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venerdì 22 dicembre 2023

I film del mese (Dicembre 2023)

Un altro anno cinematografico se ne va, anzi, se n'è già andato (si vedrà a fine anno con le classifiche fino a che punto sia in positivo che in negativo sarà stato), e già che c'ero, potevo, dopo il listone extralarge delle serie tv di settimana scorsa, non esagerare, approfittare dell'occasione (di un po' di tempo in più a disposizione), ancora una volta? Proprio no, e infatti complici film natalizi, recuperi (per volontà e necessità) inderogabili, visioni programmate e/o capitate, ho visto la bellezza di 24 film, gli ultimi di quest'anno. Un anno, come detto prima, che finisce, e in questo caso col botto, ma non è detto che il prossimo non inizi nella stessa maniera, dopotutto di film ne ho tantissimi ancora da vedere. Ma nell'attesa "godetevi" questo listone qua, contenente di tutto e di più.

La primavera della mia vita (Avventura/Commedia 2023) - I due cantautori siciliani Colapesce e Dimartino si cimentano (per la prima volta in assoluto) in questa pellicola surreale in cui si narra di un viaggio verso alcuni misteri che avvolgono la loro splendida regione, ma anche della ricerca di un'amicizia perduta. Ritmo non sempre eccelso e situazioni talvolta monotone che comunque conducono a un finale inaspettato ma interessante. Buona la musica, che com'era lecito attendersi c'è e tanta, non eccezionale invece la recitazione (e inesistente è la regia). A conti fatti il film (dolce ma anche amaro) è un po' campato per aria e non ha una vera forza narrativa, anche se la visione la può valere, almeno per conoscere ancora meglio l'ironia dei due cantanti protagonisti. Voto: 6

Cocainorso (Horror/Commedia 2023) - Storia vera o leggenda metropolitana poco importa, la Elizabeth Banks ne estremizza i contenuti ravanando con vigore tra splatter e demenzialità nonostante una CGI difettosa e attori superati dai loro personaggi, ripudiando qualsiasi deleterio messaggio ecologico ma perdendo la trebisonda nel finale quando le scene vanno ognuna per conto loro e, soprattutto, il vasetto di miele rimpiazza il panetto di coca rievocando certe atmosfere bonarie alla Yoghi (gran brutto modo per ricordare Ray Liotta, scomparso qualche mese prima l'uscita del film). Insomma, la Elizabeth Banks tira fuori qualche coniglio dal cilindro ma nel complesso vuole strafare e sia lei che il suo orso perdono una bella occasione. C'è ben poco da salvare in questo film. Voto: 5

Il sol dell'avvenire (Dramma/Commedia 2023) - Il ritorno di Nanni Moretti porta sempre con sé grandi aspettative, che in parte quest'opera offre sotto forma del suo personaggio, amabilmente sopra la righe come ci piace, dilettevole nella sua parlata ma che, come spesso accade nel suo cinema, tende a sovrastare per carisma tutti gli altri e fagocitare persino il narrato (che mescola autobiografia, politica e amore per il cinema). La pellicola è pervasa di ironia e sa graffiare al punto giusto, meno convincente invece, il ticket da pagare per la solita manfrina sul PCI quant'era bello. Il tutto scorre bene, tralasciando qualche momento di stanca. Belli gli intermezzi musicali, con strascichi anche emozionanti. Il risultato è un bel film, forse a tratti straniante ma a suo modo compiuto. Voto: 6+

giovedì 31 marzo 2022

I film del mese (Marzo 2022)

Alla fine ne ho visti 14 (numero personalmente mai così elevato, tra l'altro senza ricorrere a metodi non proprio legittimi) di film (come avevo già previsto) su i 34 (esclusi i documentari e cortometraggi) candidati agli Oscar 2022 (a tal proposito tengo a precisare che le recensioni dei 4 oggi presenti sono state scritte prima del 27), avevo la possibilità di vederne ancora di più (grazie a Sky e Disney) ma per scelta e per necessità (il mio "calendario" di visioni mensile era già pieno) ho preferito declinare l'occasione, che tuttavia ben presto coglierò, dato che questi (al momento) 8 film già disponibili vedrò per lo speciale cinematografico che farò a maggio. E li voglio proprio vedere, non fosse che tra questi ci sia il controverso I segni del cuore, film che come sappiamo ha vinto 3 Oscar, tra cui quello per il miglior film (o meglio quello con cui chiudere in modo mai visto prima la cerimonia) e la migliore sceneggiatura non originale, il che visto che si tratta di un remake (del già bellissimo La famiglia Belier) fa un po' ridere. Perché ribadendo che il problema non sia il film in sé (anche se per molti non è migliore dell'originale ma il contrario), è proprio che non doveva esserci (per questioni tecniche ma non solo, il film francese snobbato proprio), soprattutto se come per ruffiaggine l'Academy lo fa vincere. In tal senso decisioni strane hanno preso, nella serata che si ricorderà per molto tempo per quello che è successo che per il resto (peraltro ne Il meglio della notte degli Oscar 2022 l'episodio è stato censurato da Sky), con vincitori sparpagliati, quasi come per dare un contentino a tutti (prevedibili da un lato, anche se per i miei pronostici solo 9 su 23 ne ho azzeccati). La goccia che fa traboccare il vaso, ho fatto bene a non farne più (da quest'anno) un post apposito (non ci sono parole per descrivere il tutto), ormai ho perso fiducia in questa istituzione cinematografica, che fa come vuole lei. E tornando ai premi assegnati, perplesso e sollevato, contento per certi versi, ma comunque deluso dalle scelte fatte. C'avevo visto giusto però lo scorso mese, nel bene e nel male. E quindi contento per Dune e Crudelia, sollevato del fatto che non abbia vinto E' stata la mano di Dio (che al sopravvalutato Il potere del cane solo uno di premio), contrariato per la vittoria di Encanto e per la nessuna statuetta a Don't Look Up (il migliore dei 14 da me visti), perplesso dal resto, deluso nel complesso. Non c'è altro da dire, ovviamente vederli tutti (gli altri) è mio compito adesso, per confermare o smentire quello appena detto (propendo per la prima), ma intanto eccovi questi 18 film.

Antrum (Horror 2018) - Mettiamo subito le mani avanti, se sono qui a scrivere questa (breve) recensione vuol dire che sono sopravvissuto, alla visione di questo horror atipico nei contenuti quanto nella tecnica di narrazione: il prologo-documentario lo introduce infatti come un film maledetto girato negli anni '70 ripescato dopo decenni. La storia è ovviamente falsa, ma contribuisce a creare quel clima di suggestione attorno al quale ruota il plot dell'opera stessa (sono solo bugie quelle che la protagonista racconta al fratellino?). Pervaso da un'atmosfera sospesa, fiabesca e inquietante, fra The Witch e The Wicker Man, costellato di immagini subliminali con legami all'occultismo (tra l'altro si poggia su una buona fotografia stile anni '70 e una colonna sonora incisiva), merita una visione. Voto: 6

A proposito dei Ricardo (Biografico/Dramma 2021) - Difficile entrare in empatia con una storia così culturalmente lontana (Lucy ed io è una sit-com sconosciuta in Italia), nonostante lo sforzo di Aaron Sorkin (la cui genialità si vede solo a sprazzi) di universalizzare le rotondità psicologiche dei personaggi. Formalmente inappuntabile, con una discreta regia e una ricostruzione magistrale degli anni '50, ma non si può assolutamente soprassedere sullo tsunami di noia che inonda lo spettatore con situazioni narrative ripetitive ed elementi che non stuzzicano mai la curiosità (nonostante gli accenni al comunismo). Il cast fa il suo, inappuntabile J. K. Simmons, Nicole Kidman invece ai minimi storici, mentre bene Javier Bardem nei numeri musicali (nonostante le "differenze", tutti e tre candidati agli Oscar). Mi aspettavo meglio, peccato sia andata così: aspettavo con ansia il nuovo Sorkin dopo il più che discreto Il processo ai Chicago 7. Voto: 5,5

venerdì 7 giugno 2019

Deadpool 2 (2018)

Tema e genere: Basato sull'omonimo personaggio dei fumetti Marvel, undicesimo film della saga sugli X-Men, sequel di Deadpool (2016), Deadpool 2 è l'action fumettistico che segna il ritorno tanto atteso del mercenario chiacchierone.
Trama: Quando gli viene portata via l'amata Vanessa, Deadpool perde ogni ragione di vivere. Almeno finché i suoi amici gli trovano una nuova missione, e sarà così costretto suo malgrado a riflettere su ciò che significa realmente essere un eroe e a capire che spesso bisogna giocare sporco per fare la cosa giusta.
Recensione: Il successo del primo film dedicato al mercenario chiacchierone di casa Marvel fu una sorpresa inaspettata per tutti (anche e soprattutto per me, qui la recensione). E questo nuovo capitolo, che rimarca la linea tracciata con il primo capitolo (con la combinazione di linguaggio sboccato, citazioni e violenza fatta apposta per mandare in estasi gli adolescenti che in teoria non dovrebbero vederlo), che lascia anche tanto spazio alla comicità, all'assurdo, ma anche (e sorprendentemente) alle emozioni e ai sentimenti, non delude le aspettative. Anche se Deadpool 2 non è una sorpresa, nel senso però più sorprendentemente positivo possibile. Non è una sorpresa perché, in fondo, il primo capitolo aveva già fissato bene le regole di base di un franchise solitario che, terminato anche Wolverine, si riconferma con il sequel un cavallo di razza tra i mutanti di casa Fox (ora Disney). E si sa, Wade Wilson è un cavallo pazzo. Deadpool 2 non sorprende insomma, però conferma tutto ciò che doveva confermare: ironia, azione, sentimenti, emozioni e assoluta padronanza dei mezzi, peraltro non immensi, ma usati in modo che sembrino il doppio, in qualità e quantità. Infatti, pur non potendo più sfruttare la carta della sorpresa, come avvenne per l'uscita del primo film, la figura di Deadpool si mostra, alla sua seconda prova, in grado di eguagliare l'entusiasmo provocato al suo inizio. E lo fa non solo spingendo l'acceleratore del divertimento al massimo, ma donando al personaggio una dimensione in cui svilupparsi al meglio e in cui donargli dunque un più ampio respiro. Sembra difatti in evoluzione il protagonista Wade Wilson: non abbiamo più solo volgarità e frecciatine (che non mancano anche stavolta di colpire ovunque e chiunque con il loro irriverente piglio), ma una storia in cui ci si approccia alla maturazione del personaggio. Perciò non più solo quel bistrattato e a tratti mancante eroismo, ma una parte comica minuziosamente curata, talmente sregolata da essere il più brillante possibile. Al contempo non rinuncia a uno svolgimento appassionante e ben costruito, ritmato, equilibrato nelle parti. È insieme genio e sregolatezza. E dunque, senza fare spoiler, si ride tanto, da subito e fino alla fine, dai dissacranti titoli di testa alla James Bond alle sequenze post-credit. Si ride per un montaggio chirurgico e un citazionismo a catena, un umorismo meta-cinematografico a pioggia che non risparmia davvero ma davvero nessuno. Le citazioni e i camei (alcuni davvero incredibili), oltre a quelli dei compari della Marvel, spaziano infatti dai personaggi e situazioni della rivale DC Comics (c'è anche uno sberleffo a Batman vs Superman) a tutta la filmografia degli scorsi decenni (da Forrest Gump a RobocopJames Bond e Terminator, ma anche Frozen e Yentl). Lo stesso vale per la musica e le scelte di cast, a partire da Josh Brolin nei panni dell'antagonista Cable, che a un certo punto Deadpool apostrofa come Thanos, il nome del personaggio che Brolin interpreta nella saga degli Avengers. In tutto questo non è mai chiaro se a Deadpool interessi davvero portare fino in fondo la sua missione o semplicemente portare all'esasperazione chi ha di fronte, a furia di botte o di battute. L'unica cosa che rimane "sacra" in questo panorama è proprio l'amore di Wade per Vanessa (la sempre bella Morena Baccarin): il motore, nel bene e nel male, di ogni sua scelta. E gli altri personaggi? La Domino di Zazie Beetz  (che spicca per i suoi poteri spettacolari, resi molto bene, e per il suo atteggiamento estremamente coinvolgente) è una new entry esplosiva, così com'è un piacere, a breve distanza dal suo Thanos in Avengers: Infinity War, ritrovare Josh Brolin in un'altra prova assolutamente convincente. Le scene d'azione del suo perfetto Cable sono tutte performance di statura, anche quando strappano le consuete risate garantite dai vari sparring partner. Chiudono il cerchio una nutrita schiera di personaggi di contorno, che tutt'insieme trovano una dimensione armonica, ricca ed efficace entro la quale agire: tra TJ Miller, Colosso, una X-ilarante X-Force e Julian Dennison, motore degli eventi, nessuno manca di dare il proprio piccolo ma fondamentale apporto all'opera tutta.

venerdì 28 settembre 2018

Gli altri film del mese (Settembre 2018)

In questo mese di Settembre, che è radicalmente cambiato in tre giorni, da un clima mite a un clima decisamente fresco, non ho visto nessun documentario, non è successo niente di particolarmente importante o interessante e il mio mese cinematografico, come sempre, è passato tra alti e bassi. E quindi colgo quest'occasione per informarvi che il 22 Ottobre comincerà la nuova stagione "banneristica", che ad Halloween consiglierò nuovamente uno o due film da vedere nella notte delle streghe (a tal proposito, non avendo ancora deciso i suddetti film, accetto consigli da chiunque sappia dirmi un titolo abbastanza recente da vedere, sperando che non l'abbia già visto), che il Primo Novembre giustamente non pubblicherò niente, che il Franken-Meme e un post natalizio, cinematografico o meno, ci sarà, e che infine, come già anticipato ad inizio anno, le classifiche finali (che quest'anno saranno anche sulle migliori canzoni dell'anno ed i film "vintage" visti, oltre a quella ovviamente sui videogiochi) saranno stilate e quindi pubblicate entro l'anno. La mia stagione cinematografica infatti si chiuderà probabilmente a fine novembre o inizio dicembre, di ciò sarete a conoscenza in uno specifico post in cui spero di informarvi anche dell'avvenuta conclusione delle mie promesse cinematografiche (e tanto altro). E quindi da metà dicembre in poi il blog pubblicherà le consuete corpose classifiche, ma nel frattempo state sicuri di trovare sul blog, da qui al momento cruciale, sempre più recensioni, soprattutto di tante pellicole che ancora mi mancano, perché sì, la lista di film da vedere, invece di diminuire, si sta vertiginosamente allungando, e quindi di materiale ci sarà parecchio da giudicare.

lunedì 12 febbraio 2018

Life: Non oltrepassare il limite (2017)

Non strabilierà per originalità, ma Life: Non oltrepassare il limite (Life), che tenta di assolvere al suo compito di mero prodotto ludico, fornendo basi classiche di fanta-thriller già rodate e che fanno una certa presa sul pubblico, si segnala sicuramente come un signor sci-fi horror. Girato con eleganza dallo svedese d'origine cilena Daniel Espinosa, pur essendo l'ennesimo clone di "Alien", questo film del 2017, risulta infatti costruito con invidiabile cura sfociante in un'escalation tensiva a dir poco ottima, concretizzata grazie ad una sceneggiatura che una volta lanciata non ammette attimi di respiro. Giacché questo agghiacciante thriller, ambientato nello spazio e che affronta l'annoso tema della possibilità di trovare altre forme di vita al di fuori della Terra, anche grazie ad un comparto tecnico eccellente (scenografia e ambientazione sono ben curati ed assolutamente realistici), raggiunge, nonostante una trama non solidissima e oltretutto semplice nei contenuti e nello svolgimento (anche se del tutto funzionale), l'obiettivo di diffondere tensione e ritmo fino alla fine. Anche perché la pellicola ci parla di un team di scienziati, guidato dal capitano Kat (Olga Dihovichaya), che a bordo di una stazione spaziale, dopo aver trovato una traccia dell'esistenza della vita su un pianeta ritenuto sino ad allora inospitale, si ritrovano tutti, i dottori Miranda (Rebecca Ferguson) e David (Jake Gyllenhaal), i tecnici Roy (Ryan Reynolds) e Sho (Hiroyuki Sanada), e lo scienziato Hugh (Ariyon Bakare), in una situazione di grande pericolo. La creatura aliena infatti, alla quale viene dato il nome di Calvin, nata da una cellula biologica fossilizzata, fortemente capace di adattarsi all'ambiente circostante (che comincia via via a crescere e a svilupparsi), dopo essersi liberata non darà tregua all'equipaggio, facendo così iniziare un'incubo senza ritorno.

mercoledì 10 gennaio 2018

I migliori attori dei film visti nel 2017

Non credo ci sia bisogno di dire che i film non sarebbero tali, soprattutto nel caso in cui essi sono alquanto belli, intensi ed avvincenti se, non ci fossero degli attori (e attrici che ci saranno domani) capaci a sopportare il tutto e a renderlo interessante e coinvolgente, però siccome in quest'occasione è proprio grazie alla loro bravura che mi ritrovo a fare la classifica de I migliori attori dei film visti nel 2017, (qui l'edizione 2016) è doveroso dire complimenti a loro. Perché se il loro talento ci permette di gustarci un film è solo merito loro, merito di grandi attori come questi qui che sto per presentarvi, cominciando da chi merita certamente una menzione per il loro prezioso contributo.

20. Stefano Accorsi per il sorprendente Veloce come il vento - 19. Joaquin Phoenix per l'affascinante Vizio di Forma - 18. Viggo Mortensen per Captain Fantastic (solo grazie a lui digeribile) - 17. Jason Mitchell per il buon Straight Outta Compton - 16. Hugh Jackman per l'agghiacciante Prisoners - 15. L'efficacissima coppia Omar Sy-James Thierree per Mister Chocolat - 14. Michael Fassbender per l'intenso Macbeth, senza dimenticare Steve Jobs e X-Men Apocalisse - 13. Armie Hammer per il sorprendente action Mine, ma anche The Birth Of A Nation - 12. Il bravissimo Stephen James per il discreto Race: il colore della vittoria - 11. La funzionale e affiatatissima coppia George Clooney-Jack O'Connell nell'originale Money Monster

martedì 19 dicembre 2017

Tutti gli altri film visti durante il 2017: Azione/Western (American Ultra, Criminal, Man of Tai Chi & The Salvation)

Nono e penultimo appuntamento con l'inossidabile genere action, a cui facile è affiancare il genere western, dopotutto sempre di sparatorie e mazzate qui si parla. Un po' Chuck, un po' MatrixAmerican Ultra è una commedia d'azione del 2015, per fortuna con più azione che comicità, che nonostante la poca originalità e la non eccezionalità della trama, senza infamia e senza lode, porta a casa il risultato. Anche perché la prima impressione guardando questo film, è che sia derivato da un fumetto, un po' come (il passabile) Scott Pilgrim o (l'ottimo) Kick Ass, il giovane e solitario Mike (Jesse Eisenberg) vive con la coetanea Phoebe (Kristen Stewart) e quando non lavora (ma anche quando lavora) in un market sempre deserto, passa il tempo a fumarsi canne su canne e disegnare fumetti di scimmie astronaute. Salvo essere preso da assurde crisi di panico ogni volta che cerca di allontanarsi dalla routine o dal paese tra i boschi della Virginia dove vive. Potrebbe essere l'inizio di una commedia alla Clerks, ma la svolta si fa interessante, e il tono più drammatico, non appena si scopre che in realtà Mike è un operativo della CIA cui è stata piallata la memoria e data una nuova identità. Il progetto che lo vedeva "dormiente" è stato annullato e un ambizioso capetto dell'Agenzia (Topher Grace) vorrebbe toglierlo di torno definitivamente, ma un'altra dirigente con scrupoli di coscienza (Connie Britton) decide di "risvegliarlo" perché possa difendersi. Mike è rappresentato come un tenero stordito che naturalmente non si capacita delle doti assassine che scopre di avere. E questo riesce però a rendere le situazioni più divertenti e la violenza meno realistica, specie in alcune scene dagli effetti speciali molto azzeccati (la prigionia nella cantina dello spacciatore illuminata da luci UV, l'uso di una padella come sponda per sparare stando nascosti, ecc.).

sabato 9 dicembre 2017

Tutti gli altri film visti durante il 2017: Dramma (Il Clan, 100 Streets, Woman in Gold & The Sacrament)

Terzo appuntamento oggi con il genere drammatico, un genere che ogni anno regala grandi intensi ed emozionanti film, non a caso è uno dei generi maggiormente candidati all'Oscar. Vincitore per la regia del Leone d'Argento al festival del Cinema di Venezia del 2015, e vincitore del Premio Goya 2016 come miglior film straniero in lingua spagnolaIl Clan (El Clan), film argentino del 2015 scritto e diretto da Pablo Trapero, racconta la storia, apparentemente incredibile ma ahimè drammaticamente vera, della famiglia argentina Puccio, che all'inizio degli anni '80, e precisamente tra il 1982 ed il 1985, organizzava (sotto la protezione del regime) e perpetuava rapimenti e, dopo avere incassato il riscatto dai familiari dell'esponente rapito, lo uccideva a sangue freddo. Saranno poche infatti le vittime a salvarsi da un capo-clan luciferino e dai suoi fedeli parenti, fino a che non torna la democrazia e qualcosa necessariamente cambia. Davvero un grande film, che riflette su responsabilità individuale, etica di gruppo e, in maniera indiretta, memoria collettiva è questo qui. Il film difatti è molto ben diretto dal giovane regista argentino, con uno stile rigoroso, lucido e freddo, riflettendo adeguatamente le azioni e soprattutto il carattere e la personalità del carismatico capo famiglia, il quale costituiva la "mente" principale di tutti i misfatti in cui egli riusciva anche a coinvolgere, chi più chi meno riluttante, tutti i parenti. Giacché il regista, descrivendo appunto come anni di militanza al servizio della dittatura abbiano trasformato l'assuefazione al binomio violenza/impunità in assenza di rimorso e in indifferenza, l'orrore in ordinarietà, riesce bene a rappresentare (senza indulgenze e dove ad emergere è la storia di un paese in cui nessuno è veramente innocente) un'epoca cupissima. Un'epoca e un'opera questa, che ha comunque una sua innegabile originalità, in cui la violenza è però necessaria e funzionale al racconto.

giovedì 31 agosto 2017

I peggiori film del mese (Agosto 2017)

Quest'ultimo mese, per fortuna meno caldo, soprattutto meteorologicamente parlando, di quello precedente, è stato comunque un mese movimentato e importante, almeno per me, non solo per aver partecipato e scritto recensioni con il gruppo di blogger (per la Notte Horror e due commemorazioni che ci saranno a settembre), che ultimamente ha ripreso finalmente vita, ma perché nella settimana di vacanza dal blog, che a proposito non mi aspettavo cominciasse con il piede sbagliato, giacché per 3 giorni ho fatto a meno della Linea Internet (Fibra per l'esattezza), e che finisse ancora peggio con altri 5 giorni di supplizio, ho avuto modo di pensare a come migliorare il mio cinema. Nei giorni di pausa forzata, seppur rigeneranti e gradevoli infatti, ho capito di non aver spazio e tempo di vedere quello che vorrei davvero vedere. Perché anche se ultimamente sto facendo una "selezione" ai film, devo essere ancor più selettivo su cosa vedere e cosa no, dato che anche in questo mese ho visto film (abbastanza deludenti) che forse non avrei dovuto vedere, non davvero ispiratrici e/o interessanti, per cui d'ora in poi vedrò e recensirò film personalmente più nelle mie corde o che m'ispirino davvero. Attenzione però, perché la lista da cui dipendere è ugualmente lunga, perciò non mancherà certamente questa rubrica, contenente sempre i film che ho scartato ed evitato (da questo mese poi la lista non conterrà, a parte rare eccezioni, i film fatti esclusivamente per la televisione, che a prescindere da tutto evito sempre di vedere). Ma prima di ciò ecco i peggiori (soprattutto per il mio personale giudizio) film visti del mese.

La legge della notte (Drammatico, Usa 2016): Gangster movie ambizioso e che parla dell'ascesa al potere di un uomo dall'animo ambivalente, da una parte è un ribelle assetato di soldi e dall'altra una persona che sa amare e che sogna una vita tranquilla. La confezione è perfetta, fotografia, scenografie e costumi stupefacenti, le scene delle sparatorie discrete e le atmosfere noir anni 20 sono altamente affascinanti. Purtroppo a mancare è il pathos, non si entra in empatia con i personaggi, manco col protagonista mono-espressivo Ben Affleck (non particolarmente adatto per questo film, al contrario di The Accountant, bravo solo ad amoreggiare con Sienna Miller e Zoe Saldana), e il plot sembra sfilacciato in molti punti, dove la sceneggiatura (che procede accumulando tanti elementi, ma non avendo tempo per approfondirli in maniera esauriente nonostante la troppa durata) è allungata senza motivo. La trama a volte sembra girare a vuoto, non succede nulla per minuti e minuti, e questo è il più grande difetto del film. Il potenziale c'era, come il discreto (però sprecato) cast comprendente Elle Fanning, Chris Cooper, Brendan Gleeson ed anche il "nostro" Remo Girone, ma non è stato sfruttato a dovere. Voto: 5,5

Un disastro di ragazza (Commedia, Usa 2015): Di certo mi aspettavo di vedere la classica commedia romantica esuberante, quella di una ragazza che preferisce relazioni veloci a noiosi impegni romantici salvo poi ricredersi, ma di un livello più alto, e invece no, perché in stile quasi similmente volgare (vedere per credere, anzi, meglio stare lontani) il film sembra girare intorno all'imbarazzante Nonno scatenato ma in versione al femminile. Una versione interessante (soprattutto nell'inedito incipit iniziale) e godibile però fino ad un certo punto, perché purtroppo la suddetta pellicola per colpa, di stereotipi tipici di queste commedie, della banale e superficiale trama, dell'eccessiva durata visto il tema, di gag strampalate che mai funzionano, di camei allucinanti quali John Cena e LeBron James e di una protagonista, Amy Schumer (l'ennesima macchietta comica) non proprio "attraente" (al contrario della bella sorella Brie Larson), è davvero brutta, noiosa ed inutile. Inoltre non fa ridere praticamente mai, coinvolge molto poco, è povera di contenuti e non brilla nemmeno tecnicamente. Insomma una mezza schifezza dove nemmeno una perfida e inedita Tilda Swinton si salva. Voto: 4,5

martedì 31 gennaio 2017

Deadpool (2016)

Premettendo che di Deadpool non ne sapevo praticamente nulla (anche se il personaggio era già apparso e forse pure personalmente visto in un altro film dedicato alla saga degli X-Men, in X-Men le origini: Wolverine) e che quindi sulla fedeltà al fumetto non posso dire nulla (perché mai letto), ma sulla sua versione cinematografica non posso che dirmi molto soddisfatto. Perché finalmente ho trovato l'anti super-eroe che cercavo, ovvero senza fronzoli e senza peli sulla lingua, quello che di fronte alla scelta di risparmiare una (cattiva) persona non ci pensa un secondo prima di ucciderla, poiché se la lasci stare, lui fuggirà, riprenderà vigore, rapirà la tua amata e ti darà la caccia, anche se poi perderà lo stesso, anche se vuoi mettere la soddisfazione? ma una volta è più che sufficiente poiché la seconda proprio no e finalmente vediamo uno (proprio quest'ultimo non-eroe) che fa quello dovrebbe essere fatto, certo una vita è sempre una vita, però dopo visioni con lo stampino di eroi 'scemi' e le loro 'insensate' a volte scelte (non so Arrow, Flash..), trovare in un film Marvel (ottavo dell'universo sugli X-Men) questo eroe, l'eroe più anticonformista, anticonvenzionale di sempre, è qualcosa di fantastico. Fantastico come il film che prende il nome da questo strambo e accattivante personaggio, Deadpool, film del 2016 basato sull'omonimo personaggio dei fumetti, che mi ha davvero entusiasmato. Una pellicola diretta da Tim Miller assolutamente originale e fuori dai classici schemi a cui siamo ormai abituati, anche se in passato ci sono già stati dei cine-fumetti vietati ai minori che hanno proposto degli espedienti indiscutibilmente originali, spingendosi là dove nessun film dello stesso genere aveva mai osato prima, come ad esempio Kick-Ass, ma Deadpool si rivela tuttavia il meglio riuscito tra questi, specialmente grazie al protagonista (un eccezionale Ryan Reynolds) che, riesce finalmente a trovare la sua dimensione cinematografica grazie al suo personaggio, il cui ruolo se lo è cucito addosso, sia dentro che fuori dal set. Un film che ripropone il 'Mercenario Chiacchierone' (il caratteristico appellativo attribuitogli per via della sua parlantina) in una vera e propria storia delle sue origini, quelle di Wade Wilson, uno spavaldo ed assai ironico mercenario, che dopo aver scoperto di avere il cancro, accetta di sottoporsi ad un programma segreto per curare la sua condizione, ma finisce per essere vittima di un esperimento genetico dagli esiti imprevedibili. Tanto che, armato di nuove abilità, e dotato di umorismo nero, darà la caccia all'uomo che ha quasi distrutto la sua vita.

giovedì 19 gennaio 2017

Thriller Week: Dark Places (2015), The Captive (2014) & Reversal (2015)

La settimana scorsa è stata davvero incredibile, tra la neve, le feste finite e l'inizio delle regolari attività, non si è capito niente, compreso in casa, per il trambusto che le nevicate comportano sempre in questi casi, comunque nonostante questo ho avuto il tempo, non che prima non avessi ovviamente, di vedere tre film abbastanza identici nel genere, thriller (con alcuni spruzzi d'horror), ma quasi completamente diversi nei temi come nel risultato, comunque più o meno sufficienti. Tre film abbastanza originali ma non tanto eccezionali, anzi, deludenti un po', poco decisi anche, non coinvolgenti il massimo soprattutto, nonostante l'interessante incipit o il discreto spunto di riflessione. Partendo da Dark Places: Nei luoghi oscuri (Dark Places), film del 2015 diretto da Gilles Paquet-Brenner, un thriller cupo e dai toni horror che faceva ben sperare, e invece molto cose non funzionano e poco rimane impresso. A partire dalla storia, quella di Libby Day, trentenne che non ha mai lavorato in vita sua, visto che è vissuta di rendita sulla tragedia che ha devastato la sua famiglia, quando aveva solo sette anni infatti sua madre e le sue due sorelle sono state uccise. Della strage è stato considerato responsabile suo fratello Ben, che da allora è rinchiuso in carcere. Ora i soldi che Libby ha messo via (provenienti dagli assegni inviati da tutta l'America, commossa dal suo caso, e dai proventi del libro sulla strage che Libby ha accettato di far pubblicare) stanno finendo. Quindi la ragazza, che ha contribuito a far andare in galera il fratello con la sua testimonianza, accetta di partecipare alle indagini di un fan club appassionato di omicidi di cronaca che vuole scagionare Ben, molti infatti sono convinti che in galera non ci sia il vero colpevole, ma solo un capro espiatorio, e che quindi non sia mai stata fatta vera luce sulla strage della famiglia Day. Dall'omonimo romanzo di Gillian Flynn e sceneggiato dallo stesso autore, Dark Places, family-thriller del rimosso e del senso di colpa, non brilla certo per l'originalità del solito plot sui torbidi inganni di una provincia rurale di anime semplici e turpi delitti né tantomeno per l'appeal di personaggi scialbi e contraddittori le cui motivazioni e dinamiche psicologiche sfuggono persino alla sinossi del più aggiornato manuale di psichiatria forense, a partire dalla protagonista. Anzi, proprio per colpa della protagonista (alienata e straniante) e nonostante una mediocre regia, un buon uso (anche se eccessivo) di flashback, una narrazione fluida e scorrevole, con un cast fa quello che può, tutto è meno che coerente o credibile, a partire dai personaggi che compongono l'improbabile banda di appassionati ossessivi di cronaca nera, che si dimostra una poco credibile sequela di personaggi impresentabili e decisamente poco credibili, tutti eccentricità e movenze isteriche che diventano già da subito insopportabile se non addirittura inaccettabili.

giovedì 10 novembre 2016

Self/Less & Extraction (2015)

Durante i primi giorni di novembre, ho visto due thriller, sorprendente e avvincente il primo, davvero deludente il secondo. Due film però con una cosa in comune, una certa vena di fantascienza al loro interno, molto più evidenti nel primo, che parla di immortalità e di qualcosa di umanamente impossibile, che nel secondo, l'ennesimo film action spionistico atto a impedire che il caos più totale avvenga sul suolo americano e mondiale. Ovvero la CIA contro un gruppo di terroristi che ha 'rapito' un suo agente. A questo punto vi starete chiedendo perché quindi è un film di fantascienza? Perché ancora una volta la sceneggiatura sembra ricalcare un videogioco, tutto sembra finto, forzato, già visto ma soprattutto esagerato. Poiché, e questa è una piccola tirata d'orecchie al genere action, non è coerente ma soprattutto non veritiero con la trama. Ma vedremo dopo, intanto partiamo da Self/less, thriller del 2015 diretto da Tarsem Singh, che ci mostra, ancora una volta, come il cinema nel corso degli anni ha fatto, con vari metodi sul come diventare immortali e ha seguito a sua volta il progresso scientifico, dal patto con il diavolo ed elisir di lunga vita siamo arrivati alla clonazione e, ultima novità, al trasformare la nostra mente in dati digitali da trasmettere in un involucro vivente all'altro come oggi si fa con i computer e relativi hard-disk. Tutto ciò ovviamente apre a meditazioni filosofiche su cosa sia la vita, su come la mente possa sopravvivere anche in altre situazioni, e, come accennato nel film, il cervello siano l'unico organo importante da preservare o se anche le nostre memorie e esperienze vivano in altre parti di noi. Il concetto base della vicenda infatti, è che esiste un sistema ultra avanzato che permette ad una persona defunta di rivivere una seconda vita dentro l'involucro corporeo di un'altra persona anch'essa ovviamente morta. Ed è quello che accade ad un ricco uomo d'affari condannato da un tumore irreversibile, che (sottoposto ad una sperimentale ed innovativa procedura medica) rinasce nel corpo di un ragazzo sano ed aitante ma tormentatissimo perché inseguito dai fantasmi di quello che fu il passato (soprattutto famigliare) di un'altra persona a cui (a sua volta) fu rubato il corpo dopo la sua morte. Non tutto però fila così liscio come dovrebbe e l'uomo inizia a svelare il mistero legato all'origine del suo corpo e all'organizzazione segreta pronta ad uccidere per proteggere i propri intenti. Una storia insomma complessa (mi rendo conto che a raccontare una storia del genere si rischia di creare solo confusione, ma vederne l'evolversi sullo schermo è molto più agevole) ma appassionante, una sceneggiatura intelligente che mescola tante chiavi narrative, ponendosi tanto come intrattenimento pop quanto come amara riflessione sul delicato rapporto tra etica, scienza, affari e aspirazione dell'uomo all'immortalità. Una sceneggiatura che nonostante le 'complicazioni' e grazie alla buona recitazione dei protagonisti rendono credibile un copione che di per se sarebbe assolutamente inverosimile. Dato che è fantascienza, nel senso che si parla di progressi scientifici avanzatissimi ma chiaramente non verosimili, ma lo si fa con una grande attenzione ai sentimenti e tutto il film è dominato da un umanesimo che non ti aspetteresti in una pellicola che ci viene presentata con tutti i crismi dell'action-thriller.