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mercoledì 19 gennaio 2022

Le serie tv del mese (Gennaio 2022)

Troppe serie e poco tempo a disposizione per vederle tutte, oddio il tempo ci sarebbe pure, ma dovrei sacrificare il "Cinema" per riuscirci, e siccome proprio non vorrei, mi devo accontentare di quello che posso. E posso (potrò, credo e spero) durante quest'anno vederne quasi 60 più o meno di serie (e/o miniserie), a fronte delle tantissime già selezionate. Serie che, con (tutte) le migliori piattaforme a mia disposizione (non dimenticando TimVision e RaiPlay), da Disney Plus a Prime Video, da Sky a Netflix (ultima clamorosa e strabordante aggiunta), sfiorano le 200 unità. Quindi è normale che molte rinvierò a data da destinarsi, tuttavia anche quest'anno recupererò alcune serie di alcuni anni fa (La casa di carta e Fargo le prime della lista), che si affiancheranno com'è ovvio al resto, comprendente stagioni successive, prime visioni e tanto altro (di recente e non recente). Una nuova stagione serialtelevisiva quindi ricomincia, e con tante aspettative, incrocio le dita.

Loki (1a stagione) - Uno dei personaggi più interessanti dell'universo Marvel (anche se personalmente mai particolarmente amato) in una serie a lui dedicata e che si svolge dopo l'ultima avventura degli Avengers. La storia è incentrata sui paradossi temporali e prende dal suo protagonista il sarcasmo e l'ironia beffarda vista nei precedenti film dedicati ai vendicatori (anche talvolta esagerando inutilmente). Al netto della brillante prova del suo protagonista e della sua perfetta spalla, la sceneggiatura mostra il fiato corto, con una vicenda che si fa presto ripetitiva. Eccellenti invece (come è lecito attendersi nelle produzioni di questo tipo) gli effetti speciali. Parte infatti molto bene, con tre episodi ben ritmati e scorrevoli, dalla trama oggettivamente affascinante (seppur non originale) tra sbalzi temporali, varianti e universi paralleli, ma poi diventa eccessivamente verboso e sembra arrotolarsi un po' su se stesso, arrivando a un episodio finale meno esaltante di quanto fosse lecito aspettarsi. Comunque è un prodotto godibile della serialità Marvel (un prodotto da vedere, su Disney Plus, specialmente se fan), con Tom Hiddleston che aggiunge nuove sfumature al suo Loki e sorprendentemente adeguato Owen Wilson (ma WandaVision gli è comunque e nettamente superiore). E' in programma una seconda stagione, spero riescano ad aggiustare un po' il tiro, nel tentativo di esaltarne i pregi e limarne i difetti. Voto: 6
 
Squid Game (1a stagione) - Un intrigante circo (gonfiato di sadismo, azione e distopia) diventato virale in poche settimane. Non interessa tanto il riferimento ai vari prodotti survival/sci-fi dai quali (questa serie di produzione Netflix) attinge a piene mani quanto la capacità di avere una propria forza visuale (pop-gore) della quale s'impernia una scrittura tesa e attenta all'evoluzione dei personaggi (in una discesa disumanizzante). Si fa fatica a non empatizzare per qualcuno di questi carismatici protagonisti. Una spirale di violenze in perfetto stile asiatico, che fa riflettere sulle metafore sociali contingenti. La traccia narrativa non è infatti particolarmente originale e, apparentemente, non lo è neppure la messinscena. Eppure Squid Game è una serie che sa essere davvero spiazzante. Non parlo dell'evidente assurdità del gioco in cui sono coinvolti i personaggi (questo non sarà il primo né l'ultimo survival game di cui abbiamo notizia), quanto appunto della capacità della serie tv di affrontare temi universali, pur essendo un prodotto assolutamente geolocalizzato dal punto di vista fisico e culturale. Una serie pervasa da un certo nichilismo di fondo, con un certo grado di citazionismo e soprattutto coinvolgente. Un successo mondiale di imprevedibile grandezza, con momenti di assoluto intrattenimento e con minime cadute di tono. Una serie ben fatta e avvincente per tutti i suoi episodi che si possono tranquillamente vedere tutti d'un fiato. Nove ore di adrenalina pura tra giochi che scrutano nell'animo umano più violento. Il gioco fatto in coppia è chiaramente quello più esaustivo sotto questo aspetto, e anche il più crudele. Il cast è tutto convincente e pur non essendo originale come soggetto anche i momenti di dialogo sono scritti bene e tengono alto l'interesse e la curiosità sul come andrà a finire. Non mancano i colpi di scena soprattutto nel secondo e nell'ultimo episodio. Certo, c'è qualche ingenuità, ma nulla che comprometta il risultato finale. Sequel assicurato, nonostante abbia già detto quasi tutto quello che voleva dire. Notevole. Voto: 7,5

venerdì 19 gennaio 2018

I film di Natale visti su Sky (2017)

Anche quest'anno come fu l'anno scorso (qui) ed anche l'anno prima (qui), grazie a Sky e alla programmazione speciale di Natale, ho visto, in questo caso 3 film, inerenti appunto a questo speciale periodo, in verità ne ho visti altri due, ma poiché sono solo ambientate a Natale e soprattutto si sono rivelati mediocri film, finiranno nel calderone di fine mese delle peggiori pellicole. Tuttavia se nel post del 2016 c'era da segnalare (di quelli da consigliare) solo il bellissimo ed emozionante Un amico molto speciale, e nel post del 2017 lo spassoso Sballati per le feste! e la bellissima Walt Disney Animation Studios Short Films Collection, quest'anno dei 3 film, tutti comunque a modo loro vedibili (secondo dovute precauzioni), solo uno supera la sufficienza, gli altri due solo la minima sufficienza. Perciò da consigliare c'è ben poco, d'altronde i film di Natale di una volta, come per esempio il bel film Santa Clause, revisionato proprio meno di un mese fa grazie alla rassegna Cinevigilia, non ne fanno più. Ogni anno infatti sono sempre gli stessi film, e non per questo è sempre un male, soprattutto in certi casi e soprattutto con certi meravigliosi film, a girare ininterrottamente tra le reti delle tv nazionali e satellitari. Per fortuna la lista tra cui pescare è alquanto lunga, e quindi ogni volta rivedere un film di quando eravamo piccoli fa sempre comunque piacere. Ma bando alle ciance, ecco i film del Natale 2017 visti su Sky.

giovedì 6 luglio 2017

Cut Bank: Crimine chiama crimine (2014)

Thriller che punta tutto sull'originalità e sulle interpretazioni degli attori (alcune di queste davvero ottime) è Cut Bank: Crimine chiama crimine (Cut Bank), film del 2014 diretto dal semi-sconosciuto Matt Shakman (famoso per essere regista di alcune puntate di serie in tantissime produzioni), che nel primo vero lavoro importante sorprende e convince. Giacché esordire in un lungometraggio con tre attori (che solo per il loro carisma meriterebbero di essere visti) del calibro di Bruce Dern, Billy Bob Thornton (sempre un grande) e John Malkovich, non è proprio da tutti. In ogni caso, con o senza, questo film, questa avvincente, affascinante e più che discreta black comedy alla "Fargo", (anche se non c'è la neve e, soprattutto, non ci sono i Coen), senza infamia e senza lode, che certamente non contiene un plot così tanto originale anche se meritevole di una visione, quello abbastanza classico della sonnolenta città di provincia americana, Cut Bank, in Montana (anche se in realtà è girato a Edmonton in Canada), "the coldest spot in nation" come da "pupazzo", in cui inaspettatamente qualcosa di strano e inquietante accade (una serie di omicidi). Tutto scatenato dall'ordinario tentativo (sciocco) di un giovane del luogo, che intravedendo la possibilità di perseguire il sogno di una vita migliore con la fidanzata Cassandra in una città più grande, ordisce un piano, certamente astuto ma tanto difficoltoso, ritrovandosi per questo nel posto sbagliato al momento giusto, rimanendo perciò invischiato in un intrigo più grande di lui. Insomma non proprio qualcosa di nuovo e fresco, ma sicuramente effervescente, poiché anche se tutto sembrerebbe già visto, in verità non lo è, poiché il film ha i suoi momenti e il suo interesse, mentre infatti, molte pellicole di questo genere cercano di ottenere successo con effetti speciali, inseguimenti mozzafiato e ogni altro stratagemma tecnologico e surreale, qui assistiamo a qualcosa di diverso. Un qualcosa di un livello sicuramente più alto rispetto a molti altri film, che mette al centro le idee e l'originalità. Il film presenta difatti una storia ricca di misteri e colpi di scena, dall'inizio alla fine. La cosa che più mi ha entusiasmato è che da un momento all'altro potrebbe accadere (e accade) qualcosa, un morto, un segreto svelato, un raggiro scoperto. Il tutto, condito da ottime interpretazioni, giacché la regia è molto brava nel focalizzarsi a lungo sui primi piani dei personaggi, sul loro carattere e sulle loro emozioni, ma anche nell'alternare momenti di pausa (con riprese di un ambiente mozzafiato) a situazioni nelle quali accade di tutto e che tengono accesa l'attenzione dello spettatore.

venerdì 30 giugno 2017

I peggiori film del mese (Giugno 2017)

Il mese di giugno non è cominciato proprio nei migliori dei modi, ma ormai è passato, il mese è continuato tra alti e bassi, ma ormai è passato, il mese è finito e fortunatamente è passato, perché questo caldo mese di giugno proprio bellissimo non è stato. In ogni caso però il blog non ha subito danni, li ho subiti invece io vedendo questi film che sto per recensire, film non del tutto brutti o inutili ma semplicemente evitabili e deludenti, che mi hanno solo fatto perdere tempo, ma se non l'avessi fatto come sarebbe stato possibile fare questo post? Ecco appunto, almeno quindi a qualcosa è servito. Perciò eccoli..

RETREAT: NESSUNA VIA DI FUGA (Thriller, Gran Bretagna, 2011): La relazione tra Kate (Thandie Newton) e Martin (Cillian Murphy) è a un punto morto e i due per salvare il sentimento che li lega decidono di prendersi una pausa dal trambusto quotidiano e trascorrere qualche tempo su un'isola remota, lontano da tutto e tutti. La situazione tra di loro migliora di giorno in giorno fino a quando, senza aspettarselo, incontrano un militare (Jamie Bell) che li informa che un potente virus mortale sta uccidendo milioni di persone nel resto del Paese, costringendoli a prendere la decisione giusta sul da farsi attraverso un sottile gioco psicologico al massacro. Retreat si propone come scopo principale di insinuare nello spettatore lo stesso dubbio di cui sono partecipi i protagonisti, ma come spesso avviene in questi casi e senza voler spoilerare nulla, la verità sta nel mezzo, per quanto assurde e poco chiarite siano la circostanze che portano la presenza di Jack sull'isola. Non c'è bisogno di essere spettatori smaliziati però per notare che l'insistenza con cui vengono proposte situazioni di presunto assedio senza che si veda mai anima viva rappresenti un clamoroso autogol. E una volta capito che si tratta di tutto fumo e niente arrosto, anche quel minimo di tensione si era venuta a creare va a farsi benedire. Dopo un inizio discreto infatti, il film gira poi a vuoto, per darci il colpo di scena verso la chiusura, se ha la fortuna di trovarci ancora svegli. Non resta quindi che godersi solamente la buona prova del ristretto cast, con qualche riserva sulla legnosa Newton. Bravo Jamie Bell, ambiguo e minaccioso al punto giusto, che se si fosse lasciato andare alla caricatura dello psicopatico avrebbe definitivamente affossato il film. Cillian Murphy va bene se preso singolarmente ma sullo schermo l'alchimia con la Newton è zero. Tirando le somme, il primo lungometraggio di Carl Tibbetts è senza mordente, senza sussulti, nonostante un cast per 2/3 efficace. Voto: 4

lunedì 29 maggio 2017

The Judge (2014)

Passato in televisione settimane fa, The Judge, film del 2014 diretto da David Dobkin, regista della discreta commedia 2 single a nozze e due divertenti commedie quali Due Cavalieri a Londra e Fred Claus, ma anche sceneggiatore e produttore del pessimo R.I.P.D.: Poliziotti dall'aldilà, è un film sicuramente di grande impatto emotivo che riesce tuttavia a tenere un buon ritmo pur trattando argomenti rivisitati spesso nella cinematografia, la famiglia innanzitutto e il difficile rapporto fra un padre e un figlio, anche se non mancano le avversità coniugali, gli amori adolescenziali, la malattia, e una vicenda di giustizia personale che colora la storia di giallo. Una storia (comunque non perfetta) dove però quello che convince di più è la grande prova di attori assai convincenti, ma anche molte scene davvero riuscite e alcuni dialoghi particolarmente intensi sono il fulcro della pellicola, dato che il rimpallo di accuse, di bugie, che si scambiano padre e figlio, in un rapporto assai stratificato, rappresenta la parte più interessante del film, insieme al fatto che, a situazioni gravi che rasentano il melodramma, si alternano momenti di divertita ilarità. Anche se la storia che racconta di un avvocato difensore (Hank Palmer alias Robert Downey jr., che buca lo schermo con il suo sguardo midriatico e una recitazione movimentata da una vena di istrionismo, perfetta per il suo ruolo) specializzato nel tenere fuori dal carcere i peggiori mascalzoni di Chicago che torna nella sua casa di infanzia per il funerale della madre, che deve anche nonostante tanti problemi irrisolti soprattutto con il padre (ex giudice, interpretato da Robert Duvall, mitico nella naturalezza con cui si immedesima nel suo scomodo personaggio di Joseph Palmer) cercarlo di tirarlo fuori dai guai a seguito di un'accusa di omicidio, ha di contro una certa retorica "patriottarda" e un fare alquanto convenzionale, se anche non troppo esibite, che sono difatti però cose che covano sotto l'epidermide della storia.