Giuro, questo sarà l'ultimo speciale cinematografico periodico dell'anno (dopotutto non c'è più tempo ormai) e forse di sempre (dopotutto se tutto andrà come previsione, dall'anno prossimo un solo post mensile per raggruppare le mie visioni, difficile diventerà farlo). Uno speciale ancora una volta, per la seconda volta in questo 2021, di marca Netflix. Uno speciale doppiamente speciale, perché tutti questi film sono stati candidati agli ultimi Premi Oscar, e in quasi tutte le categorie, alcuni peraltro sono riusciti a vincerla quella benedetta statuetta. In questo senso è stata una coincidenza che tutti, proprio tutti e 12, provenissero dalla piattaforma streaming (a detta di molti) numero uno. Avevo infatti intenzione di recuperare altri film, molto meno recenti di questi, ma neanche a farlo apposta, 12 i film (anch'essi comunque, e tutti, in lista di visione) di produzione (e/o distribuzione) Netflix che hanno ricevuto quest'anno la, o le nomination, quindi non potevo fare altro che "soccombere" alla situazione, che comunque si è rilevata abbastanza soddisfacente, più o meno, perché tutto, e decisamente, non mi è piaciuto.
La vita davanti a sé (Dramma 2020) - Una Sophia Loren convincente a più di 80 anni è la nota più lieta di
questo film, un film, remake del film del 1977 "La Vita davanti a sè"
(che a suo tempo vinse l'Oscar come miglior film straniero) tratto
dall'omonimo romanzo francese "La Vie devant soi", che viene leggermente
soffocato da una sceneggiatura un po' scontata in cui a tratti
prevalgono noia e lentezza. Una sceneggiatura a cui manca quel guizzo
che ci faccia entrare davvero nel dramma e nei suoi personaggi, una
sceneggiatura che non possiede lo spessore necessario per donare
carattere alla pellicola che, tolta l'interpretazione dei due
protagonisti (e il conseguente rapporto intenso tuttavia riduttivo tra i
due), non sembra possedere altre doti degne di nota. Il regista Edoardo
Ponti (figlio della grande attrice) non riesce inoltre a creare la
giusta atmosfera. Il film in effetti è un festival di banalità e già
visto con il tentativo di redenzione di un giovane disadattato
(senegalese) che viene allevato da una prostituta (ebrea) in pensione.
Il film purtroppo mette sul tavolo tante (troppe, ci sta in mezzo di
tutto) tematiche (la storia nel suo tentativo di essere multiculturale
ed inclusiva, alla fine è un po' troppo sbrigativa e superficiale), ma
poi punta principalmente sul sentimento, diventando un filmetto light di
cui perfetta è la dimensione da piattaforma streaming, ossia Netflix
(non a caso sa un po' di televisivo in alcuni passaggi). La canzone
della Pausini (che non meritava la candidatura figuriamoci la vittoria dell'Oscar) ha sì un bel messaggio (nella sua ruffianeria), ma arriva inutilmente alla fine,
quando ormai irricevibile è alle orecchie dello spettatore, nei migliori
dei casi già addormentato. Non male, ma parecchio deludente. Voto: 5,5
Il processo ai Chicago 7 (Storico/Dramma 2020) - Aaron Sorkin (affermato sceneggiatore già vincitore di un Oscar e
candidato con quest'ultimo film agli ultimi Premi) dirige (il suo
secondo dopo Molly's Game) una pellicola sul processo che si svolse a
Chicago dopo le contestazioni alla convention democratica del 1968.
Un'opera al tempo stesso informativa (di un fatto poco noto ai più) e
avvincente (basata su tempi e dialoghi serrati), e che si avvale di una
sceneggiatura molto ben scritta (ovviamente dello stesso regista) e di
un'ottima ricostruzione ambientale, con sequenze coinvolgenti (la
ricostruzione degli scontri tra manifestanti e polizia), nonché di una
prova eccellente di un cast corale nel quale si segnalano i calzanti
Frank Langella e Mark Rylance, ma soprattutto un efficacissimo Sacha
Baron Cohen (che con la sua vena ironica ma profonda riesce a far ridere
ma allo stesso tempo riesce a fare strenua opposizione pacifica),
quest'ultimo non a caso, come il lato puramente tecnico (montaggio e
fotografia), ha ricevuto una candidatura agli ultimi Oscar, ma a fronte
delle 6 complessive (comprese quella per il miglior film, che sicuramente ci stava, e migliore
canzone, sinceramente niente di eccezionale) nessuna statuetta vinta (un po' dispiace). A proposito degli Oscar 2021,
paradossale notare che uno dei personaggi in scena è proprio Fred
Hampton, il leader delle "Black Panther" co-protagonista in Judas and the Black Messiah (interpretato da Daniel Kaluuya), che in questo The
Trial of the Chicago 7 (è il turno di Kelvin Harrison Jr.)
deve invece
accomodarsi una fila dietro, anche se il suo ruolo non rimane certo
secondario. In un film di denuncia perfetto per ricordarci che a volte
la manipolazione della realtà è più subdola di quanto immaginiamo.
Nulla di originale sia chiaro, ma gli americani son maestri nel girare
questo tipo di pellicole. E così le due ore abbondanti di durata
scorrono via veloci, coinvolgenti e divertenti senza che ci sia un solo
attimo, ma davvero nemmeno uno, di pausa. Forse prevedibile (quando il
processo ha una chiara matrice politica è ben chiaro come andrà a
finire) e classico, ma gran bel film, peccato anche per le scivolate
nella
retorica che potevano essere risparmiate. Voto: 7+