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martedì 31 maggio 2022

I film del mese (Maggio 2022)

Non sono un appassionato di cortometraggi, tuttavia molti ne ho visti negli anni, ma certamente non sono così esperto da esprimere giudizi obbiettivi sul risultato del suddetto esercizio cinematografico, posso al massimo dire, e in modo lapidario, che nessuno dei 6 cortometraggi visti su e da Disney Plus mi è dispiaciuto, anzi, in alcuni casi proprio belli. Una mezz'ora di visione estremamente soddisfacente questo è sicuro, tanto che l'esperimento prossimamente rifarò. Nel dettaglio ho visto due cortometraggi prequel o sequel ma comunque spin-off di due film d'animazione recenti (tra l'altro gli unici due "parlanti" del lotto) e quattro cortometraggi "esterni", senza alcuna affiliazione ad alcun prodotto, basti pensare che due di questi hanno vinto persino l'Oscar. Ed entrando ancor più nei dettagli ecco che ho visto Ciao Alberto, cortometraggio ambientato nell'universo di (del film) Luca, un corto animato da buone intenzioni, come quelle del piccolo protagonista che tenta di fare di tutto per farsi amare da quella che considera una figura paterna, ma riesce a combinare solo disastri. Grafica brillante, più che discreta, simpatia e buoni sentimenti. Poi ecco un corto spin-off e prequel del bellissimo film Soul, in cui si chiarisce bene il personaggio di 22, una piccola anima che non ne vuole sapere di andare sulla Terra, tanto da organizzare una piccola banda di disturbatori nel regno delle anime. Appunto 22 contro la Terra, il cui ritmo è forsennato e la dolcezza dei personaggi di contorno è commovente. Davvero simpaticissimo. Proseguendo, due vincitori di Oscar, nel 2017 lo vinse Piper, proiettato prima del film Alla ricerca di Dory, un corto diretto da Alan Barillaro che di un piccolo uccellino ne fa portavoce nell'affrontare la vita, le paure, i primi passi e le scoperte del mondo. La felicità di questo piccoletto è un vero spettacolo. Nel 2019 toccò a Bao, proiettato al cinema prima del film Gli Incredibili 2, un corto davvero significante, denso di significato. La "vita" di un raviolo come metafora di quella umana e la necessità del distacco dal "nido" materno per i figli ormai cresciuti. Di seguito ecco Lontano dall'albero (Far From the Tree), proiettato prima di Encanto, un cortometraggio per imparare a spezzare dolorosi schemi del passato. Una storia di formazione legata alla curiosità dei cuccioli, in questo caso procione, non ci sono vere gag ma un messaggio educativo pulito che passa felicemente allo spettatore, aiutato da una certa velocità di regia e dai tratti morbidi con cui è delineato il protagonista. Infine un capolavoro, culturalmente, storicamente ed esteticamente significativo, l'esordio di un mito in un cortometraggio datato, ma ancora oggi imperdibile. Steamboat Willie, un corto che visto a distanza di quasi cent'anni è una mezza cavolata, ma il valore storico e la presenza per la prima volta di Topolino, lo rende un classico. Un corto che fa molto sorridere per la sua ingenuità ma allo stesso tempo colpisce per la forza delle intuizioni (la musichetta fischiettata da Mickey Mouse è storia). Incredibilmente si assiste a scene di vero e proprio maltrattamento su innocenti animali, ma scherzi a parte, è un corto molto bello, surreale, giocoso e spumeggiante nel suo umile bianco e nero. Lo consiglio non solo perché risulta ancora godibilissimo, ma anche per la sua importanza nella storia dell'animazione. Ecco invece i lungometraggi visti questo mese.

The Vast of Night (Thriller/Fantascienza 2019) - Negli anni '50 in un paesino del New Mexico mentre tutti sono intenti a seguire una partita di basket, una centralista ed il conduttore di una emittente locale cercano di capire da dove provenga uno strano segnale radio. Omaggio dichiarato ad una serie mitica (Ai confini della realtà), un esordio registico (di Andrew Patterson, che è da tenere d'occhio) in chiave minimalista che in alcune sequenze riesce a creare tensione con pochissimi mezzi  (bellissima nella sua fluidità la carrellata lungo le strade deserte) ma è penalizzato dall'eccessiva verbosità che, soprattutto nella prima parte, si traduce in dialoghi sfibranti (ma atmosfera ben fatta, con anche vaghi richiami Lovecraftiani). Più promettente che riuscito, più curioso che appassionante, un'opera elegante (bella ricostruzione anni '50, bella colonna sonora), evanescente eppur struggente. A fine visione quello che resta è una gran voglia di silenzio. Voto: 6

Nocturne (Dramma/Horror 2020) - Buon dramma dark che riveste di sentori faustiani una classica storia di ambizione, rivalità musicale e rivalsa dei "mediocri" in stile Amadeus, declinata secondo gli stilemi del thriller psicologico dalle parti de Il cigno nero e del coming-of-age movie orrorifico. Zu Quirke, al suo esordio, dimostra una buona padronanza della macchina da presa, confezionando un prodotto fine, elegantemente freddo e mediamente inquietante (con uno stile reminiscente di cose recenti sul tema tipo Starry Eyes o The Neon Demon, trova la sua ragione d'essere nell'aspetto satanico-soprannaturale, anche se la componente paranormale viene affrontata rimanendo nel consono, lasciando sottintendere e intuire o poco più). In risalto Sydney Sweeney, brava e carina. Il film soffre per la scarsa originalità di fondo (il finale è ampiamente prevedibile), ma la cura formale lo sostiene. Ha i suoi tempi morti ma si lascia seguire. Voto: 6

venerdì 17 maggio 2019

L'isola dei cani (2018)

Il texano Wes Anderson alla fine degli anni '90 si è imposto al mondo con Rushmore come uno degli alfieri del cinema indipendente americano. Poi con il passare degli anni è diventato molto di più di un regista "indie", è diventato uno dei maggiori registi mondiali, arrivando ad ottenere importanti riconoscimenti e ampi consensi di critica e pubblico. Nel corso degli anni 2000 ha sfornato una serie di gioielli che hanno abituato il pubblico di tutto il mondo a una narrazione di simmetrie, colori pastello, musica vintage, personaggi borderline e grandi sentimenti. Con il suo stile particolare, estremamente riconoscibile, preciso fino ad essere maniacale si dimostra continuamente come uno degli autori contemporanei più coraggiosi e attenti alla forma. In tal senso, poiché chiunque conosca Anderson e la sua poetica sa benissimo che si troverà di fronte a delle scene curate al dettaglio, in cui la simmetria la fa da padrona e i dialoghi sono sempre brillanti, si ha sempre la paura di una costante ripetizione dei temi trattati, ma Wes Anderson, che ha alle spalle forti sostenitori come altrettanti detrattori (io dalla parte dei primi), riesce a reinventare con sapienza sempre la stessa storia, più o meno la stessa storia. Perché L'isola dei cani (Isle of Dogs), film del 2018 scritto, diretto e co-prodotto da Wes Anderson, film molto atteso (sicuramente da me) che ha vinto l'Orso d'argento per la regia al Festival di Berlino 2018 (di cui era anche film d'apertura), che arriva dopo il successo mondiale di critica e pubblico di Grand Budapest Hotel e che segna un coraggioso ritorno all'animazione in stop motion dopo Fantastic Mr. Fox, è comunque un film d'animazione d'autore ricco d'intelligenza e di inventiva che, con toni favolistici e metaforici, affronta temi assolutamente attuali: l'inquinamento, l'ipocrisia e l'avidità dei potenti che schiacciano i più deboli ed indifesi (i cani potrebbero essere una metafora degli immigrati, dei poveri o fate voi), il potere che distrugge con la violenza il dissenso, la televisione che obnubila le menti delle persone ecc. Il tutto narrato come fosse un cartone animato per bambini, in cui i protagonisti sono i cani, pur non essendolo, o meglio: molto adatto ai bambini, ma anche adatto agli adulti, perché ha una narrazione parecchio più complessa di quella di un normale film d'animazione.

lunedì 5 marzo 2018

Ghost in the Shell (2017)

E' qualcosa che non faccio quasi mai (vedere o scoprire le origini di un prodotto o di una pellicola), ma poiché mai come in questo caso, come in occasione del live action di Ghost in the Shell, lo storico anime di Mamoru Oshii del 1995 (a sua volta trasposto dal manga di Masamune Shirow del 1989), non potevo non vedere l'originale e il suo sequel, dato che non l'avevo mai visto. Sì, vi sembrerà strano ma non mi aveva mai attirato e in seguito non l'ho mai recuperato, in ogni caso l'ho visto e mi è moderatamente piaciuto (entrambi, anche se più il primo). Moderatamente perché, se da un lato l'anime Ghost in the Shell, uno straordinario prodotto cyberpunk di indubbia potenza e qualità, mi ha conquistato con il suo appeal visivo, ricco di dettagli e sfumature decisamente accattivanti, compresa una colonna sonora davvero azzeccata, essa non l'ha fatto nel suo tema principale, ovvero le implicazioni filosofiche, morali ed intellettuali, che certamente mi sono arrivate, ma che non mi hanno entusiasmato perché prolisse ed anche un po' noiose (soprattutto nel suo sequel L'Attacco dei Cyborg, dove l'azione latita parecchio). E quindi pur facendo forse un torto ai fan storici del franchise (che probabilmente saranno rimasti delusi), devo, soprattutto soggettivamente parlando ammettere che, questa versione del 2017 diretta dal semi sconosciuto Rupert Sanders, regista del solo passabile fantasy Biancaneve e il cacciatore, seppur tradisce la profondità di contenuti per privilegiare l'esperienza visiva ed essere accessibile ad un pubblico più vasto, mi ha convinto proprio perché elimina in parte (perché non poteva ovviamente rinunciare in toto ad una riflessione morale sul ruolo etico della scienza) sia l'aspetto filosofico che le parti più "morte" dell'originale (miscelando con cura e abilità scene del primo e del secondo anime di Oshii e aggiungendoci altresì piccole modifiche personali). Il film infatti, semplificando il messaggio esistenziale delle opere originarie e concentrandosi sul versante visivo, e proponendosi perciò come pellicola di mero intrattenimento, regala un'esperienza videoludica e filmica (molto) appagante, interessante e coinvolgente.

venerdì 28 aprile 2017

Captain America: Civil War (2016)

A seguito dell'acclamato Captain America: The Winter Soldier (anche se io preferisco il primo), che ha segnato un punto di svolta fondamentale per l'Universo Cinematografico Marvel, i fratelli Antony e Joe Russo tornano in cabina di regia per un sequel (il terzo capitolo) del celeberrimo Vendicatore a stelle e strisce, Captain America: Civil War (2016), ispirato (e parzialmente adattato) all'omonimo crossover del 2006 di Mark Millar e Steve McNiven, che racconta di come Captain America e Iron Man si ritrovino a capo di due opposti schieramenti di supereroi in seguito all'approvazione di una legge che regola le attività degli Avengers in seguito all'ennesimo incidente, questa volta a Lagos, che causa numerose vittime e soprattutto dopo le conseguenze del grande scontro avvenuto in Avengers: Age of Ultron, che sì salvò l'umanità dall'estinzione, ma che a sua volta distrusse e causò numerosi danni e vittime al popolo di Sokovia. È così, quindi, che le forze politiche di tutto il globo (tra cui Thaddeus Ross, alias William Hurt, segretario delle Nazioni Unite) chiedono che venga istituito un sistema di registrazione per gli Avengers, in modo che siano sotto controllo, intervenendo solo quando richiesto dal governo. Però mentre (il capitano morale) Steve Rogers/Captain America (Chris Evans) si oppone, convinto che i supereroi debbano operare in completa autonomia e assumersi le responsabilità delle loro azioni, (il capitale economico) Tony Stark/Iron Man (Robert Downey Jr.), sentendosi in colpa per una serie di errori commessi, spinge per la firma del documento mettendosi così al servizio degli enti governativi. Ma anche gli altri Avengers si trovano in contrasto tra loro, dando vita quindi a due fazioni, alcuni si schierano dalla parte di Captain America e altri da quella di Iron Man, scatenando un conflitto che avrà non poche conseguenze. Intanto, Bucky Barnes/Il Soldato d'Inverno (Sebastian Stan) è tornato, ma è ancora instabile mentalmente a causa del suo oscuro passato (che viene chiarito durante la proiezione, e che coinvolgerà direttamente il nuovo ed efficace innesto Pantera Nera e la figura del terrorista Zemo alias Daniel Bruhl, ossessionato dal desiderio di distruggere gli Avengers, e vero responsabile di tutto) nelle grinfie dell'Hydra e ha bisogno di Steve ora più che mai. Ma non tutto andrà per il meglio per tutti.

lunedì 27 febbraio 2017

Gli altri film del mese (Febbraio 2017)

Neanche il tempo di metabolizzare il 2016, che già è finito febbraio, già siamo a Carnevale, anzi, domani è l'ultimo giorno, e tra un po' di giorni compio gli anni (il 13 marzo), perché sì, sono già passati due mesi, mesi in ogni caso, come questo, ricco di pellicole, anche quelle che razionalmente non dovrei vedere, ma che la curiosità (maledetta) m'impone di vedere. Ecco due esempi. Ho principalmente visto Viaggio nell'Isola dei Dinosauri (Dinosaur Island), film d'avventura australiano del 2013, solo per il semplice fatto che sono sempre stato affascinato dal mondo preistorico, ma purtroppo come volevasi dimostrare, in quanto questo è il classico B-movie per ragazzi, è davvero un pessimo film, addirittura peggio di uno dei più brutti visti, ovvero The Lost Dinosaurs, passato in tv settimane fa. Già la trama non sembrava eccezionale, eppure con una piccola fusione tra Viaggio nell'Isola Misteriosa e Jurassic Park, il film pareva accettabile, e invece la trama, che racconta di un ragazzino di tredici anni che durante un volo in aereo, si ritrova catapultato in un isola misteriosa popolata da dinosauri dove incontra una ragazza che lo aiuterà a tornare a casa, fa acqua da tutte le parti. Peccato però, perché gli effetti speciali dei rettili giganti non sono affatto mal realizzati (anzi sì), l'ambientazione per un'avventura c'è ed è buona, le cose negative del film quindi e in sostanza sono le prestazioni dei due protagonisti che possiamo anche tralasciare in questo frangente visto che non potevano dare quel qualcosa in più, ma soprattutto i dialoghi che ha volte ti danno l'istinto di spegnere ed andare a fare altro di migliore come anche alcune scene e alcuni riscontri nella trama. Insomma una ciofeca neanche divertente. Unica nota positiva la carinissima Kate Rasmussen e stop. Altro esempio di come alcuni fanno film coi piedi, è la rivisitazione in chiave dark e similmente scema di Cappuccetto Rosso, nel film 'horror' (per dire) Little Dead Rotting Hood (2016) della Asylum (sì sempre quella) infatti, gli abitanti di una piccola cittadina (con 0 cervello) scoprono che nel bosco vicino è in agguato qualcosa di molto più sinistro di semplici lupi famelici, poiché una fattucchiera vestita di rosso lascia alla nipote (che uccide e seppellisce per poi trasformala in zombie-lupo) il compito di proteggerli da una stirpe di lupi mannari con una spada e un mantello magico. Ovviamente potete immaginarvi cosa ne esce (qualcosa di terrificante cinematograficamente parlando), perché questo film con parecchie infamie e nessuna lode, è probabilmente stato scritto da sub-acculturati mentali in età prepuberale, d'altronde le classiche gnocche secondarie non mancano, come non manca la gnocca protagonista, che qui ha le sembianze di Bianca A. Santos, bellissima ragazza vista in L'A.S.S.O. nella manica e da vedere in Ouija, ma a parte questo davvero un inutile film, con pessimi effetti speciali, incongruenze ed approssimazioni madornali, dialoghi penosi e nessuna fantasia, perciò da evitare.

martedì 24 gennaio 2017

Il libro della giungla (2016)

Davvero bello ed emozionante, soprattutto per chi riesce ancora a trovare il bambino dentro di sé, è il remake in live action de Il libro della giungla (The Jungle Book), famosissimo romanzo per ragazzi partorito dalla mente dell'autore britannico Rudyard Kipling. Romanzo di formazione materiale e spirituale, che affiancandosi al film d'animazione originale del 1967 (ultimo successo prodotto da Walt Disney, morto durante la sua produzione), un cult del genere, che ha regalato per decenni sia a grandi sia a piccini la possibilità di entrare nel mondo animale e naturale, cerca di aggiungere del nuovo restituendo al cucciolo d'uomo il giusto spazio nella contemporaneità. La storia di Mowgli infatti è da anni una leggenda universale e il film (del 2016) non tenta di stravolgere il mito degli anni '60, anche se questo film pur ispirandosi al romanzo, si discosta molto nella trama, ma non tanto nel risultato, eccellente, soprattutto per il fatto che entrambe le versioni (quella cartoon e questa in live action) rimangono tutto sommato fedeli al libro, che avrebbe incontrato una grossa fortuna negli anni a venire, per la messa in risalto dell'ancestrale rapporto uomo-animale in chiave fantastica, è da qui che deriva lo spirito di intrattenimento che connota romanzo e film, i quali, rivolgendosi ad una platea indistinta, comunicano ancora adesso diversi livelli di lettura, sia di carattere morale che sociologico. Trama che sembra non aver subito grossi contraccolpi, dato che dal film d'animazione a questo remake non cambia granché, anche se questa storia senza tempo viene magistralmente riscritta da Justin Mark, co-prodotta insieme alla Walt Disney Pictures e diretta da Jon Favreau, regista fattosi conoscere per la sua spiccata versatilità. Regista che, ancora una volta, sorprende in positivo dato che da attore non sembrava avere le qualità giuste per intraprendere questa carriera e invece poco dopo aver recitato nel film Le riserve (2000), in un ruolo in cui interpretava un pazzo (ma spassoso e fantastico) giocatore di football 'bipolare', si è rilanciato come attore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense, riscuotendo parecchi consensi.

giovedì 26 maggio 2016

Avengers: Age of Ultron (2015)

Avengers: Age of Ultron (2015) è l'undicesimo film del Marvel Cinematic Universe ed è il sequel di The Avengers del 2012, scritto e diretto da Joss Whedon, lo stesso regista del primo. Il film è ovviamente basato sul team di supereroi Marvel Comics dei Vendicatori, e comprende lo stesso gruppo di attori e personaggi dello straordinario primo capitolo (Iron Man, Captain America, Hulk, Thor, più Occhio di falco e Vedova Nera) con l'aggiunta di due-tre nuovi 'eroi' e un letale nuovo nemico. Partendo dal presupposto che il primo era veramente bello, questo secondo non è comunque da meno. Sì perché nonostante qualche pecca riesce a intrattenere molto bene, certamente sono completamente diversi nello stile, nella trama, narrativa e soprattutto i toni (nel senso che oltre agli immancabili momenti comici, comunque inferiori, vi sono più sfumature dark e seriose come nel caso delle terribili visioni nella mente e dell'intelligenza artificiale, un discorso affascinante). Ma come sappiamo quando si tratta di un sequel molto deve cambiare ed evolvere per non riciclare le solite cose e questo spettacolare secondo capitolo grazie a un modo diverso di approcciarsi alla pellicola, già nella prima scena, riesce nel suo intento, sorprendere e non annoiare. Difatti l'incipit è davvero entusiasmante, poiché il film parte subito con una sequenza di azione spettacolare, che mostra gli amati Avengers più affiatati che mai. Indubbiamente non poteva essere altrimenti dato che nel primo è stato speso molto tempo per reclutare, riunire e formare la squadra e poi la vicenda si ricollega subito al precedente, gli Avengers infatti si uniscono per recuperare lo Scettro di Loki dalle mani dell'Hydra, guidata dal Barone Von Strucker. In seguito alla missione però, ovviamente terminata con successo, Tony Stark/Iron Man (Robert Downey Jr.) dà inizio ad un nuovo ex-progetto in collaborazione con Bruce Banner/Hulk, il 'Programma: Ultron', con lo scopo di creare un sistema di intelligenza artificiale che possa proteggere il mondo. Purtroppo, immancabilmente, qualcosa va storto e Ultron (classico genio uscito dalla lampada e sfuggito al controllo dei suoi creatori) comincia a crescere, estendendosi lungo tutte le linee globali e sviluppando una coscienza propria e una forma fisica, con l'unico intento di distruggere gli Avengers e dell'estinzione della razza umana. È così, dunque, che gli Avengers dovranno collaborare per sconfiggerlo (nonostante alcuni problemi, paure, traumi e sensi di colpa di tutti venuti alla luce per 'colpa' di Wanda), anche grazie all'aiuto di alcuni nuovi esseri dotati di superpoteri, come i gemelli Maximoff (il velocissimo Pietro, Aaron Taylor Johnson, e appunto la strega Wanda, Elizabeth Olsen), dapprima nemici, e un sorprendente, fantastico nuovo personaggio-eroe La Visione, in modo da evitare la distruzione della razza umana, fermare il nemico e recuperare la gemma dell'infinito (oggetto di vitale e sicuramente di futura grande importanza).

sabato 13 febbraio 2016

Thriller Week: The Calling (2014), The Gambler (2014) & Under the Skin (2013)

The Calling è un thriller (del 2014) abbastanza cupo e crudo con risvolti mistico-religiosi ambientato in una piccola città del Canada. Il film è tratto dal romanzo omonimo di Inger Ash Wolfe, pseudonimo del poeta e autore, Michael Redhill. Una serie di macabri omicidi scuotono la piccola e sonnolenta cittadina di Port Dundas, la caccia al serial killer con una 'vocazione' tanto elevata da consentirgli di commettere omicidi raccapriccianti, toccherà alla detective Hazel Micallef, interpretata dal premio Oscar Susan Sarandon. La detective non ha mai avuto molto di cui preoccuparsi nella sua piccola cittadina, ma sulla strada per la pensione, sarà inevitabilmente costretta a confrontarsi con un serial killer che ha terrificato tutto il paese, che vedrà, in questo viaggio raccapricciante nella zona d'ombra che accoglie fede e paura, l'intera sua vita andare fuori controllo. La donna, che con-vive con la madre, insieme ad un divorzio, un mal di schiena lancinante e gli antidolorifici per tenerlo a bada, insieme ad un 'goccetto' occasionale, si ritrova a doversi occupare dell'omicidio di una donna malata terminale, uccisa nella sua abitazione. Ma al contrario di tanti killer, la vocazione è diversa, non c'è violenza ma liberazione. Non sono le solite fanciulle, ragazze, belle donne, a pagare saranno i 12 prescelti per l’al di là. Il compito di indagare su questi delitti orribili non è facile, ma la detective riuscirà a scoprire la chiave celata in ogni omicidio e a smascherare un diabolico ed efferato piano sanguinario.