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lunedì 30 giugno 2025

Listone del mese (Giugno 2025)

A parte il caldo, che neanche ha cominciato mi ha già stancato (e pensare che il peggio deve ancora venire), e a parte le due operazioni alle cataratte di mia madre (e per il momento va tutto bene), un mese abbastanza tranquillo. Un mese chiuso tra l'altro nei migliori dei modi, come succede ogni anno dopo aver festeggiato il mio onomastico. Però ieri nonostante tutto, è stato un giorno, anzi una domenica, come tante, ma con una Mousse in più. Oggi niente è cambiato, ma si va avanti come sempre.

Capitolo Musica: Dopo la scorpacciata piuttosto indigeribile di musica europea di quel di Maggio in quel di Basilea, soprattutto per quanto riguarda la "fastidiosa alle orecchie" canzone vincitrice, l'opinabile classifica finale e la qualità complessiva non affatto eccezionale, eccoci tornare ad ascoltare il resto del mondo, ma non solo. 

Capitolo Games: Più del film, deludente solo in parte, di Borderlands frustrante è stata l'impossibilità di non poter giocare alla series game della Telltale. L'avventura grafica Tales from the Borderlands infatti, non solo non permette la rimappatura, ma neanche l'uso del mouse al di fuori dei menu, rendendo impraticabile l'utilizzo di una tastiera su schermo, utile in questo caso (e non solo perché io la usi comunque frequentemente per scrivere) per ovviare all'assurdità di cui sopra. Davvero un peccato.

Capitolo Serie Tv: Oltre alle serie programmate del mese ho visto anche ben 5 serie anime OAV, che intercorrono tra il 1990 e 1997, in media dalle 2 alle 6 puntate e da 30 a 40 minuti ad episodio. Battle Angel Alita, che nonostante l'eccellente comparto tecnico, soffre per una narrazione troppo compressa che sacrifica profondità e messaggi. Il risultato è un'opera visivamente forte ma emotivamente e narrativamente incompleta. Night Warriors: Darkstalkers' Revenge, anime ispirato alla serie di videogiochi che pur compresso in soli quattro episodi e con personaggi appena accennati, riesce a sorprendere: trama frenetica ma chiara, combattimenti spettacolari e un design visivo eccezionale. Cyber City Oedo 808, anime d'azione pura, che offre ottime animazioni, atmosfere cupe e combattimenti intensi, ma lascia in sospeso l'evoluzione narrativa. Un'esperienza visiva potente, seppur incompleta. Gunsmith Cats (sottotitolato), un concentrato di azione anni '80 in stile anime: inseguimenti, sparatorie e jazz americano in una Chicago animata. Due protagoniste carismatiche e tanta adrenalina, perfetto per un intrattenimento veloce e divertente. Infine Golden Boy, una brillante commedia ecchi. Graffiante, piccante e sorprendentemente profondo, l'anime combina umorismo irriverente, un protagonista irresistibile e momenti di riflessione.

Capitolo Cinema: Dieci i film visti in questo mese da Sky, più precisamente on demand, mentre due sono quelli visti su Infinity Plus, Giurato numero 2 nella settimana tra il 23 e 29 maggio scorso e La stanza accanto in questa settimana che va dal 27 giugno al prossimo 3 luglio. E poi uno quello visto su TimVisionHatching, che tuttavia era disponibile fino al 31 maggio, ed uno infine su Prime Video, Boy Kills World, anch'essi scaduto, uscito dal catalogo il 26 giugno, pochi giorni fa. Per quanto riguarda invece i film (6 stavolta) dello speciale cinematografico di questo mese, incentrato nuovamente sull'animazione giapponese, ecco infatti la Parte 3 della rassegna "Anime Generation", sono quattro i film visti da piattaforme legali e due trovati in streaming su Internet. Dei primi, Dragon's Heaven disponibile su YouTube con i sottotitoli, Jujutsu kaisen 0 - Il film, The First Slam Dunk e Mobile Suit Gundam III: Incontro nello spazio disponibili su Netflix (quest'ultimo tuttavia lo è stato fino al 17 giugno).

venerdì 30 settembre 2022

I film del mese (Settembre 2022)

La terza ed ultima stagione de I film della nostra infanzia non solo è la più corposa e la più completa, ma anche la più spettacolare. Vengono inglobati i due episodi speciali dedicati ai film delle feste usciti a cavallo tra la prima e seconda stagione (commento qui) e così ben 8 sono i film presi in "questione" in questa stagione che, svaria tra tanti generi (horror, thriller, fantascienza e commedia) e che ha al suo interno due capolavori, due eccezionali capostipiti, due classici (natalizi) e due cult, il meglio del meglio soprattutto in certi ambiti, per una stagione appunto grandiosa e decisamente mirabile. Ricca di aneddoti e retroscena rimasti sepolti per anni di film che hanno fatto storia e sono rimasti nel cuore di tutti, film quali: Halloween - La notte delle streghe, Venerdì 13, Nightmare - Dal profondo della notte (che neanche a farlo apposta ho rivisto poco tempo fa, recensione qui), RoboCop, Aliens - Scontro finale, Il principe cerca moglie, Nightmare Before Christmas e Elf - Un elfo di nome Buddy. Io infatti ho trovato più di un film a cui sono legato, e di sicuro per ognuno stessa sorte, ed è stato un grandissimo piacere nonché divertimento. Dispiace solo che finisca così, se arriverà o meno un'altra stagione non è lecito sapere, ma una cosa è certa, pochissimi di questi film visti in questo mese di Settembre riusciranno a rimanere nella memoria così a lungo come quelli (tutti 16) della serie completa, ma accontentarsi a volte è giusto, e comprensibile.

Emma Peeters (Romantico/Commedia 2018) - Commediola romantica che ha il pregio di narrare le vicende di quei trentenni dai sogni infranti, intrappolati in una quotidianità vuota e insoddisfacente. Il film affronta infatti il tema del suicidio e della disperata ricerca della felicità, ma in chiave brillante. Non per caso Emma Peeters (diretto da Nicole Palo) è una commedia smaliziata già nei titoli di testa (d'impostazione artistica), con una costruzione premeditata in ogni sua diramazione, a rischio stucchevolezza ed educata anche nello sgarbo, con tanto di musichette favoleggianti, ma costantemente esilarante, attrezzata di un invidiabile spirito d'iniziativa e ulteriormente ravvivata da una protagonista in gran spolvero (Monia Chokri, si dona alla causa con tutta se stessa, un'autentica e strabiliante mattatrice, non male è anche tuttavia la controparte maschile). Pellicola semplice ma abbastanza ben fatta, si lascia tranquillamente guardare. Un delizioso esempio di come la locuzione "Amor vincit omnia" non passi mai di moda, anche quando tutto sembra crollarci addosso. Voto: 6+

Fear Street Parte 2: 1978 (Horror 2021) - Dopo un primo capitolo poco entusiasmante (ma comunque ben riuscito e capace di convincere e/o coinvolgere abbastanza) arriva il prequel che alza decisamente il tiro. I maldestri toni frivoli vengono messi da parte per concentrarsi sul revival camp-slasher del 1978. Rimane il soggetto soprannaturale, una sorta di "Strega di Blair" in confezione patinata che incontra il filone di Venerdì 13. Il tema del camp viene sfruttato al meglio in tutte le sfumature, la regia (della stessa autrice del precedente e del prossimo capitolo, quello finale) è più efficace e la sceneggiatura più interessante giustifica la durata. Numerose le citazioni esplicite e non (Carrie e non solo). Si respira la tipica atmosfera cupa di questo genere di film ed il livello tensivo è apprezzabile, peccato per i toni melodrammatici nel finale. Nel complesso siamo davanti ad una pellicola divertente ed in grado anche di riservare (ancora e nuovamente) qualche sorpresa. Migliore del precedente episodio, non lesina nello splatter e sulle scene più sconce, ben fatto, spero bene per l'ultimo film/capitolo. Voto: 6,5

mercoledì 17 marzo 2021

I film del periodo (24 Febbraio - 14 Marzo 2021)

Il momento (spero) tanto atteso sta per arrivare, lunedì infatti (salvo imprevisti) ci sarà la Promessa cinematografica inerente alle vostre richieste filmiche, film vecchi e nuovi, di genere e non di genere, 9 film che se mi saranno piaciuti, bene, se no, sarà stata tutta colpa vostra (ovviamente scherzo). Non anticipo niente, però è stato un "obbiettivo" interessante da vedere, ma per saperne di più, c'è da attendere (appunto) qualche giorno. Non c'è da attendere un minuto invece per vederne/leggerne di quei film da me visti negli ultimi 20 giorni, più rispetto ai precedenti periodi (ciò dovuto allo Speciale Sanremo e al post del mio compleanno che si sono presi la settimana scorsa di pubblicazione), e infatti più film. E tra i 12 film, tante visioni interessanti. Tuttavia devo segnalare il fatto che la Japan Animation abbia trovato momentaneamente posto nell'Angolo Vintage, i classici comunque torneranno presto a fare capolino. Ecco in ogni caso cosa ho visto.

La vita invisibile di Eurídice Gusmão (Dramma 2019) - La storia di due sorelle che tentano di emanciparsi, ognuno a suo modo, in una società fortemente maschilista e patriarcale. Diretto da Karim Aïnouz e sceneggiato da Murilio Hauser, il film infatti, film premiato a Cannes, basato sull'omonimo romanzo del 2016 di Martha Batalha, ambientato nella Rio de Janeiro del 1950, racconta la storia di due sfortunate sorelle che per colpa di un padre padrone, prepotente e burbero, sono costrette a separarsi e a non rivedersi (presumibilmente, anche se non rinunceranno mai all'idea di ritrovarsi un giorno) mai più. La fotografia e le ambientazioni son bellissime e catturano fin dai primi minuti. Il film però mi è sembrato girare un po' a vuoto per una buona ora, poi, finalmente, ha una svolta che lo rende più interessante, procede poi per alti e bassi fino al finale, toccante ed intenso ma che, secondo me, solleva solo in parte le sorti del film. Un film che dura parecchio, forse troppo, i suoi 140 minuti si fanno sentire. Buona la recitazione delle due giovani che risultano davvero credibili e, anche se alle prime esperienze, sono ben dirette, la pellicola è certamente utile per diffondere socialmente e intellettualmente consapevolezza sulla castrazione pluri secolare che le donne hanno dovuto inutilmente subire da parte della violenza, arroganza e inutilità di molti uomini insicuri e pestilenziali, ma non si eleva (non resta impresso) come era lecito aspettarsi. Rappresentò il Brasile nella corsa agli Oscar, ma non finì nella cinquina finale, un motivo ci sarà. Comunque buon melodramma. Voto: 6+

Richard Jewell (Biografico/Dramma 2019) - E' curioso come il buon Clint Eastwood, dopo una carriera di attore quasi sempre in ruoli vincenti, abbia scelto, nella sua non lunga ma prolifica "seconda vita" di regista, di dedicarsi a protagonisti sostanzialmente perdenti o quantomeno ai margini, dalla ragazza pugile con un passato (e soprattutto un futuro) difficile, all'ultimo bianco rimasto a vivere in un quartiere di ispanici ed asiatici, fino al florovivaista fallito che si ricicla come corriere di droga ottuagenario (per citarne solo alcuni). Anche in questo valido film riesce con capacità e verosimiglianza a raccontarci le vicende di un pingue bonaccione che, amante della polizia ed ex vice-sceriffo declassato a guardia privata, sventa un attentato durante le olimpiadi di Atlanta '96 salvo poi essere accusato, in maniera quanto meno superficiale, di esserne l'artefice. L'ottimo protagonista (Paul Walter Hauser, già apprezzato in Tonya, dove paradossalmente era ugualmente "impacciato", è perfettamente calato nel ruolo, notevole anche la somiglianza fisica) vive così una sorta di vicenda kafkiana dove tutto sembra remare contro di lui, aumentandone l'angoscia per non riuscire a dimostrare la propria innocenza. Solo l'aiuto di un avvocato determinato (un Sam Rockwell pazzesco che non sbaglia un colpo) e la pochezza delle prove raccolte riporteranno indietro le lancette dell'orologio a quando era stato acclamato come un eroe per aver salvato numerose vite umane. Ispirato ad una vicenda vera, il film si svolge su due piani narrativi ben distinti, quello delle rocambolesche traversie del buon Richard (e della brava Kathy Bates nella parte della madre) e quello dei tentativi di scoop della giornalista in cerca di carriera (Olivia Wilde), una delle cause del precipitare degli eventi, in grado di sconvolgere l'esistenza anche del più mite cittadino. Un buon film d'impatto visivo ed emozionale, recitato ottimamente da tutto il cast e supportato da una regia nitida, sicura e consolidata che nella mani del regista texano diventa un'esperienza indimenticabile. Tuttavia anche se ottimamente girato ed interpretato dai protagonisti, manca forse un po' di quel misto di cattiveria e poesia di altri film di Clint Eastwood, tutto è fin troppo didascalico e prevedibile, ma al di là di ciò, e come se ce ne fosse il bisogno di dirlo, egli sforna il suo ennesimo grande film su una triste storia americana, sulla falsa riga del suo Sully, la cui morale comune è che gli eroi, oggi, non piacciono a nessuno, a differenza dei colpevoli ad ogni costo. Un po' prolisso ma vedibile senza affanni. Voto: 7

venerdì 3 luglio 2020

[Cinema] L'esordio di George Lucas... e di Clint, Steven & Denis

Generalmente si dice "prendere due piccioni con una fava", ebbene io ne ho presi quattro. Se era infatti naturale che alla visione già programmata l'anno scorso ed ufficializzata quest'anno per la Promessa cinematografica corrente del film d'esordio del regista George Lucas (il padre di Star Wars) ci aggiungessi anche l'esordio cinematografico di Steven Spielberg (in occasione della recensione di 1941 dello scorso aprile anticipai il fatto che pochi ricordi avevo del film in questione e che quindi rinfrescare la memoria dovevo), non era così scontato che ne aggiungessi altri due. E invece, complice la mandata in onda (in occasione del suo compleanno) del film d'esordio come regista di Clint Eastwood e la visione del mese scorso della seconda opera di Denis Villeneuve (qui), ciò è stato possibile. E così, insieme a tre film che hanno lanciato registi conosciuti ed affermati, un quarto del "nuovo che avanza", che (paradossalmente) già conosciuto ed affermato, in futuro potrebbe entrare (se non lo è già) nel gotha del cinema mondiale. Sarà, ma vediamo come tutto è cominciato e cominciò per questi registi.

L'uomo che fuggì dal futuro (Fantascienza 1971) - Esordio interessante, inedito e innovativo, per George Lucas, lontano dai canoni che lo renderanno famoso, ma tra le calde e confortevoli sicurezze di un produttore esecutivo come Francis Ford Coppola e di un soggetto che (per quanto accreditato come originale, per quanto ispirato ad un suo stesso cortometraggio di quattro anni prima) poggia salde basi nella letteratura classica. Le tematiche, come nella migliore tradizione fantascientifica, sono delle più disparate, e la pellicola (ambientata in un futuro distopico dove gli umani assiepati sotto terra sono controllati dalle macchine che hanno schiavizzato gli stessi privandoli di qualsiasi desiderio, emozione, passione, sentimento e personalità, l'unico obiettivo è l'efficienza lavorativa e la fedeltà al sistema) tratta temi moderni e complessi nonostante la breve durata e il basso budget a disposizione. Libero arbitrio, il rapporto uomo-macchina, la religione, la fedeltà al governo, l'amore e i sentimenti, l'identità personale sono alcuni argomenti presenti nel film (a dare il via alla storia sarà la ribellione di due cittadini che aprono gli occhi rinunciando alle pillole di "repressione" che erano costretti ad ingerire quotidianamente). La realizzazione tecnica è buona e la scenografia è perfetta per rappresentare il mondo asettico e spersonalizzante dove i protagonisti sono costretti a vivere, anche la fotografia fredda esalta al meglio questo concetto. Il cast regge bene e abbiamo anche grandi nomi come Donald Pleasence e Robert Duvall fra gli altri. Purtroppo il ritmo è molto lento (cosa in parte giustificabile) e l'opera nonostante (appunto) la breve durata in alcuni punti tende ad annoiare un po'. Inoltre ci sono alcune carenze nella sceneggiatura che possono rendere confusa la storia e complicata la visione allo spettatore. Mi aspettavo qualcosa di più, francamente, ma nel complesso la pellicola ha il suo valore e (fatto salvo il fattore noia) merita la visione. Non bastasse che L'uomo che fuggì dal futuro influenzerà la fantascienza successiva, rimane un film riuscito ed azzeccato per molte cose, per i protagonisti, per certe scene ancora attuali e bellissime (la corsa in macchina in primis) e soprattutto per la scena finale con Duvall sfocato e in primo piano il sole, una vera delizia per gli occhi. In conclusione consiglio questo film (poco conosciuto) a quanti amino la fantascienza anni '70 (e quella in generale) e a quanti siano interessati a scoprire di più (così come ho fatto io) del regista George Lucas precedente a Guerre Stellari. Voto: 6,5

martedì 14 aprile 2020

I film visti in settimana (6-12 Aprile 2020)

A fine marzo (anche se la pubblicità già un mese prima) è comparso sul catalogo di Sky il ventitreesimo film del MCU, ovvero Spider-Man: Far from Home (che come sapete è stato distribuito dalla Sony), e mi è sorto un dubbio. Vuoi vedere che sia Captain Marvel che Avengers: Endgame (antecedenti e quindi da vedersi assolutamente prima) su questi schermi (parabolici) non passerà mai? Che al massimo solo non legalmente potrò vederli? Ebbene è proprio così, la conferma è arrivata giorni dopo quando Disney Plus (che per i diritti può farli vedere solo lei) è diventato realtà (comunque di questo ne riparlerò più approfonditamente venerdì insieme agli amici della Geek League). Per fortuna in soccorso è arrivata mia cugina, che mi ha permesso tramite il suo account di poter sfogliare il catalogo completo. Ebbene, tanti saranno in futuro le mie visioni, ma prima era obbligatorio per me recuperare appunto questi due film, ed è così che in questa settimana vedrò Captain Marvel (la recensione ovviamente ci sarà martedì prossimo), e nelle successive Avengers: Endgame, per poi vedere successivamente il film su Spider-Man. Attendete quindi fiduciosi se volete sapere il mio pensiero in merito a queste pellicole (almeno personalmente) tanto attese. Ecco invece i film che ho visto nella settimana appena trascorsa, sempre sei e sempre misti.

12 Soldiers (Azione 2018) - Tratto da un libro che racconta un fatto reale, la storia di 12 soldati USA delle forze speciali inviati in Afghanistan, sotto copertura nell'ottobre del 2001, poco dopo l'attacco alle due torri di New York, per aiutare le tribù del nord in rivolta contro il regime dei Talebani, 12 Soldiers (o 12 Strong che dir si voglia) è uno di quei film da valutare sotto un duplice aspetto, quello dell'impianto cinematografico e quello dei contenuti. Partendo dal primo aspetto non si può che avere giudizi più che positivi su tutto l'impianto dell'opera. Il film è obiettivamente ben costruito sotto diversi aspetti. Ottimo il ritmo, sempre incalzante, che lascia lo spettatore incollato alla poltrona e supportato da una regia (quella di Nicolai Fuglsig, regista danese che mi risulta essere al suo primo lungometraggio) e da un montaggio dal forte impatto, ma sempre puliti e mai disordinati. Di buon livello anche la fotografia, che soprattutto dal punto di vista paesaggistico, riesce a rendere sufficientemente le difficoltà dei protagonisti ad agire in quei territori così crudi e selvaggi. Passando ai contenuti arrivano le noti dolenti. Lo script, anche se da considerarsi ben fatto dal punto di vista del ritmo narrativo, mostra le sue principali carenze nella struttura e nella credibilità che può avere soprattutto nello sviluppo della vicenda (perché anche se questa è storia vera si fa fatica a credergli). Nel film non è importante chi sono i personaggi, quali siano le loro storie, cosa li abbia portati ad essere quello che sono, conta solo sconfiggere il nemico, punto e basta. Non c'è identità nella sceneggiatura di 12 Soldiers, non c'è lavoro di approfondimento, né tra i personaggi stessi né relativamente ai loro rapporti. La storia è farcita di cliché e di retorica all'inverosimile, con un happy ending finale che ci mostra per l'ennesima volta come grazie allo spirito a stelle e strisce tutto il mondo possa cambiare e diventare migliore. Il film, comunque, non dispiace affatto. Le sequenze di combattimenti, pur non essendo molto varie (come detto) sono ben realizzate e la recitazione accettabile (qui siamo in presenza di un buon cast, senza dubbio, ma in fondo anche attori di ottimo livello come Michael Shannon o Michael Pena o William Fichtner basta andare con il pilota automatico senza particolari sforzi). Peccato per la presenza di un po' troppa retorica "patriottica" (Chris Hemsworth il cuore), più che in qualsiasi altro caso. Per il resto, un discreto film di guerra (con spruzzate di western). Perché certo, altri film dello stesso genere sono più coinvolgenti di questo, avendo una sceneggiatura più azzeccata, una colonna sonora più coinvolgente, ma comunque si passano circa 2 ore senza problemi. Voto: 6

giovedì 6 giugno 2019

Ore 15:17 - Attacco al treno (2018)

Tema e genere: Basato sull'autobiografia The 15:17 to Paris: The True Story of a Terrorist, a Train, and Three American Heroes di Jeffrey E. Stern, Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos, il film racconta la storia dell'attacco terroristico al treno Thalys del 21 agosto 2015 e di come esso sia stato sventato proprio dai tre, anzi, quattro eroi.
Trama: Tre bambini diventano amici. Da giovani si troveranno su un treno ad alta velocità diretto a Parigi, durante un attacco terroristico. Giovani che con il loro coraggio e la loro prontezza riusciranno a salvare la vita a molte persone.
Recensione: Da fan del grande Clint Eastwood mi duole molto commentare negativamente questa sua opera, anche perché lodevole nelle premesse e negli intenti ma purtroppo scadente nell'iter che spinge l'autore texano all'ennesima celebrazione dell'uomo comune, quello che pur non avendo mai avuto un ruolo di spicco si erge dalla mediocrità assurgendo a scudo contro il male. Una celebrazione riuscita nel buon American Sniper, ancor più riuscita nel buonissimo Sully, ma fallimentare in questo film. Stavolta lo spunto è quello della storia vera di tre 23enni americani (due militari e uno studente) in vacanza in Europa che, durante un viaggio in treno verso Parigi, hanno sventato un attacco terroristico che poteva causare decine e decine di morti, ricevendo addirittura la Legion d'onore dal presidente francese Hollande. Raccontata così, la vicenda (che ha fatto il giro del mondo) poteva anche destare interesse, peccato però che tutto ciò sullo "schermo" si esaurisca in appena una decina di minuti, mentre il resto è praticamente inutile ciarpame. Infatti l'attacco terroristico ad opera di un 26enne marocchino, salito sul treno armato di kalashnikov, pistola e quasi 300 munizioni, è stato sventato praticamente subito dal trio americano, esaurendo quindi in brevissimo tempo tutta la parte interessante della storia. Come riempire, quindi, un'ora e mezza di film? Con i temi cari a Eastwood, come il patriottismo, la fede e la spasmodica ricerca del dare un senso alla propria esistenza, tutti temi però esasperati all'ennesima potenza, ma soprattutto con un'interminabile flashback. Infatti per metà film si assiste al noiosissimo coming of age dei giovanissimi e problematici Spencer e Alek che, dopo aver conosciuto lo smaliziato Anthony alle scuole medie e aver affrontato un'adolescenza difficile tra fede e madri single, diventati maggiorenni decidono di arruolarsi (segue quindi relativo addestramento e disavventure correlate). Nella seconda metà del film eccoli ritrovarsi in un'interminabile vacanza europea che li porterà a visitare Roma, Venezia, Berlino, Amsterdam, fino a culminare con il viaggio in treno verso Parigi. Il tutto tra dialoghi imbarazzanti, soporifere "cartoline" delle varie città, decine e decine di selfie, e il disinteresse totale dello spettatore verso questo trio di californiani di provincia che, da Sacramento, si ritrovano per caso a diventare eroi. L'intento di tutto questo "allungare il brodo", inframezzato qua e là da rapidi flash forward sul treno, vorrebbe essere quello di creare una sorta di tensione in vista dello scontro con l'attentatore, ottenendo però il risultato opposto e annoiando mortalmente. E così Ore 15:17 - Attacco al treno, rappresenta un incredibile passaggio a vuoto per il grande Clint Eastwood, che sforna un film noioso e scritto male, con una storia adatta al massimo per un cortometraggio. Un film che in sé non sarebbe nemmeno poi così male, il suo intento era quello di raccontare la storia di questi tre (due) ragazzi, la loro infanzia problematica, le difficoltà nel trovare la loro strada comuni a quelle di un qualsiasi altro individuo e da questo punto di vista raggiunge sicuramente il suo obiettivo, ossia il comunicare che qualsiasi persona può diventare un eroe ed aiutare il prossimo anche senza per forza avere dei superpoteri o essere un cavaliere senza macchia e senza paura, basta avere la giusta dose di coraggio, decisione e (soprattutto) fortuna come del resto si sottolinea anche nel film.

mercoledì 17 maggio 2017

Sully (2016)

Quando si sta per vedere un film di Clint Eastwood significa che si assisterà ad un grandissimo film, perché lui è uomo di cinema, anzi, è probabilmente lui il cinema, dato che ogni suo film rimane nella mente dello spettatore per lungo tempo, studia ogni particolare, che al pubblico può sfuggire ma importante per la completezza del film, ogni soggetto lui lo vive sicuramente nella sua mente immagina come sarà il film prima di scriverlo, come del resto anche altri registi di un certo livello, perché nella sua mente la trama lo deve emozionare, non esiste una scena inutile, in gergo di riempimento, nulla si può cambiare in corsa per qualche difficoltà logistica, deve essere come lui lo immagina. Se la trama è storia vera come in Sully (film del 2016 co-prodotto e diretto dal grande regista), studia alla perfezione tutte le testimonianze, entra nella mentalità delle persone riuscendo a percepire ogni emozione, scavando nel profondo dell'essere. E ancora una volta ci fa rivivere un scorcio di vita di un eroe martoriato dalla burocrazia, i suoi eroi sono quelli veri, reali, decisionali al momento giusto, responsabili di ciò che decidono, mettendo in luce la loro vita e soprattutto ciò che sono e quanto valgono, in questo film viene evidenziata la solita contraddizione Americana, prima eroe poi cialtrone è nuovamente eroe, ma comunque un America umana, che sa giudicare, che riconosce i propri errori. Poiché ciò che può sembrare banale in questo film (e purtroppo non lo è) è il concetto che sta alla base, ovvero può essere messo in discussione un pilota che è riuscito in un impresa più che miracolosa? Ebbene la commissione d'inchiesta solleva e sussurra malevola questo dubbio che sarà al centro della pellicola. Pellicola che, se ancora non sapete, racconta quello che successe pochi anni fa, ovvero il 15 gennaio 2009, quando il mondo intero è testimone del "miracolo sull'Hudson", cioè quando il capitano Sully Sullenberger plana con il suo aereo in avaria sulle acque gelide del fiume Hudson, salvando la vita dei 155 passeggeri a bordo. Tuttavia, nonostante Sully venga acclamato come eroe dall'opinione pubblica e dai mass media per la sua impresa senza precedenti nel mondo dell'aviazione, un'indagine rischia di distruggere per sempre la sua reputazione e la sua carriera.

venerdì 11 marzo 2016

American Sniper (2014)

American Sniper è un film del 2014 diretto da Clint Eastwood. Il film, ha ricevuto 6 nomination agli Oscar 2015, vincendo il Premio Oscar per il Miglior montaggio sonoro. Dal nome, dalla trama ci si potrebbe aspettare il solito filmetto americano patriottico, la solita minestra, ma questo film di Eastwood non lo è quasi per niente, anzi. Perché American Sniper racconta, sì di guerra, ma soprattutto di ciò che essa lascia dentro ai soldati che la vivono. Ma tutti i film di Eastwood (un abile regista) secondo me sono film di un grande narratore, che prende un personaggio, lo analizza, lo racconta e cerca di darci un racconto problematico, non propagandistico. Il finale mi ha sorpreso, non sapevo fosse una storia vera, e addirittura il film è basato proprio sull'omonima autobiografia di Chris Kyle che racconta i suoi trascorsi nella marina americana. Clint ha già provato ad approfondire ogni aspetto della guerra, uno dei suoi temi a lui più cari infatti è il patriottismo americano e l'onore militare. Ma lo fa a suo modo, raccontando una storia vera, strabordante di retorica e eroismo certo, ma è apprezzabile come la storia viene raccontata, magnificamente. Protagonista di American Sniper è Chris Kyle, texano che cavalca tori e non manca un bersaglio, che ha deciso di mettere il suo dono al servizio degli Stati Uniti, fiaccati da molti attentati. Arruolatosi nelle forze speciali dei Navy Seal, Kyle ha stoffa e determinazione per riuscire e ottenere l'abilitazione. Perché come gli diceva suo padre da bambino lui è nato 'pastore di gregge', votato alla tutela dei più deboli contro i lupi famelici. Operativo dal 2003, parte per l'Iraq, inviato con una missione precisa: proteggere i suoi commilitoni e diventa in sei anni, 1000 giorni e quattro turni una leggenda a colpi di fucile. La sua massima precisione salva innumerevoli vite sul campo di battaglia e mentre si diffondono i racconti del suo grande coraggio, viene infatti soprannominato "Leggenda". Nel frattempo cresce la sua reputazione anche dietro le file nemiche, e viene messa una taglia sulla sua testa rendendolo il primario bersaglio per gli insorti. Allo stesso tempo, combatte un'altra battaglia in casa propria nel tentativo di essere sia un buon marito e padre nonostante si trovi dall'altra parte del mondo. Ma il film non solo racconta il suo arruolamento dopo una breve carriera da atleta di rodeo, l'addestramento, le missioni, la perdita di alcuni amici in battaglia, ma anche la costruzione di una famiglia e il ritorno alla vita normale. Kyle, è stato il cecchino che ha ucciso più nemici nella storia dell'esercito degli Stati Uniti (centosessanta uomini abbattuti e certificati) diventando una specie di eroe nazionale. Tornato finalmente a casa, si dedica alla moglie, ai bambini e ai reduci (ai cui guarda le spalle dai fantasmi della guerra del Golfo), ma la sua dedizione gli sarà fatale.