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venerdì 30 settembre 2022

I film del mese (Settembre 2022)

La terza ed ultima stagione de I film della nostra infanzia non solo è la più corposa e la più completa, ma anche la più spettacolare. Vengono inglobati i due episodi speciali dedicati ai film delle feste usciti a cavallo tra la prima e seconda stagione (commento qui) e così ben 8 sono i film presi in "questione" in questa stagione che, svaria tra tanti generi (horror, thriller, fantascienza e commedia) e che ha al suo interno due capolavori, due eccezionali capostipiti, due classici (natalizi) e due cult, il meglio del meglio soprattutto in certi ambiti, per una stagione appunto grandiosa e decisamente mirabile. Ricca di aneddoti e retroscena rimasti sepolti per anni di film che hanno fatto storia e sono rimasti nel cuore di tutti, film quali: Halloween - La notte delle streghe, Venerdì 13, Nightmare - Dal profondo della notte (che neanche a farlo apposta ho rivisto poco tempo fa, recensione qui), RoboCop, Aliens - Scontro finale, Il principe cerca moglie, Nightmare Before Christmas e Elf - Un elfo di nome Buddy. Io infatti ho trovato più di un film a cui sono legato, e di sicuro per ognuno stessa sorte, ed è stato un grandissimo piacere nonché divertimento. Dispiace solo che finisca così, se arriverà o meno un'altra stagione non è lecito sapere, ma una cosa è certa, pochissimi di questi film visti in questo mese di Settembre riusciranno a rimanere nella memoria così a lungo come quelli (tutti 16) della serie completa, ma accontentarsi a volte è giusto, e comprensibile.

Emma Peeters (Romantico/Commedia 2018) - Commediola romantica che ha il pregio di narrare le vicende di quei trentenni dai sogni infranti, intrappolati in una quotidianità vuota e insoddisfacente. Il film affronta infatti il tema del suicidio e della disperata ricerca della felicità, ma in chiave brillante. Non per caso Emma Peeters (diretto da Nicole Palo) è una commedia smaliziata già nei titoli di testa (d'impostazione artistica), con una costruzione premeditata in ogni sua diramazione, a rischio stucchevolezza ed educata anche nello sgarbo, con tanto di musichette favoleggianti, ma costantemente esilarante, attrezzata di un invidiabile spirito d'iniziativa e ulteriormente ravvivata da una protagonista in gran spolvero (Monia Chokri, si dona alla causa con tutta se stessa, un'autentica e strabiliante mattatrice, non male è anche tuttavia la controparte maschile). Pellicola semplice ma abbastanza ben fatta, si lascia tranquillamente guardare. Un delizioso esempio di come la locuzione "Amor vincit omnia" non passi mai di moda, anche quando tutto sembra crollarci addosso. Voto: 6+

Fear Street Parte 2: 1978 (Horror 2021) - Dopo un primo capitolo poco entusiasmante (ma comunque ben riuscito e capace di convincere e/o coinvolgere abbastanza) arriva il prequel che alza decisamente il tiro. I maldestri toni frivoli vengono messi da parte per concentrarsi sul revival camp-slasher del 1978. Rimane il soggetto soprannaturale, una sorta di "Strega di Blair" in confezione patinata che incontra il filone di Venerdì 13. Il tema del camp viene sfruttato al meglio in tutte le sfumature, la regia (della stessa autrice del precedente e del prossimo capitolo, quello finale) è più efficace e la sceneggiatura più interessante giustifica la durata. Numerose le citazioni esplicite e non (Carrie e non solo). Si respira la tipica atmosfera cupa di questo genere di film ed il livello tensivo è apprezzabile, peccato per i toni melodrammatici nel finale. Nel complesso siamo davanti ad una pellicola divertente ed in grado anche di riservare (ancora e nuovamente) qualche sorpresa. Migliore del precedente episodio, non lesina nello splatter e sulle scene più sconce, ben fatto, spero bene per l'ultimo film/capitolo. Voto: 6,5

giovedì 30 giugno 2022

I film del mese (Giugno 2022)

Dai cortometraggi ai documentari il passo è breve, e se questi di Cinema parlano/descrivono, "manco la bocca devi aprire". Ho infatti atteso di avere Netflix e dell'occasione per vedere la docuserie I film della nostra infanzia, spin off della serie I giocattoli della nostra infanzia (che anch'esso forse recupererò), ed è stato un gran divertimento. Certo, ho visto delle 3 solo la prima di stagione, ovvero delle 16 puntate solo quattro, ma sicuramente non mi perderò le altre, non mi perderò le storie dietro alcuni dei film che hanno influenzato intere generazioni, comprese le interviste con gli attori, i registi e gli addetti ai lavori che si sono impegnati nella realizzazione di questi classici. Eppure l'inizio non è stato dei più eccezionali, difatti si comincia con Dirty Dancing - Balli proibiti, che, qui lo dico e qui lo nego, non ho mai sopportato, ma i retroscena davvero interessanti, alla fine più del film penso d'aver più apprezzato tutto quello che nel documentario (durata variabile 50 minuti) viene svelato. Fortunatamente dal secondo si comincia a ragionare, ecco infatti Mamma, ho perso l'aereo, che nonostante alcuni retroscena già sapevo e/o conoscevo ho apprezzato moltissimo. Sapevo quasi tutto invece del terzo, di Ghostbusters - Acchiappafantasmi, ma anche più del secondo ho ammirato il tutto, perché i Ghostbusters sono i Ghostbusters. Ultimo, un gran bel botto, quelli tantissimi che c'erano in Trappola di cristallo, uno degli action più belli di sempre. A tal proposito, grazie al nostro Cassidy di quartiere (conoscete tutti il blog La Bara Volante vero?) che di cinema se ne intende, alcune chicche erano già state svelate (ed anni addietro), ma tra sorprese che non sapevo ed espedienti che non conoscevo, un piacevole e godibilissimo intrattenimento. Come quello che ahimè solo in pochi hanno offerto i lungometraggi visti in questo mese, nessuno diventerà un classico (a parte uno che già lo è), ma almeno alcuni di certo vedibili sono, scoprite quali.

Lady Macbeth (Dramma 2016) - L'origine shakespeariana mutuata dal romanzo breve di Nikolaj Leskov rendono questa Lady Macbeth un oggetto particolare, lo rendono un film strano ed affascinante. Una protagonista eccellente (una già brava e fulgida Florence Pugh, che da qui migliora progressivamente) per un film che convince non tanto per la trama quanto per le atmosfere e il gusto ricercato delle inquadrature oltre che per la tensione che permea progressivamente la vicenda. Una vicenda dai tratti gelidi sullo sfondo di una campagna spoglia e isolata dal mondo, scenario perfetto per un dramma che sale lentamente fino all'exploit finale. Un'impostazione molto teatrale ma certamente efficace nel trasmettere un senso di crudeltà ai limiti del gratuito. Il risultato è un film intrigante ma che non avvince del tutto. Tragica ma priva di pathos nel senso più classico, la pellicola dell'esordiente William Oldroyd, interessa e convince, però solo a metà. Voto: 6

Youtopia (Dramma 2018) - Delicato nelle premesse, angosciante nello sviluppo, troppa iella, però, sembra disorientare e il finale non giunge molto catartico. Occasione non del tutto persa ma sostanzialmente mancata di scandagliare con giusto coraggio e volontà una virtualità nella quale le carte della disumanità, dell'anomia e di una nuova idealità di socializzazione si mescolano con più complessità di quanto si vorrebbe credere (la vera "profonda rete" su cui indagare). Berardo Carboni e i suoi invece passano per troppe scorciatoie di scrittura, asciugando dove sarebbe stato utile soffermarsi e viceversa. Non è da bocciare ma nemmeno da elogiare tanto, diciamo che si può guardare e alla fine non c'è rimpianto però ci sono recitazioni scadenti dove si salva solo la ragazzina, e che ragazzina, Matilda De Angelis, non più una brava esordiente di belle speranze, ma sempre più una conferma che dimostra tutta la sua maturità di attrice. Voto: 5,5

mercoledì 5 gennaio 2022

[Cinema] Christmas Movie (Natale 2021)

Una nuova stagione cinematografica ricomincia, una stagione che si prospetta diversa dalle altre, con il limite di un post a settimana e con la soppressione di alcuni post tradizionali, compreso l'ultimissimo di ogni anno, quello precedente a questo che ha chiuso il 2021, il Saba Beauty Awards che va in pensione, per vari motivi che non sto a dire. E tuttavia si riparte alla stessa maniera di sempre, con appunto i film di Natale visti la scorsa festività (compreso un "Vintage Movies" che fa da apripista al ritorno dell'Angolo Vintage), che pubblico esattamente prima dell'Epifania (oltretutto per l'ultima volta vi fornirò la lista dei film evitati e/o scartati del periodo, semplicemente perché non ne vale più la pena), che le feste porta via. A proposito di ciò, quest'anno sotto l'albero ho trovato Netflix, per dire che il 2022 sarà davvero intenso, anche se paradossalmente saranno di meno le visioni filmiche rispetto al passato, ma son sicuro che ugualmente bello sarà, cinematograficamente parlando, quest'anno appena cominciato. Un anno che, incrociamo le dita, migliore, e in generale, anche sarà.

Non ti presento i miei (Dramma/Commedia 2020) - Classica commedia di stampo natalizio, che sostituisce l'ormai vecchio retaggio del presentarsi insieme al fidanzato di colore con il portare a casa una fidanzata lesbica e nasconderla ai genitori ultra-conservatori. Nonostante il tema non sia fresco, così come le battute e le gag (prevedibili), il tutto funziona per il garbo della sceneggiatura (che comunque tende forse troppo al dramma) e la bravura dei suoi interpreti, con una Kristen Stewart ben calata nella parte e una Mackenzie Davis che le fa da giusto contraltare. La regia propone lo stile solito da dedicare al periodo e alla fine si resta piacevolmente intrattenuti, nonostante la retorica, la banalità, l'immancabile buonismo finale ed una certa ostentazione (forse evitabile) dell'essere omosessuale. Comunque Happiest Season, opera della (ora anche) regista Clea DuVall, è carina sì, ma affatto memorabile. Voto: 5,5

Natale a 8 Bit (Avventura/Commedia 2021) - Uno sguardo nostalgico verso l'adolescenza, un tempo che non tornerà più, con i piccoli problemi di un ragazzino, e dei suoi amici, alla continua ricerca nel realizzare il sogno di possedere un Nintendo. 8 Bit Christmas è un film per famiglie che ha lo scopo di esaltare la famiglia come l'unica cosa veramente importante, al di là dei piccoli ed effimeri desideri di fanciullo, che va oltre le festività e che promuove, anche con evidente leggerezza, la forza, l'unione e la spensieratezza, anche a fronte di qualche sacrificio. Una morale non nuova ma sempre efficace, soprattutto in periodi come questi. A conti fatti un buon prodotto, che avrà anche tutti i difetti tipici di questo tipo di film, ma svolge il suo compito degnamente. Come degnamente svolge il compito il cast, forse poco sfruttata la comicità di Neil Patrick Harris, che più di un sorriso me l'ha strappato. Colonna sonora niente male e regia nella media, per un film che probabilmente non rimarrà nella storia, ma che nella playlist delle prossime festività un posto sempre avrà, come in queste d'altronde, in cui bene sta. Voto: 6,5

mercoledì 17 marzo 2021

I film del periodo (24 Febbraio - 14 Marzo 2021)

Il momento (spero) tanto atteso sta per arrivare, lunedì infatti (salvo imprevisti) ci sarà la Promessa cinematografica inerente alle vostre richieste filmiche, film vecchi e nuovi, di genere e non di genere, 9 film che se mi saranno piaciuti, bene, se no, sarà stata tutta colpa vostra (ovviamente scherzo). Non anticipo niente, però è stato un "obbiettivo" interessante da vedere, ma per saperne di più, c'è da attendere (appunto) qualche giorno. Non c'è da attendere un minuto invece per vederne/leggerne di quei film da me visti negli ultimi 20 giorni, più rispetto ai precedenti periodi (ciò dovuto allo Speciale Sanremo e al post del mio compleanno che si sono presi la settimana scorsa di pubblicazione), e infatti più film. E tra i 12 film, tante visioni interessanti. Tuttavia devo segnalare il fatto che la Japan Animation abbia trovato momentaneamente posto nell'Angolo Vintage, i classici comunque torneranno presto a fare capolino. Ecco in ogni caso cosa ho visto.

La vita invisibile di Eurídice Gusmão (Dramma 2019) - La storia di due sorelle che tentano di emanciparsi, ognuno a suo modo, in una società fortemente maschilista e patriarcale. Diretto da Karim Aïnouz e sceneggiato da Murilio Hauser, il film infatti, film premiato a Cannes, basato sull'omonimo romanzo del 2016 di Martha Batalha, ambientato nella Rio de Janeiro del 1950, racconta la storia di due sfortunate sorelle che per colpa di un padre padrone, prepotente e burbero, sono costrette a separarsi e a non rivedersi (presumibilmente, anche se non rinunceranno mai all'idea di ritrovarsi un giorno) mai più. La fotografia e le ambientazioni son bellissime e catturano fin dai primi minuti. Il film però mi è sembrato girare un po' a vuoto per una buona ora, poi, finalmente, ha una svolta che lo rende più interessante, procede poi per alti e bassi fino al finale, toccante ed intenso ma che, secondo me, solleva solo in parte le sorti del film. Un film che dura parecchio, forse troppo, i suoi 140 minuti si fanno sentire. Buona la recitazione delle due giovani che risultano davvero credibili e, anche se alle prime esperienze, sono ben dirette, la pellicola è certamente utile per diffondere socialmente e intellettualmente consapevolezza sulla castrazione pluri secolare che le donne hanno dovuto inutilmente subire da parte della violenza, arroganza e inutilità di molti uomini insicuri e pestilenziali, ma non si eleva (non resta impresso) come era lecito aspettarsi. Rappresentò il Brasile nella corsa agli Oscar, ma non finì nella cinquina finale, un motivo ci sarà. Comunque buon melodramma. Voto: 6+

Richard Jewell (Biografico/Dramma 2019) - E' curioso come il buon Clint Eastwood, dopo una carriera di attore quasi sempre in ruoli vincenti, abbia scelto, nella sua non lunga ma prolifica "seconda vita" di regista, di dedicarsi a protagonisti sostanzialmente perdenti o quantomeno ai margini, dalla ragazza pugile con un passato (e soprattutto un futuro) difficile, all'ultimo bianco rimasto a vivere in un quartiere di ispanici ed asiatici, fino al florovivaista fallito che si ricicla come corriere di droga ottuagenario (per citarne solo alcuni). Anche in questo valido film riesce con capacità e verosimiglianza a raccontarci le vicende di un pingue bonaccione che, amante della polizia ed ex vice-sceriffo declassato a guardia privata, sventa un attentato durante le olimpiadi di Atlanta '96 salvo poi essere accusato, in maniera quanto meno superficiale, di esserne l'artefice. L'ottimo protagonista (Paul Walter Hauser, già apprezzato in Tonya, dove paradossalmente era ugualmente "impacciato", è perfettamente calato nel ruolo, notevole anche la somiglianza fisica) vive così una sorta di vicenda kafkiana dove tutto sembra remare contro di lui, aumentandone l'angoscia per non riuscire a dimostrare la propria innocenza. Solo l'aiuto di un avvocato determinato (un Sam Rockwell pazzesco che non sbaglia un colpo) e la pochezza delle prove raccolte riporteranno indietro le lancette dell'orologio a quando era stato acclamato come un eroe per aver salvato numerose vite umane. Ispirato ad una vicenda vera, il film si svolge su due piani narrativi ben distinti, quello delle rocambolesche traversie del buon Richard (e della brava Kathy Bates nella parte della madre) e quello dei tentativi di scoop della giornalista in cerca di carriera (Olivia Wilde), una delle cause del precipitare degli eventi, in grado di sconvolgere l'esistenza anche del più mite cittadino. Un buon film d'impatto visivo ed emozionale, recitato ottimamente da tutto il cast e supportato da una regia nitida, sicura e consolidata che nella mani del regista texano diventa un'esperienza indimenticabile. Tuttavia anche se ottimamente girato ed interpretato dai protagonisti, manca forse un po' di quel misto di cattiveria e poesia di altri film di Clint Eastwood, tutto è fin troppo didascalico e prevedibile, ma al di là di ciò, e come se ce ne fosse il bisogno di dirlo, egli sforna il suo ennesimo grande film su una triste storia americana, sulla falsa riga del suo Sully, la cui morale comune è che gli eroi, oggi, non piacciono a nessuno, a differenza dei colpevoli ad ogni costo. Un po' prolisso ma vedibile senza affanni. Voto: 7

sabato 21 novembre 2020

I film del periodo (9-19 Novembre 2020)

A distanza di pochi mesi da quando l'ho visto la prima volta, ecco la seconda, infatti, nella notte di Halloween, Sky ha mandato in onda in prima visione Il colore venuto dallo spazio (Color Out of Space), ed ho così avuto l'occasione di vederlo doppiato in italiano. Sì perché per lo speciale H. P. Lovecraft del 20 Agosto scorso decisi (ma era l'unico modo) di vederlo sottotitolato (sempre grazie al Guardaroba di Giuseppe). Ebbene, quello che posso dire è che seppur perda leggermente per questo "particolare", e comunque il doppiaggio non è affatto malaccio, la potenza visiva e la validità cinematografica rimane inalterata. Perché insomma piaciuto mi era e piaciuto mi è, ed a proposito di quello che mi è piaciuto, ecco cosa in questi ultimi 10 giorni mi ha soddisfatto e/o deluso.

SEMAFORO VERDE PER...
Cattive acque (Dramma/Thriller 2019) - Regista dalla spiccata personalità, Todd Haynes (quello dell'elegante e raffinato Carol per intenderci) mette da parte il suo stile per dirigere un film che si colloca nel solco della tradizione americana delle pellicole con forte vocazione all'impegno civile. Una storia (di sicuro impatto) ben raccontata (e con una sceneggiatura che fa presa, che anche se non decolla mai con impeti emotivi o grossi colpi di scena, intrattiene per quello che deve) di opposizione allo strapotere industriale. Ben sottolineata la fragilità del protagonista, che paga un notevole pegno personale alla sua battaglia, impersonato dal bravissimo Mark Ruffalo che mette in ombra il resto del (gran) cast. Cattive acque è infatti un film d'inchiesta, contro i poteri forti, contro le industrie, contro le istituzioni, contro la lentezza della burocrazia. Sottilmente acuto e riflessivo: anche se le fabbriche avvelenano l'uomo, l'uomo ne ha bisogno per lavorare, per vivere. L'avvocato Rob Billott (Mark Ruffalo qui per metà produttore) se ne accorgerà sulla propria pelle. Difensore di aziende chimiche si "convertirà" grazie ad un "vaccaro", quando questi gli mostrerà come le sue mucche impazziscano nel bere le acque sporche. Motivo? Teflon, un agente chimico che riveste utensili domestici come le pentole. La fabbrica smaltisce veleno e le falde acquifere sono contaminate. Colpisce e mette una certa impotenza, soprattutto leggendo gli impressionanti titoli di coda. Certo, niente di nuovo rispetto ad altre pellicole di genere, anzi, è pure un po' troppo verboso, malgrado ciò è avvincente, è ben interpretato e diretto con mano sicura dal regista, di cui questo non è forse il suo migliore, ma è in ogni caso un valido prodotto. Voto: 7

martedì 27 ottobre 2020

I film del periodo (12-25 Ottobre 2020)

In anticipo questo mese rispetto alla programmazione standard, ma dovreste saperlo dopotutto che arrivati a questo periodo dell'anno riservare gli ultimi giorni di Ottobre ad una particolare festività è diventato un piacere dopo che quasi un obbligo. Anche quest'anno infatti, come in tutti gli scorsi, il 31 ci sarà il classico "Movie for Halloween", la recensione di un film a tema, di un film del giorno di Halloween. Un piccolo evento questa volta anche collettivo spero, ma da solo od in compagnia, la mia "partecipazione" è certa. Però prima di arrivare a ciò ovviamente, ci sono giorni e soprattutto le pellicole del periodo (delle ultime due settimane) viste da farvi "conoscere". Alcune sorprendenti, altre molto interessanti ed altre com'è ovvio deludenti. C'è un po' di tutto, buona lettura.

SEMAFORO VERDE PER...
Jojo Rabbit (Guerra/Commedia 2019) - L'orrore della guerra visto con gli occhi di un bambino era un'idea già vista ne "La vita è bella", a Taika Waititi (ormai non solo più regista di talento ma di livello) va comunque il merito di saper rendere questa storia surreale con la sua personale versione grottesca e buffa di Hitler. Attraverso il protagonista tira fuori le ideologie folli del nazismo, lo fa in un modo paradossalmente divertente. Il film (difficile da accettare nelle prime scene ma toccante e lirico nel finale) sa essere infatti ironico ma sa commuovere allo stesso tempo. I personaggi sebbene rappresentati in maniera caricaturali in una bella fotografia dai colori caldi e avvolgenti a voler sottolineare il tono quasi fiabesco sono comunque sempre spietati nazisti. Noi seguiamo il nostro JoJo muoversi in questo mondo con il ridicolo grillo parlante Adolf nel percorso di crescita per scoprire a come reagirà alla ferocia nazista. Questa è infatti e soprattutto la storia di un drammatico percorso di crescita di un bambino, il bisogno di essere accettato, la mancanza del padre e la necessaria ricerca di un modello. Tutto questo e di più raccontato con leggerezza ma fuggendo dalla banalità (di questo bisogna ringraziare doverosamente la sceneggiatura che, liberamente tratta dal romanzo del 2004 Il cielo in gabbia di Christine Leunens, ha pure vinto un Premio Oscar). Ottimi tutti gli interpreti (dall'esordiente Roman Griffin Davis bravo ad interpretare il piccolo protagonista come Thomasin McKenzie quello della ragazza ebrea fino ai più navigati Sam Rockwell e Scarlett Johansson) e bravo il regista a dirigerli. Bella scelta musicale con i Beatles e David Bowie in tedesco. E insomma gran film, un film bello ed emozionante. Voto: 7,5

venerdì 31 agosto 2018

Gli altri film del mese (Agosto 2018)

E' passato anche Agosto, è passata probabilmente anche l'estate, tuttavia il tempo per il cinema e per la musica (a tal proposito il post sui tormentoni e le altre canzoni preferite dell'estate è già programmato) c'è sempre. E proprio questo connubio mi ha dato l'occasione di vedere un film concerto del 2014 diretto da Roger Waters e Sean Evans e basato sul tour The Wall Live (2010-2013) tenuto da Waters, intitolato per l'appunto Roger Waters the Wall. Un film che tuttavia non mi ha lasciato del tutto soddisfatto, anche perché personalmente non ho mai molto amato "The Wall". Troppo cupo, pesante, a tratti retorico. Dei Pink Floyd ho sempre preferito di gran lunga altri album, ma qui si va troppo sul soggettivo. Ciò nonostante, non ho potuto che ammirare la straordinaria messa in scena del concerto di Waters, una botta forte ai sensi, un mix frastornante di emozione e tecnologia, con effetti speciali da paura e quel muro gigantesco che viene lentamente costruito sul palco. Interessante, quindi, lo sviluppo su più livelli: da una parte un on the road con Waters che fa i conti col passato e visita i luoghi dove sono sepolti nonno e padre, entrambi uccisi dalla follia della guerra, dall'altra l'esperienza travolgente del live. Il che permette anche ai non fan di capire meglio le dinamiche e il senso complessivo di un'opera complessa e impegnativa come "The Wall", parabola sulla guerra, il senso di perdita, l'amore e la vita. Waters scava nel profondo della propria storia personale e della propria sensibilità, raccontando il dramma e l'assurdità di ogni conflitto, di ieri e di oggi, scagliandosi contro autoritarismi e condizionamenti. Un messaggio potente e tristemente attuale, in questi tempi di nuovi "muri" e sempiterne lotte. E, poi, la musica. Una superband e canzoni entrate di diritto nella storia del rock: dall'immancabile "Another Brick In The Wall" a "Comfortably Numb". Il tutto girato e mixato con suoni e immagini impeccabili, occhi e orecchie ringraziano per un'esperienza comunque "totalitaria" davvero incredibile. Un'esperienza personalmente non così intensa di quanto mi sarei aspettato ma discretamente soddisfacente, come in parte per i quattro film di questa lista.

martedì 19 dicembre 2017

Tutti gli altri film visti durante il 2017: Azione/Western (American Ultra, Criminal, Man of Tai Chi & The Salvation)

Nono e penultimo appuntamento con l'inossidabile genere action, a cui facile è affiancare il genere western, dopotutto sempre di sparatorie e mazzate qui si parla. Un po' Chuck, un po' MatrixAmerican Ultra è una commedia d'azione del 2015, per fortuna con più azione che comicità, che nonostante la poca originalità e la non eccezionalità della trama, senza infamia e senza lode, porta a casa il risultato. Anche perché la prima impressione guardando questo film, è che sia derivato da un fumetto, un po' come (il passabile) Scott Pilgrim o (l'ottimo) Kick Ass, il giovane e solitario Mike (Jesse Eisenberg) vive con la coetanea Phoebe (Kristen Stewart) e quando non lavora (ma anche quando lavora) in un market sempre deserto, passa il tempo a fumarsi canne su canne e disegnare fumetti di scimmie astronaute. Salvo essere preso da assurde crisi di panico ogni volta che cerca di allontanarsi dalla routine o dal paese tra i boschi della Virginia dove vive. Potrebbe essere l'inizio di una commedia alla Clerks, ma la svolta si fa interessante, e il tono più drammatico, non appena si scopre che in realtà Mike è un operativo della CIA cui è stata piallata la memoria e data una nuova identità. Il progetto che lo vedeva "dormiente" è stato annullato e un ambizioso capetto dell'Agenzia (Topher Grace) vorrebbe toglierlo di torno definitivamente, ma un'altra dirigente con scrupoli di coscienza (Connie Britton) decide di "risvegliarlo" perché possa difendersi. Mike è rappresentato come un tenero stordito che naturalmente non si capacita delle doti assassine che scopre di avere. E questo riesce però a rendere le situazioni più divertenti e la violenza meno realistica, specie in alcune scene dagli effetti speciali molto azzeccati (la prigionia nella cantina dello spacciatore illuminata da luci UV, l'uso di una padella come sponda per sparare stando nascosti, ecc.).

venerdì 15 dicembre 2017

Tutti gli altri film visti durante il 2017: Fantascienza/Avventura Fantasy (Equals, Morgan, Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2 & Warcraft: L'inizio)

Settimo appuntamento con l'avventura fantasy e fantascienza che, seppur alquanto diversi nei generi e nei temi, raccontano sempre storie interessanti, non sempre originali, ma simili. Ambientato in un presunto futuro in cui tutte le emozioni sono azzerate a favore di una compostezza e di un'uguaglianza fittizie, Equals, film del 2015 diretto da Drake Doremus e prodotto tra gli altri da Ridley Scott, è uno sci-fi a sfondo romantico che fa vivere l'amore vietato tra due ragazzi interpretati da Kristen Stewart e Nicholas Hoult, anche se al contrario dei classici young adult, si rivela essere qualcosa di un po' diverso. Anche perché seppur la trama analizza temi non nuovi al repertorio cinematografico ed anzi alquanto attuali come l'omologazione degli individui, la supremazia della scienza e dell'intelletto, la meccanizzazione del mondo, portando all'estero certe situazioni come il concepimento programmato o la conoscenza dell'universo come unico scopo di esistenza, esso è un prodotto che si distanzia dai suoi simili soprattutto perché, a differenza della frenesia, per esempio, di un Divergent, è un film che si prende i suoi tempi e sviluppa la storia senza fretta (come fosse una puntata di Black Mirror, ma senza la sua straordinaria profondità), tratteggiando con cura prima la società in cui si svolge la vicenda (dove in un mondo futuro privo di avidità, povertà, violenza e sentimenti, una nuova malattia minaccia di risvegliare emozioni sopite, instillando l'amore, la depressione, la sensibilità e la paura in chi ne viene colpito, prima di essere rapidamente allontanato dalla società e mai più rivisto), poi introduce i due "stars crossed lovers" protagonisti e racconta la loro storia d'amore che ricalca, per certi versi, quella classica di Romeo e Giulietta, dopotutto in tale contesto distopico, i giovani Nia e Silas vivranno sulla loro pelle i dilemmi generati da una relazione proibita. L'azione quindi, specialmente nella prima parte, è quasi azzerata, mentre nella seconda parte di film la tensione si fa via via più forte. E a ben vedere, il ritmo della narrazione rispecchia la storia stessa, all'inizio la ripetizione, l'automatismo, la staticità, poi, con lo sbocciare dell'amore fra Silas e Nia, il film si anima, si tinge di nuove sfumature, di quelle emozioni che i personaggi sono obbligati a reprimere.

venerdì 10 novembre 2017

Billy Lynn: Un giorno da eroe (2016)

Non sono abbastanza esperto per discutere il film dal punto di vista tecnologico, anche perché di film in 3D non ne ho visto nemmeno uno, mi limito quindi a una lettura "classica" come sempre, come in tutti quei film qui da me recensiti, valutando la pellicola nel rapporto tra sceneggiatura e regia, cercando di coglierne i motivi di fondo e del perché mi è abbastanza piaciuto. Billy Lynn: Un giorno da eroe (Lynn's Long Halftime Walk), film del 2016 diretto da Ang Lee infatti, adattamento cinematografico del romanzo di Ben Fountain "È il tuo giorno, Billy Lynn!", emozionante e tragicamente reale, che non è un film di "guerra" ma sulla guerra (dimenticate il classico film di guerra, dato che qui le scene di azione sono poche, frammentate e vissute in flashback), riesce nonostante un incipit abbastanza ordinario, a stupire e a coinvolgerci (almeno personalmente è stato così). Anche perché una rappresentazione non bellica del soldato e la forte presenza di uno spirito che smonti la logica repubblicana segnano le premesse di questo interessantissimo film, che nella ricerca e nel raggiungimento della propria ragione si trasforma in una ben più comune storia sul reduce di guerra a base di retorica, sul post-trauma, sull'onore del militare, sul suo essere incompreso, sulla sua alienazione e sulla sua voglia di vita, in parametri assolutamente scontati. Tutti temi che però, sviscerati dal grande regista taiwanese, autore di tante piccole perle come La Tigre e il DragoneLussuria: Seduzione e tradimento e Vita di Pi, riescono ad appassionare, grazie anche alla sua costruttiva (severa ma giusta) critica (vista attraverso gli occhi di un'umile ragazzo) alla spettacolarizzazione della guerra.

lunedì 15 febbraio 2016

Still Alice (2014)

Still Alice è un film del 2014 scritto e diretto da Richard Glatzer e Wash Westmoreland, con protagonista Julianne Moore, la quale grazie alla sua interpretazione si è aggiudicata il Premio Oscar per la Miglior attrice protagonista. La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo Perdersi (Still Alice), scritto nel 2007 dalla neuroscienziata Lisa Genova e pubblicato in Italia da Edizioni PiemmeAlice Howland è una donna alla soglia dei cinquant'anni, moglie, madre e professoressa di linguistica alla Columbia University di New York, orgogliosa degli obiettivi raggiunti. Alice ha una bella vita, tanti ricordi, ha una solida famiglia composta dal marito chimico e tre figli: Anna, Tom e Lydia. Ad un certo punto, nella vita di Alice, qualcosa comincia a cambiare, dapprima qualche dimenticanza ed in seguito veri e propri momenti di "vuoto" durante i quali non riconosce il posto in cui si trova. Questi eventi convincono Alice a ricorrere ad accertamenti medici e le viene diagnosticata una forma presenile di Alzheimer di matrice genetica. Confermata la diagnosi dopo una serie di episodi allarmanti, le sue certezze crollano, diventando una donna fragile e indifesa, anche agli occhi della famiglia che l'ha sempre vista come un pilastro. Il film racconta come Alice affronti la malattia, questa forma rara e precoce che le sta portando via tutto, ed il progressivo ed inarrestabile decadimento cognitivo. La difficoltà nel linguaggio e la perdita della memoria non le impediranno comunque di lottare, trattenendo ancora un po' la donna meravigliosa che è e che ha costruito tutta la vita. Si sente spesso dire che il cinema è terapeutico, che cura il 'male di vivere', la malattia, la sua insensatezza. Ci sono film che effettivamente favoriscono l'anamnesi e l'autoanalisi, emergendo i fantasmi o i passeggeri oscuri che ci portiamo dentro. Non sconfiggono malattie e nemmeno combattono le patologie, eppure questi film curano, raccontando storie di cura anche quando non è proprio possibile curare, guarire. Still Alice, appartiene a questo genere, fornendoci una spiegazione e un'argomentazione emozionale del morbo di Alzheimer, la storia di una deriva, la vicenda di una donna intelligente e speciale che perde giorno dopo giorno le tracce di sé, del tempo, di quando c'era, era, esisteva e conosceva il suo nome, quello della sua primogenita, quello delle persone care e delle emozioni della vita di Alice Howland.

giovedì 7 gennaio 2016

Tutti gli altri film visti durante le feste - 1a parte

La piramide è un horror claustrofobico del 2014, girato come un falso documentario secondo la tecnica del found footage. Un team di archeologi americani cerca di svelare i segreti di un'antica piramide sepolta sotto il deserto egiziano. Mentre lavorano nelle profondità, si perdono nelle oscure catacombe. In cerca di una via d'uscita si rendono conto non solo di essere in trappola ma di essere prede di una creatura misteriosa e antica, oltre che famelica. Il cinema horror ha utilizzato i misteri dell'antico Egitto molte volte e non ha ancora smesso. Un film adatto ad una serata di divertimento, prima parte solita routine, poi migliora con un terzo atto piuttosto interessante.
La tensione è ben sorretta da qualche irruzione violenta e truce anche se in alcuni momenti la vicenda cade vittima di una certa monotonia, con il consueto gioco al massacro e all'eliminazione progressiva dei personaggi. Accettabile la prova di un cast senza nomi particolarmente illustri (tranne Denis O'Hare). Nell'insieme, un film che si lascia vedere, un horror di buona qualità considerando gli ottimi effetti visivi e sonori, vero punto di forza del film appartenenti ad un B-movie. Purtroppo finale troppo classico, ma era abbastanza plausibile che succedesse. Da segnalare il robottino mandato in avanscoperta, un mix tra Wall E e Corto Circuito. Voto: 6