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giovedì 16 maggio 2019

Escobar - Il fascino del male (2017)

Il narcotrafficante colombiano Pablo Escobar viene spesso raccontato nel cinema e televisione recenti: dalle opere che ne fanno l'indiscusso protagonista, come la serie tv Narcos o il film Escobar di Andrea Di Stefano, a "cameo" significativi come Barry Seal con Tom Cruise. Ora ecco quest'altro film, film di Fernando León de Aranoa che debuttò fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia nel 2017. Un film che, basato sul memoriale "Loving Pablo, Hating Escobar", pubblicato nel 2007 dall'ex conduttrice televisiva Virginia Vallejo (quest'ultima è stata amante di Escobar nella realtà), si pone come obiettivo quello di mostrare la realtà dei fatti da diversi punti di vista. Diversi punti di vista (soprattutto uno, quello della stessa Virginia) per poter osservare la politica di vita di un personaggio nell'occhio del ciclone, vero e proprio simbolo di un'esistenza criminale incentrata sull'essere in assoluto i numeri uno, e lui numero uno lo è stato, in modo alquanto insolito e poco incline alle regole morali di una persona qualsiasi. Tali ambizioni vengono quindi descritte ora in questo film che doveva probabilmente essere il resoconto di una conflittuale storia d'amore all'ombra del sangue versato in quel regno criminale. Ma questa premessa viene fin da subito tradita dal regista, tanto che ad un certo punto, Escobar - Il fascino del male si discosta completamente dalla relazione avuta dai due per raccontare semplicemente le gesta del narcos più ricercato della storia, gesta ormai note. E purtroppo è per questo che il tentativo di raccontare la storia del patron colombiano sotto un nuovo punto di vista non riesce bene. Su questo personaggio si è detto veramente tutto (anche se la serie non l'ho ancora iniziata) e questa pellicola appunto non riesce a sviluppare l'unico spunto originale, la narrazione affidata all'amante di Pablo, e il rapporto tra i due che viene ridicolizzato a banale storiella di corna. L'operazione di raccontare per l'ennesima volta la figura di Pablo Escobar perde ancora più valore in quanto il film del regista spagnolo arriva per l'appunto dopo una lunga serie di film e serie tv sul trafficante di droga colombiana che meglio avevano svolto il loro lavoro (sul film basta leggere la mia recensione, sul buon lavoro della serie invece mi fido dei giudizi altrui).

martedì 13 novembre 2018

Lui è tornato (2015) & Sono tornato (2018)

L'idea alla base del film (e del libro best-seller da cui è tratto) è semplice ma geniale. Infatti Lui è tornato (Er ist wieder da), film del 2015 diretto da David Wnendt e basato sull'omonimo romanzo di Timur Vermes, ipotizzando che Adolf Hitler improvvisamente faccia ritorno sulla Terra propone una satira geniale, una critica sociale molto forte, in un film davvero interessante, dissacrante e al tempo stesso inquietante. Difatti il film, che appunto vorrebbe rispondere a quel semplice interrogativo che troviamo sulla locandina italiana (e non solo) del film, ovvero "Cosa potrebbe succedere se Adolf Hitler si risvegliasse improvvisamente in un pomeriggio berlinese, oggi?", muovendosi tra il grottesco e il drammatico, riesce a far sorridere ma soprattutto riflettere. Proprio perché il film, un film necessario che deve essere fatto vedere (la gente deve vederlo e deve riflettere), fa una satira molto intelligente, che fa davvero riflettere sull'importanza e la pericolosità anche (e soprattutto) dei mass media, sulla politica e la società moderna, sulla paura del diverso. In tal senso, sicuramente un bel rischio quello che si è voluto assumere il regista che, maneggia un'idea senza dubbio interessante, ma con un coefficiente di difficoltà elevato che avrebbe potuto portare la pellicola sul pericoloso campo minato dell'empatia e della comprensione nei confronti del Fuhrer, mitizzando una figura che ancora oggi rappresenta per il popolo tedesco, un tabù. Invece, il suo lavoro muovendosi sempre sull'orlo del precipizio, mischiando commedia, documentario, satira, grottesco con una miscela spesso molto vicina alla deflagrazione, riesce anche a fare di più. Giacché il film, film in cui molte sono le tematiche messe alla berlina, dalla politica alla società, dai rappresentanti di partito alle idee popolari (fino alla potenza pericolosa del mezzo televisivo), mette in guardia l'esser umano su come sia assurdamente facile ripiombare nell'oblio nazista se non si sta attenti. Anche perché secondo scrittore e regista se Hitler si risvegliasse sarebbe certamente inizialmente disorientato, ma impiegherebbe poco a rimettersi in carreggiata, aggiornarsi sulla situazione politico-sociale della sua amata patria e riconquistarsi l'attenzione dei tedeschi facendo comizi in televisione in prima serata, inoltre, come se non bastasse, gli argomenti del redivivo sarebbero accolti con entusiasmo dal pubblico, che lo scambierebbe giustamente per un attore, ed egli finirebbe per assicurarsi la fama di "combattente della democrazia" grazie a un'aggressione subita da alcuni neo-nazisti sin troppo zelanti.

lunedì 26 febbraio 2018

I peggiori film del mese (Febbraio 2018)

Molto spesso quando arriva questo post ne approfitto per fare un resoconto del mio mese in questione, non mancherà neanche oggi, ma adesso dirò gli aspetti negativi, quelli positivi li troverete prossimamente nel post dei film del mese. Sì perché oltre a vedere gli ennesimi film mediocri, il mese di febbraio ha regalato un momento così così e un piccolo problemino fisico. Innanzitutto per la prima volta il mio tranquillo paesino, a causa di un fatto di cronaca nera, che ha un po' destabilizzato la sua serenità, ha dovuto "usufruire" del lutto cittadino, cosa che a mia memoria non era mai successo. Infine un piccolo problema ad un piede potrebbe addirittura richiedere un intervento, ma per il momento è tutto sotto controllo e poi si vedrà. Questo è tutto, ora veniamo al dunque.

I Puffi - Viaggio nella foresta segreta (Animazione, Usa 2017): Dopo due film a tecnica mista parecchio bruttarelli seppur godibili e facili a vedersi, ecco nuovamente i Puffi nel terzo lungometraggio, ed interamente animato, a loro dedicati. Purtroppo però, seppur pieno di buone intenzioni, esse naufragano nella noia e nell'ovvietà. Perché questo film infantile e risibile diretto da Kelly Asbury, forse prodotto esclusivamente per dare ulteriore impulso al marketing dei pupazzetti blu, che urla modernità quasi avesse paura di essere etichettato come antiquato, manca di originalità, è banale ed esile. Smurfs: The Lost Village infatti, che mette nuovamente (come nel secondo) al centro della vicenda Puffetta, che fatica a trovare un suo ruolo nel villaggio e che quando viene a sapere di un villaggio misterioso attraversa, con i suoi amici la foresta incantata con alle calcagna il perfido Gargamella, nonostante l'ottima grafica computerizzata non va oltre il compitino (a tal proposito i difetti, come un'ambigua colonna sonora, sono più dei pregi). Perché sì, rimane la tenerezza di base e si amplia il lato comico, con battute, specie del caro mago malvagio (e iperattivo), abbastanza tristi, ma rimane un prodotto mediocre nell'animo (ricevibile soprattutto per i più piccoli) nonostante i buoni mezzi tecnici. Voto: 5,5

The Ring 3 (Horror, Usa 2017): Posso tranquillamente asserire di essere una fan dei Ring, ma questo ennesimo capitolo di una saga fortunata, che però non ha più niente di nuovo da dire, arriva forse troppo tardi. C'è stato un restyling tecnologico, questo è vero, che ne preserva i meccanismi di contagio, anzi li rende potenzialmente più virali. Allo stesso tempo si è cercato di dare una nuova linfa, creando un nuovo scenario sulle origini di Samara, ampliandolo perfino. Tuttavia malgrado gli intenti, crea una storia più vicina al thriller d'indagine che ad un vero e proprio horror. Secondo me è proprio quest'ultimo aspetto che ne esce con le ossa rotte, sia a livello quantitativo che qualitativo, con scene che offrono scarsa tensione (senza dimenticare il ritmo piatto). Ci si è preoccupati di creare nuovi universi per Samara lasciando qualche spunto più che interessante. Perché sì, gli effetti speciali (discreti) ci sono, così come qualche colpo di scena memorabile (il finale) ma da soli non bastano a salvare un prodotto ben sotto la media, condannato, già prima del suo rilascio cinematografico a cadere nel dimenticatoio. Certo, si lascia guardare e si è comunque visto di peggio (anche perché non smette di inquietare), ma l'abbastanza anonima la regia di Javier Gutiérrez che non si rivela in grado neanche di sfruttare al meglio un cast d'attori tutto sommato decenti, Johnny Galecki, la bella attrice italiana Matilda Lutz già vista in L'estate addossoVincent D'Onofrio (anche se il suddetto si comporta bene, che però non può fare niente contro la noia), abbinata a buchi di sceneggiatura si rivela deficitaria. Tuttavia non un brutto film di per sé, semplicemente svogliato, inutile, prevedibile. Voto: 5,5

lunedì 27 novembre 2017

A spasso con Bob (2016)

Premettendo che non ho mai avuto un gatto (ma vorrei uno come quello del film in questione) e che sono sempre molto dubbioso quando si tratta di una trasposizione di un best-seller, dato che negli ultimi 10 giorni per ben due volte mi sono ritrovato con due prodotti alquanto (chi più e chi meno) deludenti, ecco finalmente una piacevolissima sorpresa in questo senso. Perché anche se il trailer poteva far pensare ad un film espressamente per bambini, e anche se decontestualizzato potesse sembrare un film banale e piuttosto scontato (il grigiore della metropoli, la freddezza dei passanti, l'emarginato che rovista nella spazzatura per sopravvivere e il finale da storia Disney) si è rilevato invece un bel film, con una storia semplice quanto incredibile ed emozionante e non ricattatorio. Capita spesso infatti che le storie di amicizia tra uomini e animali abbiano dei toni stucchevoli e abbondino di banalità e melassa. Non è il caso di questo piccolo e gradevole film del 2016 diretto da Roger Spottiswoode (già autore della bellissima favola ecologista-ambientalista Il mio amico Nanuk) e scritto da Tim John e Maria Nation, ovvero A spasso con Bob, ispirato al racconto autobiografico (perché questa è una storia vera, forse per questo il film è similmente bello al libro) di successo A Street Cat Named Bob (nome originale della pellicola), poiché che nella messa in scena e nei toni ricorda quasi il prodotto (suggestivo ed affascinante) di un festival alternativo, come il bellissimo Once (Una volta). A metà tra la commedia per famiglie e un dramma con varie tragedie personali, questo film difatti, carico di buoni sentimenti e ottimismo è davvero tanto carino, risultando così una produzione leggera ma con senso, divertente e a tratti grottesca ma dolcissima.

martedì 29 agosto 2017

Inferno (2016)

Terzo capitolo per le avventure cinematografiche del professore Robert Langdon interpretato da Tom Hanks, tratto dai libri della famosissima saga letteraria di Dan Brown. Questa volta (lasciatosi alle spalle svelamenti di segreti vari attorno a Cristianesimo e Chiesa Cattolica) la sfida del professore parte da una Firenze molto cupa dove si trova ricoverato in un ospedale, senza memoria curato dalla misteriosa dottoressa Sienna Brooks (Felicity Jones) mentre cerca disperatamente di comprendere i numerosi flashback che affollano la sua mente, tutti legati all'Inferno dantesco. Ma insieme si ritroveranno però a prevenire le azioni di un folle che ha intenzione di scatenare una piaga strettamente connessa appunto con l'Inferno di Dante Alighieri. Il che da un tocco di originalità e professionalità alla pellicola, peccato che Inferno, film thriller del 2016, diretto da Ron Howard, terzo adattamento cinematografico di un romanzo di Dan Brown, dopo Il Codice Da Vinci (2006) e Angeli e Demoni (2009), nonostante la regia sempre molto professionale del grande regista americano riesca a trovare più di una soluzione visiva originale, tocchi invece il suo punto più basso della trilogia. Due ore di azione confusa, dialoghi involontariamente grotteschi, Firenze, Venezia e Istanbul riprese in un modo che più da cartolina non si potrebbe e un product placement insopportabilmente sfacciato. Giacché rispetto a Il codice da Vinci la storia raccontata non sfonda perché Dante e la sua Divina Commedia sono ridotti ai minimi termini, e il film ne risente parecchio.

giovedì 23 marzo 2017

Il sapore del successo & Le ricette della Signora Toku (2015)

Era da tanto che non vedevo un film di ambito culinario, l'ultimo fu il più che discreto e piacevole Amore, cucina e curry, ebbene in questa settimana ne ho visti ben due. Due film abbastanza buoni ma soprattutto deliziosi da vedere, due film dove l'aspetto culinario è però solo il 'contorno' (più accentuato nel primo) delle storie raccontate, difatti il tema principale sono il riscatto e redenzione, la libertà e la ricerca della felicità. Ma andiamo con ordine, il protagonista de Il sapore del successo (Burnt), film del 2015 diretto da John Wells (I segreti di Osage County) e scritto da Steven Knight, è una specie di Gordon Ramsey con un passato tormentoso alle spalle. Adam Jones, questo è il suo nome, uno chef da due stelle Michelin che ha attraversato un brutto periodo, finendo in un gorgo tutto droga donne alcol. Ma, una volta liberatosi dalle sue dipendenze, torna alla ribalta con un nuovo ristorante e un solo obiettivo, ottenere la terza stella Michelin. Protagonista assoluto di questa pellicola è Bradley Cooper (credibile quanto basta), qui ancora una volta alle prese con personaggi dal carattere estremo e poco equilibrato, che si conferma un attore di talento, a cui il regista affianca la talentuosa Sienna Miller, con la quale riesce a ricreare la stessa chimica di American Sniper, interprete che riesce benissimo a tenere testa al suo comprimario. E quindi, dopo aver raccontato di una famiglia allo sbaraglio, questa volta si concentra su un cuoco anch'esso allo sbaraglio che cerca di tornare alla ribalta, e il suo talento registico si conferma, poiché riesce a rendere questo film culinario sufficientemente incisivo, delineando benissimo il suo protagonista, per cui la cucina ha un valore ben preciso, e quindi sono giustificabili le (forse troppe) inquadrature sui numerosi piatti di cucina. La regia infatti non fa altro che rafforzare il mordente della pellicola, regalando stuzzicanti inquadrature, un montaggio frenetico e accattivante, e una colonna sonora che accresce la tensione del film. Ma nonostante questo e nonostante mi sia moderatamente piaciuto, il film non è un granché, cioè intendiamoci per quanto riguarda il lato culinario è molto apprezzabile e ben girato, ma dal punto di vista della sceneggiatura e di come i personaggi evolvono stenta un po'. Quello che manca alla pellicola insomma è forse la scintilla della sorpresa, tutto difatti appare prevedibile fin dall'inizio, quando il protagonista appare con il suo atteggiamento sprezzante e la terza stella sembra già nelle sue tasche.

mercoledì 18 gennaio 2017

I delitti del BarLume (4a stagione)

Dopo un'attesa lunga un anno, sono finalmente tornati su Sky Cinema gli strani casi de I delitti del BarLume, la commedia a tinte gialle tratta dai bestseller di Marco Malvaldi, con due nuovissime puntate andate in onda il 9 e il 16 Gennaio, il primo dal nome Aria di mare, liberamente tratto dal racconto di Malvaldi 'Aria di montagna', il secondo La Loggia del Cinghiale liberamente tratto dal racconto Il Capodanno del Cinghiale. Entrambe fanno parte della quarta stagione che segue la terza di cui avevo già parlato lo scorso anno, terza che trovate qui con tutte le informazioni sulla serie, serie come le storie, produzione originale Sky Cinema realizzata da Palomar, che dopo la mandata in onda sono al momento disponibili anche su Sky On Demand. Comunque queste due nuove storie sono nuovamente ambientate sullo straordinario sfondo di Marciana Marina all'Isola D'Elba. Il cast è pressoché identico a quello che ha conquistato critica e pubblico, dall'arguto "barista-detective" Massimo (Filippo Timi) al puntiglioso commissario Vittoria Fusco (Lucia Mascino), dalla fidata e prorompente (bellissima) cameriera Tiziana (Enrica Guidi) ai pensionati detective Emo, Pilade, Aldo e Gino (Alessandro Benvenuti, icona della comicità italiana e toscana, Atos Davini, Massimo Paganelli, Marcello Marziali). Confermato alla regia Roan Johnson, 4-4-2 Il gioco più bello del mondo, I primi della lista (non male), Fino a qui tutto bene (visto e recensito tempo fa, qui) e Piuma (in programmazione su Sky a febbraio). Ma insieme alla confermata produzione troviamo anche due partecipazioni speciali, nelle due nuove storie ci sono infatti due camei irresistibili. Vediamo infatti un'inedita Mara Maionchi nei panni di una simpaticissima parrucchiera che, tra una chiacchiera e uno shampoo a Massimo darà la dritta utile per risolvere il caso e Piera Degli Esposti la psicoterapeuta da cui Massimo è in terapia per dare una svolta alla sua vita e risolvere i suoi problemi di depressione.

martedì 16 febbraio 2016

I delitti del BarLume (3a stagione)

Si chiamano "Il telefono senza fili" e "Azione e reazione", i due nuovi episodi (al momento 6 in totale) de I Delitti del BarLume, la commedia a tinte gialle tratta dai bestseller di Marco Malvaldi, andata in onda a gennaio (io come sempre in ritardo) su Sky Cinema. Le due nuove storie realizzate proprio da Sky Cinema (dal 2013) in coproduzione con Palomar, sono ambientate ancora un volta sullo straordinario sfondo di Marciana Marina all'Isola D’Elba (trasformata in set televisivo per alcuni mesi e con la partecipazione della cittadinanza come comparse) e sono dirette da Roan Johnson (4-4-2 - Il gioco più bello del mondo, I primi della lista e Fino a qui tutto bene), con lo stesso cast delle precedenti stagioni, con Filippo Timi nel ruolo del protagonista. La serie ha avuto grande successo, dopo aver infatti raccolto con la seconda stagione su Sky Cinema oltre un milione di spettatori nella prima settimana di programmazione, superando gli ascolti di grandi blockbuster americani, Sky ha riportato in TV la saga giallo-comica conservando la formula narrativa che ne ha sancito il successo. Basata su un classico impianto "da giallo", I Delitti del BarLume accoglie una serie di spassosi accorgimenti narrativi che portano le storie a toccare i territori della grande commedia all'italiana e in particolare quella brillante tradizione regionale toscana che raccoglie l'eredità dei maestri del genere. Una formula maggiormente riuscita dall'aggiunta dell'elemento poliziesco, alleggerito dai toni irresistibili "da bar" di paese, che rendono il mix eccentrico e stravagante. Due nuove storie, ancora una volta ambientate nell'immaginaria cittadina di Pineta, sul litorale toscano tra Pisa e Livorno, qui, tra una bevuta e una partita a briscola, le giornate ruotano intorno al bar, centro nevralgico e strategico di qualsiasi comunità di provincia che si rispetti.

mercoledì 26 agosto 2015

Maze Runner: Il labirinto (2014) ...e non solo

Un gruppo di ragazzi, ignari del proprio passato, vive nella misteriosa Radura, una gabbia a cielo aperto circondata da un labirinto abitato da mostri e dalla quale nessuno è mai riuscito a fuggire. Questo il prologo di cosa ci riserba il film, ma non finirà qui. Neanche il tempo di vedere il film che scopro ci sarà il sequel (La fuga, ad ottobre al cinema, la continua) e a quanto pare anche un terzo nel 2017, Infatti Maze Runner: il labirinto è tratto dal bestseller di James Dashner, il primo film di una visionaria saga fanta-action tratta da una saga letteraria al momento arrivata a 6 romanzi. Ma andiamo con ordine, cominciando a parlare del primo film, Maze Runner - Il labirinto (The Maze Runner) è un film del 2014 diretto da Wes Ball. È una pellicola di fantascienza ambientata in un futuro distopico, tratta dal romanzo Il labirinto (2009) scritto appunto da James Dashner. Thomas, senza ancora sapere o ricordare di chiamarsi così, si ritrova intrappolato in un ascensore (chiamata la scatola) che sale verso l'alto, si ritrova in un cortile erboso situato all'interno di un vasto perimetro, la Radura, circondato e delimitato da alte pareti grigie, qui incontra altri ragazzi che come lui non ricordano nulla del proprio passato e che hanno fondato una piccola comunità con le sue regole, tra cui la più importante è di non entrare nel labirinto, un posto popolato dai letali Dolenti, a cui nessuno è mai sopravvissuto. Il ragazzo apprende che, ogni mese, la scatola porta nella radura una nuova persona, insieme ad alcuni rifornimenti. Newt, secondo in comando e intendente, spiega che i radurai più abili e veloci diventano velocisti: si tratta degli unici del gruppo a cui è consentito entrare nel Labirinto. Lo esplorano alla ricerca di una via di fuga durante il giorno, ma devono essere di ritorno prima di sera, perché l'ingresso del labirinto chiude al tramonto, e nessuno è mai sopravvissuto nemmeno una notte nel labirinto.

martedì 4 agosto 2015

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve (2013)

Le pagine dei romanzi e gli schermi cinematografici sono pieni di arzilli vecchietti birichini e imprevedibili. A volte addirittura veri delinquenti, ma quasi sempre raccontati con una vena d'umorismo che ce li rende inevitabilmente simpatici. Capelli bianchi, schiena incurvata, artrosi, un inizio di demenza senile... tutti elementi che indurrebbero a pensare a un saggio e sedentario uomo (o donna) d'età, al più portato a ripetere sempre i medesimi racconti della gioventù e predisposto a perdere la via di casa. Già, ma non è tutto oro ciò che candidamente riluce. E non sono tutti "domabili" i teneri vecchietti. Ne sa qualcosa la burbera direttrice della casa di riposo in cui soggiorna Allan. Nel giorno del suo compleanno il centenario scappa dalla finestra verso una meta ignota, ma prima di salire sul primo autobus in partenza, riesce anche a portarsi via la valigia di un giovane che l'affida a lui per andare alla toilette, certo dell'onestà di un anziano così anziano. Giunto ad una prima destinazione incontra un contadino con il quale scopre il contenuto della valigia e da quel momento cerca di mettere a frutto il denaro non comprendendo bene di essere al centro di una clamorosa caccia all'uomo da parte della mafia, il giovane infatti non è un samaritano ma un membro di un'organizzazione criminale e il vecchio non è esattamente onesto. Nel suo viaggiare Allan ricorda spezzoni della propria vita, dall'infanzia e la passione per le esplosioni, alla giovinezza come dinamitardo nella guerra civile spagnola, l'amicizia con Franco e poi il lavoro al progetto Manhattan, il servizio per Stalin, il controspionaggio e alla fine l'involontario ruolo nella caduta del muro di Berlino. Ma saranno più pericolosi il giovane delinquente o gli innocenti vecchietti?