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giovedì 30 settembre 2021

I film del periodo (16-30 Settembre 2021)

E' da più di un mese che finalmente ho nel mio "carnet" anche Amazon Prime Video, ma solo ora c'è stata occasione di dirlo, di dire che dopo le prove gratuite mensili (poco tempo fa uno Speciale cinematografico di tale piattaforma) ho deciso di abbonarmi. Ma il cinema non è stato l'unico motivo, anche se è quello insieme alle serie televisive (tra l'altro due delle quattro serie di questo Settembre ho visto grazie ad esso) il principale di motivo, infatti c'entra pure il calcio, e le poche (ma importanti) partite di Champions che in esclusiva Amazon ha, tra l'altro proprio ieri c'è stata una che riguardava la mia Juventus, quindi sono stato costretto. Epperò, costrizione a parte, non mi è pesato affatto abbonarmi (annualmente), anzi (e comunque il costo non è esorbitante), come sapete infatti ci sono altri vantaggi. Innanzitutto per gli acquisti, e poi la possibilità di sostenere i miei streamer preferiti di Twitch, ma anche quella di leggere e giocare gratuitamente, libri da una parte, giochi dall'altra, e tanto altro. Tuttavia per il momento dal versante cinematografico sto vedendo pochissimo, però prossimamente ne approfitterò sicuramente, e ho visto (10 su 12) film andati in onda su Sky in queste ultimissime settimane. Vediamo perciò com'è andata, non male direi.

1917 (Guerra/Storico/Azione/Dramma 2019) - Gran bel war movie che pesca in parte da Apocalypse Now ed in parte da Salvate il soldato Ryan. Il piano-sequenza continuato sulle vicende del caporale, di due giovani soldati incaricati di consegnare un messaggio importante dietro le le linee nemiche, è davvero eccezionale: lo spettatore è immerso totalmente dentro lo schermo ed è partecipe di ogni momento di tensione. In effetti, non si riesce mai a prendere fiato durante la sua visione. Le ambientazioni sono perfette ma la lente del regista Sam Mendes (quello degli ultimi due film di James Bond) evidenzia anche il senso di responsabilità del protagonista, dei protagonisti, per il fondamentale compito che devono portare a termine, in condizioni quasi impossibili ma per un obiettivo di drammatica importanza. Egli con 1917 riesce insomma e con successo ad esporre (in maniera personale) le vicende sanguinose del primo grande conflitto mondiale (un'esperienza di vera e propria immersione nel fango, nel sudore e nel dolore del più cruento conflitto bellico). Filmando in questo modo la sua pellicola più convincente raccontando una storia semplice (ecco, questo il "difetto" maggiore) eppure coinvolgente, una pellicola anche poetica ed emozionante, di grande intensità. Molto potente il breve momento di calore che uno dei due vive riparandosi in una casa semidistrutta in mezzo alle bombe, all'interno della quale si nascondono una donna ed una neonata. Le esigenze di trama hanno posto in primo piano il solo George MacKay, alternandogli vicino vari attori nello svolgersi della pellicola, da Colin Firth a Benedict Cumberbatch, passando per altri, ma tutti perfettamente calzanti. Di pregevolissima fattura, il film merita il successo e i premi (Oscar ma non solo) ottenuti (di quelli importanti ben 3, tecnici sì, nel film fondamentali, ma di eccellente qualità). Ma Oscar/non Oscar, secondo me è comunque un film da vedere. Anche perché 1917 è davvero, insieme a Hacksaw Ridge e Dunkirk, uno dei migliori film di guerra degli ultimi anni. Voto: 7,5

In Darkness - Nell'oscurità (Thriller 2018) - Una pianista cieca assiste all'uccisione della figlia di un sadico politico bosniaco: trame che si intrecciano più o meno banalmente, mantenendo solo saltuariamente una buona tensione. Un thriller di intrattenimento (non particolarmente originale) che deve tutto a Natalie Dormer, lei regge l'intera sceneggiatura che non è priva di cali, anzi (i personaggi sono psicologicamente statici e per questo discretamente prevedibili). La confezione di certo non dispiace, ma il film non graffia, e soprattutto non decolla mai. Nella seconda metà del film si dipanano i colpi di scena ma, paradossalmente, è anche la parte più statica e con meno interesse. L'inizio invece prometteva cose migliori di quelle che poi effettivamente ha offerto. Per essere efficace, un twist deve sorprendere ma anche risultare congruente con quanto mostrato in precedenza, qui non accade e questo compromette la resa di un film che fino ad allora era risultato una variazione interessante sul tema della donna cieca in pericolo grazie all'innesto di risvolti complottistici su un retroterra drammatico con connesso piano di vendetta. Nell'insieme è un thriller action guardabile, soprattutto grazie alla prova della protagonista (il resto del cast è solo funzionale), ma a conti fatti si fatica a lasciarsi coinvolgere fino in fondo e il calo di intensità e di qualità si nota e si evidenzia con un voto non propriamente positivo. Voto: 5,5

giovedì 16 gennaio 2020

Il professore e il pazzo (2019)

Tema e genere: Adattamento cinematografico del libro del 1998 L'assassino più colto del mondo (The Surgeon of Crowthorne: A Tale of Murder, Madness and the Love of Words) scritto da Simon Winchester, film biografico drammatico che narra le vicende di Sir James Murray, che nel 1879 inizia a lavorare alla prima edizione dell'Oxford English Dictionary.
Trama: La storia dietro la creazione del primo dizionario storico della lingua inglese da parte del professor James Murray, il cui lavoro è divenuto complicato per via della partecipazione del dottor W.C. Minor, paziente di un ospedale psichiatrico.
Recensione: Film biografico e ambizioso che nasce dalla volontà di ripercorrere un momento fondamentale per la lingua inglese (ovvero la realizzazione del primo e rinomatissimo dizionario oxfordiano), Il professore e il pazzo (The professor and the Madman) poggia tutto il suo peso sul valore della storia e su un cast di grandi nomi in cui spiccano Mel Gibson e Sean Penn nel ruolo di co-protagonisti (il primo comunque risulta eccessivo in un ruolo che sicuramente gli piace troppo, con il suo senso di onnipotenza che pervade per tutta la durata del film, mentre il secondo è imprigionato, anche letteralmente, in un ruolo che non gli permette di svecchiarsi e che lo lega a passate interpretazioni, funzionano meglio i personaggi femminili: buona l'interpretazione di Natalie Dormer, anche se il suo personaggio vive un'avventura fin troppo prevedibile, mentre risulta perfetta nel ruolo di moglie devota e saggia Jennifer Ehle). Un confronto che tutto sommato diventa cuore e anima del film, perché vede il faccia a faccia tra un autodidatta assai volitivo e lucido e un uomo di studi (medico e chirurgo) parzialmente oscurato dalla malattia psichiatrica. Un confronto particolare e interessante che infine troverà nella passione per la lingua, e in tutte le sue sfumature, un terreno fertile di dibattito e unione. Eppure, al netto di un progetto interessante e di una storia con un suo indubbio potenziale, il film diretto da P.B. Shemran (collaboratore dello stesso Gibson che aveva contribuito alla scrittura di Apocalypto) mostra quasi subito le sue molte debolezze, dettate forse in particolar modo dalla non capacità della scrittura di rendere fluida e affascinante una storia con così tanti risvolti, valori e sotto-testi.

giovedì 23 agosto 2018

Picnic at Hanging Rock (Miniserie)

Innanzitutto, non ho né rivisto, né quasi certamente mai visto (di ricordi proprio non ne ho), il film Picnic at Hanging Rock di Peter Weir (di lui però ho visto ed amato parecchi film, L'attimo fuggente, Truman Show e Master & Commander su tutti), e quindi ovviamente nemmeno mi pongo il problema di un confronto con la pellicola, tuttavia questo secondo adattamento del romanzo omonimo scritto da Joan Lindsay, divenuta ora miniserie, una miniserie televisiva australiana, trasmessa su Sky Atlantic dal 5 al 19 giugno (io come sempre leggermente in ritardo, ma sarebbe stato meglio forse evitare del tutto), diretta da Michael Rymer, Larysa Kondracki e Amanda Brotchie, durante le quali poter rivivere il mistero dell'incontro tra un luogo mistico e delle giovani donne, proprio non mi ha convinto, anzi, evidente è la mia delusione per una storia che nonostante un incipit interessante ed intrigante, dato che al centro della trama di Picnic at Hanging Rock c'è un mistero, la sparizione di tre ragazze e un insegnante da un picnic tenutosi sotto un misterioso massiccio roccioso (la storia è ambientata in Australia), non riesca mai a decollare, perché purtroppo questa non è una storia investigativa con tanto di risoluzione finale in stile Agatha Christie o Conan Doyle (il "mistero", se così si può dire, dopotutto non verrà svelato), ma una di storia di emancipazione femminile, certamente interessante però non poi così tanto nuova o di grande densità. Perché anche se si assiste a un caso che diviene inevitabilmente sventura o meglio ad un avvenimento avvolto nel più fitto mistero: nel 1900, il giorno di San Valentino, tre allieve e un'insegnante spariscono nel nulla durante un picnic ai piedi delle formazioni rocciose ad Hanging Rock (Monte Diogene), site ad una cinquantina di chilometri da Melbourne, in Australia (un luogo mistico che trasuda fascino e pericolo), conseguentemente sorgono dubbi sulla tragedia che porterà a un declino vertiginoso dell'istituto scolastico, istituto che fungerà inesorabilmente da nascondiglio e prigione per le persone che vi risiedono, Picnic at Hanging Rock arranca faticosamente verso la conclusione.

lunedì 30 luglio 2018

I peggiori film del mese (Luglio 2018)

In occasione del terzo anno di blog (esattamente una settimana fa, qui il post) il buon Moz mi augurava solo film belli, non che mi dispiacesse che si verificasse veramente dal quel giorno di vedere solo quei tipi di film, tutt'altro, ma purtroppo non solo "brutti" film avevo già visto, ma li ho anche visti dopo il mio bloggeranno. Dopotutto anche sforzandomi di vedere solo i migliori film in circolazione (e d'ora in poi dovrò forse sforzarmi anche di più) capiterà sempre di incappare in qualche film deludente, qualche prodotto mediocre o qualche pellicola al di sotto delle aspettative. Per cui ben vengano i film belli, tuttavia anche quelli brutti un motivo per esistere hanno altresì, quello di finire in questa abituale ormai rubrica. E quindi ecco i "prescelti" del mese.

Codice criminale (Dramma, Regno Unito 2016): Nonostante sia basato su un soggetto interessante, anche se non molto originale (uno spaccato di vita familiare, di una famiglia di criminali analfabeti e ignoranti, che pascola tra le campagne inglesi e si accampa in roulotte e il cui prepotente patriarca è convinto che il mondo sia piatto), il film di Adam Smith (Don't Think, Skins e Doctor Who) lascia un po' perplessi, forse anche più. Il film infatti, che si propone di descrivere l'impossibilità di sfuggire al proprio destino ma finisce soltanto per curarsi del folklore che gli sta intorno dimenticandosi delle motivazioni, che poggia sulle performance di Michael Fassbender e Brendan Gleeson, gira a vuoto, non diventa mai narrativamente accattivante. La vita senza regole della famiglia, gli scontri continui con la polizia, gli inseguimenti mozzafiato e il sistema che li rigetta sono alla fine difatti soverchiati da una sceneggiatura, seppur onesta, monotona e scontata. Se le psicologie dei personaggi sono discretamente descritte (anche se velleitario e privo di mordente è il rapporto padre-figlio), quello che tradisce sono le loro azioni: derubare auto per il gusto di guidarle e farsi beffe di una polizia impreparata, un padre-padrone che vuole mantenere il suo controllo sul clan (non senza qualche assurdità) e un finale che, invece di virare sul tragico, perde l'orientamento fino a sconfinare nel posticcio sono mosse che rendono evidenti i grossolani errori logici della pellicola. Una pellicola con un regia non certo efficace e ordinaria, una pellicola che non dice nulla e non va da nessuna parte, una pellicola in cui non si ha l'ardore e la voglia di immedesimarsi nel contesto e tantomeno in individui poco costruiti e isolati, una pellicola in cui le intenzioni (da cogliere qua e la) rimangono statuarie, crude e salomonicamente spente, una pellicola senza alcun motivo di interesse, nemmeno dal punto di vista socio-antropologico (superficiale e appena abbozzato qualsiasi tentativo di scandagliamento) ed emozionale. Si ha la sensazione infatti a fine visione di aver visto poco e raccontato non bene con incongruenze paesaggi-attori. Un vero peccato, perché il regista ha dalla sua le grandi interpretazioni di Fassbender e Gleeson (pur sprecando Sean Harris), dotate di quelle venature shakespeariane che avrebbero però richiesto uno script più attento e rigoroso. Così, Codice criminale (molto più efficace il titolo originale, Trespass Against Us) diventa un film onesto ma che sarà dimenticato in tutta fretta. Voto: 5+

venerdì 30 giugno 2017

I peggiori film del mese (Giugno 2017)

Il mese di giugno non è cominciato proprio nei migliori dei modi, ma ormai è passato, il mese è continuato tra alti e bassi, ma ormai è passato, il mese è finito e fortunatamente è passato, perché questo caldo mese di giugno proprio bellissimo non è stato. In ogni caso però il blog non ha subito danni, li ho subiti invece io vedendo questi film che sto per recensire, film non del tutto brutti o inutili ma semplicemente evitabili e deludenti, che mi hanno solo fatto perdere tempo, ma se non l'avessi fatto come sarebbe stato possibile fare questo post? Ecco appunto, almeno quindi a qualcosa è servito. Perciò eccoli..

RETREAT: NESSUNA VIA DI FUGA (Thriller, Gran Bretagna, 2011): La relazione tra Kate (Thandie Newton) e Martin (Cillian Murphy) è a un punto morto e i due per salvare il sentimento che li lega decidono di prendersi una pausa dal trambusto quotidiano e trascorrere qualche tempo su un'isola remota, lontano da tutto e tutti. La situazione tra di loro migliora di giorno in giorno fino a quando, senza aspettarselo, incontrano un militare (Jamie Bell) che li informa che un potente virus mortale sta uccidendo milioni di persone nel resto del Paese, costringendoli a prendere la decisione giusta sul da farsi attraverso un sottile gioco psicologico al massacro. Retreat si propone come scopo principale di insinuare nello spettatore lo stesso dubbio di cui sono partecipi i protagonisti, ma come spesso avviene in questi casi e senza voler spoilerare nulla, la verità sta nel mezzo, per quanto assurde e poco chiarite siano la circostanze che portano la presenza di Jack sull'isola. Non c'è bisogno di essere spettatori smaliziati però per notare che l'insistenza con cui vengono proposte situazioni di presunto assedio senza che si veda mai anima viva rappresenti un clamoroso autogol. E una volta capito che si tratta di tutto fumo e niente arrosto, anche quel minimo di tensione si era venuta a creare va a farsi benedire. Dopo un inizio discreto infatti, il film gira poi a vuoto, per darci il colpo di scena verso la chiusura, se ha la fortuna di trovarci ancora svegli. Non resta quindi che godersi solamente la buona prova del ristretto cast, con qualche riserva sulla legnosa Newton. Bravo Jamie Bell, ambiguo e minaccioso al punto giusto, che se si fosse lasciato andare alla caricatura dello psicopatico avrebbe definitivamente affossato il film. Cillian Murphy va bene se preso singolarmente ma sullo schermo l'alchimia con la Newton è zero. Tirando le somme, il primo lungometraggio di Carl Tibbetts è senza mordente, senza sussulti, nonostante un cast per 2/3 efficace. Voto: 4

sabato 6 agosto 2016

Il Trono di Spade (6a stagione)

Finalmente dopo quasi un mese dalla fine dell'attesissima sesta stagione de Il Trono di Spade, sono riuscito a vedere le 10 puntate che conseguono questa ricchissima e intensa ultima stagione, ultima nel senso di quella mandata in onda perché ormai è risaputo che la serie si concluderà (per fortuna o per sfortuna, dipende dai casi, dipende dal finale) definitivamente dopo l'ottava stagione. Ho atteso tanto perché il mio mysky era abbastanza pieno e non avevo tantissimo spazio e quindi ho dovuto ripiegare vedendo tanti film (luglio ne è testimone) perciò solo nell'ultima settimana ho avuto il tempo di godermela tutta d'un fiato. Certamente non è stato facile aspettare sia perché l'attendevo da tanto, sia perché con i tantissimi 'spoiler' in giro per il web o fb non è stato per niente facile fare finta di niente, ma fortunatamente ho resistito e ho atteso una stagione che si preannunciava spettacolare ed effettivamente è ciò che è successo perché paragonate probabilmente alle prime tre, questa è stata una delle migliori in assoluto, anche se non mi erano dispiaciute le precedenti due, soprattutto per l'entrata in scena di spaventosi personaggi che saranno il fulcro si spera delle conclusive due stagioni, ovviamente sperando che si risolvi per il meglio per il mondo dei sette regni, anche se cominciavo a fare il tifo per gli estranei quando la situazione sembrava in stallo, ma soprattutto nessuno dei protagonisti era per niente preoccupato, tranne Jon Snow ovviamente che li ha combattuti, respinti per un po' ma per forza di cose non sconfitti, anzi, sono diventati più forti, più numerosi, più famelici e furbi, tanto furbi e spietati. Proprio partendo da questi individui la sesta stagione comincia, scopriamo infatti come e perché sono nati, ma soprattutto rivediamo dopo tempo il giovane (storpio) Stark intento a intraprendere e conoscere il potere che il vecchio corvo dai tre occhi li consegna, anche se facendo ciò mette in pericolo sia lui, sia Hodor (uno dei personaggi più amati), che purtroppo soccombe (per salvarlo) dinanzi alla forza distruttiva degli estranei. Comunque in questa mia recensione cercherò di giudicare con il mio personale pensiero sui fatti, scene e situazioni, che ormai quasi tutti i fan della serie conoscono a memoria, inutile perciò raccontare la trama (e soprattutto precisare i nomi degli attori) però vorrei soffermarmi su alcuni aspetti e sui principali protagonisti. Uno di questi è proprio Jon Snow, che alla fine della quinta ci aveva lasciato di stucco con la sua incredibile morte, infatti all'inizio di questa stagione tutto è riconducibile ad un sola domanda: è vivo o morto? beh paradossalmente entrambi i casi, perché è morto e poi dopo una magia della dama rossa (Melisandre, a proposito vediamo anche la sua orrenda e vera natura) che forse per conto del dio della luce (lei infatti, secondo le sue parole, non ha poteri) riesce incredibilmente a farlo tornare in vita. Una situazione, un elemento che diventa così importante tanto da cambiare e stravolgere gli equilibri che si erano venuti a creare, soprattutto perché anche grazie alle visioni del giovane corvo scopriamo che lui è uno Stark in piena regola, figlio di Lyanna, sorella di Ned, anche se il padre è ancora ignoto, fatto sicuramente di vitale importanza in futuro.

domenica 15 novembre 2015

I 10 film visti in settimana, un mix di azione, thriller, drama e comedy

Posh: Un gruppo di studenti (interpretati da Max Irons, Sam Claflin e Douglas Booth più Holliday Grainger e Natalie Dormer) ammessi a Oxford entrano nel club accademico più esclusivo, il Riot (che accoglie solo dieci membri destinati a "diventare delle fottute leggende"). Il film (del 2014) descrive l'ambiente sociale di una upper class spocchiosa e arrogante, convinta che il proprio posto nel sistema di caste che ancora oggi caratterizza la società inglese sia frutto di un disegno divino. La storia culmina in una lunghissima cena in cui i fraternity boys si divertono a mangiare, bere, tirare di coca, umiliare le ragazze presenti e diventare elementi di sempre maggiore disturbo per gli altri avventori e per il proprietario del locale, incarnazione perfetta (sempre secondo loro) della mediocrità borghese che verrà preso a bastonate, ma grazie al loro ceto riusciranno ad evitare dei guai, senza però pentirsi. Mi aspettavo molto di più, nessuna scena 'importante', i figli di papà non cambieranno mai. Spocchioso. Voto: 5,5

The Prince: Tempo di uccidere è un film d'azione del 2014 che vede come principali interpreti Bruce Willis, John Cusack, 50 cent, Jason Patric e Rain. Un ex assassino di professione, ormai andato in pensione, è costretto a tornare indietro nei suoi passi, ritorna a Las Vegas per cercare la figlia che è stata rapita e per salvarla dovrà confrontarsi con il suo passato e affrontare un duro confronto con un suo vecchio rivale, il gangster Omar che cerca vendetta. Un viaggio on the road (in stile Liam Neeson) insieme ad una sexy-amica dilla figlia, con Willis dalla parte sbagliata, ma nessuno ha una parte giusta nel bene o nel male. Prevedibile. Voto: 5

I due volti di gennaioChester MacFarland e sua moglie Colette sono due americani in viaggio in Europa e in fuga dalla polizia che sta indagando sugli affari poco leciti dell'uomo. Una volta approdati ad Atene si affidano a Rydal, giovane di origini americane che si guadagna da vivere vendendosi come guida per i turisti e come gigolò per donne trascurate. Ne nascerà un triangolo di passioni, fatto di fughe, doppi giochi, amori celati e tradimenti. I due volti di gennaio (con protagonisti Kirsten Dunst, Oscar Isaac e Viggo Mortensen) è l'adattamento dell'omonimo romanzo del 1964 di Patricia Highsmith, un thriller psicologico (del 2014) sulle orme di Hitchcock, Viggo Mortensen sembra il bello e sconfitto Gatsby, una tragedia greca in ambientazioni da sogno. Un avvincente thriller vecchia scuola, di tanto in tanto suggestivo, ma, alla fine, per lo più noioso. Elegante ma soporifero. Voto: 6