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venerdì 30 gennaio 2026

I film del mese (Gennaio 2026) - Seconda Parte

Ecco la seconda parte della lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Il secondo speciale cinematografico del mese è incentrato sulla Giornata della Memoria, con la classica pellicola che la ricorda.

Scomode verità (Dramma 2024) - Patsy è un personaggio dominato da rabbia e aggressività, che sfoga su famiglia e conoscenti senza che il film offra reali motivazioni oltre a pochi cenni su traumi passati. Ne risulta una figura spesso caricaturale, nonostante l'intensa interpretazione della Jean-Baptiste. Il racconto, tipicamente Leightiano (come Peterloo ed altri), procede in modo lineare e si concentra quasi esclusivamente su di lei, ma la mancanza di un adeguato approfondimento psicologico genera freddezza e sbilanciamento. Restano memorabili alcuni scontri quotidiani (nel negozio di mobili, al parcheggio, al supermercato) e un cast complessivamente solido. Voto: 5,5

Blink Twice (Thriller 2024) - Un thriller derivativo ma efficace, che richiama Get Out e The Menu pur trovando una sua identità nel tema della violenza di genere e in un finale più beffardo e femminista del previsto. La regia di Zoe Kravitz (talentuosa attrice qui al suo debutto da regista) costruisce con lentezza un clima di inquietudine crescente, tra ironia, surreale e lampi di horror, sostenuta da una fotografia satura e da un cast solido in cui spicca l'ambiguità di Channing Tatum. La trama non brilla per originalità e qualche ingenuità affiora, ma l'intrattenimento funziona e il twist conclusivo dà la giusta scossa. Un esordio imperfetto ma godibile. Voto: 6,5

Una figlia (Dramma 2025) - Dopo Mia, Ivano Di Matteo torna a raccontare adolescenti fragili e contesti familiari tesi, ma questa volta il risultato è meno incisivo. L'omicidio che apre la storia genera spunti forti (soprattutto nelle sequenze del carcere minorile) senza però trovare un vero approfondimento emotivo o sociale. La regia punta su un realismo anni '80-'90, ma spesso scivola in una drammaticità facile. Ginevra Francesconi è la più convincente, mentre Stefano Accorsi resta sacrificato da una scrittura debole. Buone alcune figure di contorno, meno riuscita la rappresentazione della Polizia. Un film che si segue, ma che rimane sospeso e poco coraggioso. Voto: 5,5

The Alto Knights - I due volti del crimine (Dramma/Gangster 2025) - Un omaggio al gangster movie classico, con Barry Levinson (alla regia 10 anni dopo il modesto Rock the Kasbah) che rilegge Martin Scorsese senza però raggiungerne l'energia. L'idea del doppio ruolo funziona: Robert De Niro regge il film con carisma, incarnando due volti opposti del crimine organizzato, anche se trucco e gestualità tradiscono l'età. La ricostruzione d'epoca è curata e la fotografia dà solidità, ma il racconto resta statico, verboso e poco incisivo, privo di veri guizzi. Un'opera professionale, dignitosa, che aggiunge poco al genere ma si lascia vedere grazie al mestiere dei suoi autori. Voto: 6

Eden (Thriller 2024) - Ron Howard parte da una storia affascinante ma realizza un film corretto più che memorabile. L'ambientazione selvaggia di Floreana diventa teatro di un'umanità corrosa da invidia, paranoia e istinti primordiali, in un racconto più cupo del solito per il regista (che con Tredici vite aveva realizzato il classico compitino). La confezione è solida e il cast notevole (con un trio di donne pazzesche), anche se alcune prove risultano sopra le righe e la durata pesa. L'idea dell'Eden che si trasforma in inferno è interessante, ma il film resta statico e poco incisivo (come fu Elegia americana), lasciando la sensazione di un'occasione solo in parte sfruttata. Voto: 5,5

L'amore che non muore (Romantico 2024) - Un film che mescola commedia, dramma, noir e persino musical con energia disordinata ma contagiosa. Gilles Lellouche (bravo attore e regista interessante, vedasi 7 uomini a mollo) firma un racconto imperfetto e disomogeneo, sostenuto però da un ritmo alto, una colonna sonora trascinante e personaggi vivi nelle loro fragilità. La storia d'amore tra una ragazza "perbene" e un giovane già segnato dal crimine funziona, nonostante qualche prevedibilità e la lunga durata. Cast solido, con François Civil più incisivo della pur intensa Adele Exarchopoulos. Un'opera passionale, non impeccabile ma coinvolgente. Voto: 7

mercoledì 31 maggio 2023

I film del mese (Maggio 2023)

Non c'è due senza tre, ecco infatti il terzo speciale cinematografico mensile inerente alle principali e più importanti piattaforme di visione di cui ho la disponibilità (ce ne sono difatti anche altre, ma non vengono altresì ugualmente sfruttate), e dopo Sky e Netflix è il turno di Prime Video. Piattaforma streaming o dir si voglia, che produce sia film originali che tanti altri li distribuisce, e in questo senso non essendo alcuni Amazon Original ad un certo punto scade la loro disponibilità di visione, come capitato a The Turning, l'unico di tutti i sedici film da me visti non più disponibili (scaduto a metà mese). Ma visto il risultato finale non certamente una grande perdita, almeno sempre secondo il modesto parere, che ha altresì avuto modo di vedere altri deludenti film, contrapposti ad altri sufficienti e poco più.

Big Bad Wolves - I lupi cattivi (Dramma/Thriller 2013) - Il tema è quello classico, la vendetta nei confronti di un presunto pedofilo, già affrontata in Prisoners (uscito lo stesso anno) senza però l'angoscia (e la potenza) del film di Denis Villeneuve perché attua un meccanismo più distaccato dove l'umorismo sfocia nell'assurdità del grottesco che se da un lato stempera le scene più violente (e ce ne sono, senza peraltro il minimo compiacimento), dall'altro ne aumentano a dismisura il disagio perché l'estrema cura dei dialoghi porta alla risata. Ma questo non vuol dire sia meglio riuscito, anzi, molto altalenante, porta con sé il buono di essere abbastanza originale e il male di affievolirsi ogni tot ciclicamente, però la trama è ben costruita (la regia capace, di Aharon Keshales e del Navot Papushado di Gunpowder Milkshake, notevole la qualità delle performance attoriali), quindi la sufficienza piena è d'obbligo. Un thriller drammatico niente male, e i cui sottintesi sono interessanti, il finale riuscito, però comunque gli manca qualcosa (quel qualcosa che forse Prisoners aveva in più). Voto: 6+

Get Duked! (Thriller/Commedia 2019) - Dall'orienteering al survival: quattro ragazzi di città braccati o blanditi dal popolo selvaggio ed insidioso della campagna. Miscelando con stravaganza ed ironia vari linguaggi, dal teen movie all'horror, dal cartoon al videoclip (di cui il regista, alla sua opera prima, è maestro), il film azzarda una riflessione sul conflitto generazionale. Che ha pure spunti visionari interessanti (i cacciatori mascherati), ma che plana facilmente nella banalità concettuale e nella superficialità narrativa (le prede mostrano un alto grado di idiozia ma non meno demenziali risultano le indagini condotte dai poliziotti in campo). Comunque, moderatamente divertente, le buffe disavventure suscitano infatti più di un sorriso. Humor e ritmo con un pizzico di anarchia. Voto: 6

venerdì 14 aprile 2023

[Cinema] Speciale cinematografia di generi

Uno speciale cinematografico che andrebbe probabilmente spiegato, e così farò, il senso infatti non sta nella definizione della cinematografia o cinema di genere (etichetta di un certo tipo di cinematografia popolare), anche se in parte alcuni di questi film nella categoria ci starebbero bene, giacché fanno uso di elementi fantastici, comici, grossolani o volgari, ma semplicemente sta nella classificazione delle diverse opere cinematografiche, classificate in base ad alcuni temi o caratteristiche ricorrenti. Molto spesso nelle mie rassegne o speciali ho trattato prevalentemente film di stampo horror e/o thrilleristico (ed anche fantascientifico), ma ecco l'occasione per trattare anche il resto, vedere e recensire film di generi quali Dramma, Commedia e Fantasy, che poche volte (almeno per il settore "vintage") ho trattato. E cosi ecco questo speciale all'insegna della fantasia, della quasi parodia, della mezza romanticheria e della intensa drammaturgia. Un giro tra epoche, costumi e modi diversi, tra ritrovamenti, revisioni e rivalutazioni, tra genialità, bizzarria e giovialità (ma pure tragicità), che ho alquanto apprezzato.

The Amusement Park (Dramma 1973) - Cinque anni prima di comparire in Wampyr, Lincoln Maazel (bravo ad interpretare un uomo sempre più smarrito e disperato) è protagonista assoluto di questo mediometraggio di George A. Romero dalla storia travagliata. Ritenuto perduto, ritrovato dalla vedova del regista e restaurato nel 2020, infine trasmesso su Rai 4 lo scorso gennaio. Il regista viene incaricato di dirigere un film sui disagi e soprusi subiti dagli anziani, ne esce fuori questo "incubo" ambientato in un parco dei divertimenti (che rappresentano chiaramente gli USA). Egli lo considerava (con la sua proverbiale umiltà) non riuscito, invece è puntuale e diretto come un pugno allo stomaco: attualissimo, mette i brividi e carica lo sguardo di un disagio e una pietas insolubili, con scorci zombeschi che ricompongono la sua visione politica dei non morti nell'alveo degli anziani, il popolo dell'autunno. Il dramma grottesco impartito da Romero vanta infatti una sua efficacia, anche se la sua (pur breve) durata pare comunque eccessiva. Deprimente fin dall'incipit nella piovosa Pittsburgh, raggiunge certamente lo scopo di sensibilizzare l'audience, pur rimanendo solo una bizzarria nella filmografia del regista. Ma in ogni caso da vedere e da far vedere. Voto: 6,5

Dark Crystal (Animazione/Fantasy/Avventura 1982) - Uno dei più misconosciuti eppure tra i più pregevoli film fantasy usciti negli anni '80. Poche sbavature per un lavoro di tutto rispetto (interamente girato e filmato con pupazzi animatronici e burattini, con nessuna comparsa o menzione di esseri umani). La trama sembra quasi un pretesto ma è meglio dire fortemente archetipica, il bello di queste storie in fondo è anche il loro sembrare esistenti da sempre. Ciò fornisce a questo tipo di film anche la fonte più profonda del loro fascino, e alcuni importanti sotto-testi di carattere mitico e religioso, di cui non è estraneo questo film dalle numerose metafore. Per il resto è una meravigliosa bizzarria visiva creata dal genio di Jim Henson e Frank Oz (poi anche su Labyrinth), che creano notevole suggestione con un mondo di pupazzi di loro creazione, con gusto e creatività. Un po' macchinoso l'inizio ma nell'insieme piacevole. Un fantasy di buona qualità, tenendo in considerazione l'epoca, molto curato, che pur presentando l'eterna lotta fra bene e male, offre una resa lontana dalla banalità senza risultare eccessivamente infantile. Certo, la sceneggiatura non ha grandi svolte, ma rimane ancora oggi una piccola perla di tecnica e immaginazione. Buono. Voto: 6,5

mercoledì 20 febbraio 2019

Solo: A Star Wars Story (2018)

Circa due anni e mezzo fa ne Il Risveglio della Forza, abbiamo visto morire Han Solo, interpretato da Harrison Ford, trapassato dalla spada laser cruciforme del figlio Ben (Kylo Ren). Se nel film diretto da J.J. Abrams il sipario della vita si chiudeva su questo personaggio, con Ron Howard torniamo invece alla scoperta delle sue origini. Solo: A Star Wars Story, film di fantascienza del 2018 diretto appunto da Ron Howard, è infatti una origin story, una di quelle storie che raccontano al pubblico come un personaggio noto è diventato quello che conosciamo (in pratica, il Ritratto dell'Eroe da Giovane), ma è soprattutto parte di un piano commerciale di espansione, iniziato un anno e mezzo fa con il più riuscito Rogue One (che aveva il coraggio di un finale tragico ed eroico), difatti da quando la Disney, dopo il vasto universo Marvel, ha inglobato anche il franchise di Guerre Stellari alias Star Wars, nel dichiarato intento di monetizzare il costosissimo acquisto, ha inaugurato, accanto alla terza trilogia legata alla saga degli Skywalker e ai Jedi, una serie di progetti "collaterali". Progetti in cui se allora i personaggi, a parte qualche cameo, erano sconosciuti, solo tangenzialmente coinvolti nelle vicende principali della saga, qui l'eroe titolare è Han Solo, uno dei tre personaggi principali della trilogia originale, indissolubilmente legato per la prima generazione di spettatori alla faccia da schiaffi di Harrison Ford. In tal senso era un po' giocoforza che del terzetto si andasse ad esplorare il contrabbandiere stellare, quello che nonostante la giovane età poteva dare l'idea di avere un "passato". Peccato che il difficile compito di non far rimpiangere il precedente interprete si posi sulle spalle di Alden Ehernreich (in Ave Cesare! dei fratelli Coen era l'amabile/irritante cowboy che storpiava ripetutamente le battute di una commedia sofisticata), che non riesce proprio a convincere sia per mimica facciale che per movenze. Peccato soprattutto che, la storia scritta dagli sceneggiatori, ma anche gli altri personaggi di contorno (compresa la prima "fidanzatina" di Han, Qi'ra), si accontentino di sfruttare onesti stereotipi di un genere avventuroso su cui, superata la meraviglia per le belle sequenze di azione e qualche invenzione visiva, pesa un po' la tendenza al didascalico e la vocazione commerciale dell'operazione.

giovedì 6 settembre 2018

Genius: Picasso (Miniserie)

La serie antologica americana che racconta la storia di personaggi che, con il loro genio, sono riusciti ad influenzare la storia, è tornata. Dopo aver portato sugli schermi di tutto il mondo la vita di Albert Einstein, ci si sofferma su Picasso, il prescelto per essere trasposto e raccontato tramite il mezzo televisivo. Complice un nome altisonante quale quello di Antonio BanderasGenius: Picasso si presenta da subito quindi come un prodotto accattivante e intrigante, pronto a trasportare lo spettatore nell'Europa del XX secolo e alla riscoperta del massimo esponente del cubismo. Purtroppo però, complice la burrascosa vita privata dell'artista, molto più burrascosa, egoistica e frivola di Einstein, che giustifica ancor di più il termine "genio e sregolatezza", ho avuto qualche problema durante l'intera serie di puntate ad affezionarmi ad un personaggio moralmente meschino come lui, senza contare poi che, seppur conoscendo poco in generale l'arte, la sua vena artistica surrealista non mi è mai andata a genio, e anche se fresca è l'esperienza vissuta con Loving Vincent, preferisco proprio quest'ultimo, anche perché il quadro con i girasoli a casa mia c'è da trent'anni non è lì così per caso, io infatti l'arte la riconduco ai quadri di Van Gogh e ai grandi maestri di un tempo ben più lontano. E tuttavia non mi sono fatto influenzare troppo da ciò, perché indubbiamente la serie poi così brutta non è, anzi, qualcosa di buono c'è ed è riconducibile alla qualità tecnica di un prodotto che in ogni caso, in 10 puntate, sviscera in modo completo ed esauriente (descrivendone genio artistico e risvolto umano) la vita (dall'infanzia, fino all'età adulta, in un ritratto a tutto tondo dove grandi opere, luci, ombre e amori travolgenti diventano l'essenza stessa della sua lunga parabola esistenziale) del pittore spagnolo, considerato forse l'artista più influente del XX secolo, per la creatività, la quantità e qualità della sua produzione. Ha attraversato le avanguardie e influenzato generazioni di pittori, vissuto una vita romanzesca, al centro di amori e passioni, liti e polemiche. Egli infatti ha vissuto una vita particolarmente intensa, una vita che tuttavia ha lasciato parecchi segni, e non del tutto positivi, almeno umanamente parlando.

martedì 29 agosto 2017

Inferno (2016)

Terzo capitolo per le avventure cinematografiche del professore Robert Langdon interpretato da Tom Hanks, tratto dai libri della famosissima saga letteraria di Dan Brown. Questa volta (lasciatosi alle spalle svelamenti di segreti vari attorno a Cristianesimo e Chiesa Cattolica) la sfida del professore parte da una Firenze molto cupa dove si trova ricoverato in un ospedale, senza memoria curato dalla misteriosa dottoressa Sienna Brooks (Felicity Jones) mentre cerca disperatamente di comprendere i numerosi flashback che affollano la sua mente, tutti legati all'Inferno dantesco. Ma insieme si ritroveranno però a prevenire le azioni di un folle che ha intenzione di scatenare una piaga strettamente connessa appunto con l'Inferno di Dante Alighieri. Il che da un tocco di originalità e professionalità alla pellicola, peccato che Inferno, film thriller del 2016, diretto da Ron Howard, terzo adattamento cinematografico di un romanzo di Dan Brown, dopo Il Codice Da Vinci (2006) e Angeli e Demoni (2009), nonostante la regia sempre molto professionale del grande regista americano riesca a trovare più di una soluzione visiva originale, tocchi invece il suo punto più basso della trilogia. Due ore di azione confusa, dialoghi involontariamente grotteschi, Firenze, Venezia e Istanbul riprese in un modo che più da cartolina non si potrebbe e un product placement insopportabilmente sfacciato. Giacché rispetto a Il codice da Vinci la storia raccontata non sfonda perché Dante e la sua Divina Commedia sono ridotti ai minimi termini, e il film ne risente parecchio.

mercoledì 2 agosto 2017

Genius: Einstein (Miniserie)

Prodotta da Brian Grazer col contributo di Ron Howard (ancora una volta insieme dopo The Beatles: Eight Days a Week - The Touring Years), a sua volta ideatore del prodotto (è anche tra i produttori esecutivi) e regista parziale della serie, Genius, è la serie antologica di Discovery Channel dedicata alle grandi menti che hanno cambiato per sempre la storia. La prima stagione infatti, composta da 10 episodi, racconta di un personaggio che con il proprio genio ha influenzato la storia, in questo caso appunto Albert Einstein, il famoso fisico tedesco e una delle menti più geniali di tutti i tempi. Andata in onda su National Geographic Channel dall'11 Maggio in Italia e in contemporanea in 171 paesi del mondo, Genius: Einstein, basata e raccontata seguendo la narrazione del libro del 2007 di Walter IsaacsonEinstein: His Life and Universe, descrive difatti la vita di Albert Einstein (interpretato anche dal premio Oscar Geoffrey Rush) dall'ottenimento dell'insegnamento e del dottorato fino alla scoperta e alla pubblicazione della teoria della relatività. 10 episodi per esplorare il turbolento viaggio del fisico che sarebbe diventato un'icona, Einstein appunto, fieramente indipendente, innaturalmente brillante, eternamente curioso, che ha cambiato il nostro modo di vedere l'universo. Ma lui non era soltanto un uomo "difficile" da comprendere nella sua genialità, lo era anche nella sua umanità, il biopic infatti, dai suoi primi fallimenti nel mondo degli accademici, alla sua ricerca emozionante di amore e di connessione umana, dipinge un ritratto del vero Albert Einstein in tutta la sua complessità. Complesso com'è anche questo documentario, un incredibile documentario, un trattato sulle origini, sulle difficoltà e sulle vittorie di Einstein, alle prese con un sistema che non premia la stravaganza.

giovedì 27 luglio 2017

The Beatles: Eight Days a Week - The Touring Years (2016)

Nato dall'ennesima straordinaria collaborazione tra Ron Howard, qui regista, e Brian Grazer, qui produttore insieme al suo amico, ed entrambi reduci come produttori esecutivi della bellissima e affascinante (e molto apprezzata da me) serie Marte (1a e 2a parte ai link) e dalla serie televisiva Genius: Einstein (che sto in questi giorni vedendo), The Beatles: Eight Days a Week - The Touring Years, film del 2016, è il bellissimo ed interessante documentario (fatto col cuore, con l'anima, con la testa, non agiografico ma solo sincero) sul gruppo rock più famoso di tutti i tempi, i Beatles appunto, che in soli quattro anni, tra il 1962, anno in cui ancora suonavano quasi solo tra Liverpool e Amburgo, e il 1966, quando si guardarono in faccia e si dissero basta, basta con i tour, basta con quella follia ormai fuori controllo, diedero vita ad un fenomeno sociale senza precedenti, che radunò in ogni parte del mondo folle di dimensioni mai viste. Fu in quel periodo infatti, che i quattro giovani musicisti di Liverpool, fino ad allora abituati ad esibirsi in anonimi locali nella loro città e ad Amburgo, grazie alla composizione di un incredibile numero di bellissime canzoni e al prezioso aiuto da parte del manager Brian Epstein, che curò abilmente il loro look e le loro attività, tennero un nutrito numero di concerti, dapprima in Europa, e successivamente in varie parti del mondo in teatri, arene e stadi, raggiungendo in breve tempo un clamoroso successo su scala planetaria, consacrandosi in tal modo alla leggenda della musica rock. Allo stesso tempo andò coagulandosi attorno a loro una sorta di divismo esasperato, con migliaia di giovanissime fans in delirio orgiastico che assistevano ai loro concerti. E mentre sullo sfondo delle loro canzoni scorreva la Storia di quegli anni, l'assassinio di Kennedy, la guerra in Vietnam, la guerra fredda, le lotte contro la segregazione razziale, la conquista dello Spazio, i primi movimenti rivoluzionari giovanili, l'immenso successo raggiunto dal gruppo inglese finì per minarne l'unione. Infatti, dissidi interni alla band, evidente squilibrio di capacità e genialità artistiche fra i quattro, paura di attentati, incaute dichiarazioni su temi religiosi, la morte prematura di Epstein, portarono in breve tempo allo scioglimento del complesso, complesso che però immortale è ancora adesso.

giovedì 20 aprile 2017

Heart of the Sea: Le origini di Moby Dick (2015)

Ci sono dei film che hanno uno strano destino, pur godendo di una trama, una regia ed una fotografia di tutto rispetto vengono crocefissi da una critica super-esigente che per una serie di ragioni aveva ben altre aspettative. In questo caso le aspettative sono dettate, dato che la pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo Nel cuore dell'oceano: La vera storia della baleniera Essex (In the Heart of the Sea: The tragedy of the whaleship Essex), scritto da Nathaniel Philbrick nel 2000 sulla storia della baleniera Essex (evento che ha ispirato Herman Melville per la stesura del suo celebre capolavoro), dal riferimento a Moby Dick ed al libro appunto di Melville, con tutto il suo bagaglio di significati che il film possiede solo in parte limitata. Qui si narra invece solo del sorgere della leggenda di Moby Dick, che ha provocato una serie di disavventure tutto sommato ben rappresentate dal film. Dunque Heart of the Sea: Le origini di Moby Dick (In the Heart of the Sea), non è un film (del 2015 diretto da Ron Howard, con protagonista Chris Hemsworth) con grandi pretese letterarie, ma un onesto e godibile film di avventure marinaresche, ben rappresentate, anche se con qualche luogo comune (la scontata lotta tra il capitano incapace ed infingardo ed il primo ufficiale esperto e coraggioso). Un'opera perciò onesta e di sicuro impatto spettacolare, sicuramente e probabilmente lontana dal capo d'opera la cui storia ha ispirato, ma degna di essere vista, perché grazie a una struttura narrativa solida e quasi epica, Ron Howard indaga l'oceano di sentimenti che risiede nell'animo umano, e lo fa benissimo.

giovedì 23 febbraio 2017

Le altre serie tv (Gennaio-Febbraio 2017)

Dopo quasi due mesi dall'ultima puntata, mi sono accorto solo ora che avevo sì parlato di Marte (Mars), la miniserie evento di National Geographic (prodotta da Brian Grazer e Ron Howard), ma riguardante solo i primi tre episodi, ora nonostante il tempo trascorso e poiché una novità è stata annunciata riguardo alla serie, è venuto il momento di parlare della seconda parte della prima stagione e dare un giudizio definitivo. Prima di tutto se volete conoscere davvero tutto quello che c'è da sapere, vi suggerisco di leggere il mio post di metà dicembre, qui, dove spiegavo praticamente tutto di questo grande progetto, un progetto che dal suo debutto ha avuto un successo clamoroso, dato che la prima stagione della serie, che ha unito sceneggiato dramma e gli effetti speciali con sequenze documentaristiche, è stata vista da 36 milioni di telespettatori a livello mondiale lo scorso autunno ed è diventata la serie più vista nella storia della rete. Questo perché la serie è stata indubbiamente una sorpresa, ovvero che sia personalmente che probabilmente come altri, ha davvero spiazzato per la sua spettacolarità, nonché innovativa, insomma convincente e promossa con ottimi voti. Una prima stagione che ha mantenuto alti gli standard, che mai ha vacillato, che mai ha perso smalto, anche se come ovvio la prima parte è risultata diversa dalla seconda, ma solo nei temi, perché la qualità e la messa in scena è stata identica, ossia eccezionale, tanto che spinta dal successo ottenuto, National Geographic ha dato il via libera ad una seconda stagione che però non ha ancora una direzione già impostata, nonostante la conclusione della serie stessa potesse sia pensare ad una continua ma anche la fine. Comunque la prima stagione raccontava di una fittizia missione con equipaggio su Marte ed era ambientata nel (non tanto lontano) 2033, ma dalla 4a puntata qualcosa cambia, dato che il racconto se prima si concentrava sui rischi e i problemi per arrivare e creare una base, ora si concentrava sui problemi e rischi che una colonia fissa poteva avere nella 'colonizzazione' di un pianeta. E infatti, come volevasi dimostrare e senza spoilerare, dopo anni la colonia va in crisi, sia sull'aspetto psicologico, fisico e logistico, facendo vedere come l'essere umano potrebbe vivere in situazioni estreme, e che non tutti riescono a resistere la pressione fisica ma soprattutto psicologica, e come alcuni elementi non solo danneggiano l'ambiente ma ne diventano succubi. Nel frattempo si cerca sulla terra sistemi di protezione o mezzi più sicuri ma ci vorrà tempo. In ogni caso la stagione si chiude con la risposta ad una domanda, c'è vita su Marte? per scoprirlo recuperate la serie (straordinaria e spettacolare) che, è stata (e sarà nuovamente forse) trasmessa su National Geographic Channel in 172 paesi in 43 lingue. In più la prima stagione è disponibile per la vendita in HD digitale e prossimamente lo sarà su DVD, perciò non aspettate o sprecate tempo, ne vale davvero la pena.

martedì 6 dicembre 2016

Marte (1a stagione) [Prima parte]

Ha debuttato poco meno di tre settimane fa in tv, tra lo stupore generale, uno dei progetti cinematografici e televisivi più ambiziosi di sempre, quello de 'La più grande avventura di sempre nella storia dell'uomo', ovvero la colonizzazione del pianeta rosso, cioè Marte. Un progetto che non sembrava essere straordinario, invece dopo aver visto le prime tre puntate, la quarta delle sei totali andrà in onda stasera, ne sono rimasto affascinato. Ecco perché nonostante io sia arrivato soltanto a metà non potevo esimervi nel consigliare di vederla, perché Marte, la nuova miniserie evento di National Geographic Channel è qualcosa di veramente eccezionale. In più è diretta da un certo Ron Howard (straordinario regista) e prodotta da lui stesso insieme a Brian Grazer (uno dei produttori più famosi di Hollywood), perciò cosa volere di più? Niente, soprattutto se le vicende narrate sono a dir poco fantastiche. Le vicende narrate infatti si sviluppano tra il presente e l'anno 2033, alternando dati scientifici e rappresentazione cinematografica, vicende che ci trasportano direttamente alla vigilia della prima missione dell'uomo sul pianeta rosso. Difatti nell'anno 2033 lo sbarco dell'uomo su Marte sta per diventare realtà. Mancano 90 secondi all'atterraggio e l'equipaggio della navicella Daedalus, che vive con ansia questi ultimi tormentati momenti che li separano dal toccare terra sul pianeta rosso, è pronto per questo storico avvenimento. Nonostante però abbia avuto il miglior addestramento e abbia le migliori risorse disponibili, l'equipaggio dovrà spingersi sull'orlo delle capacità umane per riuscire a creare con successo la prima colonia eco-sostenibile su Marte. A metà tra un documentario (grazie alle testimonianze delle menti più brillanti della scienza) e un film (con ricostruzioni fedeli e precise di una perfetta missione spaziale), Marte infatti ci racconta in modo strabiliante come sarà finalmente possibile replicare lo sbarco dell'uomo sulla Luna sul pianeta rosso. Un racconto che via via si fa sempre più incredibile. Storia che perseguendo il doppio scopo di informare, come è abitudine e forza della rete televisiva internazionale, racconta una storia avvincente, un ibrido innovativo e interessante, soprattutto per come la serie è strutturata e sulla sua particolarità.