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sabato 16 dicembre 2023

Le serie tv del mese (Dicembre 2023)

Per vedere le serie programmate di quest'ultimo mese ho avuto a disposizione più tempo di quello prefissato, cosicché ne ho approfittato (complice alcune serie natalizie e prodotti di breve durata) per vederne ulteriormente altre, raggiungendo un numero considerevole di serie (16) che mai avevo raggiunto (e in questo senso poiché difficile era mantenere lo "stile classico" del post, il suddetto prende spunto dal "Cinema" mensile e ne copia schema di "visualizzazione"). Tuttavia e paradossalmente non c'è stato tempo per vedere le seconde stagioni di Nuovo Santa Clause cercasiOdio il Natale che in concomitanza sono state distribuite, un dispiacere soprattutto per la seconda (chi ha visto sa). Ma in ogni caso posso ritenermi soddisfatto, dalla visione di serie che hanno finito il loro ciclo, da miniserie che da tempo volevo vedere, da serie a ragion veduta o ingiustamente cancellate ed infine da nuove serie di cui spero presto potrò vedere ulteriori stagioni.

Rabbit Hole (1a stagione) - Un buonissimo prodotto, capace di avere momenti incredibilmente drammatici alternati ad altri incredibilmente stupidi e per questo divertenti, ironici, ma mai sopra le righe, mai fastidiosi. Non è un capolavoro, certamente, ma nemmeno un compitino a casa fatto per accontentare il pubblico. Rispetto a certe ultime uscite, con budget incredibilmente più alti, sa il fatto suo e non si limita a essere un semplice passatempo. Sotto la patina dell'azione (comunque poca rispetto ad altre serie) e dell'adrenalina c'è molto di più. Ed è proprio guardando a questo di più che la serie diventa interessante e nemmeno scontata (Kiefer Sutherland è una garanzia, Charles Dance idem). I continui capovolgimenti di fronte, con le dovute spiegazioni annesse, sono costruiti bene e risultano credibili e il finale, risolutivo, chiude la faccenda lasciando però uno spiraglio per una seconda, si spera altrettanto intrigante, stagione. Voto: 7,5

His Dark Materials - Queste oscure materie (3a stagione) - L'epico viaggio di His Dark Materials arriva alla sua conclusione portandoci a vivere un epico scontro che chiude ogni questione rimasta irrisolta. L'esaltante finale di stagione riesce ad emozionare concretizzando tutto ciò che era stato (in verità non benissimo) costruito nelle stagioni passate, anche se non manca (anche questa volta) qualche scivolone in fase di scrittura (la contrazione degli eventi va a minare il coinvolgimento emotivo, quanto la linearità del racconto, scomposto in micro storie alcune volte scollegate). Ma non solo, uno dei difetti principali si riscontra nella regia delle scene d'azione, con la battaglia finale degli angeli tanto attesa che risulta essere sì spettacolare, ma caratterizzata da un minutaggio ridotto e lasciata in background per motivi di budget, che non può non lasciare perplessi. Alla fine, e per la fine però va bene anche così (non è stata tutta inutile la visione). Voto: 6

lunedì 4 gennaio 2021

[Cinema] Christmas Movie (Natale 2020)

Nuovo anno, nuove regole, da quest'anno infatti per evitare rimozioni inattese dei trailer non li metterò più, nell'Angolo del Cinema s'intende, e in tal senso da qui non metterò più rimandi linkati. L'Angolo difatti tornerà ad essere semplicemente un archivio, come doveva essere inizialmente. Altra novità, inerente alle recensioni dei film in sé, i film che raggiungeranno la soglia dell'otto non avranno una recensione singola (quest'ultima nel caso dei speciali cinema come la Notte Horror), ma saranno tutti allo stesso piano. Il resto non cambia, come non è cambiata la pubblicazione tradizionale, come primo post del 2021 ecco nuovamente i film di Natale, tutti quei film visti per la prima volta durante le ultime feste natalizie. Giacché oltre ai tradizionali appuntamenti televisivi, film che per la millesima volta ho rivisto (i classici del periodo), ho anche visto alcune delle ultime uscite e recuperato alcuni titoli che mi ero segnato precedentemente. Ed ecco quindi le mie (ultime) visioni natalizie, del Natale 2020 che nonostante tutto qualche bel momento ha regalato.

Il primo Natale (Commedia 2019) - Idea buona, belle location, sceneggiatura simpatica. Peccato che il film, benché non risulti mai noioso, non riesca quasi mai a far ridere (o, almeno, sorridere). Cento minuti che scorrono senza pretese e senza emozioni (e, per fortuna, senza sbadigli). Pure la recitazione, a parte un Massimo Popolizio sprecato, non convince. Insomma, un prodotto guardabile ma che non lascia alcun segno (tanti cliché e poche gag memorabili, ma soprattutto penuria di sentimenti, un pizzico di pathos emotivo in più non avrebbe fatto male). E comunque l'idea del viaggio nel tempo con interazione di personaggi storici si era già vista in Non ci resta che piangere (1984), con ben altra resa filmica. Non c'è riuscito il recente Non ci resta che il crimine, non riesce neanche questo, di cui resta tuttavia da ammirare la capacità del duo Ficarra & Picone di trattare argomenti religiosi col loro usuale humour anti-volgare, senza esagerare con la satira. Voto: 5,5

Last Christmas (Romantico/Commedia 2019) - Commedia romantica (d'ambientazione natalizia) che è una sorta di variazione del tema dickensiano, sviluppata intorno al testo di "Last Christmas" degli Wham! La Emilia Clarke (mai così convincente come questa volta sul grande schermo) è perfetta nel ruolo della giovane donna problematica (in alcuni tratti in termini di goffaggine ricorda Bridget Jones) che deve dare un senso alla propria esistenza. Discreta la sceneggiatura (leggera ma non troppo banale che non si prende sul serio fino in fondo, tranne che nel finale strappalacrime) della Emma Thompson (in veste di attrice si cuce addosso un personaggio curiosissimo) dal forte sentore britannico (soprattutto per il senso dell'umorismo). Le canzoni di George Michael sono un'ottima cornice per una buona commedia. Una commedia che inizia in sordina, con la sfigata di turno belloccia e combina guai, per poi prendere corpo pian piano rivelando una trama semplice, commovente e spiazzante. Il clima natalizio qui non è caramelloso come in certe produzioni americane, c'è una Londra che fa da sfondo in maniera poco appariscente ma, a suo modo, magica. E c'è anche qualche spruzzata di argomentazioni impegnate che non guastano. Un film passabile quello di Paul Feig (anche pelino migliore di Un piccolo favore, precedente a questo), una visione che a Natale (ma non solo dopotutto) ci sta benissimo. Voto: 6,5

lunedì 13 gennaio 2020

The Front Runner - Il vizio del potere (2018)

Tema e genere: Adattamento cinematografico del romanzo del 2014 All the Truth Is Out scritto da Matt Bai, questo film drammatico biografico ci fa partecipe dell'ascesa e della caduta di Gary Hart, candidato alla corsa per la presidenza USA nel 1988 e affossato da uno scandalo sessuale.
Trama: Nel 1988 Gary Hart, politico democratico, è considerato il favorito per la corsa alle elezioni presidenziali. La sua campagna subisce però una battuta d'arresto a causa dell'accusa di avere una relazione extraconiugale con l'attrice Donna Rice. In breve ciò porterà il senatore Hart ad abbandonare i suoi propositi elettorali.
Recensione: Nel corso degli anni, i film d'inchiesta sui personaggi pubblici sono stati numerosi: da Il caso Spotlight a Truth - Il prezzo della verità, sono stati in tanti a cimentarsi nel genere. Per non parlare dei political drama che ci hanno narrato dei presidenti americani, presidenti americani mancati, questo è il terzo che vedo negli ultimi 6 mesi, l'ultimo è stato Lo scandalo Kennedy. Insomma non è una novità, ma comunque The Front Runner, di Jason "Juno" Reitman (che torna dietro la macchina da presa dopo Tully, bella commedia sulla maternità), riesce nella missione non facile di raccontare (bene) una storia di trent'anni fa in grado di fare riflettere ancora oggi. Il film infatti, che offre una sfumatura su entrambi gli aspetti (l'uomo privato e quello "pubblico") di questo personaggio politico forse ingenuo, forse arrogante, costantemente in balia degli eventi, ha il grande pregio di spingere lo spettatore a ragionare sul ruolo dei media e del loro rapporto con i personaggi pubblici: fin dove è lecito spingersi? È davvero fondamentale per un personaggio di spicco rinunciare alla privacy ed essere irreprensibile da ogni punto di vista? E un personaggio irreprensibile è automaticamente il più adatto a governare un paese? Insomma tante domande ma sfortunatamente nessuna risposta, ma non che questo sia per forza un difetto, anzi, proprio per la capacità del regista di sospendere il giudizio, evitando risposte facili o sbrigative, evitando il conflitto e rifiutando di istruire il pubblico su come dovrebbe sentirsi riguardo ad Hart, lasciando così allo spettatore piena libertà di trarre le sue conclusioni analizzando i diversi punti di vista delle parti, che il racconto diventi più armonico e coinvolgente col passare dei minuti.

lunedì 8 aprile 2019

Justice League (2017)

Dopo il film che ha chiuso, ma non definitivamente, il percorso produttivo ed artistico della casa delle idee, ecco finalmente il film della sua rivale, che con Justice League prova a replicare quel fantasmagorico successo, ma come già capitato in altre occasioni, non ci riesce. Il confronto, perché è ovvio in questo caso fare dei confronti, dopotutto il dualismo tra Marvel e DC Comics che ha sempre connotato il pantheon supereroistico dall'epoca delle strisce a fumetti si è evoluto ed è continuato imperterrito anche nel cinema, perciò è giusto e normale farlo, è infatti impietoso, l'enfasi epica è carente, le coreografie di combattimento inesistenti, buoni certamente gli effetti speciali (ma questa non è una sorpresa), ma il resto lascia a desiderare, e gli unici picchi emotivi sono conferiti dalla colonna sonora. Difatti, anche se la struttura è identica a quella di The Avengers, per filo e per segno, il team che si riunisce, le Scatole Madri al posto del Cubo Cosmico, il primo round con il cattivo, l'innocua scazzottata tra supereroi e lo scontro finale, e paradossalmente abbia lo stesso sceneggiatore, il risultato è completamente diverso. La Marvel con il suo MCU ha trovato la quadra per collocare i suoi eroi in un universo transmediale che fonde abilmente le storie in un unicum fatto di fumetti, videogiochi, serie tv e film, con questi ultimi capaci presumibilmente di riprenderne le caratteristiche fondanti del fumetto e innervarle di una sana ironia sdrammatizzante. Questa formula ha consentito di produrre buoni film indipendentemente dalla popolarità del supereroe, si vedano gli esempi più che riusciti di Ant-Man e Doctor Strange. Risponde la DC Comics, zoppicando malamente alla ricerca della formula della concorrente, evidentemente difficile da replicare quanto cercare di copiare la Coca-Cola, e infatti producono la Pepsi-Cola, che non la beve nessuno ed in confronto è niente.

giovedì 31 gennaio 2019

Gli altri film del mese (Dicembre/Gennaio 2019)

Come avrete potuto evincere dalle classifiche finali, i film visti nel 2018 sono stati parecchi, lo stesso sicuramente sarà questo nuovo anno (a giorni poi stilerò la mia Promessa cinematografica inerente appunto questo 2019), anno che, come per i peggiori film di ieri, ha visto già un leggero aumento di visioni. Non a caso Gennaio, che si porta dietro anche Dicembre scorso, vede la lista di film aumentare, dai soliti 6 a ben 8. E tuttavia niente di così strano, dopotutto in questi ultimi due mesi di film anche in tv ne hanno fatto parecchi, di questi tra ieri ed oggi per esempio hanno già avuto una visione in chiaro 5 pellicole, di altri questi molti li ho rivisti con piacere, Pomi d'ottone e manici di scopaJack FrostPolar ExpressBig Hero 6Independence Day, PixelsZootropolis tra i tanti. E insomma non mi sono fatto mancare niente, come non si è fatto mancare niente anche questo mese "iniziale" di Gennaio, un mese in cui ha nevicato, ha piovuto parecchio, ha fatto freddo (e continuare a fare e proseguirà almeno per un altro mese) ed in cui io personalmente ho vissuto senza particolari scossoni, qualcosa di emozionante c'è stato, qualcosa di negativo anche, ma tutto sommato nella norma, ed a me nella norma va bene. Ma adesso ecco i film "migliori" visti.

giovedì 29 novembre 2018

I peggiori film del mese (Novembre 2018)

Se devo sintetizzare con due parole questo mese, direi che questo mese di novembre è stato il mese delle occasioni sprecate, perché molte sono state le pellicole che ho visto, comprese alcune (quasi tutte) della lista qui presente, che hanno sprecato il loro potenziale, che potevano essere e diventare qualcosa in più, qualcosa di un po' meglio, e che invece si sono perse e alla fine hanno un po' deluso. Si sono insomma rivelati film mediocri.

The Last Witness (Thriller, Gran Bretagna, Polonia, 2018): Possiede un bel potenziale per un essere uno di quei thriller cospirazionisti, dove l'indagine di un giornalista si allarga a macchia d'olio in maniera imprevedibile e e dalle conseguenze pericolose sia a livello individuale, sia per le ripercussioni sullo scacchiere mondiale. Eppure il film manca completamente di mordente e si trastulla in particolari di poca importanza come la storia d'amore tra lo stesso giornalista ed un ufficiale donna dell'esercito inglese. Il film infatti, diretto da Piotr Szkopiak, con Alex Pettyfer, Robert Więckiewicz e Talulah Riley, un thriller che orbita attorno al tristemente celebre massacro di Katyn (dove 20 mila polacchi persero la vita in modo crudele), seppur storicamente apprezzabile e racconti una vicenda tragica e notevole, e riesca bene a miscelare thriller e dramma, soprattutto dal punto di vista visivo non convince particolarmente, considerato che le immagini sono spesse plumbee e poco incisive: ciò che resta è quindi un'estetica poco ispirata ed eccessivamente economica. La trama poi commette l'errore di disperdere quei pochi momenti di complessità, trascinandosi da una scena all'altra con inerzia e un pizzico di goffaggine. La sceneggiatura, come detto, parte con i giusti presupposti, possedendo tutti i pezzi di cui necessita un buon thriller per creare una storia dal mistero efficace e spiazzante. Ma con l'incedere della pellicola ciò che si percepisce è la mancanza di una vera atmosfera cospiratoria, che dissipa suspense e intrighi, andandosi ad impantanare in una storia d'amore artificiosa, avvilente ed inappagante. Alex Pettyfer e Talulah Riley alternano interpretazioni appena soddisfacenti che non riescono a spostare l'attenzione dalla totale mancanza di spina dorsale della trama, che in ultima analisi non ha la forza né la capacità drammatica di poter reggere su di sé un mistero così fitto, né tanto meno rendere giustizia ad uno degli orrori meno conosciuti della seconda guerra mondiale. Voto: 5,5

venerdì 23 marzo 2018

La La Land (2016)

Premetto che il musical è il genere cinematografico che meno apprezzo, per il quale, solitamente, non ho il minimo interesse, tanto che non ne ho mai fatto mistero di questa mia avversione. Tuttavia nel corso degli anni alcuni li ho visti e li ho anche un po', anzi, abbastanza amati, non ultimo il discreto Les Misérables, senza dimenticare tra i pochi davvero apprezzati, ChicagoMoulin Rouge!Mary PoppinsSweeney ToddThe Blues Brothers e Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (ed alcuni altri di cui non ricordo il titolo), altri invece come Into the woods e soprattutto High School Musical tremendamente odiati. Poi ci sono quelli visti, che per alcuni sono oggettivamente (non solo soggettivamente) capolavori ma per me solo "interessanti". Perciò non che mi aspettassi granché da La La Land, film del 2016 scritto e diretto da Damien Chazelle, ma devo però ammettere che il suddetto, grazie a molti elementi, può tranquillamente far parte della prima categoria. Perché sinceramente, che cos'è un genere se non una semplice etichetta quando ci si trova dinnanzi ad una regia di certi livelli? Una regia che oltre a strizzare l'occhio ai grandi classici del genere e non solo, ha la capacità di integrare al musical puro (anche se fortunatamente a farla da padrone non sono le canzoni, che qui non sono assolutamente superflue e messe un po' a caso ma davvero, più che altresì meglio di altre occasioni, asservite alla narrazione) una storia solida e discretamente sfaccettata. Non a caso le due ore di musica che fa da contorno, non protagonista assoluta, alla bella, magica e credibile storia d'amore tra i protagonisti (che ha un finale non troppo prevedibile), passano piacevoli tra sogno e realtà. Proprio perché questo film è composto da elementi che messi insieme danno vita ad una storia semplice, reale ma che circondata da un'aura di magia grazie soprattutto alla chimica tra i protagonisti, alla fotografia (più tantissimi altri aspetti tecnici) e ad una regia fatta di piani sequenza che sono uno dei punti forti del film, si fa amabilmente apprezzare.

giovedì 18 maggio 2017

The Meddler (2015) & Wish I Was Here (2014)

Da quando sono tornato a fare un post singolo ad ogni film è capitato solo due volte di fare un post doppio, ma siccome entrambe queste due commedie mi sono moderatamente piaciute e poiché quello che rimane è la positività che emana, la delicatezza e leggerezza dei temi, non potevo che metterle insieme, d'altronde sono due filmetti non conosciutissimi, per cui perché non sfruttare il momento per farli conoscere meglio? non c'è un motivo per non farlo, ecco perciò le mie recensioni di due gradevolissimi film. A partire da un film mai distribuito in Italia ("acquistato" da Sky ad inizio maggio 2017), e non si sa perché, visto che The Meddler (2015), della giovane regista americana Lorene Scafaria, qui alla sua seconda prova, è una gradevole, deliziosa e malinconica commedia, in cui la settantenne Susan Sarandon, più in forma che mai (merito anche del ruolo frizzante, originale e pieno di sfumature offertogli dalla regista), interpreta una vedova alle prese con il vuoto incolmabile lasciato dal marito defunto e una figlia che, anch'essa profondamente scossa dalla perdita del padre, nonché dalla fine di un rapporto travagliato, fatica a comunicare con la madre. Poiché senza dubbio la relazione fra madre e figlia rappresenta una delle tematiche portanti del film, anche se non l'unica. La brillante commedia della Scafaria infatti sfrutta le pieghe nascoste della sceneggiatura per trattare temi importanti come la solitudine, l'elaborazione del lutto e il dazio imposto dal tempo che passa. Ma riesce anche a fornire un eccellente e dolce-amaro strumento di "compensazione", o quantomeno di astuto bilanciamento delle parti, nel momento in cui si concede timidi slanci di ottimismo e calde rievocazioni di affettuosi momenti familiari. Difatti il difficile rapporto con la madre (preso probabilmente spunto da i trascorsi della regista) viene sviscerato con levità di tocco, sebbene il ventaglio dei sentimenti rappresentati sia assai delicato, e a tratti fortemente drammatico. E riuscire a farlo, ovvero ottenere delle atmosfere agrodolci efficaci, trattando questioni tutt'altro che leggere, non è semplice come si potrebbe di primo acchito pensare. Bisogna lavorare di fioretto e muoversi sulla linea di un equilibrio molto precario, e solo degli attori di razza possono garantire un risultato soddisfacente, come qui è successo.

sabato 6 maggio 2017

The Accountant (2016)

Parto subito dicendo che The Accountant, film del 2016 diretto da Gavin O'Connor, è un film senza molto senso ed anche troppo lungo ma che si lascia tranquillamente vedere. Dato che il film riesce a trovare la giusta commistione tra azione, thriller, disagio psichico e, in conseguenza, familiare. Infatti, The Accountant tratta un tema delicatissimo e da almeno trent'anni attualissimo, l'autismo. Ma, come è spesso avvenuto nelle finzioni cinematografiche che hanno trattato questo tema, tra tutti Rain Man (1988) di Barry Levinson, con due eccezionali e straordinari Tom Cruise e Dustin Hoffman, che ha vinto tutto quello che c'era da vincere (compreso l'Oscar 1989 come miglior Film) l'autismo assume una connotazione da super-poteri, di qualità mentali-geniali, di capacità fisiche e intellettive che pochi esseri umani posseggono, insomma, qualcosa che raramente esiste nella drammatica realtà quotidiana di una delle peggiori malattie mentali dei nostri tempi, che strappa impietosamente la persona (bambino o adulto che sia) dalle relazioni socio-familiari e relazionali-affettive, che la isolano dentro una cappa di vetro infrangibile e invalicabile. Eppure nonostante la poca credibilità questo è un discreto e originale action-thriller, grazie soprattutto alla sceneggiatura e storia, tanto originali quanto coraggiose nonché efficaci. La storia interessante, che ha molti flashback e déjà-vu, che narra di Christian Wolff (Ben Affleck), un genio matematico che ha più affinità con i numeri che con le persone, che lavora sotto copertura in un piccolo studio come contabile freelance per alcune delle più pericolose organizzazioni criminali del pianeta. E nonostante abbia la Divisione anti-crimine del Dipartimento del Tesoro alle costole, Christian accetta l'incarico di un nuovo cliente, una società di robotica dove una delle contabili ha scoperto una discrepanza nei conti di milioni di dollari. Ma non appena Christian (che ha imparato benissimo a difendersi e non solo) inizia a svelare il mistero e ad avvicinarsi alla verità, il numero delle vittime inizia e continuerà a crescere.

mercoledì 19 ottobre 2016

Il fidanzato di mia sorella & Professore per amore (2014)

Oggi vi parlerò di due commedie romantiche viste recentemente, entrambe americane ma decisamente sottotono nonostante l'indubbia qualità soprattutto visiva. Comunque non malissimo ma neanche benissimo, due film che hanno in comune molte cose, un professore adulto, un college, una studentessa, l'amore e la prevedibilità. Niente di eccezionale ma piacevole da vedere, a cominciare da un film con Pierce Brosnan e poi con Hugh GrantDiretto da Tom Vaughan regista televisivo inglese, con pochi film all'attivo per il grande schermo a partire dal 2012, e scritto da Matthew Newman, alla sua prima sceneggiatura, Il fidanzato di mia sorella (titolo non peggiore dell'originale How to Make Love Like an Englishman) 2014, è una commedia romantica che apre molte problematiche sulla vita di un maturo professore universitario di letteratura inglese, dedito alla conquista delle sue studentesse, superficiale, irresponsabile, non cresciuto, sulla scia del padre Gordon, anch'egli professore, che si è curato poco di lui, rappresentando semmai uno sciagurato modello di vita. Richard Haig, l'ormai ultracinquantenne professore ha il fascino, l'elegante ironia e la duratura avvenenza di Pierce Brosnan (decisamente più a suo agio in questi film come in Non buttiamoci giù che in film d'azione brutti come The November Man e Survivor), che fa perdonare molte lacune della storia e della definizione dei personaggi, lui compreso, spesso spaesato e sballottato dagli eventi. Così la sera in cui Kate, la sua ultima  conquista (Jessica Alba) dovrebbe presentargli il padre, tanto ricco quanto fantasma, conosce poco prima la sorellastra della giovane studentessa, Olivia (una altrettanto bella Salma Hayek che compete in ironia con Brosnan) nota editor di scrittori di romanzi, legata infelicemente ad uno di essi, e capace di tenere testa al professore, etichettandolo come dongiovanni, narcisista e privo di autocritica, e sprofondando in una sincera preoccupazione per la sorellina, che al suo arrivo annuncia di essere incinta. Incurante della sua carriera Richard si farà trasportare in California, a Malibu, in una dimora spettacolare, dono dell'invisibile suocero. Trova un posto in un'Università minore e, con la paternità, comincia ad avvertire il primo vero sentimento profondo d'amore per il suo bambino e quindi i primi sensi di responsabilità. Tutto si complica quando Kate, divenuta gelida donna d'affari, si innamora di un giovane collega (Ben McKenzie) e vuole divorziare, mentre il nostro professore non può nemmeno concepire di allontanarsi dal figlioletto. Da qui si assiste a spesso improbabili snodi narrativi, problemi per l'immigrazione, in caso di divorzio, trattati con leggerezza a favore di un intreccio dove la comparsa di Olivia e di Gordon (il padre di Richard, uno straripante Malcom McDowell) avranno decisa influenza.

domenica 11 ottobre 2015

Whiplash (2014)

Vincitore di tre premi Oscar (miglior sonoro, miglior montaggio e miglior attore non protagonista), Whiplash è un potente dramma musicale (diretto da Damien Chazelle), uno dei film più apprezzati della passata stagione negli States, che ci ha mostrato il talento di un attore fantastico come J.K. Simmons, premiato appunto con l'Academy Award per la sua splendida interpretazione dello spietato insegnante di musica Terence Fletcher. Nella pellicola il giovane Andrew (Miles Teller) studia batteria nella più importante scuola di musica di New York. Quando l'impassibile professor Fletcher lo nota, Andrew è molto eccitato ma non sa che di lì a poco sarà sottoposto a prove, esercizi e umiliazioni che trasformeranno la sua vita in un inferno rischiando anche di morire. Premesso che non conosco la batteria e non conosco neanche nessuna 'canzone' o cantante famoso (come quello citato nel film) questo prodotto mi ha deluso tanto. Non c'è un senso a questa storia, l'unica cosa che lascia intendere è che bisogna sempre sperare di raggiungere la meta prefissata, non farsi sopraffare dalle emozioni e cercare di essere il migliore, e di spingersi fino a superare il limite (del super sayan XD) come cerca di fare il professor Fletcher. La parte migliore di tutto il film (quello che più ho apprezzato) è stata la fantastica e magistrale interpretazione di un attore di grande valore come J.K. Simmons, potente nei movimenti e nel linguaggio, una scelta azzeccata per questo ruolo. La parte peggiore è ascoltare la batteria e non percepire neanche una differenza o capirne la difficoltà nel suonarla, sapere se quello che sento sia buono o no, sbagliato o meno.