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martedì 29 ottobre 2019

I peggiori film del mese (Ottobre 2019)

Non ho niente di particolarmente importante da dire o segnalare, che sia successo questo mese, che sia positiva o negativa, nella realtà o virtualità, cosicché non mi resta che dirvi che la rivalutazione dei titoli scartati ed evitati (di quelli da voi segnalati da dover provare a recuperare) sta procedendo (e procederà ancora se qualcuno in questa nuova lista avesse da consigliare), e che quindi prossimamente alcuni titoli vedrò e saranno raggruppati in un unico post, che sarà pubblicato tuttavia molto in là, verso la fine dell'anno di pubblicazione recensistica. Nel frattempo ecco alcune pellicole che non mi hanno convinto.

Doppia Colpa (Thriller, Usa 2018)
Tema e genere: Thriller psicologico/drammatico giallo incentrato su un ambiguo caso di cronaca nera affidato ad un navigato poliziotto.
Trama: Un professore "felicemente sposato", noto per il suo fascino, diventa il primo sospetto quando una giovane donna viene trovata morta. In realtà l'uomo nasconde di essere un ex alcolizzato e cova dentro di sé un forte malessere, talmente forte da fargli dubitare della realtà.
Recensione: Un thriller mediocre, povero di spunti che prende delle vie già percorse senza particolari sussulti. Il personaggio di Guy Pearce gioca un pochino al "memento" considerato le sue difficoltà di memoria, sospesa tra l'immaginario ed il reale. Pierce Brosnan più sornione e più misurato, mentre la vera indagine in fondo è affidata alla moglie interpretata da Minnie Driver. Un indagine che si focalizza sull'uomo che le sta accanto, tanto che la scomparsa della ragazza rimane volutamente a fare da cornice. Così facendo però si toglie troppo sale alla storia che si riassume nel solito dramma familiare di una coppia in crisi e sul bilico del divorzio. Perché certo, il building up dell'aura di mistero è molto ben calibrato, fra strutture a flashback, false piste, visioni oniriche (ricordi?) che inducono lo spettatore a dubitare della colpevolezza del protagonista, ma il gioco dura troppo: ben presto il film si rivela troppo lento, verboso e pretenzioso coi suoi discorsetti filosofici circa la verità o ciò che noi interpretiamo come tale. Però non sarebbe un problema se i nodi venissero al pettine nel finale: così non è, e quindi a fine visione resta un senso di vuoto e di delusione, per aver appunto visto un film pasticciato ed incongruente come questo. Un film in cui non ci sono colpi di scena, non c'è pathos, non c'è neppure una regia credibile, resta solo il caos. Scivolata abbastanza grande per il regista e, soprattutto, per il cast.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/Cast: Thriller senza infamia ma anche senza nessuna lode: il cast (un buon cast, oltre ai tre citati ci sono anche attori niente male, Odeya RushJamie KennedyAlexandra Shipp e Clark Gregg) offre una prestazione professionale ma la regia (affidata al regista svedese Simon Kaijser da Silva) è anonima, il ritmo fiacco, la sceneggiatura non riesce a coinvolgere nonostante la presa di un soggetto tante volte declinato al cinema come quello l'innocente (o presunto tale) in trappola. Tecnicamente poi, non c'è niente che valga la pena segnalare.
Commento Finale: Parte bene, con una premessa già vista ma interessante, a cui si aggiunge la probabile perdita di memoria di cui Guy Pearce è maestro. Peccato che il film (che più che un thriller sembra un drammatico psicologico incentrato sul protagonista e sulla sua crisi esistenziale) poi non vada oltre questa base (e non decolli mai), declinandosi su ritmi lenti e su un continuo gioco di gatto col topo fatto dal poliziotto Pierce Brosnan (bravo) con il protagonista. Lo spettatore più navigato capirà presto che dell'arrosto c'è solo il fumo e il finale delude ampiamente. Mediocre.
Consigliato: Sì, per una serata soporifera attendendo l'ora fatale dell'adorato materasso.
Voto: 4,5

lunedì 7 ottobre 2019

Maria regina di Scozia (2018)

Tema e genere: Dramma storico, adattamento cinematografico della biografia My Heart Is My Own: The Life of Mary Queen of Scots scritta da John Guy.
Trama: Maria Stuart (Maria Stuarda nella sua italianizzazione) torna nella natia Scozia per riprendersi il suo trono ma si ritrova circondata dagli intrighi e in inevitabile contrapposizione ad Elisabetta di Inghilterra.
Recensione: In piena renaissance di regine non poteva mancare all'appello Maria Stuarda, già deposta dal trono del cinema in almeno altre quattro occasioni (memorabile la prima, del 1936, ad opera di John Ford). Questa scritta dallo sceneggiatore di House of Cards Beau Willimon e diretta con mestiere dalla veterana del teatro inglese alla prima regia cinematografica Josie Rourke, è però una versione modernizzata smaccatamente femminista. Difatti, più che un film storico sembra di essere di fronte ad un'opera allegorica ai tempi del #MeToo (in tal senso è tangibile la mano di una donna: i temi sono enfatizzati eccessivamente da diventare quasi tutto ridondante e stucchevole), dove Maria ed Elisabetta sembrano simboli delle vessazioni degli uomini, del loro controllo e allo stesso tempo dell'ideologia che una donna non è solo moglie e madre. Fosse stato presentato in tal modo, molto probabilmente mi sarebbe piaciuto di più ed avrebbe ricevuto più consensi, ma in quanto film storico dovrebbe raccontare ciò che più presumibilmente è accaduto, nel modo più fedele possibile. Maria regina di Scozia dà invece un'interpretazione diversa e più "personale" di ciò che si può leggere sui libri di storia (la modernità di due donne di potere, ma sole, circondate da uomini benpensanti ma in realtà violenti, affamati e sibillini, guarda dritta ai nostri tempi). A tal proposito la critica più importante da muovere al film è proprio l'inesattezza storica. Gli sceneggiatori hanno voluto imprimere al film una chiave più romanzata rispetto ad un racconto vero e proprio. Maria ed Elisabetta sembrano, più che due regine, due burattini nelle mani degli uomini e l'odio reciproco decantato nei libri di storia viene quasi trasformato in una dualità creata dai rispettivi entourage. A dare lustro al film sicuramente è il contorno. L'esperienza teatrale della regista si percepisce nella cura dei dettagli scenografici (anche se, questa sua messa in scena è in verità talvolta smaccatamente teatrale, era molto più moderna e coinvolgente quella dell'Elizabeth di una ventina di anni fa) e nell'artisticità di alcuni dei momenti chiave del film (su tutti l'incontro finale tra Maria ed Elisabetta, che però in verità e nella realtà non è mai avvenuto). A proposito dei dettagli, essi sono importanti e in Maria regina di Scozia sono ineccepibili, facendo guadagnare alla pellicola almeno mezzo voto in più nel giudizio finale. Dato che anche trucco, parrucco e soprattutto i costumi fanno la loro parte, tant'è che entrambi sono stati apprezzati (da me non tanto, troppo pesante il trucco, acconciature strane, bene invece i costumi) e menzionati in tutti i premi che contano (ma nessuno vinto, e giustamente direi).

mercoledì 6 giugno 2018

Alien: Covenant (2017)

Sesto episodio della saga cinematografica di Alien (ottavo se contiamo i due spin-off) e secondo prequel della stessa dopo il discusso PrometheusAlien: Covenant, film di fantascienza del 2017 diretto da Ridley Scott, è un film ambizioso ma solo parzialmente riuscito e che in parte condivide molte delle perplessità espresse in occasione dell'uscita del precedente episodio (per sapere vi basta cliccare qui, nel post che raggruppa l'intera saga tranne ovviamente quest'ultimo capitolo). Il film infatti, seppur sufficientemente gradevole in parte, ha un sacco di difetti, parecchie mancanze dal punto di vista registico e alcune scelte nella sceneggiatura non propriamente condivisibili, inoltre i contenuti filosofico-esistenziali accennati appunto in Prometheus (subito riproposti tramite un algido flashback che ci mostra il momento della presa di coscienza dell'androide David, e in cui fa una breve apparizione Guy Pearce) che tuttavia nella sua incompiutezza e furbizia furono sufficientemente in grado, nel bene e nel male, di suscitare un dibattito e di far arrovellare gli appassionati con tutta una serie di interrogativi, non vengono minimamente approfonditi, e se qualcosa esce, lasciano il tempo che trovano, relegando così il franchise al suo punto basso. Alien: Covenant difatti, sequel di un prequel che assomiglia a un reboot ma non lo è, non solo è una combinazione squilibrata e indefinita di slasher spaziale non particolarmente ispirato e fantascienza filosofica da quattro soldi, ma è anche troppe cose insieme e qualcosa di già visto. Proprio perché il film, un ibrido che ripercorre personaggi e dinamiche di "Alien" e "Prometheus", sembra un lungo déjà-vu, che combina una fusione dei due film (e non solo quelli due), facendolo così risultare un patchwork mal riuscito. Anche perché a parte il buon inizio (che mette contenuti interessanti sul fuoco e prosegue poi con una sequenza movimentata che non ci si aspetta di trovare nei primi minuti di un film), è sempre la stessa storia, quella di una navicella spaziale che in missione di colonizzazione e a seguito di una misteriosa interferenza audio, il capitano e l'equipaggio, decidono di atterrare, su un pianeta fino a quel momento escluso dalla mappatura di quel settore del cosmo. Un pianeta che se a prima vista sembra un paradiso, è in verità un mondo oscuro e pericoloso, e dove David, l'androide sopravvissuto alla spedizione Prometheus (ed "unico" abitante del luogo), cela oscuri segreti.

martedì 30 gennaio 2018

I peggiori film del mese (Dicembre/Gennaio 2018)

Nonostante negli ultimi tempi io faccia di tutto per evitare parecchi film del tutto evitabili, come potrete vedere nella ormai abituale lista di fine post, anche in questo mese, a cui si aggiunge il mese scorso in cui non ho potuto stilare questa ennesima lista dei peggiori film visti nel mese corrente, mi sono ritrovato a vedere film che non mi hanno soddisfatto in pieno o che più semplicemente ho trovato mediocri e non sufficientemente gradevoli da meritarsi appunto la sufficienza. Di questi, alcuni davvero pessimi, altri non brutti ma banali ed altri belli ma non del tutto convincenti. Ma tutti film e recensioni personali che in ogni caso è bene precisare non forniscono un giudizio negativo assoluto, ovvero che siete ben liberi di seguire o meno i miei consigli, l'importante è avervi avvisato.

Verso la fine del mondo (Drammatico, Usa 2014): Inserendosi nel filone dei film catastrofisti, anche se in questo caso gli "effetti speciali" sono praticamente assenti, Parts for Billion (il titolo originale), tramite le vicende di tre coppie, una felice coppia di anziani, una giovane coppia non ancora sposata e una coppia sposata ma in crisi di matrimonio, e tutti alle prese con le conseguenze di un virus letale, voleva forse far riflettere lo spettatore sul senso della vita. Secondo le intenzioni di regista (lo sconosciuto Brian Horiuchi) e sceneggiatore infatti, questo doveva essere un film sul significato della vita, argomento affrontato inevitabilmente dalle tre coppie che si trovano in questo drammatico frangente, e infatti lo è, ma con risultati a mio avviso piuttosto scadenti. Non c'è difatti la profondità di certi altri e neanche l'intensità di molti altri film, anche perché i dialoghi scivolano tra l'ovvio e il melenso, senza elementi che possano interessare uno spettatore mediamente preparato, e quindi alla fine il film risulta perfino noioso, nonostante la durata che non supera l'ora e mezza e nonostante il buon cast comunque abbastanza sprecato, Frank Langella, Josh Hartnett, Alexis Bledel, Rosario Dawson e Teresa Palmer. E neanche il (preannunciato, tra le righe) colpo di scena finale (anch'esso peraltro piuttosto banale) può risollevare le sorti di una pellicola noiosa e deludente. Voto: 4

La cena di Natale (Commedia, Italia 2016): L'inutile sequel del mediocre Io che amo solo te è, al pari del precedente, anzi più del primo, l'ennesimo esempio stereotipato e banale di un'Italia che, cinematograficamente a volte, non sa più cosa inventarsi. La bellissima cittadina pugliese di Polignano a Mare, la serenità dell'atmosfera e dei personaggi infatti, non sorreggono una pellicola del tutto priva di una storia, piatta, monotona e scontatissima. In più il film, ambientato durante le feste natalizie, e con lo stesso mediocre regista Marco Ponti, con lo stesso cast (compreso Riccardo Scamarcio), con aggiunta la presenza della zia Veronica Pivetti, che si riallaccia alle vicende lasciate in sospeso nel primo capitolo, non cambia, ad eccezione di qualche piccola variante comunque retorica, le tematiche e le dinamiche, risultando però ancora più superficiale e inverosimile. Anche perché La cena di Natale è inconcludente, e soprattutto, poco interessante, poco dinamico e poco simpatico, dove dialoghi e scenette non suscitano nessuna grande ilarità né sentita partecipazione. Voto: 4,5

giovedì 31 marzo 2016

Gli altri film del mese (Marzo 2016)

Cenerentola (Cinderella) è un film del 2015 diretto da Kenneth Branagh, con protagonista Lily James. Il film è l'adattamento cinematografico della celebre fiaba Cenerentola e remake in live action del film d'animazione del 1950, quindi non credo che c'è bisogno di sapere la trama, quella originale, in quanto praticamente quasi tutti la conoscono. In questo film infatti non è la trama che cambia, tutto rimane al suo posto, senza nessun stravolgimento importante (e meno male sta diventando una consuetudine da quando hanno prodotto la serie tv 'C'era una volta'), ma le ambientazioni e scenografie ancora più fiabesche, colori vivaci dei vestiti e piccoli effetti speciali di livello. Certamente cambia la psicologia dei protagonisti in quanto il regista inglese la fornisce sfumata ed evoluta, mai passiva e pienamente consapevole. I protagonisti arrivano al lieto fine dopo essersi riconosciuti, scelti e voluti. Insomma, un film che racconta una favola oramai vecchia di millenni (alcuni studiosi sostengono infatti che provenga dalla Cina, altri addirittura dall'antico Egitto), ma che in questa versione di Kenneth Branagh viene rappresentata con modernità e attualità, con eleganza e brillantezza assoluta.