giovedì 29 novembre 2018

I peggiori film del mese (Novembre 2018)

Se devo sintetizzare con due parole questo mese, direi che questo mese di novembre è stato il mese delle occasioni sprecate, perché molte sono state le pellicole che ho visto, comprese alcune (quasi tutte) della lista qui presente, che hanno sprecato il loro potenziale, che potevano essere e diventare qualcosa in più, qualcosa di un po' meglio, e che invece si sono perse e alla fine hanno un po' deluso. Si sono insomma rivelati film mediocri.

The Last Witness (Thriller, Gran Bretagna, Polonia, 2018): Possiede un bel potenziale per un essere uno di quei thriller cospirazionisti, dove l'indagine di un giornalista si allarga a macchia d'olio in maniera imprevedibile e e dalle conseguenze pericolose sia a livello individuale, sia per le ripercussioni sullo scacchiere mondiale. Eppure il film manca completamente di mordente e si trastulla in particolari di poca importanza come la storia d'amore tra lo stesso giornalista ed un ufficiale donna dell'esercito inglese. Il film infatti, diretto da Piotr Szkopiak, con Alex Pettyfer, Robert Więckiewicz e Talulah Riley, un thriller che orbita attorno al tristemente celebre massacro di Katyn (dove 20 mila polacchi persero la vita in modo crudele), seppur storicamente apprezzabile e racconti una vicenda tragica e notevole, e riesca bene a miscelare thriller e dramma, soprattutto dal punto di vista visivo non convince particolarmente, considerato che le immagini sono spesse plumbee e poco incisive: ciò che resta è quindi un'estetica poco ispirata ed eccessivamente economica. La trama poi commette l'errore di disperdere quei pochi momenti di complessità, trascinandosi da una scena all'altra con inerzia e un pizzico di goffaggine. La sceneggiatura, come detto, parte con i giusti presupposti, possedendo tutti i pezzi di cui necessita un buon thriller per creare una storia dal mistero efficace e spiazzante. Ma con l'incedere della pellicola ciò che si percepisce è la mancanza di una vera atmosfera cospiratoria, che dissipa suspense e intrighi, andandosi ad impantanare in una storia d'amore artificiosa, avvilente ed inappagante. Alex Pettyfer e Talulah Riley alternano interpretazioni appena soddisfacenti che non riescono a spostare l'attenzione dalla totale mancanza di spina dorsale della trama, che in ultima analisi non ha la forza né la capacità drammatica di poter reggere su di sé un mistero così fitto, né tanto meno rendere giustizia ad uno degli orrori meno conosciuti della seconda guerra mondiale. Voto: 5,5

Within: Presenze (Horror, Usa, 2016): La partenza è di quelle da brividi, da non intendersi però in senso positivo. Tutta la peggior summa di stereotipi inerenti i film con presenze infestanti prende forma tra la solita famigliola fresca di trasloco, un'adolescente incavolata col mondo, un gatto che vede cose celate a noi miseri umani e quindi il consueto armamentario di suoni sinistri, oggetti spostati e ombre misteriose. La pellicola del misconosciuto Phil Claydon (in cui il cast non è malaccio, anche se Erin Moriarty non spicca particolarmente) tenta di prendere il volo sfruttando fondamentalmente un unico colpo di scena, poi dilatato senza trovare particolari idee originali o snodi sbalorditivi. A dirla tutta una ventina di minuti in meno non avrebbero cambiato di molto il risultato complessivo, anche se in tutta sincerità l'appendice conclusiva qualcosina in più regala. Nel complesso però il film soffre di una piattezza indiscutibile con la tanto sospirata sorpresa a rivelarsi un bluff, in quanto purtroppo già utilizzata altrove più volte e in modo migliore, risultando alla fine perciò poco accattivante. Non resta quindi che tentare di godersi l'azione tutto sommato ben congegnata dell'ultima mezz'ora, tenendo però presente che prima di arrivare al dunque urge sorbirsi un'insopportabile fiera della banalità su ghost-house e affini. Da guardare solo una volta. Voto: 5

L'uomo di neve (Giallo, Gran Bretagna, 2017): The Snowman si presenta come il più classico dei gialli, dove una vecchia gloria della polizia ormai in declino ed incapace di intrattenere relazioni umane stabili si metterà all'aiuto della nuova e carina stella emergente della polizia locale per risolvere una serie di efferati delitti a cui nessuno sembra venirne a capo. Sinceramente prima di approcciarmi all'opera il sapere che dietro alla macchina da presa ci sarebbe stato quel Tomas Alfredson che tanto bene aveva fatto con lavori come La Talpa o Lasciami Entrare aveva fatto accrescere in me un certo tipo di aspettative (anche il trailer in verità). Aspettative che non sono stato affatto ripagate, sotto nessun punto di vista. La storia scivola via in modo quasi impercettibile riempita di cliché e personaggi già visti e ritriti in questo genere di film. La sceneggiatura purtroppo non la sorregge, balbettante sin dalle prime battute fatica e seguire un certo filo logico senza mai regalare un po' di imprevedibilità alla vicenda, non riuscendo nemmeno ad imprimere quell'atmosfera tipica e caratteristica dei lavori del regista svedese. Purtroppo anche dal punto di vista cinematografico il lavoro non lo si può considerare soddisfacente, il montaggio è privo di ritmo ed alcune scene sono girate in modo molto approssimativo. L'impressione è che il film abbia tutte le potenzialità per dare qualcosa ma che la non giusta gestione di tutte le risorse abbia alla fine creato un'opera confusa, poco avvincente e di cui si poteva fare tranquillamente a meno. Perché tratto dall'omonimo romanzo di Jo NesboL' uomo di neve soffre parecchia confusione narrativa oltre una fastidiosa lentezza di fondo. Le figure in gioco restano praticamente prive di spessore e gli avvenimenti, dopo un incipit accattivante, si susseguono accumulando sotto-trame incastrate tra loro in modo dilettantistico. Non aiuta il cast, Michael Fassbender ingabbiato nell'avvilente trama (dove non succede granché, anzi, nulla a dire il vero) non riesce a dare spessore ai tormenti di un investigatore troppo "ripulito" e quindi reso convenzionale in maniera fastidiosa, i personaggi di contorno (ingranaggi senza anima di un disegno sfocato che nemmeno nei momenti topici riesce a regalare qualche sussulto) allo stesso modo, sono mal scritti e accessori, funzionali soltanto a puntellare la pellicola con le loro inutili apparizioni. Sprecati Charlotte Gainsbourg, Chloë Sevigny, Rebecca Ferguson e Toby Jones, ma assolutamente incomprensibile il ruolo nella vicenda di J. K. Simmons, per non parlare della comparsata di un Val Kilmer irriconoscibile, e qui futile ed irrilevante. Addirittura i suggestivi paesaggi scandinavi, malgrado la notevole fotografia, alla lunga lasciano indifferenti. Del resto molto in questo film appare superfluo e posticcio (e il colpo di scena del sottofinale è quanto mai telefonato e prevedibile, quanto bruttamente orchestrato sin dall'inizio), aggiunto giusto per dare volume o più verosimilmente figlio di una semplificazione eccessiva della versione cartacea che ignoro non avendo mai letto nulla di Jo Nesbo. Evito quindi paragoni, presumendo tuttavia un parallelo a dir poco spiacevole per Tomas Alfredson, perché questo è un film fallito su tutti i fronti. Un film vittima di se stesso, un film che aveva una storia interessante, un regista promettente, un cast di buon livello, dei paesaggi affascinanti, ma non ha saputo che farsene, peccato. Voto: 5

By the Sea (Drammatico, Usa, 2015): Sempre più regista e sempre meno attrice, l'ambiziosa Angelina Jolie dopo, il roboante ed impegnativo film di guerra Unbroken (nemmeno pessimo, anzi, per quanto retorico), cambia completamente stile e registro, trasferendosi verso la storia intimista inerente la fine (presunta) di un amore, ma purtroppo fa un buco nell'acqua. Fuori misura e scialbo, noioso e inconcludente. I divi di Hollywood e il loro delirio di onnipotenza, verrebbe da dire di primo acchito, proprio perché con la presenza anche (dell'adesso ex marito) Brad Pitt, il film non decolla mai. Vorrebbe essere una riflessione sulla crisi sentimentale delle giovani coppie, soprattutto, quando non sono allietate dall'arrivo dei figli, è invece una pellicola noiosa e ripetitiva con lunghi ed inutili tempi morti. Succede poco o nulla, il dramma è tutto interiore, una relazione tormentata (un bilancio dopo quattordici anni di matrimonio). Litigi, incomprensioni, routine, crisi del desiderio, malintesi, nervi tesi, rancore. Uno scrittore in crisi d'ispirazione, una ballerina in elaborazione da trauma (il dubbio su cosa nasconda di così terribile il passato di lei troverà alla fine una non necessaria spiegazione e sarà la più ovvia e la meno importante). La Jolie insomma firma davvero un brutto film senza sostanza né carattere, pretenzioso e mal riuscito. Non c'è passione né sentimento, nessuno slancio o affondo emotivo. Tutto resta in superficie, attaccato alle sottovesti e alle camicie dei protagonisti. Pose plastiche, qualche scorcio da cartolina, poco più. Un foro nel muro, apparentemente foriero di spunti e riflessioni (dalla camera attigua una coppia di giovani sposini in luna di miele, sono Melvil Poupaud e Melanie Laurent, bravi attori qui visibilmente imbarazzati dalla pochezza dei rispettivi ruoli), diviene purtroppo un oblò sul nulla. Un apparente confronto tra una giovane coppia, in salute, entusiasta, innamorata, ardente, si trasforma in un invidioso e sterile attacco distruttivo. Dialoghi piatti e scontati. Un vero disastro autoriale. Peraltro, beffardamente, nella vita reale di li a poco il matrimonio dei protagonisti Jolie e Pitt sarebbe naufragato davvero e nel peggiore dei modi, quando la vita a volte imita l'arte e non il contrario come di solito accade. E quindi possibilmente film da evitare, nonostante la fulgida bellezza della regista. Voto: 

La voce della pietra (Drammatico, Usa, Italia, 2017): Tratto da un romanzo di Silvio Raffo e girato rigorosamente in Italia, Voice From the Stone è un film vecchio stile, che non punta sugli effetti speciali, qui totalmente assenti, o sui sensazionalismi "usa e getta" ormai abusati e saturi nel genere thriller. La scelta intelligente e azzeccata del film in questione è che si propone come un film vecchio stampo, che punta tutto sul creare un'atmosfera di mistero imponente capace di avvolgere la pellicola, dal primo all'ultimo secondo. Peccato che l'atmosfera gotica e i panorami mozzafiato siano al servizio di un film che promette molto ma che si rivelerà purtroppo più debole del previsto. Il film infatti, che tratta una storia non originalissima e che ricorda qualcosa di già visto altrove, che tratta di fantasmi e di presenze, seppur in modo molto delicato e discreto, portando lentamente ma progressivamente la sua protagonista, Verena (che accetta un lavoro pedagogico per aiutare un bambino orfano di madre a parlare nuovamente) in un percorso discendente che la renderà incapace di distinguere la realtà dall'immaginazione, viene sviluppato in maniera del tutto inadeguata. La sceneggiatura risulta praticamente accessoria e secondaria mentre in buona parte del film non accade assolutamente niente, nessun colpo di scena, nessuna escalation emotiva, non succede niente che possa catturare l'attenzione dello spettatore o mantenerne intatto l'interesse. Anche la caratterizzazione dei personaggi risulta veramente poco incisiva e di poco spessore. Nonostante ci sia una brava e sensuale Emilia Clarke oltre ad un enigmatico e austero Morton Cokas come protagonisti principali, non si riesce mai ad immedesimarsi pienamente in loro e nemmeno il film riesce a improntare uno stile narrativo ben delineato. Alternando costantemente il dramma psicologico al thriller soprannaturale e aggiungendo delle note di erotismo (prolisse e superflue in un film del genere) il film cerca di esplorare il dramma della perdita di una persona cara ma vorrebbe anche sottolineare le difficoltà di adattamento insorte nel periodo post bellico. Ma il tutto resta soltanto nelle intenzioni, intuibili ma mal sviluppate sullo schermo. Purtroppo anche il ritmo lento col quale si svolge il film qui risulta piuttosto un fattore penalizzante data la mancata introspezione psicologica dei personaggi (tra questi  quelli di Remo Girone, Caterina Murino e Lisa Gastoni) e data la staticità della trama che fatica a mantenere acceso l'interesse. Certo, ci sono comunque un paio di sequenze incisive insieme ad un finale a sorpresa, abbastanza inatteso ma a mio giudizio i lati positivi e riusciti di questo film (l'aspetto tecnico) non bastano a bilanciare i suoi notevoli difetti. E quindi in conclusione Voice from the Stone è un mediocre thriller a tratti psicologico e a tratti soprannaturale che ricicla un leitmotiv molto in voga nel cinema e nella letteratura di genere: quello dei fantasmi che non abbandonano i luoghi dove sono vissuti e tentano l'impossibile pur di tornare dai loro cari. Buone le premesse ma mediocre e nettamente sotto le aspettative il risultato finale. Voto: 5+

Amityville - Il risveglio (Horror, Usa, 2017): Veramente poca roba quest'ultimo capitolo dell'interminabile saga di Amytiville (a quanto pare dovrebbe essere questo il diciassettesimo), intendiamoci, non siamo di fronte ad una pellicola malvagia, qualche spavento lo assicura e fortunatamente non annoia, ma non fa nient'altro che seguire sentieri già battuti, non mostrando praticamente nulla per cui valga la pena ricordarlo (forse il culo di Bella Thorne? difficile dimenticarsene effettivamente). Perché certo, come intrattenimento senza pretese è accettabile, si è visto di peggio sinceramente, perché certo, qualche spunto efficace c'è (l'uso dell'ironia, in primis, soprattutto nella geniale scena meta-cinematografica), perché certo, alcuni elementi degni di nota sono da segnalare, come la bravissima Jennifer Jason Leigh, nomination agli Oscar come Attrice non protagonista per il capolavoro western di Quentin Tarantino "The Hateful Eight", in Amityville: il Risveglio ha il ruolo di una madre disposta a tutto per la salvezza del proprio figlio, c'è pure il carisma oscuro di Cameron Monaghan, il quale riesce a inquietare con la sola espressività degli occhi, ma non bastano per dare un senso effettivo a un'operazione che si muove su cliché narrativi di vario genere, soprattutto nella seconda parte. Qualche brivido inizialmente il film (dalla struttura narrativa "fotocopia", c'è sempre una nuova famiglia alle prese con la casa infestata e le sue problematiche) lo regala (per intenderci: il film, anche se non crea ansia, fa saltare sulla sedia), ma poi si affloscia nella mediocrità e non riesce più a emozionare, risultando sempre più banale e meno coinvolgente con il passare dei minuti. E, come se non bastasse, la questione legata al coma (ridicola la verosimiglianza medica del soggetto "intubato" con lo "sputo") viene molto superficializzata e usata soltanto per provare a rendere più profonda un'operazione che di profondo ha ben poco. Fortunatamente, Amityville: il Risveglio non si dilunga troppo: la durata è di 85 minuti, sufficienti perché, passata la curiosità iniziale di questa storia, la trama perda completamente interesse, priva di colpi di scena e dove la banalità diventa l'unica entità a impossessarsi di qualcosa. In definitiva, colpa del regista, un certo Franck Khalfoun, colpa di una sceneggiatura inconsistente (seppur "originale", perché non è caso, ma volontà, che la famiglia vada a vivere lì), ma di questo film, abbastanza mediocre, non se ne sentiva veramente il bisogno. Voto: 5

Caravaggio: L'anima e il sangue (Documentario, Italia 2018): Premetto che il mio voto negativo non è riferito alle opere in sé per sé (quelle eccezionali), e di certo non all'arte e ai tormenti di un genio, quanto al metodo utilizzato per la loro esposizione. Questo documentario avrebbe infatti le carte in regola per essere memorabile: musiche emozionanti, soggetto interessante, quadri stupendi, città e monumenti magnifici. Purtroppo l'esposizione della biografia e delle opere di Caravaggio è continuamente interrotta da monologhi ambientati nel presente in uno squallido capannone, in cui un uomo muscoloso e perennemente in mutande legge (anche se la voce è di Manuel Agnelli) con una pronuncia non impeccabile frasi realmente dette, a mo' di metafora, da Caravaggio o a lui ispirate (ammetto la mia ignoranza). In pratica questi intermezzi occorrono fra un quadro e l'altro, risultando ben presto insopportabili, anche perché spesso banali e superficiali. Avrei preferito delle scene storicamente verosimili (come quelle del documentario Raffaello: Il principe delle arti) o che non ci fossero del tutto dando più tempo per ammirare i quadri, che sono spesso ripresi in modo molto veloce. In ogni caso, questo interessante, affascinante e spettacolare documentario prodotto da Sky e Magnitudo Film e diretto da Jesus Garces Lambert, merita di essere visto. Voto: 5,5

Adult Beginners (Commedia, Usa, 2014): Commedia amara senza arte né parte. La sconclusionata storia di un imprenditore che rischia tutto il suo capitale su un progetto che non vedrà mai la luce per poi ritornare in famiglia, convivendo per alcuni mesi con la sorella, incinta e madre di un bambino di 3 anni. Si ritroverà a fare il babysitter e riflettere sul suo futuro. Narrazione poco credibile e morale che molto spesso si fa fatica a comprendere. Comicità seppur puramente americana e stranamente non volgare e leggera e senza pretese, poco incisiva e poco divertente. Complessivamente non mi sento di consigliarne la visione. Perché certo, pur non trattando tematiche nuove e nonostante non brilli per originalità e propositi riflessivi, la pellicola sembra poter garantire una visione sufficientemente godibile, soprattutto grazie alla prova del cast e alla caratterizzazione dei personaggi abbastanza dettagliata (tra questi bene sia la mamma/gnocca/gattamorta Rose Byrne e il padre premuroso/aitante/stronzo Bobby Cannavale, male invece Nick Kroll, non adattissimo alla parte, praticamente inutile Joel McHale e gradevole la presenza di Paula Garces che ha un fascino conturbante, dal tratto latino-americano, veramente notevole), ma non è poi granché. Perché certo, il film non annoia mai, non ha grandi meriti e nessuna grossa pecca, ma la sufficienza non la raggiunge, troppo leggera (le risate latitano) e senza buoni spunti (le riflessioni e l'intrattenimento anche latitano). Voto: 5,5

Ed infine i film scartati ed evitati:
Sonnambula Mi ricorda qualcosa che ho già visto, e che mi è sufficientemente piaciuto, ma il cast sconosciuto e la trama, non mi convince a veder questo.
Vampiretto Film d'animazione troppo scontato e abbastanza banale per dargli una chance.
Alibi.com Commedia francese per niente originale, intuibile già dal titolo lascia parecchio perplessi.
Mia piccola Monky Un bambino e la scimmia, mamma che divertimento..
Riccardo va all'inferno Che Dio ce ne scampi dai musical italiani.
Viking Destiny Film d'avventura britannico probabilmente prevedibile.
The Forgiven - Il perdono Dramma di "religione", tra un prete ed un ergastolano, poco interessante.
Proud Mary Poco intrigante la versione al femminile di un classico action del classico killer a pagamento che cambia "strada". 
Black Water Van Damme/Lundgren, accoppiata figa ma non più nelle mie corde.
Aftermath - La vendetta Il titolo dice già tutto, e non basta Arnold Schwarzenegger a farmi propendere per un sì alla visione.
Hunter's Prayer - In fuga Sì, c'è Veronica Echegui (oh mamma), ma come sopra.
Tiger Mountain Il fatto che sia passato su Cielo non c'entra, il regista poi non è male, non mi convince la storia, oltretutto vera. 
Made in France E' praticamente Gomorra alla francese, no grazie, è sufficiente l'ottimo italiano.
The Recall - L'invasione Mi vien solo da ridere e "spaventarmi" a leggere la trama di questo strano horror di fantascienza.
The Vault - Nessuno è al sicuro Vi sembra una bella idea mischiare i gangster movie con l'horror? a me per niente.
Sleeper - Doppia identità Banale, banale, banale, prevedibile, prevedibile, prevedibile.
Run the Tide - Inseguendo un sogno Dramma con Taylor Lautner per niente interessante.
Il piccolo inquilino Altra banale commedia francese tranquillamente evitabile.
Blu profondo 2 Il sequel più inutile di sempre probabilmente, e giustamente evitabile.
Il tesoro di Whittmore Banale film d'avventura per ragazzi.
The Girl in the Book Banale dramma americano su di un infatuazione di giovane lolita ora cresciuta.

19 commenti:

  1. Non ne ho visto neanche uno, ma mi sembra evidente che io non debba recuperare.... ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh no, mi sa proprio di no, non dovresti, anche se vedendo Rose Byrne in Adult Beginners ho pensato a te, per il rapporto bellissimo madre e figlio ;)

      Elimina
    2. E avresti dovuto scriverlo prima, così mi incuriosivi.
      Vedrò di ricordarmene se passerà in tv...
      P.S. Però la prossima volta pensami guardandomi un capolavoro, non un film mediocre..... :P

      Elimina
    3. Beh sì, ma in fin dei conti a parte quello che ho detto non c'è altro di interessante, che valga la pena vedere, e tuttavia ti avviserò se mai passerà ;)
      p.s. E' stato un caso, però peccato effettivamente sia capitato proprio in quel film..

      Elimina
  2. Io la chiamerei: I peggiorissimi di Pietro. 😂

    Comunque Snowman = ricordo solo quella troppo troppa della Ferguson

    Amityville: non vi è quella biondona di Melissa George quindi lascio stare.

    By the sea: mi ricordo solo la Laurent che fa le cosacce!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, c'è stato di peggio in verità :D
      Sì, anche se non si vede manco una spalla in L'uomo di neve di lei...non c'è Melissa ma Bella Thorne, che bella lo è di nome e di fatto, e con un corpo niente male...sull'ultima è effettivamente quella l'unica cosa sopportabile ;)

      Elimina
  3. Di questi non ne ho visto nessuno..ecco sarei curioso per Caravaggio, come volevo vedere anche Michelangelo Infinito, che penso faccia parte della stessa serie, ma non ho trovato cinema dove lo trasmettessero!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non credo comunque passerà tanto fin quando lo daranno in tv, o almeno su Sky, quindi non dovresti aspettare parecchio ;)

      Elimina
  4. Per fortuna visto solo By the sea, che parte bene, è ben fatto, ma si ammoscia così tanto su se stesso che a metà tempo ho iniziato a temere cos'altro dovevo sorbirmi. Poteva essere la Jolie migliore, quella più intima, invece è la più patinata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Già, non assolutamente la migliore sia nelle vesti di attrice che regista, ma un vero e proprio mezzo fallimento..

      Elimina
  5. Evvai, nessuno nelle mie vision!
    Mi spiace per Vampiretto, che pare abbia un sottotesto non scontato.
    Amytiville ecc... ma davvero ancora continuano a fare film sciapiti su saghe antiche? Mah...
    L'uomo di neve lo pomparono a brutto muso, e invece caghéta.
    Caravaggio... mi spiace sia come dici... speravo meglio.

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Perché quando mai ne hai visto uno di queste mie liste dei peggiori? :D
      Spiace anche a me di questi film, ma purtroppo il danno è fatto..

      Elimina
  6. Non solo non ne ho visto manco uno, ma neanche gli conoscevo! :)

    RispondiElimina
  7. Io hovisto Ridi di Mastrandrea / Troppa Grazia / Disobbiedence 5 come voto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ho visto nessuno di questi tre, ma spero non siano come dici ;)

      Elimina
  8. Mamma mia che perdita di tempo Amityville - Il risveglio, visto anche io a novembre e concordo col tuo giudizio, l'idea di base non è male ma poteva essere sviluppata meglio.
    Vero, non è male la meta-citazione ma avrei preferito fosse ambientato nello stesso universo di uno dei film passati.
    Brava l'interpretazione della mamma, riesce a farsi odiare alla perfezione! Non stento a credere che abbia ricevuto la nomination 👍🏻

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non definirei una perdita di tempo, però effettivamente ci si aspettava molto di più ;)

      Elimina