più fluida, ma non più forte. Un passo avanti, sì, ma non un'evoluzione decisiva. Voto: 6+

Daredevil - Rinascita (2a stagione) - La seconda stagione prosegue la rinascita del Diavolo Rosso su Disney+, conservando lo stile grezzo e indipendente dell'era Netflix. È una stagione ambiziosa, potente nei momenti giusti, ma frenata da lungaggini e da una gestione disordinata dei personaggi secondari. Matt e Fisk restano il cuore pulsante: il loro scontro, prima legale e poi fisico, è il vertice dell'annata, così come la rivelazione pubblica dell'identità di Daredevil, un sacrificio che dà peso reale alla vittoria contro Fisk. L'assalto al tribunale introduce un sottotesto politico efficace, mentre il ritorno di Luke Cage è la sorpresa che apre scenari futuri interessanti. Tuttavia Heather Glenn rimane un personaggio mal costruito, Karen Page è ancora sottoutilizzata e la libertà finale concessa a Fisk lascia un retrogusto amaro e poco convincente. Born Again chiude bene il percorso principale, ma non riesce a nascondere i limiti strutturali che l'hanno accompagnata: una stagione buona, mai eccellente, che funziona quando colpisce duro e inciampa quando devia dal suo nucleo narrativo. Ora la vera sfida sarà capire se la terza stagione saprà trasformare queste conseguenze in un nuovo slancio. Voto: 6,5

venerdì 29 maggio 2026

I film del mese (Maggio 2026)

Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è incentrato sull'animazione giapponese, con la seconda parte della rassegna "Anime Japan".

Buen camino (Commedia 2025) - L'ultimo film di Luca Medici a distanza di anni da Tolo Tolo resta pienamente dentro il genere‑Zalone: un protagonista volutamente sgradevole, costruito su ignoranza, cafoneria ed egoismi nazional‑popolari, inserito in una storia leggera che punta dritta al sorriso. Il Cammino di Santiago offre una cornice visiva sorprendentemente curata, quasi in contrasto con la semplicità della trama, mentre l'umorismo alterna cliché familiari, battute politicamente scorrette e momenti di irriverenza che ricordano i suoi film più riusciti. Il rapporto padre‑figlia dà un minimo di struttura emotiva, anche se resta superficiale e subordinato al solito egocentrismo del personaggio. Si ride meno rispetto ai picchi del passato, ma alcune trovate funzionano ancora e la canzone finale è probabilmente il vero colpo di genio. Non il miglior Zalone, ma un intrattenimento solido, pensato per chi vuole novanta minuti di leggerezza e conferma che il suo modello comico continua a reggere. Voto: 6+

The Beautiful Game (Dramma/Sport 2024) - Un film sincero ma irrisolto: racconta con calore la Homeless World Cup e il valore delle seconde possibilità, sostenuto da un Bill Nighy credibile e misurato. Il messaggio sociale funziona e alcuni spunti (come le dinamiche di emarginazione "al contrario") aggiungono un tocco di originalità. Tuttavia la sceneggiatura resta prevedibile, lenta e spesso troppo indulgente, con dialoghi poco incisivi e sequenze calcistiche poco ispirate. Il buonismo affiora più volte, smorzando l'impatto emotivo, e l'auto‑doppiaggio della Golino risulta straniante. Anche il ritmo, soprattutto nella seconda metà, fatica a mantenere l'attenzione. È una visione positiva e accessibile, capace di emozionare a tratti, ma priva della profondità e dell'energia necessarie per distinguersi davvero nel genere. Voto: 6

The Electric State (Sci-fi/Commedia 2025) - Un blockbuster fantascientifico visivamente curato ma povero di personalità. L'estetica rétro anni '80‑'90 funziona, gli effetti speciali sono solidi e l'avventura scorre, ma la sceneggiatura procede per situazioni prevedibili e già viste. I villain risultano deboli, i personaggi poco incisivi e il tono, pensato per un pubblico molto giovane, smorza qualsiasi potenziale inquietudine del materiale originale di Simon Stålenhag. Il cast fa il possibile, ma Stanley Tucci e Giancarlo Esposito sono sprecati e Millie Bobby Brown non lascia il segno. Ne nasce un film che intrattiene a tratti, senza però trovare una vera identità. Voto: 5,5

Chupa (Avventura/Sci-fi 2023) - Un family movie dolce ma molto derivativo, che guarda apertamente a classici come E.T. senza riuscire a replicarne davvero (o minimamente) la magia. La trama procede su binari prevedibili e i rapporti familiari, pur potenzialmente interessanti, restano solo accennati. La CGI del cucciolo è modesta e toglie un po' di fascino alla creatura. Il villain è innocuo e non crea mai una vera minaccia. A funzionare davvero sono i momenti più teneri e l'ottima prova di Demián Bichir, che dà calore a un racconto altrimenti semplicissimo. Il messaggio sull'accettazione di sé e delle proprie origini è sincero e arriva con chiarezza. Il target è chiaramente molto giovane, e questo limita la profondità emotiva. Nel complesso: carino per bambini, ma trascurabile per chi cerca qualcosa di più solido o originale. Voto: 5

La vita va così (Biografico/Commedia 2025) - Il film parte da una storia vera potente, ma la trasforma in una commedia grottesca che finisce per diluire proprio ciò che avrebbe potuto renderla memorabile. Il messaggio c'è ed è chiaro, ma la sceneggiatura si perde tra toni surreali, personaggi ridotti a macchiette e una seconda parte meno incisiva. Riccardo Milani valorizza paesaggi e atmosfere, il cast funziona (con prove sorprendenti anche da attori solitamente comici, Virginia Raffaele su tutti) e il film scorre senza annoiare, ma resta l'impressione di un'occasione solo in parte sfruttata. Una commedia agrodolce piacevole, sincera, ma lontana dall'essere davvero incisiva. Voto: 6

Oi vita mia (Commedia 2025) - Film che segna (dopo il mediocre Come può uno scoglio) un passo avanti per Pio e Amedeo, qui al debutto alla regia, che scelgono di smussare la loro comicità più sguaiata per raccontare una storia di buoni sentimenti, convivenza forzata e fragilità umane. L'ambientazione nel Gargano dona respiro e calore, mentre la presenza di Lino Banfi (tenero, crepuscolare, sorprendentemente incisivo) aggiunge spessore emotivo al racconto. La commedia alterna leggerezza e malinconia con una maturità inedita per il duo, sostenuta da una regia semplice ma efficace e da una sceneggiatura che scorre bene, pur con qualche pausa e qualche battuta facile. Non è un film eclatante, ma intrattiene, diverte e, soprattutto nella seconda parte, trova una sensibilità sincera che lo distingue dalle loro prove precedenti. Voto: 6

War Machine (Azione/Sci-fi 2026) - Un fanta‑action che parte come war‑movie, attraversa un addestramento alla Full Metal Jacket e poi deraglia in un survival fantascientifico alla Predator. La storia è piena di cliché militari e personaggi poco sviluppati, ma il ritmo è solido e non lascia spazio alla noia. Le sequenze con il robottone sono ben realizzate e Hughes dirige con energia, sfruttando location suggestive e un'estetica anni '80 piacevole. Ritchson regge bene il ruolo, anche se attorno a lui c'è poco da ricordare. Derivativo e prevedibile, ma come intrattenimento muscolare funziona più del previsto. Un prodotto Netflix che non sorprende, ma che fa il suo dovere. Voto: 6

lunedì 30 marzo 2026

Le serie tv del mese (Marzo 2026)

Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da RaiPlay, Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

The Last Kingdom (1a stagione) - Una solida serie storico‑medievale che unisce ritmo serrato, battaglie credibili e un protagonista diviso tra due mondi. Uhtred funziona come ponte narrativo tra Sassoni e Danesi, sostenuto da un cast efficace in cui spicca il Re Alfredo. L'ambientazione è curata, il "muro di scudi" convincente, e il racconto della nascita dell'Inghilterra mantiene un taglio più realistico rispetto a Vikings, con cui condivide temi e atmosfera ma non l'elemento quasi mitico. La stagione procede veloce, con salti temporali lasciati all'intuizione dello spettatore e una trama che intreccia guerra, fede, vendetta e politica senza perdere coerenza. Qualche limite emerge nei dettagli visivi più moderni e nell'invecchiamento poco credibile del protagonista, ma il finale risulta soddisfacente e chiude bene l'arco dei primi due romanzi di Bernard Cornwell. In sintesi: un racconto compatto, coinvolgente e più storico che epico, consigliato agli appassionati del genere. Voto: 7

Fallout (2a stagione) - La seconda stagione funziona, pur perdendo parte dell'effetto sorpresa della fantastica prima (un ottimo inizio per la serie basata sull'omonima serie di videogiochi di ruolo). È una stagione di transizione, più costruita che esplosiva, ma ricca di idee, colpi di scena e un'espansione della lore che farà felici i fan. Il passato pre‑apocalittico offre i momenti più forti, con una riflessione sul potere che arricchisce la serie. Le parti nel presente, invece, risultano talvolta più prevedibili e meno incisive, complice un ritmo centrale un po' irregolare. Nonostante ciò, i personaggi reggono benissimo: Lucy cresce, il Ghoul rimane magnetico, e l'alchimia tra i due è uno dei punti fermi dello show. New Vegas è un'ambientazione riuscita, piena di citazioni ma non ridotta a fan service. La trama introduce nuove minacce (Enclave, Legione, NCR, House) e rilancia la posta in gioco con un finale che apre scenari enormi, dal Colorado innevato alla rivelazione dei microchip di controllo mentale. In sintesi: una stagione solida, meno sorprendente ma più ambiziosa, che prepara un terzo capitolo potenzialmente devastante senza perdere identità né qualità. Voto: 7,5

Il Baracchino (1a stagione) - Una piccola sorpresa dell'animazione italiana: sei episodi rapidi, un mix di 2D, 3D, stop‑motion e pupazzi che crea un bianco e nero riconoscibile e pieno di carattere. Claudia, doppiata da una brillante Pilar Fogliati, tenta di salvare un vecchio locale di stand‑up insieme a un gruppo di comici‑creature doppiati da Lillo, Ferrario, Ravenna, Rapone, Tinti, Giraud, Matano e Sermonti. La serie (firmata Lucky Red e disponibile su Prime Video) diverte ma sa colpire: tra mockumentary alla The Office e humour irriverente emergono fallimento, lutto, frustrazione e il paradosso del comico che fa ridere mentre affonda. Il quinto episodio, unico a colori, ne rivela il cuore più amaro. I rimandi a Bojack Horseman e a Zerocalcare ci sono, ma Il Baracchino trova una voce propria, intima e legata alla scena stand‑up italiana. Qualche sbavatura c'è, ma l'insieme è fresco, maturo e promettente. Un antipasto gustoso che fa sperare in una seconda stagione più ampia e coraggiosa. Voto: 7+

lunedì 15 dicembre 2025

Letture 2025

Torna dopo una pausa di un anno il post sulle letture annuali, e torna perché finalmente dopo un po' di anni, colpa di tempistiche volubili causate da interruzioni forzate, necessarie e volontarie, sono riuscito a completare e a leggere tutte le pubblicazioni della collezione I Classici del Fumetto di Repubblica Serie Oro, degli anni tra il 2004 e 2005. Sessantacinque volumi per un totale di più di 16000 pagine che mi hanno permesso di scoprire e in alcuni casi riscoprire tramite storie famose ed immortali, grandi firme e grandi personaggi del fumetto mondiale ed internazionale. Alcuni ho conosciuto per la prima volta, altri già conoscevo, ma è stato un viaggio lungo e faticoso, per quanto può non sembrare, soddisfacente ed appagante nella sua interezza. Certo, molti volumi in verità mi hanno un po' deluso, colpa forse delle storie, tra tutte forse non le migliori, e vale anche al contrario (sorprese positive ci sono state), ma chi più chi meno hanno tutti fatto il loro dovere. E come potete intravedere dalle mie singole valutazioni, oggettive ma soprattutto soggettive, questi sono stati i risultati di tale impegno e convinzione. Per fare ciò, poiché parlare di ognuno era impossibile, ho stabilito ovviamente dei criteri, quali assegnare da 1 a 5 punti per ogni aspetto, che in questo caso sono: primo iconicità, importanza e  riuscita del personaggio e/o dell'autore, secondo originalità, impatto e godibilità della e/o delle storie inserite/pubblicate, terzo tecnica e stile dei disegni. Ed alla fine è venuta fuori questa classifica di gradimento.

  • R. Crumb - Fritz il gatto, Mr. Natural e altre storie (Volume Numero 57) Valutazione: 5 su 15
  • Altan - Cronache dal Belpaese (Volume Numero 29) Valutazione: 5 su 15
  • Bobo - Bobo Novecento (Volume Numero 22) Valutazione: 5 su 15
  • Doonesbury - America Oggi (Volume Numero 39) Valutazione: 5 su 15
  • Kriminal - Il triangolo isoscele (Volume Numero 32) Valutazione: 6 su 15
  • Satanik - Wurdalak il vampiro (Volume Numero 38) Valutazione: 7 su 15
  • Jacovitti - Diario Vitt (Volume Numero 20) Valutazione: 7 su 15
  • Nick Carter - Le grandi indagini (Volume Numero 17) Valutazione: 7 su 15
  • Alan Ford - Tutto per uno, uno per tutti (Volume Numero 13) Valutazione: 7 su 15
  • Maxmagnus - C'era una volta un re (Volume Numero 51) Valutazione: 7 su 15
  • Torpedo - Sing Sing, Bang Bang (Volume Numero 56) Valutazione: 8 su 15
  • Magico Vento - Lo sciamano bianco dei sioux (Volume Numero 64) Valutazione: 8 su 15
  • Ken Parker - Oltre la frontiera (Volume Numero 50) Valutazione: 8 su 15
  • Valentina - Io Valentina (Volume Numero 15) Valutazione: 8 su 15
  • Sturmtruppen - Kosì va il mondo (Volume Numero 34) Valutazione: 8 su 15
  • Mafalda - Viva la contestazione! (Volume Numero 14) Valutazione: 8 su 15
  • Capitan Miki - Capitan Miki contro Magic Face (Volume Numero 28) Valutazione: 8 su 15
  • Titeuf - La voce dell'innocenza (Volume Numero 55) Valutazione: 8 su 15
  • L'Uomo Mascherato - Il mito dell'Ombra che cammina (Volume Numero 18) Valutazione: 8 su 15
  • Blueberry - Il tesoro dei confederati (Volume Numero 25) Valutazione: 8 su 15
  • Julia - L'investigatrice dell'animo (Volume Numero 41) Valutazione: 8 su 15
  • Il Comandante Mark - Il risveglio della mummia (Volume Numero 24) Valutazione: 8 su 15
  • Cattivik - Il gegno del male (Volume Numero 43) Valutazione: 8 su 15
  • Super Eroica - Storie di cielo, di terra e di mare (Volume Numero 58) Valutazione: 8 su 15

venerdì 12 aprile 2024

[Cinema] Speciale Retro Anime

Forse l'avrete notato, ma da gennaio ho ripreso il mio viaggio nell'animazione giapponese, iniziando con un film "moderno" al mese, che guarderò e recensirò fino a dicembre, e ora con una collezione di film "vintage", qui chiamati "retrò", che ho visto e recensito per l'occasione. Ho visto nove film, in realtà dieci, alcuni difficili da reperire, ma grazie a Youtube ho potuto vedere senza problemi Barefoot Gen, disponibile con sottotitoli, e Wicked City, disponibile in italiano. Ho trovato gli altri cercando su vari siti, mentre l'ultimo che ho menzionato, insieme a Venus Wars, sono entrambi disponibili nella sezione "Anime Generation" a pagamento di Prime Video. Su Prime, fino a poco tempo fa, erano disponibili anche Capitan Harlock e La grande avventura del piccolo principe Valiant, così come La leggenda del serpente bianco e Cowboy Bebop - Il film, ma ora non più, perché "This video is currently unavailable to watch in your location". Secondo la ricerca Google, invece, sono introvabili su piattaforme legali sia Ninja Scroll che Le ali di Honneamise. Tuttavia, se foste veramente interessati, contattatemi in privato e potrei aiutarvi. Ritornando al discorso precedente, il decimo film che ho visto è stato Interstella 5555. Nonostante sarà incluso nel conteggio totale, ho scelto di non recensirlo poiché si presenta più come un lungo videoclip che come un film d'animazione. La grafica è gradevole ma non particolarmente coinvolgente, e la trama è assente, dato che il film è un omaggio all'album Discovery dei leggendari Daft Punk, che purtroppo si sono recentemente sciolti. All'epoca, nel 2003, mi limitai a guardare il video di One more time, ma ora ho avuto l'opportunità di vedere l'intero film d'animazione, diretto tra gli altri da Leiji Matsumoto, creatore di Capitan Harlock e Galaxy Express 999, e privo di dialoghi (disponibile con un abbonamento premium su Prime o gratuitamente su Youtube). Musicalmente, il film è ben orchestrato, anche se dopo le prime quattro canzoni, le successive iniziano a perdere qualità e diventano ripetitive. Narrativamente, è piuttosto semplicistico e troppo ottimista. Il connubio tra audio e video non raggiunge mai vette elevate e gli ultimi venti minuti risultano piuttosto noiosi. In conclusione, è un esperimento interessante, ma considerati i talenti coinvolti, si poteva aspirare a qualcosa di più. Rimane comunque un piccolo cult, come i 9 Anime qui menzionati, tra cui spiccano due curiosità: la presenza di due film dello stesso regista e la figura di Capitan Harlock, creato dal già nominato Leiji Matsumoto.

Wicked City - La città delle bestie incantatrici (Horror/Azione 1987) - Conosciuto anche come "La città delle bestie" e erroneamente classificato come hentai, cioè un anime a contenuto pornografico, "Wicked City" (ispirato a un romanzo di Hideyuki Kikuchi) è in realtà un thriller oscuro e violento, con marcata impronta horror e alcune scene sessuali piuttosto esplicite, senza tuttavia cadere nel genere hard-core. In breve, è un'opera di qualità discreta, una rappresentazione ancora grezza delle idee innovative che il regista Yoshiaki Kawajiri (al suo debutto in solitaria) perfezionerà e plasmerà magistralmente in "Ninja Scroll". La qualità delle animazioni è accettabile per l'epoca, risultando abbastanza fluide e realistiche, e la creazione delle creature demoniache, capaci di trasformazioni ben congegnate, è notevole. Alcune situazioni risultano però prevedibili e non aggiungono valore a una sceneggiatura già debole, e anche il tema trattato manca di originalità, con personaggi che si conformano agli stereotipi del genere. L'uso dei colori e le ambientazioni sono tuttavia interessanti. Merita una visione, ma è raccomandato soprattutto ai veri appassionati e agli amanti dell'horror. Voto: 6,5

Venus Wars (Sci-fi/Azione 1989) - Basandosi sulla prima parte del manga Venus Senki, scritto e diretto dallo stesso autore Yoshikazu Yasuhiko, il film omonimo del 1989 si distingue per le sue eccellenti animazioni e l'imponente rappresentazione delle battaglie, pur non raggiungendo il livello di memorabile. Il contesto degli eventi è prevedibile, e per tutta la durata del film prevale un senso di rabbia giovanile che ricorda "Akira", e in alcune occasioni ne emula le caratteristiche. Tuttavia, è da segnalare la psicologia dei personaggi poco convincente, una sceneggiatura mediocre (che sembra messa insieme alla rinfusa), e una narrazione che, a un certo punto, non offre più motivi validi per mantenere l'interesse. Inoltre, la durata prolungata degli scontri armati occupa gran parte del film, oscurando gli altri elementi. In conclusione, è un film presentabile, ma con una trama non del tutto originale, che si attiene ai canoni tipici dei film di guerra, con i loro sconvolgimenti, tragedie e speranze, ma risulta anche dispersivo. Alla fine, è comunque accettabile, nel classico stile "senza infamia e senza lode". Voto: 6

lunedì 11 dicembre 2023

Letture 2023

Avrei dovuto (e finalmente dato che già l'anno scorso non c'ero riuscito) quest'anno concludere la collezione oro di Repubblica (contenente 65 volumi), ma tra recensioni, giochi, film e serie, tempo per leggere tutto non ho avuto, ed anche questa volta non l'ho conclusa. Sono circa a metà, l'altra metà leggerò nel 2024, quando conto seriamente di finirla. E tuttavia c'è stato tempo per leggere anche qualcos'altro oltre agli immancabili numeri di Topolino, tra fumetti, libri, audiolibri e manga. Me ne mancavano due della collana Le più belle storie Disney della Giunti Edizioni, e le ho lette entrambi. Prima quelle sull'Antica Roma, nove storie (tutte prese da Topolino tranne una presa da Mega) dal 1980 al 2003, nessuna già precedentemente letta, un affascinante e divertente viaggio nell'antica Roma e dintorni in compagnia di Paperinus e tutti gli altri. E dopo quelle sul Rinascimento, dieci storie (6 da Topolino, 2 da Paperino Mese, 1 da Mega e da Minni & company) dal 1986 al 2011, letta solo una, avendola già incontrata precedentemente nel numero 2566 di Topolino, da Leonardo da Vinci alla Guerra delle due Rose, un Rinascimento tutto da ridere. In seguito ho letto due numeri (praticamente "anni") della collana Topolino Story, di cui già scritto del 1949, del 1955 e del 1957 (il post delle letture 2022 lo trovate Qui). Prima l'anno 1950, un numero contenente 8 storie tra avventure storiche (come quella sui vichinghi), grandi personaggi (come Fratel Coniglietto), grandi autori (Bill Wright) e grandi classici (come la seconda parte de L'inferno di Topolino), ma anche storie dal cinema e dalla letteratura al fumetto (in compagnia di Buci e Il Lupo Mannaro). Non mancano come di consueto tutte le copertine di quell'anno e la presentazione/genesi di un personaggio specifico, in questo caso Paperino. A corollario di tutto, come sempre, la rubrica "Come eravamo", il 1950 se in ambito Disney è ricordato per essere stato l'anno di Cenerentola, è anche ricordato per il calcio divenuto (dopo la seconda guerra) nuovamente "mondiale", per il ritorno della pubblicità (il consumismo dilaga sempre più), per il piacere ritrovato della lettura (ormai un hobby) e per i fumetti a tema guerra fredda (il clima arroventato colpisce tutti).

mercoledì 23 novembre 2022

Letture 2022

Tra un videogioco e l'altro, tra una recensione e l'altra, tra una pausa e l'altra, ho avuto (nuovamente) tempo (anche se, sempre dovrei trovarlo, il che sarebbe meglio) per leggere, leggere quello che più m'intriga, mi piace e m'interessa. E così che ho letto (anche quest'anno, come l'anno scorso e l'anno prima) un po' di cose, tuttavia la promessa di continuare e concludere la collezione oro di Repubblica ho (momentaneamente) infranto, infatti non sono riuscito a leggere un numero sufficiente di volumi per poter dare un giudizio complessivo, non tanto all'opera completa in sé, indubbiamente eccezionale, ma alle singole proprietà per esprimere le mie preferenze in merito, però conto di farlo (cioè leggerli tutti) prossimamente, ossia il prossimo anno. Nel frattempo tornando a quest'anno, tre categorie di letture si sono alternate durante questo 2022, letture sufficienti a coprire un arco di tempo più che decente. Capitolo fumetti (oltre a vari numeri del Topolino Magazine settimanale, prevalentemente di recenti uscite), da Prime Reading altri quattro tomi (dopo quello a tema Halloween che ho presentato alcune settimane fa, qui) della collana Le più belle storie Disney della Giunti Edizioni. Si parte da quelle del Medioevo, otto storie che vanno dal 1995 al 2007, di queste una già letta (avendola incontrata precedentemente nel numero 2533 di Topolino), e a prendersi soprattutto la scena la saga di Paperleon(e), testo di Nino Russo, disegni di Andrea Freccero. Poi ecco Le più belle storie da ridere, dodici storie (una presa da Paperinik e altri supereroi) dal 1995 al 2010, e ben tre già lette, avendole incontrate precedentemente nei numeri 2836, 2842 e 2399 di Topolino. Si continua con quelle in giallo, nove storie (una da Minni & Company 49 del 1997 ed una Topomistery 45 del 1996) dal 1986 al 2009, nessuna già letta prima, tuttavia ecco che da Supergialli 42 Topolino (letto lo scorso anno), ritroviamo l'arcinemico Macchia Nera e l'immancabile Gambadilegno, vediamo Minni nei panni di Miss Marple ed infine ecco l'avventura ideata da Vincenzo Mollica, con Fiorello versione paperesca. Per concludere Le più belle storie horror, non proprio consuete queste storie, certamente con la magia Disney anche le storie di "paura" assicurano un gran divertimento, come in questo caso, comunque 10 storie (ben tre già lette, numeri 2311, 2815 e 2827) dal 1996 al 2010, ed una è a tema Halloween. Rimanendo nel mondo Disney, ma stavolta il tutto ho trovato scaricandolo da Internet, alcuni altre cose interessanti.

mercoledì 24 novembre 2021

[Cinema] Japan Animation - Parte 2

Dopo 11 lunghi mesi, dopo praticamente un intero anno (questo intenso 2021), finalmente si conclude, ma non termina affatto (dopotutto non ho visto tutto e/o il meglio, ancora tanti da scoprire), il mio viaggio all'interno dell'animazione giapponese, l'animazione oltre allo Studio Ghibli. Animazione giapponese che è abbastanza cambiata in quarant'anni (l'evoluzione c'è stata ed ancora c'è), e tuttavia spiegare nel dettaglio il cambiamento avvenuto è impresa proibitiva per me, per approfondimenti rivolgersi ad altri più ferrati e capaci, ma comunque è ovvio che proprio la Ghibli abbia fornito un contributo importante a tutto quel settore che nel tempo è divenuto vitale nel Sol Levante. Tra omaggi, citazioni e tanto altro, di tutto e di più, però è stato un percorso bello ed interessante. Un percorso di visione che mi ha quindi permesso di scoprire alcuni interessanti talenti ma soprattutto grandi maestri, prematuramente scomparsi decenni fa, è il caso di Satoshi Kon, o molti più recenti, è il caso di Makoto Shinkai e Mamoru Hosoda. E proprio da loro tre (di cui filmografia ho peraltro visto tutta, tranne il primo e l'ultimissimo di Hosoda) sono venute le più belle sorprese personalmente parlando, certo, non ho trovato quel gran capolavoro che mi aspettavo (anche se alcuni vicino ci sono andati), forse troppo affezionato alla Ghibli o decisamente troppi ne ho visti (ben 25, però adesso ne saranno addirittura 34), ma è stato ugualmente emozionante affrontarlo questo viaggio. Un viaggio/percorso cominciato con Perfect Blue (1997), Steamboy (2004), Lamù - Beautiful Dreamer (1984), Jin-Roh - Uomini e lupi (1999), Panda! Go, Panda! (1972), Metropolis (2001), Oltre le nuvole, il luogo promessoci (2004), La ragazza che saltava nel tempo (2006), proseguito con Mary e il fiore della strega (2017), Sword of the Stranger (2007), Millennium Actress (2001), 5 cm al secondo (2007), L'impero dei cadaveri (2015), Maquia (2018), Summer Wars (2009), Goshu il violoncellista (1982), Tekkonkinkreet - Soli contro tutti (2006), Una lettera per Momo (2011), Viaggio verso Agartha (2011), Tokyo Godfathers (2003), Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo (2012), Patema Inverted (2013), La forma della voce (2016), Il giardino delle parole (2013), Paprika - Sognando un sogno (2006) e conclusosi oggi con questi 9 film. Nove pellicole/anime pescate (proprio non riesco a smettere di inglobare tutto in uno) da diverse piattaforme streaming. Da VVVVID, Prime Video e TimVision direttamente, da Netflix non direttamente diciamo. Detto ciò, ecco com'è andato quest'ultimo viaggio.

In questo angolo di mondo (Animazione/Storico/Guerra/Dramma 2016) - Sunao Katabuchi si è formato con gli insegnamenti di Hayao Miyazaki e in questo suo film dimostra di saperli mettere in pratica, imbastendo una storia di forti emozioni. Emozioni che paradossalmente sembrano trattenuti, in quelle che sono le caratteristiche dei personaggi principali e che mostrano di come in tempo di guerra si possa mettere da parte la sofferenza e andare avanti con la forza di volontà, quasi come a isolarsi dalle paure e dai pericoli. In questo angolo di mondo (adattamento anime del manga Kono sekai no katasumi ni di Fumiyo Kōno) potrebbe trovare delle assonanze con Una tomba per le lucciole, ma il film di Katabuchi si focalizza, forse in maniera un po' prolissa, sulla vita di una giovane donna che deve affrontare cambiamenti improvvisi nella sua vita e imparare cose nuove, conoscere nuove realtà famigliari e deve fare i conti anche con un destino che la porta ad avere, e fare, scelte diverse da quelle per cui era portata. Un film graficamente discreto, come già accennato forse un po' lungo e non totalmente fluido in alcuni momenti, ma capace di coinvolgere e mantenere viva l'attenzione dello spettatore, portandolo a riflettere su quello che era la condizione della donna in Giappone e le conseguenze di un conflitto mondiale che non ha risparmiato nessuno. Un buon film d'animazione, che al netto dei pregi e dei difetti (la storia d'amore tra Suzu ed il suo sposo pur non essendo banale e mielosa è poco approfondita e soprattutto frettolosa), merita sicuramente la visione. Voto: 6,5
 
Weathering with You (Animazione/Romantico/Dramma/Fantastico 2019) - Un film discreto ma un po' deludente. Nonostante offra ottime animazioni, grafica e song molto appropriate (bellissime le animazioni che giocano tantissimo su queste luci riflesse dalle gocce d'acqua mentre il cielo rasserena, albe, cieli rarefatti, riflessi sulle nuvole, animazione del cielo fantastica, da favola), perde nella storia, che ho ritenuto poco interessante. Visto che è stato uno dei big del 2019, mi aspettavo molto meglio. Non basta la classica storia d'amore per rendere un film bello, a mio giudizio, avrei voluto vedere una storia più solida, realistica e uniforme. Troppe sono le ovvietà e i cliché che si vedono, troppi i luoghi comuni e l'uso del "già visto". Nel corso delle vicende troppe sono le domande lasciate senza risposta che ruotano attorno ai due personaggi, e un terribile senso di déjà-vu con la precedente pellicola di Makoto Shinkai che a lungo andare tende ad annoiare. Per il resto propone degli ottimi tratti sentimentali che arrivano emotivamente. Secondo me perde un po' di smalto nel finale, o forse mi sono perso qualcosa, visto che sembra un po' approssimativo, forse anche manchevole di incisività, fortemente desideroso di un happy end a tutti i costi. Ma questo è un anime ben costruito sui sentimenti, interessante visivamente e capace di coinvolgere facilmente, puntando tutto sull'intensità emozionale del racconto e della caratterizzazione dei personaggi. In questo senso resta un film delicato, condito di tanta tradizione giapponese. Ma siano lontani dallo stupore della visione di Your Name. Voto: 6+

lunedì 18 gennaio 2021

[Cinema] Japan Animation

Son passati poco meno di sei mesi da quando ho (finalmente) finito di vedere tutti i film dello Studio Ghibli, prodotti e co-prodotti, che fino agli scorsi anni formavano la loro intera filmografia (che ricomincerà a breve a produrre), ma sapevo già all'epoca che il mio percorso non si sarebbe fermato, altri titoli da vedere, case di produzione da conoscere mi attendevano, dopotutto l'animazione giapponese non è mai stata soltanto Ghibli, solo ora però, dopo aver approfondito (consigli da un po' qui e un po' lì), sono pronto a ricominciare, anzi, ho già ricominciato, e per tutto l'anno vedrò (uno ci sarà sempre ad ogni "periodo" cinematografico) film d'animazione made in Japan. E sono partito riscoprendo la filmografia di alcuni vecchi registi (che in questo campo sono divenuti maestri) e nuovi registi (che in questo campo maestri aspirano a diventare, se già non lo sono) che con l'animazione si son fatti conoscere. Questo percorso che inizio oggi non è altro infatti che un viaggio alle origini della Japan Animation, ma non solo, difatti anche un viaggio che punta alla riscoperta di alcuni titoli (personalmente) "dimenticati" (per alcuni immagino invece sarà il contrario) ed alcuni altri recenti non ancora visionati, anche di registi parecchio conosciuti (ora come prima). Ed ecco cosa ho visto.

Perfect Blue (Dramma/Thriller 1997) - Fulminante esordio per Satoshi Kon che, attraverso una contorta implosione a scatole cinesi, ci inchioda al cospetto di uno scenario a dir poco disturbante, decisamente allucinato (grazie anche al minuziosissimo design sonoro che contribuisce e molto alla creazione dell'atmosfera e della suspense). Impossibile non accostare questo film ad American Psycho o a Il cigno nero, impossibile non rimanere affascinati da un film maturo come questo (destinato solamente ad un pubblico adulto), non è infatti il classico film d'animazione (c'è praticamente di tutto, proprio tutto). Trattasi difatti di un thriller psicologico particolarmente cervellotico soprattutto nella parte conclusiva, il regista guarda palesemente a Hitchcock (ma anche a De Palma) e a sua volta fungerà da ispirazione per tanti registi e sceneggiatori Hollywoodiani che dall'intersecarsi dei piani narrativi, in particolar modo tra quello reale e immaginifico, ricaveranno le loro maggiori fortune (un nome su tutti, David Lynch). Protagonista è Mima, una cosiddetta Idol, la carriera musicale però sembra andarle stretta e su consiglio dei manager decide di passare al cinema. Dapprima piccoli apparizioni in una serie televisiva, ma ben presto il suo ruolo diventa centrale. Questo grazie alla pubblicità ottenuta per aver accettato una scena decisamente forte e per alcuni scatti di nudo finiti su parecchie riviste. Arriva la notorietà, però i fans restano spiazzati da questa svolta radicale, e la stessa Mima sembra perdersi tra l'identità casta e pura incarnata nella precedente vita professionale e questo nuovo mondo in cui per far carriera è disposta a tutto o quasi. Ad accentuare il suo disagio ci pensa un misterioso stalker che utilizza internet (ancora agli albori, interessante notare come la protagonista non sappia neppure come funzioni) per perseguitarla. Inizieranno a fioccare gli omicidi, tutti legati all'entourage della nuova stellina. E mentre gli indizi sembrano non lasciare dubbi il regista ci regala un epilogo inaspettato, decisamente avvincente e tutto sommato credibile. Insomma, un eccellente esordio per Satoshi Kon, il suo percorso sfortunatamente non sarà lungo (morirà prematuramente nel 2010), ma da qui in poi non si è fermato, per fortuna ho ancora da vederne. Perfect Blue è un film d'animazione (tratto da un romanzo di Yoshikazu Takeuchi) assolutamente originale, trattasi probabilmente del primo psycho-thriller della storia dell'animazione mondiale, brillantemente convincente, che sfrutta a perfezione il mezzo del cartone animato, non si sarebbe prodotto un risultato così valido in un film con attori in carne e ossa (chiedere al live action del 2002, che tuttavia non ho intenzione di vedere). Un piccolo gioiello. Voto: 7,5

venerdì 13 novembre 2020

Letture 2020

Il tempo di certo non mi manca, ma tra pellicole e serie televisive da vedere, videogame da giocare, recensioni da scrivere, il tempo di fare altro non è tanto, tuttavia son riuscito quest'anno (più degli altri) a leggere qualcosa, qualcosa che vada oltre agli immancabili Topolino, di cui ho letto tanti numeri quante le settimane in un anno intero (forse molti di più probabilmente), tutti ovviamente in formato digitale. Dovreste infatti sapere che per me leggere un libro/fumetto in formato cartaceo è complicato, ci vorrebbe un'altra persona per girare continuamente pagina, però nessun problema nel farlo da PC, cosicché dopo mesi di "ricerche" ho riempito la mia libreria digitale di fumetti, manga e romanzi (due), di titoli suggeritemi, di cui ho voluto approfondire, di cui avevo altro formato e vinti da partecipazioni a sondaggi (da Oscar). Ricordate la mia collezione di Topolino e tutti gli altri primi numeri di raccolte vero? Se no, questo è il link, comunque da tutti questi ho cominciato a ricercare su Internet, trovati alcuni (che in questo post saranno) ed altri no, e poi non mi sono più fermato. Ora ne ho così tanti che da leggere avrò anche per l'anno prossimo, infatti qui commento quello che ho potuto inizialmente leggere. Per cominciare, Watchmen, vi raccontai infatti che prima di vedere l'omonima serie tv (qui) lessi anche il fumetto, ma solo adesso ecco l'occasione giusta per poterne parlare più approfonditamente, anche se poi cosa dire di più che non sia stato già detto? Per me unico ed incredibile, forse non il capolavoro che si dice, seppur in campo letterario/fumettistico non sarei in grado (non avendo conoscenza o dimestichezza) di stabilire quale lo sia davvero, però è certamente un'esperienza difficile da dimenticare. Perché non tra i personaggi supereroistici miei preferiti, ma comunque tra quei che ti segnano, grazie ad una narrazione, uno svolgimento, atipico, che conquista pagina dopo pagina. Stessa cosa non si può dire per Chi ha incastrato Roger Rabbit? a fumetti, dopo il successo del film ne proposero questa versione che fu da supplemento a Topolino n. 1723 del 4 dicembre 1988, perché sì è godibile e divertente come il film, ma non è affatto la stessa cosa. La brevità poi non aiuta, perché parecchia roba viene semplificata e molto del suo coinvolgimento si perde, tuttavia non mi è dispiaciuto, dopotutto tecnicamente non è malfatto (meglio è però rivedersi il film altroché).

mercoledì 8 luglio 2020

Ghibli Collection - Parte 2 (I miei vicini Yamada, La collina dei papaveri, Si alza il vento, Pioggia di ricordi, Si sente il mare)

Ci son voluti due anni e due listoni (qui trovate la prima parte), ma alla fine il Progetto Ghibli/Miyazaki è stato portato a termine. L'avevo detto e così ho fatto, certo, il suddetto Progetto menzionava anche di recuperare anche altri film d'animazione, e penso che una buona parte dovrei vedere entro l'anno, ma il grosso dell'operazione è stato fatto. Infatti con questi cinque film (che comunque non ho visto grazie a Netflix) posso dire finalmente d'aver visto tutti i film di Hayao Miyazaki e della filmografia completa (sia i lavori prodotti che in collaborazione) dello Studio Ghibli. In tal senso, essendo gli ultimi, speravo di finire col botto, e invece nessuno è riuscito a colpirmi in maniera tale da raggiungere la Top 5 o la barriera dell'ottimo, ma comunque bello è stato questo viaggio (con film carini, diversi dal solito però sempre deliziosi), e poi impossibile è in ogni caso rimpiangere la visione di un film dello Studio, capace sempre di regalare emozioni. Avendo completato quindi, potrei anche stilare una classifica, in larga parte riscontrabile al post, ma per ora non ci penso, penso solo a farvi sapere cosa ne penso dei film in questione, invitandovi a leggere le mie recensioni, buona lettura.

I miei vicini Yamada (Commedia 1999) - Film minore dello Studio Ghibli, anche perché visivamente il lavoro meno interessante, seppur sopperisce alla grafica elementare con una serie di gag ben realizzata che si dimostra vincente, I miei vicini Yamada, arrivato in Italia solo pochi anni fa, era il 2016, e in via home video, parte un po' in sordina ma in corso d'opera le battute si fanno sempre più spiritose e divertenti. A cavallo tra la le tematiche dei Simpsons e la leggerezza degli immensi Peanuts, Isao Takahata adatta la striscia di Hisaichi Ishii sfornando probabilmente la sua opera più sperimentale, il primo film in CGI dello Studio Ghibli che preceduto da opere di ampio respiro quali La tomba delle lucciole e Pioggia di ricordi potrebbe apparire come un puro divertissment (e in effetti lo è) in attesa dell'epitaffio La storia della principessa splendente (grandissimo film), ma scavando a fondo ci si accorge come la mano autoriale del regista, il suo stile minimalista e le sue consuete tematiche riescono a conferire lirismo a quest'unione dei tanti "slice of life", alcuni divertentissimi, alcuni dannatamente commoventi, altri ancora un po' più fiacchi (da qui non il massimo) pur se dannatamente efficaci nel ritrarre un perfetto ritratto familiare giapponese medio-borghese degli anni '90. I dialoghi dei due matrimoni sublimati dalle sequenze oniriche più estreme presenti ai due poli estremi del film costituiscono una sorta di botta e risposta e offrono la giusta chiave di lettura per interpretare la polpa del film in un'ottica universale e disincantata, in piena linea con la poetica del regista. La vetta dei capolavori dello Studio non viene però raggiunta e nemmeno sfiorata, tuttavia I miei vicini Yamada, rendendo pieno onore alla fama del suddetto, con la sua poesia, la sua ironia e la sua profondità, spesso nascosta, come da tradizione Ghibli, nei dettagli, non dispiace affatto. Voto: 6,5

venerdì 30 agosto 2019

Gli altri film del mese (Agosto 2019)

L'estate sta finendo, da quello che dicono le previsioni a giorni dovrebbe piovere e quindi il caldo dovrebbe cessare, perciò è ora di fare un resoconto di questa estate, e di questo Agosto appena trascorso e conclusasi fisicamente non eccezionalmente. Un po' come non eccezionale è stata la mia estate, periodo che ho passato (purtroppo le mie possibilità fisiche sono limitate) senza fare niente, come tutte le altre stagioni e gli altri giorni, ormai quello che faccio meglio è vedere la televisione, scrivere e giocare al computer, ma sono contento così, anche perché mi piace e molto. Quindi nessuna vacanza "reale", ma tante visioni, tanti caratteri e parecchie sparatorie, che come sempre regalano alti e bassi, i film deludono le aspettative (ma non è oggi il caso), a volte di scrivere non c'è voglia e bloccarsi per giorni nello sconfiggere un "boss" può capitare. L'unica vera consolazione è aver ritrovato il gelato nel menù, ed è un peccato che stia per finire. Comunque il campionato di calcio è cominciato, i sorteggi ci sono stati, e non vedo l'ora di assistere ad alcune partite, a settembre ricominciano le grandi visioni su Sky, e non vedo l'ora di vedere alcuni film che mi mancano, perciò alcune interessanti cose ci saranno dalla prossima settimana, cose che impegneranno le mie giornate, le mie "sedentarie" giornate, adorate statiche giornate, perché a me la routine piace, l'estate porta scompiglio e ne ha portato un po', ma ora è (fortunatamente o sfortunatamente dipende dai casi) finita. Infine una nota, quattro di questi sei film sono andati in onda in chiaro a fine mese scorso, ma solo ora ho avuto lo spazio per poterli inserire, perciò scusate il ritardo, comunque buona lettura.

lunedì 26 agosto 2019

[Cinema] Takashi Miike Filmography (Sukiyaki Western Django, Ichi the Killer, As the Gods Will, Yakuza Apocalypse)

Credo già di aver di lui parlato in occasione della recensione del suo interessante e bel live action Yattaman: Il film, del perché Takashi Miike è diverso da qualsiasi altro regista, del suo stile unico e controverso, del perché sia considerato uno dei registi più "folli" del cinema orientale, ed anche uno dei più eclettici, prolifici ed originali di sempre (ha al suo attivo, dal suo debutto nel 1991, oltre 100 tra film ed episodi televisivi di dorama, praticamente fiction), ma ripetersi non è sbagliato, se si parla appunto di questo incredibile ed ambiguo (in senso buono) regista. Un regista noto per i suoi film estremamente violenti e inquietanti, pregni di sequenze splatter e di bizzarre perversioni sessuali. Tuttavia Miike non è solo gore, splatter e perversioni, è anche un grandissimo regista e sceneggiatore dallo stile appunto inconfondibile. Perché dietro la forma violenta e disturbante delle sue opere, si nascondono tematiche profonde e ricorrenti: i rapporti familiari, l'amicizia, l'amore, la fedeltà al proprio gruppo (spesso si tratta di gruppi criminali), la solitudine e l'isolamento. Però analizzare, seppur superficialmente, tutti questi aspetti è impresa ardua e che lascio volentieri ad altri più coraggiosi e più esperti di me. Io mi limito solo a vedere ed a "gustarmi" il suo cinema. E infatti non potevo fare a meno di lui, dei suoi film, anche se consapevole che la mia conoscenza si basa su un campione limitato, avendo visto una percentuale minima della filmografia totale di Miike (stare al passo è quasi impossibile), anche quest'anno. Difatti, approfittando delle mie ormai consuete (anche se questo è solo il secondo anno) Promesse Cinematografiche, eccomi ora e adesso a presentare un pezzettino della sua (prolifica) filmografia che ho visto recentemente. Quattro pellicole che trasudano il suo cinema da tutti i pori, quattro film di cui alcune scene è impossibile dimenticare.

martedì 20 novembre 2018

Akira (1988)

Film di animazione di culto della fine degli anni '80, uscito quest'anno nuovamente al cinema esattamente a trent'anni di distanza (restaurato e con un nuovo doppiaggio, io però ho visto la versione "originale"), Akira (recuperato proprio in occasione di questo compleanno), film d'animazione della durata di circa 120 minuti, prodotto nel 1988 dalla collaborazione tra le maggiori compagnie di produzione cinematografica giapponesi dell'epoca, fu portato su grande schermo da Katsuhiro Ôtomo (il quale diviene protagonista anche nella pellicola, nel ruolo di regista e, ovviamente, sceneggiatore), l'autore del manga omonimo le cui pubblicazioni iniziarono qualche anno prima. L'opera ha avuto un grosso impatto a livello mediatico, attirando in seguito anche l'attenzione dei mercati occidentali. Attualmente è considerato uno dei capisaldi dell'animazione Giapponese ed internazionale, ma Akira merita veramente questo titolo? Probabilmente si, eppure la sua valutazione, per quanto mi riguarda, non supera la sufficienza. Il motivo di tale voto, apparentemente severo se si considera il successo riscontrato praticamente ovunque nel mondo, è dovuto principalmente alla sceneggiatura, che definirei estremamente confusa e caotica. Gli eventi si susseguono rapidamente ed apparentemente senza una vera logica, o comunque risultano estremamente difficili da seguire. Non ho letto il manga originale (in tal senso fare paragoni mi stato è impossibile produrre, cosicché il voto è meramente collegato alla "mia" visione del film), ma documentandomi brevemente, ho capito che molte scene sono state tagliate, alcuni personaggi completamente eliminati, e, di conseguenza, molte spiegazioni sono venute meno. Sicuramente, per chi ha letto in precedenza la controparte cartacea, sarà stato ed è stato più semplice seguire questo lungometraggio, ma per un neofita del prodotto le difficoltà non sono state e non saranno poche, anzi, andando verso la conclusione della pellicola lo spettatore vedrà i suoi dubbi aumentare. Ora, è vero, inutile negarlo: non tutte le domande che ci si può ragionevolmente porre durante la visione troveranno una risposta (per cui, se vi piacciono le storie dotate di un finale netto, chiaro e risolutore, guardare altrove) tuttavia questo non è in realtà strano se consideriamo questo aspetto nel contesto della cultura orientale, che vede di buon occhio il finale aperto, che lascia volutamente lo spettatore con qualcosa su cui arrovellarsi e ragionare, personalmente però dopo la visione la mia espressione era quella del "Ehm...quindi?" (poiché più aperto di così il finale non potrebbe essere).

lunedì 28 maggio 2018

One Piece Gold: Il film (2016)

Con una trama che all'inizio può ricordare quella di Ocean's ElevenOne Piece Gold: Il film è un lungometraggio avvincente e dinamico, con continui colpi di scena. Il film infatti, tredicesimo film dedicato alla ciurma di Cappello di Paglia e facente parte quindi della famosissima serie anime e manga (creata nel 1997 ed edita in Italia nel 2001), sceneggiato da Tsutomi Kuroiwa, con la supervisione di Eiichiro Oda, storico creatore di One Piece (il manga più venduto al mondo), e diretto da Hiroaki Miyamoto, è un'opera, in cui l'animazione è ottima e il divertimento è garantito, in grado di sorprendere, soprattutto i fan della serie, giacché nuovi personaggi vanno ad arricchire il già vasto universo dell'anime (che può vantare undici speciali, tredici film e due corti in 3D) che viene messo in onda in Giappone nel 1999 e in Italia per la prima volta su Italia 1 nel 2001. Proprio da quell'anno che il suddetto è diventato un appuntamento fisso per milioni di appassionati compreso me, tanto che a distanza di anni è ancora (negli ultimi dieci/quindici anni) uno dei miei cartoon preferiti. Tuttavia negli ultimi quattro anni a causa dell'interruzione da parte di Mediaset, anche se quest'anno sembrerebbe finalmente tornato con nuove puntate, sono rimasto parecchio indietro (ancora fermo verso la fine della saga degli uomini-pesce). Non a caso mi sono approcciato a questo tredicesimo film (il primo però che vedo interamente, perché non sono sicuro di quanti durante la messa in onda delle puntate ne avranno mandati a tronconi) con una certa titubanza. Proprio perché solo cercando informazioni ho saputo che la pellicola temporalmente si colloca a cavallo di due cicli narrativi che ancora non ho visto, ovvero dopo il ciclo narrativo di Dressrosa in cui cappello di paglia ha sconfitto Doflamingo e conosciuto Sabo, terzo fratello in possesso delle abilità date dal frutto Foco Foco. Per fortuna ciò non è stato un grande problema (o almeno solo in parte) poiché esso non si discosta tanto dagli standard, dai temi e narrazione, della serie anime originale.

venerdì 4 maggio 2018

Yattaman: Il film (2009)

Partiamo da un presupposto importante per questa recensione e per questa pellicola facente parte delle mie promesse cinematografiche 2018, ovvero che questa roba assurda non va giudicata come un normale film. Se no, si dice subito che è totalmente improponibile, spesso imbarazzante per le scemenze proposte, malgrado qualche bella situazione umoristica, tanto che a volte viene da dire che il traduttore si è preso delle belle licenze (anche se in verità è uno primi che vedo di questo genere in ambito non occidentale). Giudicandolo invece per la totale pazzia che è, non è poi malvagio, anzi. Bisogna avere in mente i cartoni animati da cui prende ispirazione, che a loro volta erano strampalati assai. Questa pellicola del 2009 infatti, è il live action di uno cartoni (degli anni '80) più folli e bizzarri forse di sempre, cioè Yattaman, uno dei miei cartoni preferiti da bambino, come avrete potuto constatare nella mia Compilation Geek di settimane fa. Non a caso il prologo di questa pazza pellicola è ricco d'azione e d'ironia, risultando, soprattutto grazie alla capacità di rimanere altamente fedele al bizzarro spirito del cartoon, dal quale riprende addirittura i temi musicali, immediatamente accattivante ed infine risultando un prodotto godibile e riuscito. Proprio perché Yattaman (Yatterman nella versione internazionale) è un prodotto di semplice intrattenimento senza doppi fini, senza profondi messaggi, senza eroi oscuri e tetre controparti: puro divertissement d'autore senza pretenziosità e quasi senza passi falsi. In tal senso, dato che si tratta di una produzione che doveva miscelare adeguatamente attori reali e CGI, si è scelto di puntare interamente sull'affetto dei fan verso l'opera, sia in patria (dove ha ottenuto un successo clamoroso) che fuori, e si è deciso di affidare il progetto al regista Takashi Miike (The Call: Non rispondere, la trilogia di Dead or Alive13 Assassini e tanto altro) che nella carriera ha alternato produzioni abbastanza discutibili a film inaspettati e più che piacevoli. Non a caso è uno dei registi più incredibili e visionari (per molti un genio perverso) della scena cinematografica asiatica, più semplicemente la visione spesso estrema del "Tarantino d'Oriente", un regista forse e soprattutto amato per i film ambientati nel mondo della Yakuza che tuttavia si è negli anni dimostrato un regista poliedrico che prendendo spesso spunto per le sue sceneggiature dalla produzione manga e tanto altro, ha saputo abbracciare generi e tematiche disparate riuscendo sempre a prevalere.

lunedì 5 marzo 2018

Ghost in the Shell (2017)

E' qualcosa che non faccio quasi mai (vedere o scoprire le origini di un prodotto o di una pellicola), ma poiché mai come in questo caso, come in occasione del live action di Ghost in the Shell, lo storico anime di Mamoru Oshii del 1995 (a sua volta trasposto dal manga di Masamune Shirow del 1989), non potevo non vedere l'originale e il suo sequel, dato che non l'avevo mai visto. Sì, vi sembrerà strano ma non mi aveva mai attirato e in seguito non l'ho mai recuperato, in ogni caso l'ho visto e mi è moderatamente piaciuto (entrambi, anche se più il primo). Moderatamente perché, se da un lato l'anime Ghost in the Shell, uno straordinario prodotto cyberpunk di indubbia potenza e qualità, mi ha conquistato con il suo appeal visivo, ricco di dettagli e sfumature decisamente accattivanti, compresa una colonna sonora davvero azzeccata, essa non l'ha fatto nel suo tema principale, ovvero le implicazioni filosofiche, morali ed intellettuali, che certamente mi sono arrivate, ma che non mi hanno entusiasmato perché prolisse ed anche un po' noiose (soprattutto nel suo sequel L'Attacco dei Cyborg, dove l'azione latita parecchio). E quindi pur facendo forse un torto ai fan storici del franchise (che probabilmente saranno rimasti delusi), devo, soprattutto soggettivamente parlando ammettere che, questa versione del 2017 diretta dal semi sconosciuto Rupert Sanders, regista del solo passabile fantasy Biancaneve e il cacciatore, seppur tradisce la profondità di contenuti per privilegiare l'esperienza visiva ed essere accessibile ad un pubblico più vasto, mi ha convinto proprio perché elimina in parte (perché non poteva ovviamente rinunciare in toto ad una riflessione morale sul ruolo etico della scienza) sia l'aspetto filosofico che le parti più "morte" dell'originale (miscelando con cura e abilità scene del primo e del secondo anime di Oshii e aggiungendoci altresì piccole modifiche personali). Il film infatti, semplificando il messaggio esistenziale delle opere originarie e concentrandosi sul versante visivo, e proponendosi perciò come pellicola di mero intrattenimento, regala un'esperienza videoludica e filmica (molto) appagante, interessante e coinvolgente.