lunedì 2 dicembre 2019

Recuperi on demand (2017-2019)

L'avevo detto, e promesso, che seguendo le vostre indicazioni, i vostri commenti ad i post dei peggiori film del mese, in cui a fine post elencavo la lista dei film da me scartati ed evitati, avrei provato a recuperarne alcuni. In tal senso ringrazio non solo chi mi ha lasciato un commento per esprimere il suo parere in merito, per consigliarmi appunto di recuperare alcuni film, ma anche chi ha confermato (avendolo visto) i miei dubbi, ed ovviamente tutti gli altri. E così eccomi oggi a farvi vedere quali ho scelto di recuperare e recensire. A tal proposito è utile fare una premessa, la mia rivalutazione è partita dall'inizio, sin dai post dei peggiori del mese del lontano 2017, e che come metro di valutazione ho scelto la soggettività, ovvero ho scelto in base alle mie preferenze in fatto di genere cinematografico, infatti ho nuovamente scartato certi film perché non rientravano nei miei gusti e ho inoltre ri-scartato alcuni perché avevano all'interno elementi ed attori da me (ora) poco sopportabili o non più nelle mie grazie (tra questi Nemiche per la pelle, Duri si diventa, La grande Gilly Hopkins, Difret, Unless, Cobain, Patty Cake$, Final Portrait, Don't kill it, Appuntamento al parco, Tammy, The Last Days on Mars, Brutti e cattivi, 120 battiti al minuto, The Congress e Le Weekend). Ed ho scelto invece (grazie a voi amici blogger) di recuperare (come avrete intuito dal banner) questi sei film, This Is Where I Leave You, Stonehearst Asylum, Ogni giorno, The Monster, Mio figlio e The Domestics. Ecco quindi cosa ne penso.
The Domestics (Avventura, Fantascienza, Thriller, Usa 2018)
Tema e genere: Avventura post apocalittica scritta e diretta da Mike P. Nelson.
Trama: In un terrificante mondo post apocalittico abitato da violente gang divise in fazioni, Nina (Kate Bosworth) e Mike (Tyler Hoechlin) viaggiano attraverso il paese, desolato e senza legge, in cerca di salvezza. Dopo il cataclisma pochi sono sopravvissuti, le città sono state abbandonate e i gruppi di superstiti si sono organizzati in bande in lotta tra loro. Ogni fazione rappresenta una specie di "incubo americano" e i loro membri non si fermano davanti a nulla, con il predominio come unico obiettivo. Restare vivi non sarà facile.
RecensioneThe Domestics è sicuramente un thriller old school che si ispira a Mad Max di George Miller e che non esita a rivisitare i topoi narrativi dei viaggi on the road attraverso paesi completamente devastati all'indomani di un collasso sociale (ma anche economico e tecnologico) senza precedenti, tuttavia a me mi è sembrato di vedere un lungo episodio di "The Walking Dead" senza Zombi. Ma sensazioni a parte una cosa è certa, avvolto da un'atmosfera grigia, sporca e decadente, perfettamente coerente con l'immaginario di un mondo disgregato e collassato, il film è un b-movie con le idee chiare e precise che viene ben sviluppato e non tradisce le aspettative: offre intrattenimento puro, scanzonato, a tratti ironico senza addentrarsi (anche se la sensazione di ritrovarsi in una Notte del giudizio c'è) in divagazioni sociopolitiche che non si allineano e non si integrano col racconto in oggetto e col risultato richiesto. Infatti, sorretto da un ritmo incalzante e da una sottile ma costante suspense The Domestics ingrana lentamente le marce per arrivare dopo molteplici colpi di scena ad un roboante ed esplosivo finale. Una resa dei conti molto tesa, tosta e violenta che di certo non lascia l'amaro in bocca ai fan dei momenti più action e splatter. Finale edificante ma assolutamente non banale che simboleggia l'esistenza di una certa stabilità all'interno di un mondo dominato dalla violenza e dal caos. Certo, niente che sia stato già visto, ed inoltre non mancano certamente incongruenze e forzature, annesse a due protagonisti alquanto odiosi, ma è un film che si lascia guardare fino alla fine. Difatti, alcuni momenti costruiti con superficialità, anche nella caratterizzazione di qualche personaggio, non minano una visione comunque lineare e scorrevole, sufficientemente interessante per non annoiarsi e assistere ad alcune scene violente per passare un pomeriggio tranquillo.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/Cast: Di questi futuri distopici/post apocalittici dove quel poco che resta è violenza ne abbiamo visti moltissimi e questo The Domestics (che non ha nessun elemento horror come invece alcuni catalogatori indicano) non è certo tra i più originali ma nemmeno tra i peggiori. A renderlo godibile e gradevole la condensa d'azione, tensione, personaggi bizzarri, il clima e l'atmosfera cruda e ruvida unita ad una sottile vena di ironia e humor, e inoltre una regia nella media e delle interpretazioni non brillanti ma del tutto convincenti e coerenti col racconto (tra questi il redivivo Lance Reddick e la "furiosa" Sonoya Mizuno). In poche parole intrattenimento scanzonato allo stato puro che non delude.
Commento Finale: Sa sicuramente di già visto e presenta diverse incongruenze, però alla fine è un post apocalittico che riesce ad intrattenere grazie a delle buone sequenze d'azione e grazie ad un ritmo sempre abbastanza elevato.
Consigliato: Si lascia vedere, quindi direi di sì.
Voto: 6
Ogni giorno (Dramma, Fantasy, Usa 2018)
Tema e genere: Adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo teen di David Levithan.
Trama: Rhiannon è una timida sedicenne che si innamora di uno spirito misterioso che, chiamato A, cambia corpo ogni giorno. Più il sentimento che provano si fa grande, più Rhiannon e A dovranno fare i conti con cosa significhi amare qualcuno che ogni 24 ora cambia faccia e aspetto, prendendo una decisione che trasformerà le loro esistenze per sempre.
Recensione: Il sottogenere young adult educativo si arricchisce di un nuovo titolo con Ogni giorno, dopo (solo per fare qualche recente esempio) di Prima di domani. E, in comune con Prima di domani, Ogni giorno ha un elemento fantasy (allora la morte della protagonista a ogni fine giornata, stavolta il trasferimento ogni maledetto giorno da un corpo all'altro di un'anima in pena) elemento che non viene spiegato e resta come dato di fatto insito al comportamento dei personaggi e non legato a una maledizione che può essere emendata cercando di capire chi ne sia l'artefice. Così, quel che accade in Ogni giorno è che i protagonisti innamorati l'uno dell'altro, nel momento in cui hanno capito e accettato il fatto che il lato maschile è soggetto a tale mutazione quotidiana (visto che si impossessa per 24 ore del corpo di un altro ragazzo o di un'altra ragazza), non cercano di porvi rimedio, di risolvere tale situazione, ma la assecondano, almeno fin quando non si rendono conto che non possono andare avanti a quel modo. Così, al contrario del bel film di Ry Russo-Young, questo film lascia un po' a desiderare. Perché la morale del film è talmente palese e grossolana che va ad inficiare molto il risultato finale, il messaggio è infatti quello "semplice" che ci si dovrebbe innamorare della persona per quello che rappresenta e che ci può dare, non per il suo aspetto fisico (eppure la nostra protagonista non neghi che "aiuti" in certe "faccende"). Certo, non si può non rimanere almeno in parte colpito dall'originalità dello script (anche se è un tema molto caro alla fantascienza e al fantasy quello di incarnarsi in un altro corpo, 10 volte meglio è Your Name.), certo, è un film comunque gradevole e che si lascia vedere, ma entusiasma poco questo Ogni giorno, piuttosto ripetitivo e per nulla originale quando si tratta di esplorare l'universo giovanile post adolescenza. La protagonista non mi convince, i dialoghi si alternano tra il serioso e l'incomprensibile, le vicende che si intrecciano non hanno grande appeal e tutto scivola via senza grande vivacità e, cosa più importante, privo della giusta carica emozionale. E insomma, nonostante un plot potenzialmente interessante, giudico questo film abbastanza ordinario nella sua caratterizzazione. Un film non assolutamente da buttare, ma si poteva fare di più, quantomeno spiegare cosa effettivamente "volasse" tra un corpo ed un altro. A descriverlo sarebbe la versione edulcorata di qualche "exorcism movie", ma non è nulla di orrorifico, anzi, regnano i buoni sentimenti pre-disillusori degli adolescenti. In tal senso, tutto già visto.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/CastMichael Sucsy dopo La memoria del cuore (2012) torna con Ogni Giorno, torna con una storia d'amore e di formazione adolescenziale tratta da un romanzo (divenuto un best-seller acclamato dal New York Times). Un teen movie che mira a superare le apparenze, verso un concetto di condivisione ai limiti dell'immaginazione e del buon senso. Peccato che la regia e la sceneggiatura peccano di struttura ed entusiasmo, caratterizzando a malapena i personaggi e introducendo la storia in modo troppo veloce e senza effetto sorpresa per lo spettatore, che sa già come la trama non solo si evolverà, ma anche come andrà a finire. Se infatti in territorio americano si lanciano sempre le rivoluzioni, spesso poi si vira verso un finale scontato, in cui il bigottismo intrinseco del tessuto sociale svela sempre la propria vera natura. Si salvano tuttavia gli attori, che interpretano bene il loro ruolo, su tutti la giovane Angourie Rice (These Final Hours - 12 ore alla fine e The Nice Guys), affiancata da uno stuolo di co-protagonisti, che di volta in volta interpretano A, tra cui spicca Justice Smith, mentre una solida professionista come Maria Bello interpreta il ruolo della madre di Rhiannon. Non brutte infine le musiche.
Commento Finale: Film adolescenziale, con un discreto spunto, ma con uno sviluppo in parte insoddisfacente. Classica cittadina americana con ragazzi alle prese con i problemi "teen". La nostra protagonista, scopre che qualcuno che non si riuscirà veramente a capire per tutto il film, si innamora di lei, cambiando svariate identità e dandole forse il vero primo grande ed unico amore. Carino, ma (troppo) semplicistico. Lo avrei preferito cattivo, ne avremmo viste delle belle.
Consigliato: Il target è ristretto, consigliato più agli adolescenti che a tutti gli altri.
Voto: 5,5
Mio figlio (Dramma, Thriller, Francia 2017)
Tema e genere: Che cosa fareste se vostro figlio venisse rapito? Come reagireste? Andreste fuori controllo? Sono questi gli interrogativi che ci pone questo thriller di Christian Carion.
Trama: Julien è costantemente in viaggio per lavoro e la sua continua assenza da casa ha finito per rovinare il suo matrimonio. Durante una sosta in Francia, riceve un messaggio dalla turbata ex moglie: Mathys, il loro figlio di sette anni, è scomparso. Julien inizia allora a mettersi sulle tracce del piccolo, disposto a tutto pur di ritrovarlo.
Recensione: Girato in soli sei giorni di riprese e con un piccolo cast, Mio figlio racconta una caccia all'impazzata lungo i paesaggi innevati del Vercos. Un thriller dallo stile asciutto che ci mostra in modo incisivo e reale cosa può succedere nella testa di un uomo a cui scompare improvvisamente il figlio. Questa è infatti la storia di Julien (interpretato benissimo da Guillaume Canet, che è sempre bravo ma che qui è particolarmente ispirato, forse spronato dalla sfida della prova impulsiva richiesta dal regista), un ingegnere che a causa del suo lavoro è sempre in giro per il mondo. Le continue assenze dell'uomo hanno mandato in frantumi il matrimonio con Marie (la bella Mélanie Laurent) che però un giorno lo chiama per informarlo che il loro bambino di sette anni, Mathys, è scomparso. A questo punto il film diventa anche un po' Prisoners di Denis Villeneuve, e il regista con la sua cinepresa si preoccuperà di mettere alla prova la tenuta dei nervi del personaggio principale cercando di capire fino a che punto egli sia disposto a spingersi pur di ritrovare il suo bambino.  Ma a differenza del film con Hugh Jackman e Jake Gyllenhaal l'esplorazione psicologica e l'approfondimento emotivo del protagonista è lasciato spesso e volentieri in secondo piano, non c'è la città e il contesto borghese ma ci sono le Alpi e soprattutto c'è una generale pochezza narrativa che sfida le convenzioni del genere e si fa più esperimento che film d'investigazione. L'obiettivo del film non sembra tanto quello di raccontare una storia coinvolgente e appassionante, quanto quella di vedere cosa è capace di fare un attore di indubbie qualità artistiche senza un copione fra le mani: in questo modo (per certi versi geniale) lo spaesamento di Guillaume Canet, chiamato ad un'improvvisazione continua, rispecchia in pieno quella di Julien, la cui ricerca procede per tentativi, senza un piano ben preciso, spesso estemporanea. C'è una forza brutale nascosta insita in questo padre disperato che l'attore parigino è bravo a nascondere e a mostrare a intermittenza, lavorando di sottrazione, e Christian Carion è bravo a gestire tutto questo talento che lui stesso qui scoperchia, come un vaso di Pandora o un purosangue lasciato a briglia sciolta. Il merito del regista è soprattutto quello di contenere i toni del racconto, senza trasformare mai il personaggio di Julien nel Bryan Mills di Liam Neeson di Io Vi Troverò e lasciandolo più dalle parti vibranti e profondamente oscure del Ryan Gosling nei due film di Nicolas Winding Refn. Peccato per quel finale così rassicurante e pacificatore, che smorza malamente una tensione ed un accumulo di emozioni piuttosto validamente condotte dal regista, da tempo attivo in Francia, ma di cui non conosco, fino a questo momento, l'opera precedente (e nessuna altra). Peccato che manchino inoltre alcune importanti informazioni, che avrebbero potuto arricchire il film, un film che però è sia un buon thriller che un buon film d'azione, e va bene così.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/Cast: Tra classici elementi del thriller e dell'azione, Mio figlio tiene viva l'attenzione dello spettatore dall'inizio alla fine, con scene di forte tensione, ben accompagnate dalla colonna sonora e anche per l'interpretazione di Guillame Canet. La particolarità tecnica di questo film è quella di esser stato girato senza sceneggiatura e in soli sei giorni, esperimento forse di Carion che Guillame Canet ha superato: i dialoghi sono sicuramente pochi e scarni, ma non sembrano improvvisati, anche la regia è fatta principalmente di inquadrature fisse, si svolge quasi tutte tra le Alpi della Francia (in tal senso belle ed efficaci le location), ma il fatto che siano state date poche indicazioni all'attore dandogli assoluta libertà ha forse dato al film un buon risultato.
Commento Finale: Girato in soli sei giorni e con pochissimi personaggi, Mio figlio è un buon esempio di come ricavare il meglio da un budget ridottissimo. Non tutto è perfetto, ma l'esperimento è riuscito.
Consigliato: Se avete voglia di un piccolo noir ben interpretato e diretto, Mio Figlio può fare al caso vostro.
Voto: 6+
This Is Where I Leave You (Commedia, Usa 2014)
Tema e genere: Commedia agrodolce basata sul romanzo Portami a casa (This Is Where I Leave You) di Jonathan Tropper, che ha curato anche la sceneggiatura.
Trama: Quando il loro padre muore, quattro fratelli adulti di origini ebree (ognuno schiacciato dalla propria esistenza) sono costretti a tornare alla loro casa di infanzia e a vivere sotto lo stesso tetto per una settimana insieme alla madre e a un assortimento vario di coniugi, ex e occasioni mancate. Confrontando le loro storie e gli status delle loro relazioni, ritroveranno loro stessi in mezzo al caos, all'umorismo, all'angoscia e ai pentimenti, che solo una famiglia può generare.
Recensione: Ricorda in parte e con le dovute proporzioni "Il grande freddo" e altri simili. In America il funerale è un evento celebrato in modo più intenso, più evocativo rispetto alle nostre convenzioni. I parenti più stretti e gli amici più intimi, fanno un discorso in cui si parla del defunto, se ne raccontano gesta, episodi, aneddoti e quant'altro. Poi si fa un pranzo sontuoso che è quasi come quello nuziale. Naturalmente in tali occasioni si possono incontrare e rivedere persone che si sono perse di vista da tempo e qui scattano perversi ed arcani meccanismi. Ci possono essere chiarimenti o al contrario emergono rancori sopiti, possono riproporsi amori mai dimenticati o ci si può accorgere di non amare più, insomma è in qualche modo il momento della verità o la resa dei conti che dir si voglia. Questo film è tutto questo e altro. Questo film sembrerebbe quindi la classica trama vista e rivista che percorre binari ampiamente sfruttati fino allo sfinimento dal cinema. Dov'è la novità allora? Per come viene raccontata la storia, per l'umanità e allo stesso tempo la malinconia che riesce a trasmette, per il modo in cui vengono affrontati i legami tra i personaggi, tutti più o meno disillusi ma allo stesso tempo decisi come non mai a dare sterzate definitive alle loro vite, per la perfetta alternanza tra situazioni comiche ed ironiche ad altre più serie. Ma soprattutto gran parte del merito è del cast corale, perfettamente assortito dove tra tutti spicca la maschera ironica e amara di Jason Bateman. Accanto a lui brilla tutto il resto del cast, da Jane Fonda a Tina Fey, dalla bravura e istrionismo di Adam Driver, alla bellezza candida di Rose Byrne, da Corey Stoll a Timothy Olyphant, da Kathryn Hahn ad Abigail Spencer. Insomma un buon film, che seppur esagera in certe (anche troppe) occasioni, si fa sufficientemente apprezzare.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/Cast: Diverso non tanto per lo spunto, già visto e rivisto, ma Shawn Levy è abbastanza nuovo a commedie di questo tipo. Siamo lontani da prodotti più comici di tipo Una notte al museo e affini della sua carriera registica (Notte folle a Manhattan per esempio), puntando su una storia dramedy meno demenziale e più sofisticata. L'incontro tra questo quattro fratelli al funerale è la classica occasione per fare un bilancio della propria vita tra momenti comici e qualche lacrimuccia commovente. Il cast è valido ed anche le interpretazioni, ma niente di memorabile, come tutto il resto.
Commento Finale: Amori, tradimenti, drammi giovanili, legami familiari turbolenti, sogni infranti e subitanei bisogni. La rappresentazione della vita tout court qui è presente e in ogni forma. Niente di nuovo, ma non ci sono tante pretese, e così il film funziona, grazie alla regia, alla storia ed alle interpretazioni.
Consigliato: Si può vedere senza aspettarsi tuttavia di fare grasse risate.
Voto: 6
Stonehearst Asylum (Thriller, Usa 2014)
Tema e genere: Thriller psicologico dalle ambientazioni gotiche che sviscera il tema della pazzia.
Trama: Recentemente laureatosi alla scuola di medicina di Harvard, il giovane medico Edward Newgate (Jim Sturgess) fa il suo apprendistato presso un istituto di igiene mentale. Qui, ha modo di conoscere Eliza Graves (Kate Beckinsale), una delle pazienti. Innamorandosi di lei, si ritroverà coinvolto in una serie di circostanze molto più complicate e pericolose di ciò che sembrano.
Recensione: La storia, come detto, è ambientata in un fittizio manicomio inglese di fine ottocento dove, casualmente, il nostro protagonista si troverà immischiato in strani avvicendamenti, causati a quanto pare dal direttore nel tentativo di mascherare la verità. La trama non è una delle più fresche ed innovative (Shutter Island ad esempio) ma riesce comunque nell'intento di intrattenere e convincere durante l'intera durata. L'opera di Brad Anderson (regista non di primo pelo, ha diretto per esempio il discreto L'uomo senza sonno), basata su di un racconto di Edgar Allan Poe (Il sistema del dott. Catrame e del prof. Piuma), passa dalla parvenza horror al thriller psicologico con la (riuscita) pretesa della denuncia socio-politica, dove i veri pazzi sono coloro che ci governano. Addobbato con tanto di twist finale, questo thriller (perché di questo alla fine parliamo), difficilmente può fare impazzire i non amanti del genere, ma può convincere coloro che amano manicomi, omicidi e le trame assurde (come me). La durata non eccessiva e il cast stellare (quest'ultimo vanta tra gli altri, i nomi di Jim Sturgess e Kate Beckinsale, il primo all'epoca reduce dalla più che discreta interpretazione ne La Migliore Offerta, la seconda eroina romantica di film come Pearl Harbor e The Aviator, ma soprattutto eroina feroce nel mondo di Underworld, ad accompagnarli mostri sacri come Ben Kingsley, che, guarda caso, aveva già interpretato il ruolo del gestore di un manicomio in Shutter Island di Martin Scorsese, nel ruolo di un medico folle e distrutto dai dolori della guerra e Michael Caine, come sempre all'altezza dell'interpretazione breve ma essenziale) fanno di Stonehearst Asylum un buon titolo, nulla di più. Un film interessante e riuscito, non privo di colpi di scena, atmosfera "riuscita" per raccontare una storia sulla follia e sulla mente umana.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/Cast: Buona regia, condita con un'egregia fotografia. Qualche buco in sceneggiatura e discreto livello recitativo (dovuto al cast più che stellare). Costumi e trucco realistici per l'epoca.
Commento Finale: Avrei anche sperato di meglio, anche perché solo in parte viene sfruttato il potenziale, ma è comunque un buon giallo drammatico ambientato in una location che ha sempre un certo appeal. Rimane nei meandri del discreto intrattenimento e nulla più, tuttavia un gran cast ed una sceneggiatura interessante (anche se non trascendentale) lo rendono comunque ben meritevole di una visione.
ConsigliatoBrad Anderson impacchetta ad hoc un thriller gotico in costume, ma quello che rimane alla fine è la sensazione di aver visto un film a metà, a causa di una sceneggiatura piuttosto debole in alcuni frangenti. Ciò nonostante ritengo il titolo più che valido ed è consigliato agli amanti del genere, ma non fate l'errore di considerarlo un horror, rimarreste scottati dalla delusione.
Voto: 6
The Monster (Horror, Usa 2016)
Tema e genere: Se sei stata per anni una madre degenere, alcolista e violenta, hai solo due modi per riconquistare l'amore della tua figlia preadolescente: portarla a Disneyland o salvarla da un mostro bestiale annidato nei boschi. Ed è quello che succede in questo comunque ambivalente horror scritto e diretto da Bryan Bertino, con protagonista Zoe Kazan (The Big Sick) e la quasi esordiente Ella Ballentine.
Trama: Kathy e la figlia Lizzy si perdono nei boschi. Finiscono così per rimanere intrappolate nel bel mezzo di una tremenda foresta. Come se non bastasse, sono inseguite da una terribile creatura che non è né umana né animale. In mezzo all'orrore e al caos primordiale, ridefiniranno il loro rapporto di madre e figlia.
Recensione: Il limite maggiore di The Monster è da ricercarsi in una trama fin troppo asciutta, in un certo qual modo scontata e già vista. C'è una situazione di "prigionia" seppur a cielo aperto, con il classico assedio assicurato da un predatore mostruoso (di cui origine e motivazioni resteranno misteriose) nei confronti di due donne rimaste in panne con l'auto nella solita zona isolatissima. La prima parte si sviluppa molto sull'attesa e l'entrata in scena del mostro non è niente male nonostante questi sembri il fratello anabolizzato di Venom. Vari soccorritori, tra cui poliziotti e meccanici, cadono come mosche fornendo gentilmente l'inevitabile carne da macello (nel trituratore ci finirà anche il povero Scott Speedman). Però il ritmo non manca e le scene d'azione sono tutto sommato ben congegnate. Tuttavia ad elevare dal possibile anonimato il lavoro di Bryan Bertino è il sottotesto inerente il rapporto tra madre e figlia, ovvero le due protagoniste, portato a galla con intelligenti flashback. The Monster senza di esso avrebbe davvero ben poche ragioni d'essere, ed invece il lavoro effettuato su questo aspro conflitto, con annesse aperture amorevoli davvero azzeccate, riesce a fornire la motivazione giusta per accollarsi la visione. L'interazione tra la ragazzina disperata e la madre incapace ed alcolizzata fornisce grande spessore e senso emotivo al tutto, con prese di coscienza bilaterali, dove da una parte il ruolo di madre diventa effettivo e, dall'altra, il sentimento sempre messo in dubbio assume connotati ben definiti. Ciò in cui pecca di più e che non mi permette di essere un tantino più generoso nel votarlo sta nella sua a tratti eccessiva lentezza, soprattutto nella prima parte che ci impiega fin troppo ad entrare nel vivo. Sicuramente per creare maggiore empatia con le due protagoniste e maggiore tensione nello spettatore, però purtroppo un paio di momenti di stanca si fanno sentire condizionandone negativamente la visione e il giudizio. Ma in ogni caso è questo un film, seppur certamente non memorabile per quanto riguarda i meri contenuti horror, tuttavia apprezzabile per la scrittura dei personaggi, da vedere.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/CastThe Monster è un film onesto e diretto come il suo titolo (beh insomma, può trarre in inganno), che conferma l'abilità del regista Bryan Bertino (che si dimostra molto bravo a gestire la tensione, molto meno a dirigere invece le scene in cui il mostro attacca, e a creare un clima di attesa alquanto inquietante) di fare piatti saporiti con pochi ingredienti (tipo in The Strangers, 2008, e tipo il suo sequel, Prey at Night, 2018, seppur nei panni di sceneggiatore) e la legge dell'horror per cui demoni familiari chiamano demoni veri e propri (tipo in Babadook, 2014). Molto brave le due protagoniste, madre (Zoe Kazan) e figlia (Ella Ballentine), per quest'ultima una nota di merito in più data la giovane età e per quanto e come sia riuscita a dare al proprio personaggio credibilità e spontaneità. Buona l'ambientazione così come l'atmosfera ricreata dando una forte impronta oscura alla pellicola.
Commento Finale: Inversione di ruoli, genitorialità sotto stress e lezioni pedagogiche ("i mostri non esistono" diceva la mamma all'inizio, "avevo torto" dirà alla fine) sono lo strato simbolico di The Monster, e non è assolutamente da buttare. Ma l'architettura narrativa di questa piccola fiaba horror funzionerebbe anche senza doppie letture e rimane in linea di galleggiamento con una buona tensione nervosa, un piccolo scorcio boschivo che trasuda insidia, la sensazione di ineffabilità della minaccia e ineluttabilità della fine. Insomma, una buona opera, un horror leggermente diverso, da vedere.
Consigliato: Non siate troppo scettici e non lasciatevi ingannare dal titolo e dalla trama banale (come avevo fatto io precedentemente). Il film è guardabilissimo e si apprezza che sia stato gestito con notevole serietà, senza cadere nella trappola da risultare un'emerita cavolata, in questo caso sarebbe stato facilissimo cascarci ma così non è.
Voto: 6

12 commenti:

  1. Non ne ho visto nessuno, però la tavola periodica che si vede alle spalle delle ragazze nella seconda immagine è tutta sbagliata, gli elementi chimici sono messi a casaccio.

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    1. Non avevo notato questo particolare, ma se tu dici così allora mezzo voto in meno.. :D

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  2. Ho visto il solo The Monsters e non mi è nemmeno dispiaciuto.

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    1. Ha dalla sua la doppia valenza, che lo fa apprezzare e non troppo dispiacere infatti ;)

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  3. Bravo Pietro che hai recuperato 3 titoli che io ho amato anche più di te!
    (This is where I leave you, ma io alle tragedia famigliari cedo volentieri - The Monster, meno banale di quel che sembra - Mio figlio, sapendo come è stato grato, guadagna punti).

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    1. Sì, la più grande artefice sei stata tu, e nonostante le mie rimostranze devo ammettere che ho fatto bene a darti ascolto ;)

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  4. Vedo che ti sono piaciucchiati quasi tutti, quindi ben venga a questi recuperi.
    Buona serata.

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    1. Sì stavolta è andata bene, spero andrà così anche la prossima se mai ci sarà ;)

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  5. Be', dai, ti ha detto molto bene!
    Il primo col Superman televisivo ho iniziato a vederlo, il genere mi piace e non era manco male ma la stanchezza mi ha fatto addormentare. Non ho sentito però il bisogno di riscaricarlo su SkyGo (dato che resta sul PC solo 48 ore e sto sempre senza ADSL), magari ci riprovo a gennaio.
    Jason Bateman lo guardo sempre a prescindere! Se mi capita 'sto This Is Where I Leave You, gli do una possibilità.
    L'ultimo me lo hai venduto tu!

    Come al solito, ci si rilegge quando e se li guarderò 😉

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    1. Sì riprovaci, anche perché il meglio arriva dopo metà pellicola ;)
      Non si ride però anche se c'è Bateman, al massimo sorridere, e sull'ultimo, attento a non aspettarti troppo :)

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  6. Mio Figlio l'unico che vedrei del lotto, anche se i tuoi voti sono medi/mediocri (mi chiedo sempre dove li scovi, questi film a cui non darei una lira XD)

    Moz-

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    1. Vabbè ma sai che i miei voti sono piuttosto critici, e comunque già raggiungere la sufficienza vuol dire che merita ;)
      Non li scovo, li mandano in onda :D

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