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sabato 5 dicembre 2020

Le serie tv del mese (Dicembre 2020)

So che starete sicuramente pensando che questo mese, che questa lista, è quella delle serie sfigate, beh in un certo senso lo è (non tutte però sono pessime), ma è solo una coincidenza (più o meno) che le abbia raggruppate in un unico posto, semplicemente sono le altre (e le ultime) serie che ho visto durante l'anno, viste, televisivamente parlando, a tempo perso. E a tal proposito vi parlerò ora (ed anche) della 15a stagione di NCIS, che dovevo recuperare per mettermi in pari, come accennatovi a Marzo scorso (qui). Ebbene, non un granché da dire, sulle puntate almeno, storie semplici che si seguono amabilmente, ma sulla squadra, che ogni tanto subisce ridimensionamenti. Da segnalare in questa stagione l'ingresso in pianta stabile della psicologa interpretata da Maria Bello (la nuova entrata della precedente stagione infatti abbandona la squadra, mentre l'altro rimane ed ormai è parte integrante), e l'abbandono di un altro pezzo da 90 dello show, di un personaggio molto amato, parlo della "stravagante" esperta forense Abby, che non saprei per scelta personale o narrativa, decide ciò. Decisamente mi mancherà, però lo show come la vita va avanti, e bisogna accettarlo, certo che se mai ne andasse Gibbs, allora sì che non l'accetterei, perché senza di lui non avrebbe più senso.

The Blacklist (6a stagione) - Mistero svelato, o almeno così sembrerebbe, parlo ovviamente dell'identità di Red Reddington, il misterioso ma affascinante protagonista di The Blacklist, magistralmente interpretato da James Spader capace, anno dopo anno, di portare sul piccolo schermo un personaggio difficile da odiare ma che non si può neanche totalmente amare. La sua ambiguità (rappresentata ottimamente da Spader, che ha ricevuto per questo ruolo due nomination ai Golden Globe) fa parte dell'origine del personaggio stesso, finalmente svelata al pubblico ed alla protagonista Liz (Megan Boone) nel diciannovesimo episodio della sesta stagione. Una stagione che arriva dopo una buona quinta stagione (qui) che lasciava però presagire questa verità, anche perché la nuova stagione riprende dal colpo di scena con cui la serie ci lasciò lo scorso ciclo di episodi. Ed è sostanzialmente questo il fulcro di una stagione nella media della serie, che però nelle altre puntate (fra le new entry dei nuovi episodi, c'è anche Christopher Lambert) non regala sorprese, quindi pure sotto a questa media, e poi come se non bastasse più che nelle precedenti stagioni qualcosa comincia a scricchiolare, quanto nella messa in scena che in tutto il resto. Tuttavia non manca di suspense, anzi, proprio al termine di questa sesta stagione l'ennesimo colpo di scena, che manterrà alta sicuramente l'attenzione alla prossima stagione, in cui ritroveremo (più o meno) tutti i protagonisti, anche il recentemente scomparso Clark Middleton nei panni di uno personaggi secondari più amati della serie. Voto: 5,5

giovedì 27 agosto 2020

Le serie tv del mese (Agosto 2020)

C'era un tempo in cui vedevo tutte le serie che mi capitavano di mano, ossia quelle di Fox e di tutti gli altri canali di Sky, poi è arrivato Netflix e successivamente altre piattaforme, e ho dovuto per forza di cosa fare una selezione. Eppure nonostante ciò non sono riuscito a staccarmi da alcune serie che seguo ancora, ma che stanno per finire, o almeno me lo auguro. Ma al di là di ciò, l'anno prossimo sarà comunque un anno seriale diverso, molte serie momentaneamente accantonate avranno infatti finalmente visione. Non anticipo i titoli, ma c'è parecchia roba (a quanto si dice) buona, anzi, buonissima. Prima di ciò, c'è però ancora molto da vedere, sia prima della fine dell'anno che delle classifiche finali, ci sono per esempio le serie viste in questo caldo mese d'agosto, serie che qualcosa han regalato e lasciato.

Westworld (3a stagione) - Una terza stagione che conferma l'eccezionalità dal punto di vista tecnico (anche se manca una colonna sonora memorabile come quella delle scorse stagioni, fatta eccezione per una stupenda cover di Space Oddity), con pochi altri rivali nel mondo televisivo (complessivamente ottimi gli effetti visivi, ma si sa che HBO non bada al risparmio in tal senso, come visto anche nella un po' deludente serie His Dark Materials). In questa stagione è però venuta meno la struttura portante dello show (che muta e si sposta al di fuori dei parchi), lasciando l'impressione che i "nostri" androidi ormai abbiano poco da dire. Anche perché ora più che mai la serie mette al centro il tema del libero arbitrio, ma lo fa spostando lo sguardo dagli "host" agli umani, chiedendosi quanto sia giusto barattare la privacy e la libertà di scelta delle persone in nome di una maggiore sicurezza per tutti, trattare il mondo come un software in cui correggere ogni anomalia che ne mini il funzionamento. Temi certamente interessanti e per certi aspetti, come la gestione dei dati personali, molto contemporanei, ma mancano della profondità che aveva caratterizzato le stagioni precedenti, inclusa la (criticata, eccessivamente a parer mio) seconda. Comunque questa nuova stagione parte subito con dei ritmi molto serrati, anche per via di Dolores (sempre splendidamente interpretata da Evan Rachel Wood) e della sua crociata contro gli umani. La strada di Dolores però sarà costellata di vecchi e nuovi "amici", ognuno con il proprio tornaconto ma intenti a fermarla ad ogni costo (tra questi l'impassibile Serac, a capo di una società ancora più inquietante della Delos, tenacemente interpretato da Vincent Cassel). Ed è così che vengono abbandonate le atmosfere da spaghetti western e cappa e spada del passato, vengono abbracciate invece nuove tematiche orwelliane, non solo il controllo delle masse e il valore della libertà, anche il tenore dell'azione, che adesso abbraccia a tutto tondo quello dell'action sci-fi, quasi a trovarci di fronte ad una "scimmiottatura" (in senso buono) di Terminator. Infatti non che sia una brutta cosa, anzi, è proprio su questo aspetto che gran parte della serie (in cui comunque la riuscita degli episodi mantiene una qualità costante mediamente alta per una serie di questa portata) si regge, mettendo in scena quanto "annusato" con la fine della seconda stagione: lo scontro epocale (uno scontro d'impatto) fra Maeve e Dolores, ma in questo modo la serie non ha nulla di speciale rispetto a tanti altri prodotti simili. Il peccato più grande quindi, commesso in questa stagione 3, è stato sicuramente quello di rendere una serie straordinaria come Westworld qualcosa di normale, di lineare. Lineare perché gli autori Jonathan Nolan e Lisa Joy, dopo aver effettivamente calcato un po' troppo la mano con i "rompicapi" nella scorsa stagione, questa volta optano per qualcosa di più lineare. Il che non è un male, ma la serie privata della sua identità viene. Una serie che avrà una quarta stagione e delle premesse interessanti, dopo una terza che comunque si è difesa bene, ma voglio sperare che questa sia stata solo una fase di passaggio per arrivare a qualcosa di meglio. Voto: 6,5

venerdì 14 agosto 2020

I film del periodo (1-13 Agosto 2020)

In anticipo questo mese, di due-tre giorni, non solo perché domani è Festa, e in tal senso buon Ferragosto a tutti, ma soprattutto perché settimana prossima, e più precisamente giovedì, ci sarà lo speciale su H. P. Lovecraft, che sarà poi l'unico post ad essere pubblicato nelle prossime settimane, tornerò infatti a pubblicare il 27. Ho pubblicato 4 post negli ultimi 10 giorni, compreso quello della Notte Horror, mi sembra giusto allentare leggermente, anche perché in questo lasso di tempo molti saranno in vacanza. Comunque, in un periodo (d'inizio agosto) in cui sono tornato al catalogo di Sky dopo l'ennesima incursione del cinema "televisivo" (quello precedente), mi sono ritrovato a vedere soprattutto film di fantascienza ed azione, e con un film in meno rispetto al solito, ecco sorprese e alcuni inciampi, spettacolo e vivacità. In ogni caso vi ricordo che avete tempo fino al 30 Agosto (qui il post) per votare l'header e richiedermi un film.

SEMAFORO VERDE PER...
Soldado (Thriller 2018) - Il grande salto in terra americana non scompone Stefano Sollima, capace di estrarre dal suo background (soprattutto) televisivo (Suburra era comunque gran cinema italiano) una serie di accorgimenti mirati a rendere Soldado, sequel ufficiale del Sicario di Denis Villeneuve, un film intricato il giusto e soprattutto efficace nell'equilibrare gli aspetti più adrenalinici con gli indispensabili intermezzi votati alla definizione dei protagonisti. Orfano delle incertezze morali di Emily Blunt, splendida protagonista del precedente intermezzo filmico, il regista romano affronta una sceneggiatura (rispetto al lavoro di Villeneuve) meno brillante dal punto di vista intimo, più votata all'azione in cui messa in scena e tensione sono rese in modo apprezzabile. Tuttavia i momenti di stanca purtroppo non vengono totalmente azzerati, rendendo la storia a tratti farraginosa seppur mai banale nel porre l'accento su tematiche di scottante attualità. Strumentalizzazione, insabbiamenti e definizione di un confine inesistente tra obiettivo finale ed etica consentono al cast (Benicio del Toro, Josh Brolin e Jeffrey Donovan ricoprono nuovamente i ruoli che avevano già interpretato nel precedente film, affiancati da Catherine Keener e Matthew Modine, nonché dalla giovane e bella Isabela Moner) di creare ingannevoli artifizi con consumata maestria. In vista del probabile terzo capitolo si lascia qualcosa di troppo in sospeso, insistendo inoltre su colpi di scena alla ricerca di un sensazionalismo di cui non si sente il bisogno. Soldado si lascia comunque apprezzare per solidità e coesione narrativa (efficacissima la colonna sonora di Hildur Guðnadóttir, la vincitrice dell'Oscar per quella composta per il film Joker), cesellato su uno script non proprio scorrevolissimo ma dalle rare sbavature, dopotutto la sceneggiatura è ad opera di Taylor Sheridan, lo stesso del Sicario originale, ma pure responsabile dei suggestivi Hell or High Water, e Wind River, qui pure regista, non uno qualunque insomma. Voto: 7

martedì 30 giugno 2020

I film del periodo (16-30 Giugno 2020)

Delle visioni delle ultime settimane ho già scritto abbastanza, in questo post per esempio, quindi approfitto ora per parlarvi delle visioni future, se vi interessa, un modo per farvi capire come sono organizzato (dettaglio venuto fuori dal Liebster Award ottenuto ad inizio mese). Della mia partecipazione allo speciale su HP Lovecraft del 20 Agosto ho già detto in occasione delle Visioni dal "Guardaroba" (a tal proposito, del catalogo ho ancora 18 film da vedere entro l'anno, e sicuramente riuscirò, spalmandoli in due tranche), della mia partecipazione alla Notte Horror confermo adesso a voi tutti, l'11 Agosto alle 21 (scoprirete, a chi non lo sa, presto il film che vedrò e recensirò). Non è tutto, sempre ad Agosto ci sarà anche un altro speciale a tema horror (e poi sempre ad Agosto la mia compilation musicale anni '90), inoltre ho intenzione di chiudere con The Project Ghibli/Miyazaki e non solo, completando la visione di tutti i titoli mancanti, ed infine oltre alla conclusione della mia Promessa cinematografica 2020, al momento ferma a 4 su 10, vi anticipo uno speciale nel giorno del suo compleanno (il 18 dicembre) su Steven Spielberg. E poi tanto altro, ma ci sarà tempo, comunque per finire vorrei solo ricordarvi un appuntamento importante, quello del 22 Luglio prossimo, giorno del compleanno del blog, che compirà 5 anni. In quell'occasione servirà anche il vostro contributo, quindi non mancate. Bene, è tempo che si accendi il semaforo.

SEMAFORO VERDE PER...
Spider-Man: Far From Home (Supereroi 2019) - A distanza di vari mesi dalla conclusione dell'ultimo (vittorioso) combattimento con gli Avengers, Peter Parker si appresta a viaggiare in direzione Europa con la sua classe. La prima tappa del viaggio di Peter è Venezia dove lo attende un mostro acquatico che viene distrutto da Quentin Beck, alias Mysterio, un nuovo possibile membro (a detta di Nick Fury) della squadra degli Avengers. Mentre Umberto Tozzi e Mina cantano sullo sfondo del volo che unisce la tratta New York-Venezia un adolescente è pronto a tornare alle prese con i classici drammi di quell'età, fra problemi di cuore che paiono irrisolvibili ma ancora più difficili da superare se ad affrontarli è un arrampica muri in perenne lotta con ogni nemico pronto a soverchiare il globo (in ogni caso anche troppo infantile diventa la storiella con la bella Zendaya). Nuovo episodio ben calato (anche senza un collegamento preciso oltre a quello inerente alla figura del padre putativo Iron Man ahimè scomparso) nel MCU (l'omaggio fatto in principio agli eroi scomparsi è tuttavia e certamente opportuno) firmato nuovamente da Jon Watts, già autore del primo e precedente reboot (qui) di Spidey (un pelino migliore di questo a parer mio), ancora presente un Tom Holland ancor più sicuro delle proprie possibilità ma che ancora una volta viene privato del ruolo di protagonista dall'antagonista di turno ovvero Quentin "Jake Gyllenhaal" Beck. Quest'ultimo, nei (efficaci) panni di un supereroe proveniente da un'altra dimensione, replica quello che in precedenza era accaduto alla presenza di Michael Keaton, capace di enfatizzare lati oscuri e giustificazioni del senso di essere diventato un villain senza rimpianti, ma solo per necessità personali. Alla stessa maniera Beck denuncia una profondità di emozioni che appartengono anche al giovane Parker, ma declinate in un'età molto più adulta e distanti dalla voglia adolescenziale di volersi divertire come ogni suo coetaneo. Ironia e molti effetti speciali (notevoli soprattutto le sequenze lisergiche del film, autentico trip fatto di illusioni, sogni e cadute) in un viaggio itinerante fra Berlino, Praga, Venezia, Londra e Parigi completano una pellicola (un plus lo merita sicuramente per le due fantastiche sequenze post titoli di coda, e per la carinissima Marisa Tomei) che fa ben sperare per il continuo della serie dell'eroe creato da Stan Lee. Con l'augurio che non si voglia nuovamente pensare a un nuovo reboot ma che si prosegua lungo la strada maestra tracciata da Watts e soci. Voto: 7+

giovedì 30 aprile 2020

Le serie tv del mese (Aprile 2020)

In quest'ultimo mese, ma anche nel precedente, la televisione ha dato il meglio di sé in quanto a cinematografia, non tanto sul versante serialità, eppure mai come in questo momento lo zapping continuo è diventato sport nazionale, e infatti grazie a ciò mi è capitato di vedere, rivedere e trovare alcune cose molto interessanti (serialtelevisivamente parlando) in giro tra i canali che spesso mi capita di soggiornare (innanzitutto di Sky). Oltre alla solite puntate animate dei Simpsons e i Griffin, ho rivisto alcune puntate de L'uomo di casa con Tim Allen, di Friends, se capita non mi perdo difatti l'occasione, Casa Vianello, Chuck, Joey ed Hazzard. Ma anche programmi culinari vecchi e nuovi, da MasterChef a Family Food Fight. Soprattutto ho riscoperto due serie animate davvero simpatiche, Highschool of the Dead, che simpatica non è di certo, ma calzante per il periodo ed intrigante certamente, ma prima di tutto Carletto il principe dei mostri, questo invece tantissimo simpatica e pure divertente. E non è tutto, ciliegina sulla torta ecco il ritorno di due programmi imperdibili, E poi c'è Cattelan, lo show di Sky Uno condotto da Alessandro Cattelan, e Lego Masters, su Blaze. Dopo l'Australia e il Regno Unito infatti, gli USA, che può vantare un conduttore d'eccezione, Will Arnett alias Batman dei Lego Movies. Insomma se uno vuole nella televisione si può perdere, io però ho un certo equilibrio, almeno credo, spero anche voi.

Succession (2a stagione) - Non mi aveva convinto la prima stagione (qui la recensione) e non lo fa neanche la seconda della serie HBO incentrata su di un magnate a capo di una famiglia disfunzionale e del suo impero mediatico multimilionario, ovvero Succession. Non so neanche perché ho deciso di dargli una seconda chance, forse speravo in un miglioramento significativo, ed invece niente di tutto ciò. La seconda stagione di Succession comunque, riprende esattamente da dove ci eravamo lasciati con la precedente, con i Logan sempre impegnati a mantenere il controllo della società di famiglia, promettendo intrighi ancora più complicati e manovre ancora più ardite da parte dei vari contendenti alla Waystar Co. Ed è quello che succede anche in questa stagione, in cui i nuovi episodi ci portano, quasi inevitabilmente, a odiare ancora di più i membri della famiglia Roy (composta da personaggi se non meschini, quantomeno incapaci, che più dell'apprezzamento altrui desiderano solo un'occasione per tradire), che per alcuni può essere viatico per farsi ammaliare da questo progetto (la firma è sempre del buon Jesse Armstrong) che lo trasporta in un mondo all'insegna del potere, dei soldi e degli inganni, ma personalmente l'effetto è stato il contrario, più che nel precedente ciclo di episodi (entrambi composti da 10 puntate). Sì lo so che la soggettività in certi casi bisogna frenarla, però in questo caso non posso soprassedere solo per far piacere alla critica, che l'ha definita serie capolavoro (va bene che ha vinto un Emmy nella categoria Miglior Sceneggiatura in una serie drammatica, conquistata dal creatore grazie al season finale del primo ciclo di episodi, ma tutto è opinabile). Attenzione però, non per questo dico che sia una serie brutta e da non consigliare, perché obbiettivamente bisogna pur dire che la serie (nuovamente andata in onda su Sky Atlantic nei mesi scorsi) riesce ad essere efficacemente (e nuovamente) molte cose: un puro dramma ambientato nel mondo della finanza, una tragedia umana, una soap opera moderna, una sfrontata messa in scena delle contraddizioni del potere e della società, con un'indiretta messa in stato d'accusa dei responsabili (ben sottolineato tecnicamente in quasi tutti gli aspetti), ma se tutto ciò non prende (sia emotivamente che nella sfera del coinvolgimento) è tempo perso. Una cosa che mi ha fatto indispettire è che in fin dei conti quello che accade durante le puntate è già successo precedentemente, dandomi così la sensazione di essere solamente un "tornare indietro", rinvangare sempre la solita solfa. Infatti, l'anziano padre-padrone Logan (rocciosamente interpretato da Brian Cox, l'unico a parer mio a svettare a livello recitativo) non riesce ancora a decidersi a chi dei suoi quattro figli Kendall, Siobhan, Roman e Connor (Jeremy StrongSarah SnookKieran Culkin e Alan Ruck) lasciare le "chiavi" del Regno, forzare quindi la mano è l'unico modo. E a darsele di santa ragione, saranno proprio loro con i loro sottoposti, mariti, compagne e amici. Il patriarca Logan Roy è l'assassino senza arma, che deve solo emettere la sentenza, ma chi è la vittima nessuno lo sa. La mia sentenza è che, nonostante l'ironia tagliente, la freddezza (evidente) riesca solo a tenermi a distanza, nel non apprezzare una serie che ha pure già confermato una terza stagione. Voto: 5

martedì 2 aprile 2019

[Tag] Conosciamoci un po' meglio

Avevo già partecipato ad un Tag del genere, anzi, il medesimo ma presumibilmente di una precedente edizione (qui), però siccome era da tanto che non partecipavo ad un tag, e giacché mi piace sempre rispondere alle domande per farvi conoscere magari qualcosa che ancora non conoscevate di me, non potevo nuovamente non riproporlo. Ma soprattutto perché a nominarmi è stata la carinissima Vanessa (qui il suo post), e a lei non si può dire di no, e quindi non potevo esimermi nel farlo. Ed eccomi qui infatti a rispondere alle 10 domande della nostra Gattaracinefila, domande non facilissime, a cui per rispondere ci vuole tempo, non a caso è proprio per questo che ho preferito farne un post che rispondere direttamente (e velocemente senza pensare adeguatamente) nel suo blog. Prima di cominciare tuttavia, e prima di elencarvi le regole, una premessa, ovvero che come consuetudine ormai, vi informo che non nominerò nessuno, che quindi non formulerò le dieci domande, ed ovviamente non informerò e taggherò nessun nominato. Le regole del tag: 1. Seguire il blog che ti ha nominato; 2. Rispondere alle dieci domande; 3. Nominare dieci blogger; 4. Formulare dieci domande per i blogger nominati (le domande potranno essere su vita privata, viaggi, musica, cinema, serie tv, libri e cibo); 5. Informa i blog della nomina; 6. Taggare nel post il blog che ti ha nominato.

giovedì 12 luglio 2018

Legion (2a stagione)

E' stata una delle sorprese più gradite della scorsa stagione televisiva grazie alla sua qualità e alla sua originalità nell'approcciarsi al genere supereroistico, ora Legion (di cui seconda stagione si è conclusa un mese fa ma finita di vedere solo pochi giorni fa), la serie più iconoclasta appunto del panorama supereroistico, torna a sorprendere per follia e inventiva in una seconda stagione che non delude (giacché dopo gli stravolgimenti di una prima stagione dal corso discontinuo, caotico e completamente folle, era davvero un'incognita il futuro di Legion, uno dei prodotti più originali e innovativi dell'attuale panorama seriale) le aspettative, anche se personalmente, e alla fine, l'ho trovata tuttavia meno "originale", paradossalmente più prevedibile nonostante la sua clamorosa imprevedibilità, troppo riflessiva, e quindi poco dinamica, rispetto all'incredibile ed eccezionale prima stagione (qui la mia recensione). Ma è innegabile però che questa seconda stagione, riesca comunque, non solo a raggiungere lo stesso livello qualitativo del precedente percorso ma anche quasi a superarlo. E in tal senso tuttavia c'era d'aspettarselo, perché certo, pronosticare che la creatura nata dalla mente di Noah Hawley potesse tornare alla ribalta superando addirittura se stessa (tanto nei contenuti quanto in una messa in scena sempre più lisergica e surreale), difficilmente lo si sarebbe potuto prevedere, ma dopo la prima stagione questo show, scollegato sia dal Marvel Cinematic Universe che dalla linea narrativa dei film cinematografici sugli X-Men, che convinse critica e parecchio pubblico, era chiaro che potesse sorprendere nuovamente (fortunatamente in positivo), d'altronde il protagonista della storia, ovvero David Haller, alias Legione (un mutante che nella sua storia editoriale non ha mai avuto una testata a lui dedicata, al massimo è stato protagonista di qualche miniserie, ma non può essere di certo considerato un personaggio tra i più rilevanti dei fumetti) grazie alle sue particolari caratteristiche era perfetto (soprattutto vedendo lo splendido risultato ottenuto nel precedente blocco di puntate) per la storia che Noah Hawley (creatore anche della serie tv Fargo, che conto prima o poi di recuperare) voleva raccontare. Proprio perché egli, rincarando la sua personale dose di stranezze e bizzarrie ci catapulta (giacché invece di adagiarsi sugli allori, pare alzare l'asticella del rappresentabile) ancora una volta, in un vortice sempre più profondo e disturbante, incredibile e complesso (e tuttavia comunque non perfetto). Un vortice che però non può che confermare questo uno dei prodotti più anomali e inventivi della serialità televisiva.

venerdì 4 agosto 2017

LEGO Batman: Il film (2017)

Gli amatissimi mattoncini danesi LEGO, complice uno dei supereroi più amati di sempre (anche personalmente nonostante sia l'amico Kryptoniano il mio preferito), travolgono e conquistano un'altra volta. Perché LEGO Batman: Il film (The Lego Batman Movie), film d'animazione del 2017 diretto da Chris McKay, non solo centra l'obbiettivo di aggiungere qualcosa in un campo difficile come quello dei cinecomic, soprattutto se parliamo di una leggenda come Batman e soprattutto nel caso in cui fare di più dopo Tim Burton e Christopher Nolan (molto meno Zack Snyder) era praticamente impossibile, ma fa addirittura un miracolo, superando lo status di pellicola per piccoli e diventando un cult immediato, una geniale girandola pop in cui vengono e si mescolano gli Wham e Lanterna VerdeMan in the Mirror di Michael Jackson e Superman, e poi, in mezzo a un secolo di fumetti DC, ecco riferimenti a non finire, bat-tute formidabili e un Bruce Wayne (doppiato magnificamente da Claudio Santamaria, nell'originale è Will Arnett) che finisce per diventare il perno di un cinecomic molto meglio dei veri cinecomic perché, oltre ad un'anima ben precisa, ha una sceneggiatura che gira come un orologio svizzero, con una sequenza di gag e situazioni da far impallidire i veri colossi DC (ma anche Marvel). Solitario, oscuro, maledetto, qui Batman gioca con il suo mito, ironizza sullo status di cavaliere oscuro, ritorna alla bat-caverna dopo aver salvato il mondo per ritrovarsi solo a fissare le foto dei genitori.

mercoledì 10 maggio 2017

Legion (1a stagione)

Solo poche settimane fa, si è conclusa su Fox, la prima, mirabolante stagione, della grande sorpresa targata Bryan Singer e Marvel Television, ovvero Legion, che per quanto potrebbe sembrare non è affatto l'ennesima serie action sui supereroi, perché devo ammettere di non aver mai visto nessuna serie sui supereroi simile a questa. Poiché (dopo alcuni giorni da quanto ho finito di vedere ed altri per venirne a capo) non mi viene in mente nulla nel panorama delle serie tv che assomigli anche solo lontanamente a Legion, probabilmente quelle di Netflix (che comunque non ho visto nemmeno una), forse Westworld per il suo essere "cerebrale", ma non ne sono del tutto sicuro, dato che questo è senza dubbio un prodotto televisivo nuovo, e non solo perché è una serie sugli X-Men (che in tv ancora mancavano, anche se come gli onesti produttori hanno subito dichiarato non ci sono connessioni né con il fumetto, né con l'universo filmico dei mutanti Marvel, dato che la vicenda è ambientata in un universo parallelo dove non ci sono gli X-Men, dove al contrario c'è un'America ancora poco consapevole della presenza dei mutanti), ma anche perché ci regala un modo assolutamente anti convenzionale di approccio a questo mondo, niente a che vedere con i film della 20th Century Fox. Basta uno sguardo al primo episodio e all'incredibile pilot, per rendersene conto. Poiché né a livello registico, né a livello di sceneggiatura, né a livello di cast, non troppo blasonato ma comunque azzeccato e preciso, può essere comparato a prodotti simili, di questo potete fidarvi. Invece non potrete fidarvi di ciò che vedrete, perché quello che vedrete potrebbe non essere reale. Di reale c'è solo la qualità che troverete ad ogni nuovo episodio, di quella c'è da fidarsi eccome.

sabato 8 aprile 2017

Suicide Squad (2016)

Nonostante io adori l'universo Marvel, già seguire il suo di universo è qualcosa di tremendamente difficile, ora che io riesca anche a seguire quello della DC diventa alquanto complicato, ma poiché il mondo dei fumetti e quello dei comic-movie mi piace da sempre non potevo non seguirlo, per cui dopo Arrow e Flash (a cui aggiungiamo Supergirl) in versione serial televisivo, ecco che dopo il discreto L'Uomo d'Acciaio del 2013, che seppur non esente da difetti mi era piaciuto, e Batman v Superman: Dawn of Justice, che purtroppo non ho visto ma probabilmente avrei voluto già prima vedere perché un clamoroso (e alquanto sorprendente) spoiler c'è nell'introduzione del film in questione, ecco finalmente Suicide Squad (visto grazie a Infinity premiere). Film del 2016 scritto e diretto da David Ayer (regista del più che riuscito Fury con Brad Pitt), terzo in ordine di uscita nonché temporale dell'universo DC, che come detto contiene uno spoiler, poiché dal film che segue le vicende dopo i fatti accaduti nel film di Zack Snyder, scopriamo infatti che Superman (il mio eroe preferito e secondo me quello più forte di tutti) è morto. Per questo e per tanto, non solo io ho mandato il boccone amaro giù, ma un ente governativo segreto, gestito da Amanda Waller (donna pragmatica e senza scrupoli) e chiamato Argus, crea (promettendo loro una riduzione di pena se riusciranno a sconfiggere una oscura forza malefica che potrebbe distruggere la Terra) una task force composta da super criminali. Del gruppo mal assortito, affidato alla responsabilità del militare Rick Flag, fanno parte l'infallibile e tormentato cecchino Deadshot, la sensuale e svitata compagna di Joker, Harley Queen, il ladro scassinatore Capitan Boomerang, il mostruoso Killer Croc, cannibale dalle sembianze di un coccodrillo, il riluttante El Diablo, giovane ispanico capace di emettere fuoco, la spadaccina giapponese Katana (a proposito di quest'ultima, sia lei, Waller e Deadshot li ho già avuto modo di 'conoscerli' in Arrow, che in verità non è proprio il massimo). Il loro nemico è l'antica strega Incantatrice, che si è impossessata del corpo dell'archeologa June Moon. E con poco allenamento, nessun piano, vaghe promesse in caso di vittoria e una capsula esplosiva in corpo che li convince a non disertare, la squadra che si autodefinisce suicida è così mandata sul campo. Non tutto però è così semplice come sembra all'apparenza e lo squadrone dovrà presto farà i conti con un'inaspettata situazione.

martedì 31 gennaio 2017

Deadpool (2016)

Premettendo che di Deadpool non ne sapevo praticamente nulla (anche se il personaggio era già apparso e forse pure personalmente visto in un altro film dedicato alla saga degli X-Men, in X-Men le origini: Wolverine) e che quindi sulla fedeltà al fumetto non posso dire nulla (perché mai letto), ma sulla sua versione cinematografica non posso che dirmi molto soddisfatto. Perché finalmente ho trovato l'anti super-eroe che cercavo, ovvero senza fronzoli e senza peli sulla lingua, quello che di fronte alla scelta di risparmiare una (cattiva) persona non ci pensa un secondo prima di ucciderla, poiché se la lasci stare, lui fuggirà, riprenderà vigore, rapirà la tua amata e ti darà la caccia, anche se poi perderà lo stesso, anche se vuoi mettere la soddisfazione? ma una volta è più che sufficiente poiché la seconda proprio no e finalmente vediamo uno (proprio quest'ultimo non-eroe) che fa quello dovrebbe essere fatto, certo una vita è sempre una vita, però dopo visioni con lo stampino di eroi 'scemi' e le loro 'insensate' a volte scelte (non so Arrow, Flash..), trovare in un film Marvel (ottavo dell'universo sugli X-Men) questo eroe, l'eroe più anticonformista, anticonvenzionale di sempre, è qualcosa di fantastico. Fantastico come il film che prende il nome da questo strambo e accattivante personaggio, Deadpool, film del 2016 basato sull'omonimo personaggio dei fumetti, che mi ha davvero entusiasmato. Una pellicola diretta da Tim Miller assolutamente originale e fuori dai classici schemi a cui siamo ormai abituati, anche se in passato ci sono già stati dei cine-fumetti vietati ai minori che hanno proposto degli espedienti indiscutibilmente originali, spingendosi là dove nessun film dello stesso genere aveva mai osato prima, come ad esempio Kick-Ass, ma Deadpool si rivela tuttavia il meglio riuscito tra questi, specialmente grazie al protagonista (un eccezionale Ryan Reynolds) che, riesce finalmente a trovare la sua dimensione cinematografica grazie al suo personaggio, il cui ruolo se lo è cucito addosso, sia dentro che fuori dal set. Un film che ripropone il 'Mercenario Chiacchierone' (il caratteristico appellativo attribuitogli per via della sua parlantina) in una vera e propria storia delle sue origini, quelle di Wade Wilson, uno spavaldo ed assai ironico mercenario, che dopo aver scoperto di avere il cancro, accetta di sottoporsi ad un programma segreto per curare la sua condizione, ma finisce per essere vittima di un esperimento genetico dagli esiti imprevedibili. Tanto che, armato di nuove abilità, e dotato di umorismo nero, darà la caccia all'uomo che ha quasi distrutto la sua vita.

lunedì 12 dicembre 2016

Le altre serie tv (Novembre-Dicembre 2016)

Negli ultimi due concitati mesi mentre cercavo e cerco adesso di vedere i migliori telefilm dell'anno negli scorsi mesi rinviati (non avevo Premium, ora sì, al contrario di Netflix non pervenuto) per poco tempo e spazio, che vedrò entro fine anno, ho visto anche altre tre serie tv, le prime due da Sky, la terza in streaming, tutte e tre molto interessanti, anche se il risultato è stato al disotto delle mie aspettative in tutti i casi. A partire da Minority Report (trasmessa dalla Fox dal 21 settembre al 30 novembre 2015, ideata da Max Borenstein), la serie tv che si preannunciava essere il sequel ideale e costruttivo dell'omonimo film di Steven Spielberg che vedeva in Tom Cruise l'indiscusso protagonista, e invece nonostante il buon incipit e l'idea iniziale di proseguire in modo onesto il cult del 2002, molto e tanto non ha funzionato a dovere, cominciando dalla storyline e il pilot, solo nei primi 15 minuti davvero accattivante, pura gioia per il cuore e l'anima, fantascienza allo stato puro, il resto prevalentemente solo noia e prevedibilità. Questo perché la formula adottata non è stata affatto innovativa, ci sono (come quasi tutte le serie procedurali) dei casi da risolvere (e la componente delle visioni del futuro del protagonista non sono neanche del tutto nuove, visto che esiste già una serie tv, Person of interest, in cui si cercano di prevenire dei crimini) ed i due protagonisti si aiutano l'un l'altra. La storyline perciò, proprio per prevedibilità della trama stessa, banale e non eccezionale, non riesce mai ad arginare e tappare i buchi di una sceneggiatura sciatta e che fa acqua da tutte le parti, soprattutto perché nonostante l'inserimento efficace di aggeggi tecnologici, dialoghi sferzanti e colpi di scena telefonati, proprio in questi particolari, comunque minimamente innovativi, la serie non riesce a decollare e cade in un pantano in cui l'annaspamento era prevedibile. Ma per capire meglio ecco la trama, nel 2065, a Washington, il dipartimento pre-crimine della polizia, il quale sfruttava le capacità precognitive di tre bambini, definiti precogs, per cercare di impedire il verificarsi di crimini futuri, è ormai chiuso da dieci anni. Uno dei precogs, Dash, tuttavia, ancora tormentato dalle visioni, decide di ritornare a collaborare con la polizia per cercare di impedire gli omicidi di cui viene a conoscenza. Inizia quindi a collaborare con la detective Lara Vega, anche se le sue visioni sono solo frammentarie, essendo la sua abilità condivisa con quella del fratello gemello Arthur, anche lui precog, con il quale non è più in contatto da tempo. Ma dopo varie vicissitudini interne ed esterne, e le solite diatribe, si formerà la squadra che cercherà di salvare la vita dei tre pre-cognitivi dal governo che vorrebbe riaprire illegalmente la pre-crimine, e non è detto che ci riusciranno (sì come no..).

giovedì 6 agosto 2015

Antboy (2013) & Antboy: la vendetta di Red Fury (2014)

Antboy è un film danese del 2013. Se non l'avete capito parla di un ragazzino supereroe, sempre il solito cliché direte voi, si forse ma non è il solito film, è fatto bene, effetti speciali molto buoni (per quel poco che c'è, molto meglio di certi film), dialoghi e attori non male ma la fotografia merita soprattutto nelle immagini a fumetti. Trama: Pelle non è un tipo speciale, ma solo un normale dodicenne. La più bella della scuola, Amanda, di cui Pelle è segretamente innamorato, a malapena si accorge di lui. Solo i bulli gli dedicano attenzione. Un giorno, inseguito da loro, Pelle si nasconde nel giardino del suo vicino, e viene morso da una formica. L'indomani, si rende conto di aver acquisito i poteri dell'insetto: super-forza, un olfatto portentoso, la capacità di scalare i muri. Presto il secchione amante dei fumetti Wilhelm scopre i poteri di Pelle. Wilhelm pensa che Pelle debba usare le sue facoltà per diventare un supereroe e combattere il crimine. Per fare colpo su Amanda, Pelle accetta il piano di Wilhelm, e il supereroe Antboy diventa l'incubo dei malviventi. Tuttavia Pelle scopre di non essere l'unico dotato di super-poteri: un temibile avversario, chiamato The Flea, entra in scena e rapisce Amanda. Al primo tentativo riesce a salvare la ragazza ma fallisce la cattura del cattivo, ma dopo aver capito come sconfiggerlo riuscirà nell'intento grazie all'aiuto del suo amico. Non vi aspettate granché, è pur sempre un film per ragazzi, ma è divertente da vedere. E c'è anche il sequel... Voto: 6+