Il Giappone torna protagonista, anche se in questo blog (cinematograficamente parlando) lo è sempre stato e continuerà ad esserlo, ma quest'anno è stato, è ancora, particolarmente attivo (più che nella media). Non contando le Olimpiadi di Tokyo, che comunque importanti, ma soprattutto vincenti per i nostri colori sono state, prima il lungo (e corposo) viaggio (non ancora concluso) nell'animazione giapponese, poi alcune saltuarie incursioni cinematografiche lontane dal mondo animato, infine due filmografie di due registi d'oltreoceano molto conosciuti, una grande mole insomma. Pochissimo tempo fa infatti è stato il turno (il primo) del grande Takeshi Kitano, adesso, oggi, è il turno (addirittura il terzo, qui il secondo) dello strambo (e lo dico affettuosamente) Sion Sono. Contando difatti questi ulteriori tre film, del regista ho visto 12 film, uno più bizzarro dell'altro, a cominciare (se vi ricordate) da Tag, che per iniziare l'avventura era proprio l'ideale, almeno per me così è poi stato. E pensare che ancora me ne mancano alcuni (per esempio Himizu), ma al momento altri non sono riuscito, e difficilmente a breve riuscirò, a trovare. Tra questi anche una serie, anzi miniserie di 9 episodi (Tokyo Vampire Hotel), che non so da dove reperire. Ma in attesa di ciò (e se qualcuno sa, parli), accontentiamoci di quello che è possibile, in questo caso tre film completamente diversi tra loro, ma ugualmente bizzarri, che meritano indubbiamente qualche interesse.
The Whispering Star (Dramma/Sci-fi 2015) - Film dai risultati discontinui e dai ritmi molto dilatati che proprio per questo richiede una gran pazienza (fantascienza filosofica non per tutti i gusti), ripagata solo in parte dai risultati: l'inizio può incuriosire anche se ben presto le cose si ripetono, la seconda parte sa volare anche alto, raggiungendo dei picchi estetici, a tratti lirici, notevoli e dei momenti narrativi riusciti. A tratti criptico ed ermetico, a volte ripetitivo e noioso, a volte intrigante e stimolante. Pellicola divisiva che conferma la particolarità di un regista che non manca di idee e di talento seppure a corrente alternata, anche nella stessa pellicola. La storia è quella di una postina-androide intergalattica (la Megumi Kagurazaka gran Bellezza già al servizio del regista Sion Sono) che consegna la posta (senza l'assillo del tempo di consegna) ai destinatari sparsi nello spazio. A "guidare" la navicella ci pensa il distratto computer di bordo (ricordate Hal 9000) che deve ricordarsi di modificare la rotta ogniqualvolta vada ad incrociare quella dei meteoriti. All'interno delle scatole vi sono oggetti che ricordano i tempi passati, cose insignificanti, obsolete o solo souvenir di un tempo che fu. Minimale, contemplativo e apocalittico, questo The Whispering Star può essere etichettato come l'ennesima pellicola sul futuro distopico oppure un contenitore vuoto da riempire con le proprie impressioni legate all'esistenza umana. Ecco, è decisamente l'espressione compiuta di un nichilismo cosmico e assoluto che mostra la vanità e l'insensatezza dell'essere e dell'esistenza, e la fissità e l'immutabilità di quest'ultima. Più che un film, sembra un'opera di poesia audiovisiva, bizzarra e fragile come un messaggio dentro una bottiglia. Un'opera formalmente ineccepibile e di grande suggestione che però non riesce a convincere fino in fondo, nonostante risulti, come sempre per i canoni del regista, così elegante, iper-citazionista e splendidamente realizzato. In un bianco e nero, che favorisce l'immersione a-temporale e la fascinazione, di quest'opera mi rimarranno ben impresse solo poche sequenze veramente efficaci, prima tra tutte l'ultima consegna. The Whispering Star, un film che fa sembrare Stalker un action con Bruce Willis, che sa ripagare l'occhio ma non il cuore, dilaniato dalla disperazione più nera, zero ottimismo, non c'è possibilità di fuga né scioglimento, proprio per nessuno. Voto: 6,5