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lunedì 27 agosto 2018

Fast & Furious 8 (2017)

Sono passati sedici anni ormai dal primo capitolo che dava finalmente una ventata d'aria fresca agli action movie, introducendo per la prima volta le famose corse clandestine lungo le strade delle città più grandi del mondo, in questo caso tutto ebbe inizio per quelle di Los Angeles per poi spostarsi sino al Giappone per la precisione a Tokyo nell'ottimo terzo capitolo. Ma dal quarto capitolo in poi il format delle corse clandestine è andato a farsi benedire, con l'aggiunta di un nuovo incipit d'intrattenimento, molto più spettacolare e adrenalinico ma pur sempre perdendo lo spirito dei bei vecchi tempi e delle sfide con le auto modificate proprio come i migliori Need For Speed (in tal senso evitabile la piccola citazione). Con il passare del tempo e dei capitoli successivi i nostri eroi hanno avuto perdite e aggiunte nei loro cuori e nelle loro vite, dal quinto capitolo hanno affidato a Dwayne "The Rock" Johnson un personaggio che passando gli anni ha preso più importanza, sino proprio a quest'ultimo capitolo, che avrebbe riportato discordanze tra lui e Vin Diesel sull'importanza dei personaggi sia nel set che fuori con qualche piccola lite, liti che stavano intaccando la realizzazione di questo Fast & Furious 8 (The Fate of the Furious), film del 2017 diretto da F. Gary Gray, e i prossimi capitoli, per la precisione il 9 e il 10 che dovrebbe essere l'epilogo di tutto questo teatrino di tradimenti ed esplosioni. Tuttavia l'ennesimo capitolo è stato prodotto, anche se questo purtroppo, seguendo la scia dell'emozionante (in particolare per la prematura scomparsa di uno degli attori protagonisti, Paul Walker) ma esagerato e banale settimo capitolo (qui la mia recensione), perda nuovamente equilibrio. Perché certo, è ormai da tanto che Fast & Furious si è reinventato, da pellicola di macchine e velocità a stunt movie un po' spy e molto action a la Point Break, un Mission Impossible su quattro ruote (e in tal senso come sia potuto accadere che un action che parlava di corse in auto clandestine e ladri di videoregistratori, era il 2001, abbia generato una saga alla James Bond, nonché una vera e propria mini-epica, sarebbe qualcosa da approfondire), ma qui l'esagerazione supera il limite di sopportazione.

mercoledì 2 novembre 2016

Gli altri film del mese (Ottobre 2016)

Per questo mese di Ottobre, grazie e per colpa di Halloween il mio classico post è slittato di due giorni, ma nonostante ciò, ecco tutti gli altri film visti in questi primi giorni d'autunno, partendo da quelli non presenti nel 'cartellone' ma che per un motivo o per un altro ho deciso di non farne un pezzo apposito ma scrivere solo due righe, d'altronde da dire c'è ben poco, poiché i film in questione non sono quasi per niente eccezionali, tranne probabilmente uno. A cominciare da La grande bellezza in versione integrale (piena di nudi, culi e cazzate varie) che ancora una volta mi ha deluso, perché neanche la mezz'ora in più di pellicola mi ha fatto apprezzare il film, che secondo me è il più confuso, più scollegato e brutto, narrativamente parlando, di sempre, perché visivamente alcune immagini sono stupende. Ma nonostante questa volta qualcosa in più ho capito, alla fine è risultato ancora più noioso della prima volta. Anche se in ogni caso è un film azzeccato ad una giuria non italiana, perché vedere come ci siamo ridotti non è una bella cosa per noi italiani, agli altri probabilmente invece gli sarà piaciuto. E infatti solo all'estero è apprezzato dai più. Altro film visto poi è stata la puntata speciale di Sherlock, andata in onda a fine settembre e disponibile sul sito della Paramount, della serie tv con protagonista Benedict Cumberbatch, che abitualmente non seguo, anche se ho visto qualche puntata. La puntata, anzi, il film è quella del caso de L'abominevole sposa, un caso davvero interessante, inedito ma soprattutto atipico e strano, come il contesto e il luogo in cui si svolge (nella psiche di Holmes cent'anni prima). Un caso che ovviamente sarà risolto da Sherlock, ma non senza particolari difficoltà. E anche se non del tutto la storia mette in soggezione o paura, la qualità di tutti gli elementi e le tecniche, è discreta, persino migliore di un film per il grande schermo. Comunque il migliore di questi che sto descrivendo perché di peggio c'è la 'trilogia' di Jerry & Maya (fratelli o amici non si sa), due piccoli infallibili investigatori che in una fiabesca e assurda cittadina fanno il lavoro della polizia e risolvono i casi, ingegnosi i primi due pessimo il terzo, ma comunque troppo scemi per un pubblico inferiore ai 7 anni. Perché anche se tratti da romanzi per bambini, questi tre film di origine scandinava, probabilmente, sono davvero inguardabili e del tutto inutili, pieni di stereotipi che potrebbero addirittura fare male alla crescita. Bene, era l'ultimo, ora vediamo tutti gli altri, quelli di questo post, a partire proprio da due action scandinavi, più precisamente norvegesi, l'unica cosa in comune dato che il primo è un disaster movie (il primo in assoluto per la Norvegia) e il secondo è uno delle tante storie favolistiche e fantastiche, in alcuni casi anche veri, di cui il paese è pieno, questo per esempio ambientato al tempo del medioevo parla di un Re in pericolo.

martedì 26 luglio 2016

Forza Maggiore (2014)

Forza maggiore (Turist) è un psicologico dramma scandinavo (più precisamente svedese) del 2014 diretto da Ruben Östlund. Il film ha vinto il Premio della Giuria nella sezione Un certain regard al 67º Festival di Cannes, ed è stato selezionato per rappresentare la Svezia nella categoria miglior film straniero ai Premi Oscar. Come detto all'inizio questo film è un dramma, infatti in un villaggio sciistico delle Alpi francesi si consuma un dramma esistenziale e famigliare che indaga le debolezze umane e le relazioni tra individui, l'egoismo e l'incapacità di relazionarsi. E racconta di una famiglia svedese in vacanza sulla neve, che, nel corso di un pranzo su una terrazza di un ristorante, viene letteralmente divorata da una valanga che ad un primo momento risulta controllata (e difatti lo è) ma si avvicina così velocemente da sembrar destinata a travolgerli. Ma è durante il fuggi-fuggi generale che avviene qualcosa di insolito ma naturale ad un primo momento, preso dal panico e dal suo egoismo istintivo, il padre scappa (prendendo con se solo gli occhiali e l'Iphone), lasciando così in asso la moglie e entrambi i figli, che istintivamente invece li protegge. La valanga si arresta poco prima di provocare un disastro (i quattro rientrano sani e salvi) ma ormai le dinamiche familiari risultano profondamente cambiate, e la vicenda fa così affiorare conflitti mai prima rivelati. Perché qualcosa nella coppia si incrina ed è una crepa che è destinata ad aprirsi sempre di più. Basta questo breve resoconto dell'incipit del film per capire che siamo in presenza di un'ottima idea, che il regista svedese, almeno in larga parte, sa sfruttare al meglio. Ma poiché parliamo di un film passato da Cannes, ci sono due strade, o è un capolavoro oppure è di una noia mortale, ebbene qui niente di niente, ma una via di mezzo spiazzante e interessante. Perché Ruben Östlund mette in scena un tema psicologicamente forte, quale frattura può generare in una coppia lo scoprire che il tuo partner amato, il tuo eroe, bello, biondo, forte e protettivo, è una creatura che di fronte ad un pericolo che sembra mortale, scappa, lasciandosi dietro te e i vostri bambini? E poi, intimamente umiliato, ferito dagli sguardi pieni di interrogativi tuoi e dei vostri figli, cerca di rimuovere, rifiuta di riconoscere una vigliaccheria per cui si odia, poi è costretto a prenderne atto come tu esigi, e allora ti sembra sempre più estraneo, alieno, finché (sull'orlo di una spaccatura insanabile) qualcosa inevitabilmente succede.