Come ben tutti sanno la produzione della sesta ed ultima stagione di House of Cards è stata dilaniata dallo scandalo sessuale di Kevin Spacey. Il protagonista maschile principale è stato infatti fatto fuori dalla serie, che però per questo perde di carisma ed è vittima della produzione, essendo stata costretta a riscrivere in fretta e furia tutta la storia. Difatti, la produzione era già in corso quando lo scandalo è scoppiato, pertanto tutta la storyline è stata modificata per eliminare Frank Underwood dalla storia. Tale cambiamento ha portato ad un accentramento della storia attorno a Claire, protagonista femminile che si ritrova padrona assoluta della scena. Purtroppo però, questo repentino ri-modellamento, non ha portato nessun beneficiò e perciò la sesta ed ultima stagione si rivela la più brutta dell'intera serie. Si perché tutti i timori che avevano accompagnato la produzione (ovvero se sarebbe riuscita a sopravvivere senza la sua punta di diamante) si sono rivelati tutti. Non è bastata neanche Robin Wright infatti a tenere in piedi la baracca, nonostante si era sperato che lei ci riuscisse, perché le capacità le ha e le ha sempre avute, ma nulla ha potuto fare senza una base, senza una sceneggiatura all'altezza. Ognuno dei coinvolti nella produzione ce l'ha messa tutta per restituire ai fan qualcosa che nel bene o nel male rendesse giustizia alla serie, ma risulta evidente quanto quest'impresa sia stata un orbitare attorno al buco nero lasciato da Spacey senza precipitarci dentro. Sceneggiatori e registi hanno dovuto affrontare una sfida senza precedenti e di questo bisogna rendergli atto, ma non puoi fare una stagione di House of Cards senza Frank e il tentativo di sminuire l'importanza del personaggio denigrandolo in più passaggi o standoci a debita distanza non fanno altro che fomentare l'opinione di coloro che vedono nella sua assenza il punto debole della stagione. Perché certo, la scelta di Netflix di escludere Kevin Spacey è stata encomiabile, ma gli si è rivoltata contro, visto il pessimo prodotto confezionato. Sarebbe stato più idoneo cancellare l'intero show e finire con il colpo finale della quinta stagione (qui). Sarebbe stato un finale migliore rispetto a quello presentato in quest'ultima. Un finale purtroppo rivelatosi amaro. Infatti, della forza e dell'impatto delle prime stagioni (coadiuvate anche dalla mano di David Fincher) non è rimasta nessuna traccia. Ciò che è rimasto è l'affetto per i personaggi principali che sono gravitati nella trama dei coniugi Underwood, tutto il resto è però noia.
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venerdì 4 gennaio 2019
mercoledì 27 settembre 2017
House of Cards (5a stagione)
Avevamo lasciato così l'anno scorso gli Underwood e la Casa Bianca (qui la mia recensione), in mezzo ad una grave crisi e ad una elezione presidenziale piena di intoppi e gestioni non proprio pulite delle campagne tramite i social media. Quest'anno la serie riprende esattamente da quel punto, da quella dichiarazione (di terrore) mettendo al centro sempre di più Frank e Claire e le loro ambizioni spesso contrastanti. Giacché in questa nuova (5a) stagione di House of Cards, seppur con qualche alto e basso (con una linea temporale che più delle altre volte si allarga e si restringe, e con un ritmo abbastanza differente rispetto a quello a cui eravamo abituati), il Presidente (numerose sono anche quest'anno le ellissi raccontate direttamente agli spettatori) e la first lady affrontano varie crisi, le elezioni contro il repubblicano Conway, il furto di un camion con del materiale radioattivo, la crisi in Siria e i soliti intrighi dei democratici contro gli Underwood. Le vicende infatti, che non risentono comunque del ritmo frammentato, e che si svolgono tutte in soli cinque mesi di loro presidenza (tra Frank e Claire che assurdamente si passano l'incarico più volte), come vedremo più avanti, sono tante, importanti ed ovviamente eccezionali. I fatti si concatenano perfettamente e i colpi di scena non mancano di certo, ciò che più manca è però la plausibilità. House of Cards è un prodotto sopraffino dal punto di vista tecnico ed originale, ma le stagioni cominciano a far sentire il proprio peso. Il prodotto Netflix fatica a stupire e l'egocentrismo dei suoi protagonisti trova conferma anche in video dove non vi è più spazio per altri interpreti al di fuori della stanza ovale. Per cui compito decisamente difficile per gli sceneggiatori quello di dover dar vita ad una stagione che fosse come minimo all'altezza della quarta, conclusasi con un finale a dir poco agghiacciante. Saranno riusciti nell'impresa?
domenica 24 aprile 2016
House of cards (4a stagione)
House of cards è una delle serie tv più viste degli ultimi anni. Un successo strepitoso, incredibile, senza contare tutti i premi vinti e i giudizi positivi di molte testate giornalistiche e di tutti quelli che non si sono persi una puntata, come me. Anche se la serie viene criticata da molti per essere lenta, noiosa o sopravvalutata, che ha un linguaggio difficile, è comunque imperdibile, soprattutto per la regia cinematografica di tutto rispetto, movimentata e coinvolgente. Non si può effettivamente non amare questo political-drama della Netflix (in Italia anche su Sky Atlantic) arrivata alla quarta stagione, ma soprattutto non si può non amare gli Underwood, spietati, cinici ma giudiziosi, due personaggi di spessore, glaciali, inflessibili e scaltri come nessuno, invincibili e indistruttibili. Soprattutto Frank, l'anima di tutto insieme alla moglie, è un personaggio complesso, difficile da decifrare, ma che nonostante la sua apparente 'malvagità' e voglia di potere, è uno che sa cosa fare, usando trucchetti e mezzucci di ogni tipo riesce sempre a passarla liscia. La serie infatti tratta di temi quali potere, manipolazione e spietato pragmatismo. Quelli che i due usano per arrivare lì dove tutti vorrebbero arrivare. Questa spettacolare quarta stagione è stata veramente entusiasmante, piena di avvenimenti, la storia corre e si rincorre a ritmi velocissimi senza però tralasciare l'elemento della riflessione e della tattica politica che ha sempre caratterizzato la serie. Il finale alquanto scioccante poi è stato fantastico. Comunque prima di parlare di questa incredibile quarta stagione, un piccolo riepilogo, soprattutto per chi non ha visto le prime tre stagioni. La serie, ambientata nell'odierna Washington D.C., segue le vicende di Frank Underwood (Kevin Spacey), un Democratico che da capogruppo di maggioranza della Camera che, dopo essersi visto sottratto il posto da Segretario di Stato che il neopresidente gli aveva promesso, inizia un giro di intrighi per giungere ai vertici del potere americano. La sua fedele (non in tutti i sensi) moglie, Claire Underwood (Robin Wright), lo aiuta nel suo diabolico piano, diabolico per i modi in cui, non proprio del tutto legali, riesce a diventare così potente, tanto da diventare sempre più forte politicamente. Durante il corso degli eventi tanti intralceranno il suo cammino, ma fatti 'fuori' uno dopo l'altro (dalla bella giornalista Zoe, al deputato Russo) quelli che potevano affossarlo, riesce in circostanze alquanto sospette (ordinando un complotto al presidente in carica, tra la 2a e 3a) a diventare addirittura presidente ad interim. Ma dopo che finalmente hanno raggiunto i loro obbiettivi mantenere il posto non sarà facile, tra chi vuole togliergli la poltrona (alle elezioni presidenziali) e chi scoperchiare il vaso, tra cui un ex direttore di una testa giornalistica che sospetta che nasconda qualcosa di losco (come in effetti è), tutto sarà lecito. Frank però ha sempre un piano, una via d'uscita per tutto, dopotutto adesso che è il presidente degli Stati Uniti nessuno può fermarlo o almeno così crede, perché mai come adesso, mai come in questa stagione le sue certezze potrebbero crollare, perdendo qualsiasi cosa, come intravediamo all'inizio e successivamente alla fine delle 13 puntate della quarta stagione.
sabato 5 settembre 2015
Le serie TV di Sky Atlantic, AXN, Dmax e Sci-fi
Il nuovo canale di Sky (credo da due anni) denominato Atlantic sta invadendo il mondo delle serie tv con nuove e grandi produzioni, non ultima la seconda stagione di True Detective, c'è un mio post al suo riguardo. Dopo una sola stagione si è conclusa Gang Related, la serie racconta la storia della Gang Task Force, guidata da Sam Chapel (Terry O'Quinn), che si occupa di tenere sotto controllo le tre gang più pericolose di San Francisco. Un giorno al team si aggiunge Ryan Lopez (Ramon Rodriguez) il membro di una banda che viene infiltrato nella polizia di San Francisco per contrastare i gruppi rivali e tutelare il proprio. Ryan dovrà mediare tra gli obblighi verso la sua famiglia criminale e la lealtà che inizia ad avere nei confronti della sua nuova famiglia, quella del SFPD. Lo show ha suscitato molte critiche tra cui quelle della comunità latinoamericana per la sua rappresentazione nella serie, tutto sommato però non è stata male, peccato. E' stata accolta positivamente da critica e pubblico la miniserie tv da otto puntate, The Honourable Woman, con una bravissima Maggie Gyllenhaal, è un thriller che incrocia un dramma politico (la questione israelo-palestinese) e una saga familiare. Nessa Stein, filantropa israeliana, tenta di espiare i peccati del padre industriale delle armi, usando i soldi di famiglia per creare una rete in fibra ottica in Cisgiordania. Il suo vero scopo è promuovere la pace fra israeliani e palestinesi. Un'iniziativa la sua che attrae potenti nemici su tutti i fronti, tradimenti inaspettati, e lo zampino dei servizi segreti (su entrambe le sponde dell'Atlantico).
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