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venerdì 6 settembre 2019

The LEGO Movie 2 - Una nuova avventura (2019)

Tema e genere: Pellicola d'animazione sequel del film del 2014 The LEGO Movie.
Trama: L'invasione aliena dei Duplo minaccia il mondo dei Lego. Che scatena viaggi interstellari, battaglie, incontri.
Recensione: Era il 2014 quando sugli schermi di tutto il mondo arrivò The LEGO Movie (personalmente arrivò un po' più tardi), strabiliante lavoro d'animazione che, partendo dal mondo dei celeberrimi mattoncini danesi inventati da Ole Kirk Kristiansen nel 1916, aveva creato un film spassosissimo, ironico, colorato e pop come pochi altri. Fu un successo incredibile, doppiato di lì a poco dagli spin-off LEGO Batman - Il Film e LEGO Ninjago - Il film, che portarono al successo (l'ultimo un po' meno) un'animazione in grado di unire CGI, Stop Motion e Live Action in modo assolutamente geniale ed efficace. Ora, ad anni di distanza, ecco il sequel ufficiale: The LEGO Movie 2 - Una nuova avventura, per la regia di Mike Mitchell (un fuoriclasse dell'animazione da fine anni '90, regista anche del recente coloratissimo e divertente Trolls) e basato su uno script di Raphael Bob-Waksberg, Matt Fogel, Michelle Morgan, e soprattutto Phil Lord e Christopher Miller, i registi del primo film. Questo secondo capitolo di animazione, come dice il motivetto dei personaggi, continua a essere "meraviglioso" e a riservare sorprese: ancora più musica, ancora più personaggi e mondi (o "Sistemi Sorellari") da esplorare, in un mix appunto (riuscito) di tecniche di animazione e live action. Non ha dalla sua l'elemento novità, ciò nonostante riesce a tenere incollato allo schermo lo spettatore (presumibilmente di tutte le età) grazie ad una storia semplice ma al contempo articolata. Giocando anche con tutti i punti i forti del primo, a partire da quel mondo reale in cui tutto viene costruito e poi prende vita grazie alla fantasia di due ragazzini. Questa volta però ci spostiamo dalla tematica padre/figlio per passare alla relazione tra fratello e sorella, per poter poi trattare il tema della collaborazione e sul come lavorare in squadra sia più creativo. Un'interessante metafora per poter allargare la storia ed includere i nuovi personaggi del sistema Sorellare (di cui sopra) nel film, un film in cui diventa sempre più assidua l'interazione tra il mondo reale e quello Lego giocabile. Un film che viaggia quindi nel solco del predecessore e, nonostante non abbia lo stesso impatto del primo, riesce comunque a divertire genuinamente e soddisfare le aspettative. Lo fa spingendo sui personaggi, sia con i protagonisti, svelando altri particolari su Lucy e Emmet, sia con quelli famosi come Batman (doppiato nuovamente e bene da Claudio Santamaria), e infine con i nuovi, convincenti e sfaccettati nonostante le dimensioni ridotte dei mattoncini LEGO (a partire dalla Regina Wello Ke Wuoglio, trasformista e non-malvagia, fino al Generale Dolce Sconquasso e la sua tecnologia esplosiva). Una delle caratteristiche della pellicola (del franchise) sono le citazioni ed i riferimenti, ed anche qui ne troviamo di più o meno evidenti. Infatti gli sceneggiatori hanno scritto un secondo capitolo davvero ricco di citazioni cinematografiche e rimandi alla cultura pop. Ad esempio Apolypseburg cita classici come "Made Max" e "Fuga da New York". Troviamo un personaggio del sistema Sorellare che ricorda Edward Cullen di Twilight, ritroviamo tre Wonder Woman, una per ogni generazione. Il personaggio di Rex Rischianto è fortemente caratterizzato dalle ultime produzioni di Chris Pratt  che lo doppia nella versione originale insieme ad Emmett.

mercoledì 10 gennaio 2018

I migliori attori dei film visti nel 2017

Non credo ci sia bisogno di dire che i film non sarebbero tali, soprattutto nel caso in cui essi sono alquanto belli, intensi ed avvincenti se, non ci fossero degli attori (e attrici che ci saranno domani) capaci a sopportare il tutto e a renderlo interessante e coinvolgente, però siccome in quest'occasione è proprio grazie alla loro bravura che mi ritrovo a fare la classifica de I migliori attori dei film visti nel 2017, (qui l'edizione 2016) è doveroso dire complimenti a loro. Perché se il loro talento ci permette di gustarci un film è solo merito loro, merito di grandi attori come questi qui che sto per presentarvi, cominciando da chi merita certamente una menzione per il loro prezioso contributo.

20. Stefano Accorsi per il sorprendente Veloce come il vento - 19. Joaquin Phoenix per l'affascinante Vizio di Forma - 18. Viggo Mortensen per Captain Fantastic (solo grazie a lui digeribile) - 17. Jason Mitchell per il buon Straight Outta Compton - 16. Hugh Jackman per l'agghiacciante Prisoners - 15. L'efficacissima coppia Omar Sy-James Thierree per Mister Chocolat - 14. Michael Fassbender per l'intenso Macbeth, senza dimenticare Steve Jobs e X-Men Apocalisse - 13. Armie Hammer per il sorprendente action Mine, ma anche The Birth Of A Nation - 12. Il bravissimo Stephen James per il discreto Race: il colore della vittoria - 11. La funzionale e affiatatissima coppia George Clooney-Jack O'Connell nell'originale Money Monster

venerdì 4 agosto 2017

LEGO Batman: Il film (2017)

Gli amatissimi mattoncini danesi LEGO, complice uno dei supereroi più amati di sempre (anche personalmente nonostante sia l'amico Kryptoniano il mio preferito), travolgono e conquistano un'altra volta. Perché LEGO Batman: Il film (The Lego Batman Movie), film d'animazione del 2017 diretto da Chris McKay, non solo centra l'obbiettivo di aggiungere qualcosa in un campo difficile come quello dei cinecomic, soprattutto se parliamo di una leggenda come Batman e soprattutto nel caso in cui fare di più dopo Tim Burton e Christopher Nolan (molto meno Zack Snyder) era praticamente impossibile, ma fa addirittura un miracolo, superando lo status di pellicola per piccoli e diventando un cult immediato, una geniale girandola pop in cui vengono e si mescolano gli Wham e Lanterna VerdeMan in the Mirror di Michael Jackson e Superman, e poi, in mezzo a un secolo di fumetti DC, ecco riferimenti a non finire, bat-tute formidabili e un Bruce Wayne (doppiato magnificamente da Claudio Santamaria, nell'originale è Will Arnett) che finisce per diventare il perno di un cinecomic molto meglio dei veri cinecomic perché, oltre ad un'anima ben precisa, ha una sceneggiatura che gira come un orologio svizzero, con una sequenza di gag e situazioni da far impallidire i veri colossi DC (ma anche Marvel). Solitario, oscuro, maledetto, qui Batman gioca con il suo mito, ironizza sullo status di cavaliere oscuro, ritorna alla bat-caverna dopo aver salvato il mondo per ritrovarsi solo a fissare le foto dei genitori.

lunedì 20 marzo 2017

Lo chiamavano Jeeg Robot (2015)

In una Roma quanto mai cupa e inquieta, minacciata da una serie di attentati dinamitardi, varie combriccole di malviventi si muovono nei bassifondi, contendendosi la gestione di traffici illeciti e arrabattandosi tra piccoli crimini e regolamenti di conti. Tra questi piccoli criminali c'è anche Enzo Ceccotti, ladruncolo schivo e solitario che un giorno, per sfuggire a due poliziotti che gli stanno alle calcagna si tuffa nel Tevere e entrando in contatto con alcune sostanze tossiche fuoriuscite da dei barili gettati sul fondo del fiume, si scopre in possesso di una forza e resistenza sovraumane. L'uomo, che vive da solo e non ha grandi aspirazioni per il futuro, finirebbe sicuramente col diventare un super-delinquente se il destino non gli facesse incontrare Alessia, una giovane ragazza sensibile e schietta, ma mentalmente instabile, ossessionata dal personaggio di Jeeg Robot d'acciaio (in omaggio alla serie manga e anime Jeeg robot d'acciaio di Gō Nagai, della quale il film riprende alcune tematiche), che Enzo salverà da una brutta situazione, con cui inizierà a stringere con lei un legame sempre più forte, portandolo pian piano dalla parte del bene. Enzo-Hiroshi però dovrà lottare contro la banda dello Zingaro, un cattivissimo Joker 'de noantri' disposto a tutto per raggiungere il potere e la fama. Una serie incredibile di colpi di scena e di trovate esilaranti condurrà i due rivali allo scontro finale, alla battaglia epica tra il bene e il male, dove naturalmente non potrà che trionfare il bene. Detta così, la storia raccontata dallo strepitoso esordio di Gabriele Mainetti sembrerebbe assurda e strampalata, cinematograficamente una follia, un azzardo destinato a un b-movie da dimenticare in fretta. Invece no, Lo chiamavano Jeeg Robot (film del 2015 diretto e prodotto da Gabriele Mainetti e scritto da Nicola Guaglianone e Menotti) è un film tanto coraggioso quanto riuscitissimo, un'opera geniale destinata a rappresentare un passaggio importante nella storia del cinema italiano. Apparentemente la struttura narrativa del film segue difatti l'archetipo classico del mito del supereroe, anche qui, infatti, un uomo qualunque riceve inaspettatamente dei super-poteri, ovviamente non senza difficoltà, attraverso una maturazione interiore in cui diventa consapevole della responsabilità che la nuova condizione esistenziale gli impone, ma non deve trarre in inganno perché l'opera prima del regista è un film duro, violento, malinconico, realistico, stratificato, che concede ben poca ironia e leggerezza rispetto ai blockbuster d'oltreoceano, piuttosto omaggia con nostalgia lo spirito più adulto e agrodolce dei manga nipponici, in cui l'eroe spesso e volentieri cammina su quella linea sottile che separa la giustizia dalla criminalità, il bene dal male, e spesso agisce volutamente nell'ombra, senza cercare né fama né gloria.

giovedì 29 settembre 2016

Gli altri film del mese (Settembre 2016) Parte 1

Mai come questo Settembre mi era capitato di vedere tanti film, perché dopo averne visti e recensiti già tanti, ecco che per questo classico post di fine mese, dato che sono davvero numerosi, ho dovuto per forza di cose suddividere il tutto in due parti. Ecco quindi le prime recensioni della prima parte. Partisan è un crudo e potente film drammatico del 2015, diretto dal regista australiano Ariel Kleiman, al suo debutto, che ha come protagonista principale il bravissimo Vincent Cassel, ormai abituato a rivestire i più svariati ruoli e, principalmente, quelli di cattivo, ma quello che interpreta in "Partisan" risulta alquanto singolare (come in parte anche ne Il racconto dei racconti) e come, del resto, tutta la vicenda narrata. Un uomo che ha costruito in una squallida periferia una sorta di nascondiglio ben nascosto e ben protetto dal resto della società in cui ha deciso di prendersi cura ed educare dei bambini nati da madri probabilmente in condizioni disagiate poiché o violentate o abbandonate dai propri compagni. In questa sorta di strano e singolare microcosmo egli provvede a tutto, cibo, giochi, una sorta di istruzione più che altro basata sulla pratica ed altre necessità varie, inoltre egli vi ospita anche le suddette madri in modo tale che i bambini non siano da loro separati affettivamente e fisicamente e rivestendo invece lui stesso il ruolo di padre per tutti. Il suo scopo è quello di addestrare i piccoli al fine di fare loro commettere degli omicidi nella società contemporanea (non si sa se per motivi di vendetta od altro) e di trasformarli in pratica in un suo personale piccolo esercito di soldati ai suoi ordini. Gregori ha un fare suadente, è generoso, è un padre attento e affettuoso ma contemporaneamente un despota assoluto che non ammette alcuna trasgressione alle sue regole, nessun dubbio rispetto alle sue verità. Ma pian piano dopo un paio di episodi curiosi Alexander (quello più intelligente e sensibile degli altri e per il quale l'uomo nutre una simpatia particolare) si ribella (poiché quasi sempre con la forza e con le minacce non si va da nessuna parte) ed inizia ad avere dubbi sulla sincerità e correttezza del patrigno (trovando sbagliati e troppo autoritari i suoi insegnamenti) specialmente nel momento in cui si sente responsabile del futuro del fratellino Tobias per il quale cerca alternative di vita. Ciò porterà ovviamente i due a svariati scontri sino all'inevitabile tragico epilogo.