Visualizzazione post con etichetta Jamie Lee Curtis. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jamie Lee Curtis. Mostra tutti i post

lunedì 31 agosto 2026

I film del mese (Agosto 2026)

Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è intitolato "Cinema Mondiale", contenente quattro film "Vintage" di produzione e direzione internazionale.

Super Mario Galaxy - Il film (Animazione/Avventura/Fantastico 2026) - Il film è un chiaro passo indietro rispetto al primo: la trama, ridotta al minimo e spesso caotica nella prima parte, lascia spazio quasi totale al fan service e alla spettacolarità visiva. L'animazione è splendida e piena di dettagli divertenti, ma l'impianto narrativo è debole e frammentato, più vicino a un collage di citazioni Nintendo che a una storia compiuta. Starfox spicca nettamente, oscurando gli altri personaggi nelle sue scene, mentre cameo come l'omino del Game&Watch strappano un sorriso. La seconda metà funziona meglio, soprattutto con Bowser Jr. e il livello "giocato" da Mario e Peach, ma resta la sensazione di un prodotto più celebrativo che realmente ispirato. Divertente, sì, ma leggero e poco memorabile. Anche la scena post‑crediti non aggiunge molto. Voto: 6

L'orchestra stonata (Commedia/Dramma 2024) - Commedia drammatica che affronta con tatto temi complessi: un direttore d'orchestra in attesa di un donatore scopre di essere stato adottato e ritrova il fratello biologico. Il film alterna ironia e sentimento senza cadere nella retorica, sostenuto da una regia sensibile e da un cast convincente. La musica è centrale e dà coesione al racconto, anche se a tratti appesantisce il ritmo. Buona l'intesa tra i protagonisti, riuscito l'equilibrio tra leggerezza e dramma, qualche lungaggine ma nulla che comprometta la scorrevolezza. Un'opera semplice, umana e ben interpretata, capace di emozionare senza forzature. Voto: 6+

Una di famiglia - The Housemaid (Thriller 2025) - Thriller domestico che parte come un prodotto televisivo di routine, con qualche eco di Gone Girl ma senza la stessa finezza. La prima parte è lenta e prevedibile, ma il twist centrale dà una scossa e rende la storia più coinvolgente. Sydney Sweeney regge molte scene con la sua presenza magnetica, mentre Amanda Seyfried è impeccabile nel ruolo instabile e psicotico. La durata è eccessiva e alcuni spiegoni smorzano la tensione, così come l'ostentazione dei corpi dei protagonisti. Tuttavia il ritmo non crolla e la seconda metà offre colpi di scena efficaci e un buon livello di tensione. Il finale è una goduria, il secondo finale ancora di più. Un thriller (diretto dall'esperto regista di Last Christmas ed altri) esagerato, televisivo, ma capace di intrattenere e di sorprendere quel tanto che basta. Voto: 6,5

Come ti muovi, sbagli (Commedia 2025) - Gianni Di Gregorio ripropone il suo intimismo garbato, ma qui il ritmo lento diventa prevedibile e un po' stanco. Il Professore resta una figura placida e serafica, però i personaggi attorno a lui mancano di forza e non sostengono davvero il racconto. La figlia invade la sua quiete senza portare profondità e le sottotrame sentimentali risultano dispersive. L'ironia affiora di rado e la storia procede senza conflitti, con qualche siparietto che sa di riempitivo. Anche la lunga marcia del marito traditore non aggiunge incisività. Resta il garbo, resta la misura, ma l'umanità brillante dei film precedenti qui si smorza. Un lavoro onesto, ma minore. Voto: 5,5

Black Phone 2 (Horror/Thriller 2025) - Sequel (sempre diretto dall'ormai esperto dell'orrore Scott Derrickson) che rinuncia alla tensione claustrofobica del primo per abbracciare un horror sovrannaturale molto più derivativo. L'ambientazione nel campeggio innevato è suggestiva, così come gli incubi in Super 8, ma l'effetto è più citazionista che inquietante. Il Rapace diventa una sorta di Freddy Krueger 2.0, perdendo gran parte del carisma originale. La sceneggiatura è lenta a ingranare, piena di déjà‑vu anni '80 e spiegazioni superflue. I protagonisti funzionano (Ethan Hawke e gli altri), ma i personaggi secondari sono deboli e il "black phone" sembra un pretesto. Qualche buona idea c'è, e l'atmosfera non manca, ma la tensione resta fragile. Un sequel pigro, godibile a tratti, ma lontano dall'efficacia del primo. Voto: 5,5

venerdì 31 luglio 2026

I film del mese (Luglio 2026)

Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è incentrato sull'animazione giapponese, con la terza parte della rassegna "Anime Japan".

Zootropolis 2 (Animazione/Avventura/Fantastico 2025) - Un sequel vivace e ricco di trovate visive: animazione impeccabile, ritmo alto, personaggi subito riconoscibili e spesso irresistibili, con una pioggia di citazioni cinefile e una colonna sonora curata. Tuttavia la storia, pur divertente, è meno originale e fresca del travolgente primo capitolo, con una struttura che tende a ripetersi e una trama gialla più semplice e rumorosa. Funzionano i nuovi personaggi, alcune gag fulminanti e l'approfondimento del legame tra Judy e Nick, mentre il film (diretto da Byron Howard e Jared Bush, scritto da quest'ultimo) resta godibile per tutte le età nonostante una minore inventiva complessiva. Un buon sequel, piacevole e sopra la media, ma lontano dall'impatto del suo predecessore (lontano 9 anni prima). Voto: 6,5

The Greatest Hits (Romantico/Commedia 2023) - Il film, scritto, prodotto e diretto da Ned Benson, parte da un'idea affascinante: lutto, musica e viaggi nel tempo intrecciati in una rom‑com dal tono malinconico. Lucy Boynton regge bene il film, donando alla protagonista una fragilità credibile, e l'atmosfera visiva e musicale ha un suo fascino. Tuttavia la sceneggiatura non sfrutta davvero il potenziale del concept: dialoghi poco incisivi, personaggi tratteggiati in modo superficiale e un ritmo spesso lento e prevedibile. Anche la colonna sonora, pur centrale nella premessa, finisce per essere più un espediente narrativo che una vera forza emotiva. Nonostante i limiti, qualche momento riuscito e la lieve apertura al fantastico rendono il film discreto e godibile, pur lontano da ciò che avrebbe potuto essere. Voto: 6

Books of Blood (Horror 2020) - Film a episodi che si lascia guardare senza pretese: tre storie intrecciate da un filo comune, ben confezionate nella loro estetica anni '80 ma lontane dall'intensità che ci si aspetterebbe quando si evoca Clive Barker. L'episodio più lungo, quello della ragazza in fuga, è il più solido; il secondo prova a ricreare atmosfere più "bakeriane"; il terzo chiude il cerchio senza particolare incisività. Qualche buona idea, qualche sequenza riuscita, un minimo di tensione, ma nel complesso resta una raccolta di "storielline macabre" più che un vero horror. Intrattenimento televisivo discreto, adatto agli appassionati del genere se non c'è altro da vedere. Voto: 5,5

Con le musiche di John Williams (Documentario 2024) - J. W. (raccontato da Laurent Bouzereau prima di Jaws@50) diventa qui il cuore di un docu caldo e celebrativo, prodotto da Spielberg. Non una semplice biografia: Williams mostra il mestiere, il senso del commento musicale alle immagini, la precisione artigianale della composizione. Il film ripercorre la sua vita, dalle radici jazz alla collaborazione con Spielberg e Lucas, passando per successi, lutti e un'eredità che ha plasmato l'immaginario collettivo. I temi di Star Wars, E.T., Indiana Jones e Jurassic Park riaffiorano come pura nostalgia, mentre il processo creativo del Maestro rivela una dedizione ancora viva a 94 anni. Agiografico e più emotivo che analitico, è soprattutto una lettera d'amore al compositore che ha reso la musica orchestrale iconica quanto i film che accompagna. Voto: 7

I Roses (Commedia/Dramma 2025) - Un remake innocuo che scorre senza fatica, sostenuto soprattutto dalla coppia Cumberbatch‑Colman, brillante e affiatata. La casa contesa è un ottimo elemento scenico, i dialoghi funzionano e la cattiveria di fondo è dosata con mestiere, anche se mai davvero corrosiva come nell’originale di De Vito. La struttura è solida, ma la prima parte arranca tra dinamiche poco interessanti e qualche ridondanza; le figure di contorno aggiungono poco e l’umorismo, pur sottile, non sempre trova il bersaglio. Nel complesso resta una commedia gradevole, ben recitata, aggiornata nei temi ma perdente nel confronto con il modello. Voto: 6

Rental Family (Dramma/Commedia 2025) - Un film lieve ma sincero che parla di solitudine, identità e del bisogno di sentirsi accettati. Segue un attore americano senza lavoro che, in Giappone, viene ingaggiato per impersonare figure familiari, scoprendo legami autentici nati da ruoli fittizi. Hikari (pseudonimo di Mitsuyo Miyazaki) racconta tutto con delicatezza, evitando il patetico e mantenendo una grazia costante. Tokyo diventa specchio di una società che fatica a comunicare, ma il tema è universale. Brendan Fraser offre un'interpretazione tenera e misurata, perfetta per il suo "gigante buono". Il film riflette sul confine ambiguo tra bugie a fin di bene e verità necessarie, mostrando come anche la finzione possa generare crescita. Semplice, toccante, mai stucchevole: una piccola storia che lascia un velo di malinconia e qualche sorriso. Voto: 7+

Tron: Ares (Sci-fi/Azione 2025) - Il terzo Tron diretto da Joachim Rønning (già regista di Maleficent ed altri) punta tutto su estetica ed effetti speciali: visivamente magnetico, sonoramente travolgente grazie ai Nine Inch Nails, ma povero di sostanza. La trama si affloscia presto in un vortice di inseguimenti ed effetti fini a sé stessi, senza sviluppare davvero il tema delle IA. Jared Leto resta monocorde, Evan Peters intrappolato in un villain stereotipato, mentre spicca solo la perfida Athena di Jodie Turner‑Smith. Greta Lee meriterebbe materiale migliore. Il film (sequel stand-alone del film Tron: Legacy) si regge sul comparto tecnico (luci, design, ritmo) ma i personaggi sono abbozzati, il fan service abbonda e il cameo di Jeff Bridges è puramente decorativo. L'operazione nostalgia funziona a tratti, ma conferma quanto il franchise sia legato agli anni '80 e quanto fatichi a trovare nuova linfa. Piacevole da guardare, mai davvero coinvolgente. Un'esperienza estetica più che narrativa. Voto: 5,5

martedì 31 ottobre 2023

[Cinema] Speciale Halloween (2023)

Temporalmente questo speciale di Halloween sarebbe potuto esserci esattamente un anno fa, dato che 5 film su 6 uscirono (al cinema o in streaming) lo scorso anno (più uno uscito negli anni '90) e di tutti questi se ne parlò abbastanza, ma sapete i miei tempi, la lista è sempre piena e devo programmare le mie visioni. Per l'appunto, quest'anno ho deciso di rispolverare (dopo anni di tira e molla, tra singola recensione, doppia recensione e inserimenti nei listoni, nonché cambi d'argomento, come quello dello scorso anno incentrato sui fumetti Disney a tema) questa rassegna filmica inerente al periodo più "macabro" dell'anno, e di vederli finalmente, che già nel 2022 li avevo praticamente selezionati. Cosicché eccomi qui oggi, 31 ottobre 2023, a "presentarvi" questi 6 film visti in questa occasione speciale, che spaziano dal fantasy alla commedia, dal thriller all'horror, arrivando al puro slasher. Film che, ancor più di prima, disponibili a tutti sono, a patto che abbiate Netflix, per vedere La maledizione di Bridge HollowWendell & Wild, Disney Plus per vedere i due Hocus Pocus e Sky per vedere Halloween Ends. Il secondo Terrifier invece, che si può comunque trovare in blu-ray (o simili), l'ho visto in streaming. Com'è andata? A parte che trattandosi di un periodo particolare certe visioni sono gradevoli a prescindere, un po' deludente il tutto è stato, ma il divertimento (come detto) non è mancato.

La maledizione di Bridge Hollow (Fantastico/Commedia 2022) - Horror comedy gradevole quanto basta per una visione allegra, all'insegna della leggerezza. Mi ha ricordato, per certi versi, Scuola di mostri, piccolo cult per ragazzi del 1987. C'è l'aria della Disney dei bei tempi, tra comicità facile ma che funziona e piccoli spaventi. Ottimi effetti old style e un Wayans (uno dei tanti) in palla dominano la scena, con la regia che garantisce un bel ritmo svelto, dopotutto parliamo di Jeff Wadlow, regista navigato del genere (Fantasy Island). E' difatti una dark comedy di Halloween per famiglie senza infamia e senza lode, nella quale si sorride (a volte si ride), si mettono sul piatto tutti i cliché tradizionali della festività con un'atmosfera degna (e riuscita) e in cui c'è l'idea dell'eterna diatriba tra scienza e soprannaturale, scetticismo e fede nell'invisibile. Interessante la caratterizzazione di alcuni personaggi, la contrapposizione (nel citazionismo) tra la cultura ottantiana del papà e quella del nuovo millennio dei ragazzi. Certo, come fu con Hubie Halloween non si farà ricordare, ma grande problema non sarà. Voto: 5,5

Terrifier 2 (Horror/Slasher 2022) - Ho gradito più il primo, e per vari motivi (l'incubo, la "spada magica", il finale non mi hanno convinto molto), ma c'è personalità, in Terrifier 2, come ce n'era nel primo capitolo, e di nuovo è uno spasso vedere Art The Clown (sempre David Howard Thornton, naturalmente) atteggiarsi a sadico mimo, perfetto interprete capace con pochi movimenti ben studiati di aprirci all'antico universo circense: una maschera di grande suggestione che conferma la statura del personaggio. Questo sequel infatti, che riprende esattamente da dove finiva il predecessore, non delude chi si aspettava l'ennesimo bagno di sangue. Lo splatter è over-the-top, con punte di sadismo e raccapriccio notevoli e (come detto) il clown di Thornton è sempre sinistro, per l'occasione affiancato dall'inquietante fantasma demoniaco di una bambina. Interessanti anche le suggestioni oniriche, che richiamano la saga di Nightmare. A sorprendere è la durata monstre di due ore e venti, del tutto inedita per un film gore, che Damien Leone riesce a gestire senza far pesare, a parte forse un finale un po' tirato per le lunghe. Per una pellicola non esente da difetti, ma superba nel regalare (nuovamente) un'atmosfera da horror superiore alla media. Voto: 6,5

mercoledì 31 agosto 2022

I film del mese (Agosto 2022)

Altri quattro grandi ed iconici film nella seconda stagione (come avvenuto nella prima, qui) della docuserie gemella dei "giocattoli", che racconta la storia e la realizzazione (di alcuni) de I film della nostra infanzia più importanti. Essa propone infatti titoli di livello assoluto, per raccontare la genesi di alcuni grandi cult del cinema. Si tratta di una stagione un po' più lineare con racconti di produzioni meno tribolate, ma sempre nel senso dell'arricchimento culturale e dell'intrattenimento. Nel dettaglio e secondo le mie preferenze cinematografiche, si parte dal discreto Pretty Woman, la commedia romantica con Richard Gere e Julia Roberts che inizialmente doveva chiamarsi "Tremila", si continua con il bellissimo Forrest Gump, film che ai Premi Oscar del 1995 ottenne ben 6 statuette a fronte di 13 nomination e che malgrado i problemi di casting e budget divenne un classico degli anni '90, si prosegue con lo straordinario Jurassic Park, il film del 1993 diretto da Steven Spielberg e tratto dal romanzo di Michael Chrichton (ottenne un successo tale da dare il via a un enorme franchise che continua ancora oggi) che sconvolse il modo di fare cinema, e si finisce con il capolavoro Ritorno al futuro, con Robert Zemeckis e Bob Gale che da anni avevano in progetto l'idea di realizzare il film, ma che sono stati più volte bloccati dagli insuccessi delle loro produzioni precedenti. Conoscevo già bene la storia di Eric Stoltz, ingaggiato per il ruolo di Marty McFly perché Michael J. Fox durante il periodo delle riprese era impegnato con il telefilm Casa Keaton e della sua successiva sostituzione in corso di riprese, ma ho scoperto tante altre curiosità, tra cui la storia legata al nome del film, che agli inizi non doveva chiamarsi Ritorno al Futuro. E insomma altro grandissimo tuffo nostalgico, ed un altro a disposizione ancora c'è, ma nel frattempo goduto al massimo. Ecco invece le proposte moderne (ma non solo).

Assassinio sul Nilo (Dramma/Giallo 2022) - Kenneth Branagh tenta di bissare il successo dell'Orient Express riadattando un altro classico della Agatha Christie già portato sullo schermo più volte, ma se nel 2017 è riuscito a vincere facile (pur restando diverse spanne sotto rispetto al cult di Sydney Lumet) grazie ad un cast all-star e ad una trama gialla fra le più belle della storia del genere, qui non si può dire altrettanto, con un intreccio molto meno appassionante e un cast, Annette Bening a parte, di volenterosi ma insipidi "sconosciuti". Inutile e pernicioso il tentativo (del Branagh regista) di umanizzare (il Branagh attore) Poirot inventandogli un passato traumatico con tanto di incidente di guerra e amore perduto, il fascino del personaggio sta proprio nel suo essere "disumano", impermeabile ai sentimenti e alle passioni terrene, che lo mette sempre al di sopra delle parti e gli permette di avere un punto di vista non inquinato sulle varie situazioni che lo circondano. Sarà pure di buon intrattenimento, ma il passo indietro è evidente (un remake decisamente inferiore all'originale). L'eccellente comparto tecnico salva (in corner) la baracca. Nel complesso, un film apprezzabile dal quale mi aspettavo molto di più. Voto: 6

Little Joe (Sci-fi/Dramma 2019) - L'idea è interessante, forse non originalissima alla base, e crea anche una certa inquietudine, ma a volte lo sviluppo che ne consegue appare un po' troppo piatto, senza grandi acuti, se si escludono quelli nella parte finale. Il ritmo narrativo non è dei più fluidi e la scelta di utilizzare musica popolare giapponese risulta piuttosto fastidiosa, influendo sulla visione. Nonostante i difetti riscontrabili, Little Joe (della regista austriaca Jessica Hausner, di cui primo film che vedo) ha del potenziale da esprimere, un discreto apporto del (buon) cast (in particolar modo quello della protagonista interpretata dalla premiata a Cannes 2019 Emily Beecham) e una sceneggiatura che sembra ispirarsi a classici del cinema fantascientifico (in particolar modo da L'invasione degli ultracorpi), cercando di portare nuova linfa in un mix tra dramma e psicologia. Non male ma forse nello stile fin troppo algido e controllato, nella scrittura fin troppo lento ed astratto, nella "risoluzione" fin troppo ambiguo, per coinvolgere e/o convincere pienamente, tuttavia meritevole di visione. Voto: 5,5

martedì 10 marzo 2020

I film visti in settimana (2-8 Marzo 2020)

Una settimana tranquilla, forse troppo tranquilla, dato che ho visto film che oltre la sufficienza nessuno ha raggiunto. Nessuna sorpresa in positivo ahimè infatti, anzi, ultimamente mi sembra di vedere film che solo io vedo, e non so neanche perché. Sarà forse pura semplice casualità? Si vedrà.

Domani è un altro giorno (Commedia, Drammatico 2019) - Il regista Simone Spada dà sfoggio delle sue capacità con questo film, con una storia drammatica dai risvolti esistenziali attraversata da un turbine di emozioni contrastanti, affidata a una coppia di protagonisti eccellenti come è quella formata da Marco Giallini e Valerio Mastandrea. Verrebbe quasi da esaltarsi, se non si fosse letto fin da subito sui titoli di testa che Domani è un altro giorno è un remake (deprecabile moda del cinema italiano di inizio ventunesimo secolo, che denuncia la pochezza delle proprie idee) di Truman, film spagnolo di appena quattro anni prima, diretto da Cesc Gay. Sulla sceneggiatura originale del regista e di Tomas Aragay hanno messo quindi le mani (invero in maniera molto rispettosa) Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, traslando le vicende da Madrid a Roma e la trasferta olandese in terra di Spagna, il risultato è senza dubbio azzeccato, ma la differenza c'è e si vede ugualmente. Se Truman infatti era davvero molto emozionante e gestiva con maestria il gioco tra i due amici (Javier Cámara uno, Ricardo Darín l'altro), con una perizia recitativa (e di direzione degli attori), qui i pur bravi attori non reggono il confronto, sia per differente caratura che per minor definizione della regia, un po' frettolosa e "tirata" via anche nelle scene più intense, dove un attimo in più o in meno di sospensione fanno la differenza. Ma al di là dei confronti, che lasciano il tempo che trovano per chi non ha visto il film spagnolo, a mancare è una reale partecipazione emotiva, tant'è che più emozionante di molte scene del film è il finale musicalmente allietato dalla bella canzone di Ornella Vanoni (con parole che sembrano scritte per Domani è un altro giorno, con il bilancio su tutta una vita), interpretata dalla giovane Noemi. E tuttavia bisogna riconoscere che piacevole da seguire è questo film, certo, si sperava meglio di una commedia di buon mestiere, ma tutto sommato meglio così che peggio. Voto: 6

martedì 6 agosto 2019

Halloween (2018)

Tema e genere: Slasher thriller/horror, sequel diretto di Halloween - La notte delle streghe del 1978.
Trama: Quarant'anni dopo la strage di Halloween, la sopravvissuta Laurie Strode è ancora perseguitata dal ricordo di Michael Myers. Intanto, Michael sta per essere trasferito in un altro manicomio.
Recensione: A 40 anni esatti (ora 41) dall'uscita del primo, indimenticato Halloween (1978) del Maestro John Carpenter, David Gordon Green dirige un sequel che sceglie sapientemente (e genialmente) di ignorare gli altri nove capitoli (tra sequel, remake e reboot) della saga realizzati nel frattempo. Una buona premessa: se il film originale ha difatti retto bene alla prova del tempo ed è ancora oggi considerato un pilastro, non si può dire altrettanto degli episodi successivi, dimenticabili quando non proprio evitabili (anche se ne avrò visti al massimo due). Undicesimo film della saga, Halloween infatti (che riparte dall'essenziale: Laurie e Michael, la vittima e il carnefice) rinnega la quasi totalità delle dieci pellicole che l'hanno preceduto, prendendo per buoni solo gli eventi accaduti nel primo film firmato da John Carpenter, e fa centro. Perché con questo nuovo Halloween, David Gordon Green rispetta la regola non scritta per un sequel di successo, ovvero un giusto mix fra innovazione e richiami all'originale. Fin dai titoli di testa, ripresi da quelli del film di Carpenter sia nell'indimenticabile accompagnamento sonoro sia con il font, veniamo infatti coinvolti in quella che è sostanzialmente una versione riammodernata dell'originale, dal quale diverge in pochi ma basilari punti. Siamo di nuovo nella famigerata notte delle streghe, in cui avviene nuovamente un'altra fuga dall'ospedale psichiatrico, che dà inevitabilmente vita a un'altra mattanza di giovani locali, coinvolti nelle più disparate attività ricreative, e di chiunque si metta sulla strada del feroce Michael Myers. Attenzione però, perché se queste premesse potrebbero fare pensare a un prodotto puramente derivativo, privo di qualsiasi spunto originale e volto a replicare pedissequamente i punti di forza del cult del 1978, non è così. L'Halloween del 2018 è infatti un film tutto sommato godibile, che rende onore alla pietra miliare del cinema di cui porta il nome, pur senza avvicinarsi neanche alla sua grandezza. L'intuizione migliore del regista è certamente la scelta di creare una sorta di filo invisibile che collega Michael Myers alla sua mancata vittima Laurie Strode, influenzandone ogni loro comportamento e azione e facendoli attrarre come due magneti di poli opposti. Il tema portante del film è l'ossessione, sopita per 40 anni e pronta a riaccendersi nel caso di Myers e tormento per quando riguarda Laurie, capace di costruire una vera e propria panic room all'interno della propria abitazione, per proteggersi da qualsiasi attacco esterno. La dolce e determinata Laurie dell'Halloween del 1978 è ormai solo un pallido ricordo, che ha lasciato posto a una donna sola e rancorosa, incapace di tenere legati a se i propri affetti e incline a una violenza che, seppur in chiave difensiva, la rende non così lontana dalla ferocia del suo aguzzino di 40 anni prima. Le ossessioni di Laurie e Myers sono contagiose, e portano ad allargare il conflitto a persone di passaggio e soprattutto a figlia e nipote della prima. Inevitabile quindi, visto anche il periodo, un finale all'insegna del girl power, in cui 3 generazioni si riuniscono per fronteggiare la personificazione stessa del Male. Rispetto all'originale, questo Halloween è decisamente più esplicito, e replica solo in sporadici momenti il gusto per il dettaglio nell'inquadratura di John Carpenter (uno dei quali è una piacevole apparizione di Laurie in puro stile Myers).

mercoledì 12 aprile 2017

Scream Queens (2a stagione)

Giusto pochi giorni fa è calato il sipario anche sul secondo (e forse ultimo) anno di Scream Queens, l'esperimento televisivo di Ryan Murphy e Brad Falchuk che mescola un genere, l'horror-splatter, a personaggi e situazioni comiche, dissacranti, da inserire nella miglior tradizione "trash" della storia del piccolo schermo. Marchio di fabbrica dei suoi artefici, questo prendersi poco sul serio ha avuto fin dalla prima (eccezionale) stagione (la recensione qui) un effetto destabilizzante e al tempo stesso contagioso. Purtroppo però le disavventure delle tre improbabili eroine in rosa, le spietate e alla moda Chanel #1, #3 e #5 raccontate attraverso il linguaggio giovanile tipico del periodo in cui viviamo e una leggerezza di fondo che aiutava a sopportare le gravi falle di sceneggiatura, che resero Scream Queens un prodotto complessivamente piacevole, perfetta combinazione di divertimento e disimpegno che difficilmente trova paragoni simili in tv (o almeno, non con la stessa irriverenza e spiazzante sincerità), non ha trovato seguito in questa seconda, dato che nonostante le buone intenzioni di Ryan Murphy nell'unire nuovamente l'horror con il demenziale, lo show di Fox che aveva brillato nel corso della prima stagione perché si era presentata come la novità della stagione, nella seconda ha fallito perché ha ripresentato lo stesso schema. In più l'ironia al limite dell'assurdo che ci aveva fatto apprezzare la prima stagione è diventata noia quasi insostenibile nella seconda, la sceneggiatura di Scream Queens 2 infatti è clamorosamente una volontaria ripetizione di quella (certamente passabile da questo punto di vista) della prima stagione. I meccanismi narrativi sono difatti gli stessi della prima, un assassino senza scrupoli vuole vendicarsi di qualcosa successo anni prima che ha coinvolto un genitore (dalla madre si è passati al padre), indossa un costume elaborato (anche se l'unica differenza sembra essere il colore) e uccide in modi orribili le sue vittime. Improvvisamente si scopre che di killer ce n'è più di uno. Insomma, nessuna novità.

lunedì 5 settembre 2016

Scream Queens (1a stagione)

Scream Queens è solo l'ennesima e straordinaria serie creata dal genio di Ryan Murphy. Lui che dopo aver prodotto la interessantissima serie antologica di American Horror Story, anche se l'ultimo capitolo, Hotel, non mi ha del tutto convinto e l'altra gemella Crime Story, quella sì davvero convincente (l'inquietante processo a O.J.Simpson), estrapola dal cilindro una delle serie più belle e originali degli ultimi tempi. La serie infatti, trasmessa in Italia da Fox da maggio, dichiaratamente ispirata ai più famosi slasher movies degli anni '80 e '90 (Scream primo tra tutti), edulcorata da citazioni sparse unite a toni kitsch ed esageratamente pop, è probabilmente la prima comedy a tinte horror che celebra tutta la cultura pop, di ieri, oggi e domani, e lo fa in modo magistrale, un esperimento unico nel suo genere che ha reso la serie tv appunto una fra le produzioni più irriverenti ed inusuali dell'anno. Questo perché Scream Queens, ideata appunto da Ryan Murphy, con la collaborazione di Brad Falchuk e Ian Brennan, gli stessi di American Horror Story e Glee (che non ho mai veramente seguito), si basa su un'idea di show totalmente diversa da altri, a metà tra l'horror splatter e la commedia dissacrante (a tratti parodia dei film dell'orrore stessi e sul genere grottesco), prendendo proprio la trama di base horror (ma con molte differenze) e un po' di stile narrativo e cinematografico del primo, mentre del secondo (fortunatamente) solo Lea Michele, non ci sono infatti né canti o balletti, la trama è perciò dichiaratamente horror, anche se non è il genere che prevale, si perché il punto forte è la comicità associata ad un'ironia pungente che non lascia mai il filone horror a cui è strettamente intrecciata e che mi ha fatto ridere (davvero) più volte. E ciò viene espressa in modo paradossale e ingegnoso, incredibilmente sfruttando e abusando cliché e stereotipi. Mettiamo però subito le mani avanti, io non amo i cliché, anzi, ma in questa serie è diverso, ad essere presi in giro non sono solo i poveracci proletari di quartiere, ma soprattutto i riccastri come la protagonista, che ha un padre "schifosamente ricco" e non si vergogna di mostrare al mondo la sua superbia. Lo stereotipo più comune, quindi, è quello del "Ricco-Stupido", di cui il fidanzato è l'emblema. Ad opporsi a loro ci sono le protagoniste minori, due semplici ragazze desiderose di entrare in una Confraternita femminile, e le altre consorelle che rappresentano lo stereotipo delle "sfigate" americane, quella carina, ma trascurata, la stupida, la nerd, la fan ossessiva...tutto molto triste, ma sfortunatamente molto attuale. Ma anche la narrazione sfrutta i cliché del genere, perché la trama esile ruota solamente attorno a una serie di omicidi (uno in ogni episodio) che avvengono nel campus universitario di Wallace, avvenuti per mano di qualcuno travestito da Red Devil, la mascotte del college. Tutto però sembra esser collegato a vent'anni prima, quando una ragazza della confraternita era stata trovata morta nella vasca da bagno, dopo aver dato alla luce una bambina (tutto saggiamente nascosto). Ovviamente l'identità del Diavolo Rosso verrà svelata nell'ultimo episodio anche se è chiaro dall'inizio che è solo un espediente narrativo (alquanto intelligente) per mostrare e far percepire la chiave di lettura dello show.