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mercoledì 14 aprile 2021

I film del periodo (1-11 Aprile 2021)

Seppur impelagato da visioni a destra e a manca potevo non sfruttare l'occasione (che spero non unica sarà) di spulciare per un mese (tra inizio marzo ed inizio aprile), e in modalità gratis (in seguito ad un acquisto fatto da me per il mio compleanno), nel catalogo cinematografico Prime Video di Amazon? Ovviamente no, e complice la zona rossa e la conseguente compagnia di mio fratello (quasi ogni sera l'appuntamento era alle 21) di film ne ho visti tanti (lui predilige l'horror, ma non disdegna il thriller, la commedia e la fantascienza). Così tanti che ho dovuto dividerne le "conseguenze" in due, oggi la prima parte, la seconda al prossimo "periodo", periodo successivo a questo qui, in cui c'è di tutto, tutto il mio solito (stessa cosa al prossimo giro). Poiché, oltre a visioni "libere", eccone altre, diciamo così, "obbligatorie", infatti tra Amazon Original e nuove proposte in Exclusive, recuperi da Oscar e non solo (già segnati da tempo), qui sono (e saranno successivamente) presenti. In più un film per l'Angolo Vintage ed uno per la Japan Animation, insomma di tutti i generi e colori, buona lettura e/o visione.

Sound of Metal (Dramma 2019) - E' la storia di un batterista metal alle prese con un'improvvisa sordità che gli cambierà la vita. Uno strano piccolo film, scarno e coinvolgente. Una piacevole sorpresa. Scritto da Derek Cianfrance e diretto dall'esordiente Darius MarderSound of Metal è una parabola esistenzialista interamente arpeggiata sui chiaroscuri degli stati d'animo del protagonista. A qualche eccesso di dilatazione temporale fa da contrappeso un impeccabile lavoro sul suono, che restituisce pienamente la condizione di disagio di Ruben. Interessante e riuscito è infatti il tentativo di conciliare sensazioni soggettive con l'esigenza di renderle condivisibili al pubblico attraverso tecniche sonore di distorsione e sovrapposizione, un "incubo" anche per noi. Lontano da sentimentalismi, colpisce per la sua veridicità. Il regista dirige difatti un'opera prima scevra da cliché ma ricca di amore per un racconto trattato con una delicatezza unica. La presa di coscienza non è un percorso semplice e così non deve sembrare. Il dramma del protagonista, un ex tossicodipendente di buon cuore, viene analizzato senza sconti e senza patetismi, frugando fra le sue paturnie e le sue speranze di riscatto. Alla fine, a trionfare, sarà una più serena accettazione della vita con le sue svolte e i suoi cambiamenti. Il tutto narrato in modo scarno, diretto e coinvolgente. E' candidato ai Premi Oscar 2021 in sei categorie (un po' troppo parrebbero), tra cui Miglior Film, Migliore Sceneggiatura, Miglior Sonoro (l'unico che meriterebbe indubbiamente) e Miglior Attore, il protagonista Riz Ahmed in effetti è bravissimo e regge sulle sue spalle gran parte della riuscita del film (ma non sono da meno gli altri attori coinvolti in prima persona), un film forse superficiale ma bello. Voto: 7+

Kristy (Horror/Thriller 2014) - Essenziale e lineare "Kristy" si segnala come un buon intrattenimento, un home invasion su scala ampliata con il college a sostituire la consueta abitazione. I grandi spazi e la varietà di ambienti vengono ben sfruttati da Oliver Blackburn, offrendo un'ideale messa in scena per la caccia organizzata da un gruppo di giovani incappucciati e mascherati nei confronti di una studentessa rimasta sola (guardiani a parte, ovviamente liquidati senza troppi affanni) nell'imponente complesso. Il confronto avviene sostanzialmente tra due donne: la protagonista decisa a non lasciarsi sopraffare tanto facilmente e la sua antagonista, leader del gruppo e unica a non avere il viso nascosto. Il confronto tra l'angelica (sempre meravigliosa) Haley Bennett (quella di Swallow) e la luciferina Ashley Greene finisce pari e patta almeno a livello di doti recitative, entrambe convincenti con la vittima designata descritta magari velocemente ma con intelligenza, tanto da permettere allo spettatore di entrare in buona sintonia con la giovane. I primi minuti in questo senso sono fondamentali, culminanti in quel senso di libertà che la protagonista prova in solitaria danzando tra i corridoi del dormitorio, nuotando nella piscina o ammirando il cielo sdraiata nel campo di football, del tutto ignara riguardo l'incombente minaccia. Per la protagonista sarà una notte di terrore ma soprattutto di battaglia, potenziale ennesima vittima di quella che apparirebbe come una setta satanista. A dispetto di altri film appartenenti al filone è riscontrabile un accenno di chiarimenti, sinceramente non proprio indispensabili. Comunque sia utili per spiegare, forzando un poco, la ragione per la quale ogni vittima della gang viene chiamata Kristy, in quello che è un rimando religioso di natura etimologica. Nulla di eclatante, una pellicola onesta e priva di fronzoli capace di alimentare una certa tensione senza mai annoiare. Voto: 6,5

giovedì 27 febbraio 2020

Le serie tv del mese (Febbraio 2020)

Cambia il genere (dal cinema alla serie) ma non cambia il metodo, anche se dalla settimana si passa al mese, ma è l'unica differenza, giacché anche in questo caso nella pagina dell'Angolo delle Serie Tv facente parte ogni serie in oggetto, troverete oltre al Trailer (che novità ho messo io senza l'ausilio di widget) una scheda tecnica di informazione antecedente alla recensione (simile a quella dei film). E quindi invito tutti, se volessero sapere tutto ma proprio tutto di ogni singola serie che d'ora in poi recensirò (soprattutto le informazioni di base, puntate e durata, ma anche altro), di consultare codesta pagina, che trovate al link dopo il voto datogli da me. Detto questo ecco le serie viste in questo ultimissimo mese.

The Walking Dead (10a stagione/prima parte) - Quest'anno al contrario della scorsa volta, ma già precedentemente fatto più e più volte, ho visto la nuova stagione della serie AMC in due parti. E che dire perciò del mid-season di questa decima stagione? Diciamo che come finale di metà stagione mi aspettavo molto di più, pensavo che succedessero più cose importanti ma a parte il ritrovamento dell'orda e la probabile acquisizione di più armi, non è successo nulla di concreto. La trama c'è, gli sviluppi anche, ma il finale di metà stagione è per niente esplosivo, come il resto (le rivelazioni finali non sembrano infatti essere in grado di reggere la qualità complessiva di questa decima stagione, che finora si è dimostrata altalenante). Le prime puntate sembravano partite col piglio giusto, per poi concentrarsi tuttavia su personaggi e sceneggiature un po' deboli, regalando dei veri picchi di attenzione soltanto con l'ingresso in scena di Negan (che sembra "ritornare" indietro nei propositi) e con l'inaspettata morte di una fresca "vecchia guardia". Questa stagione si sta difatti soffermando troppo sui personaggi che non è un male, ma neanche un bene. Soffermarsi sui personaggi senza bloccare la trama, questo è quello di cui si ha bisogno, sembra come che se devono far vedere le emozioni dei protagonisti non possono far vedere lo sviluppo della storia. Sarà perché non hanno molto da dire? Non lo so. L'unica cosa che so è che dalla prima puntata sono successe veramente poche cose e sono state diluite un po' troppo per otto episodi (e non parliamo poi dell'assenza di Rick, che si sente eccome, né Michonne né la piccola "spaccaculi", e tutti gli altri, riescono difatti fino in fondo a sopperire). Speriamo che con la seconda metà le cose vadano meglio. E in tal senso dico che servirà molto di più di quello fatto fino ad adesso, perché la stagione 10 possa riuscire a colpire come fu con la Stagione 9 dalla quale sembrava trasparire un cambiamento che finora (purtroppo) non si è ripetuto. Voto: 6-

lunedì 18 novembre 2019

Se la strada potesse parlare (2018)

Tema e genere: Adattamento cinematografico del romanzo del 1974 Se la strada potesse parlare, scritto da James Baldwin.
Trama: Tish e Fonny si amano, lei rimane incinta e lui viene arrestato per un reato che non ha commesso.
Recensione: Se solo potessero parlare, se potessero vedere tutto quel che accade, cosa potrebbero raccontare le strade di Harlem? Forse che finché esisterà un'ingiustizia cieca, un'ignobile intolleranza e un meschino ingranaggio che crea vittime innocenti, la bellezza non basterà a salvare il mondo. Se la strada potesse parlare è uno di quei film che, in sospeso in un dramma familiare, pennellano ed accarezzano la visione con una storia d'amore semplice, tanto essenziale quanto il contesto in cui prende vita. Tra fotografie storiche alla Spike Lee (a tal proposito analogamente al suo ultimo lavoro, BlacKkKlansman, con cui condivide la forma intessuta di immagini di repertorio, è anche un film di denuncia sociale che si propone di sensibilizzare il pubblico sul tema della discriminazione razziale in USA, facendo in modo che si immedesimi nel dramma quotidiano dei suoi protagonisti: una coppia che vede spezzati i suoi progetti di vita matrimoniale a causa dei pregiudizi culturali), estremizzazioni cristiane ed una clandestinità a cielo aperto, Barry Jenkins (artefice del più che discreto Moonlight pochi anni fa), ci descrive una rarefatta Harlem, dove la rivendicazione sociale, ancorché politica, è tanto presente da contagiare una giovane coppia, il cui unico errore fatale è stato difendersi da un assalto mentre compravano delle sigarette (forse troppo rarefatta e un po' troppo melodrammatica, seppur l'ambientazione gli anni settanta delle tensioni a seguito dell'abolizione delle leggi razziali e della pena di morte ancora ampiamente diffusa, è fondamentale ai fini del dramma). L'intera vicenda si articola intorno al giovane ventiduenne "Fonny", a cui da la vita Stephan James, e ad una aggraziata quanto resiliente "Tish", interpretata da KiKi Layne. Una storia di coppia il cui arco trova origine nell'ingenuità dell'infanzia che, poco a poco, subisce un'evoluzione dettata dal destino, nella semplice affermazione di un sentimento che è sempre stato lì in attesa, e che dovrà aspettare aldilà di un vetro per parecchio tempo ancora.