martedì 17 maggio 2016

Ritorno al Marigold Hotel (2015) & Parigi a tutti i costi (2013)

Ritorno al Marigold Hotel è un esotico (dato che la pellicola si svolge prevalentemente in India), spensierato e simpatico film del 2015 diretto da John Madden, sequel dell’inaspettato successo Marigold Hotel del 2012. E' intuibile ovviamente che gli avvenimenti che accadono sono la più o meno diretta conseguenza di quelli precedentemente narrati. Pertanto incontriamo anche gli stessi personaggi con qualcuno nuovo aggiunto, come, per esempio, quello interpretato da Richard Gere. Certamente però il film non mantiene le aspettative del primo ma per tutti quelli (come me) che si innamorarono del Marigold Hotel, di quel giovane ragazzo indiano e dei suoi anziani ospiti che decidono di trasformarsi da ospiti in ospitanti, il ritorno al Marigold è un dovere oltre che un piacere. Il tema è lo stesso, la narrazione invece diversa, una specie di casa di riposo dove anziani signori passano il tempo che gli resta in pace, in armonia senza troppi pensieri, o almeno è quello che vorrebbero. Ma ora che il Marigold Hotel è pieno di clienti che si trattengono per periodi prolungati, i due co-direttori Muriel Donnelly (una burbera, dispotica e sempre fantastica Maggie Smith) e Sonny Kapoor (un sempre energico Dev Patel, The Millionaire, Humandroid) sognano di ingrandirsi, e hanno appena trovato il posto ideale per farlo, il secondo Marigold Hotel e volano quindi negli States per trovare dei finanziatori per aprire questa nuova struttura. Rientrati in India e in attesa dell'ispettore, che arriverà in incognito a valutare la gestione alberghiera, iniziano i problemi. Si deve infatti capire chi è l’ispettore che verrà per valutare il livello dell’ospitalità, e per un malinteso si scateneranno insolite e buffe situazioni. Sonny a un passo dal matrimonio con l'amore della sua vita Sunaina (Tina Desaie sull'orlo di una crisi di nervi a causa di un rivale americano troppo interessato ai suoi 'affari', si accorge che i suoi progetti per il nuovo hotel gli rubano più tempo di quanto non ne abbia a disposizione. Forse l'unica ad avere le risposte alle domande di tutti è Muriel (una vecchia signora inglese con pochi giorni davanti), che custodisce i segreti di tutti. Nel frattempo infatti si verificano numerosi fraintendimenti e scaramucce tra gli ospiti stessi dell'hotel che vagano nell'incertezza di un futuro sospeso, tra chi naviga nelle acque vorticose di una relazione speciale, Norman e Carol (Ronald Pickup e Diana Hardcastle), chi si destreggia tra due corteggiatori entrambi molto allettanti, Madge (Celia Imrie), chi si avventurano a Jaipur con un piano di lavoro in mente, chiedendosi a cosa porterà il loro appuntamento fisso a colazione, Evelyn e Douglas (una bravissima Judi Dench e Bill Nighy), e chi arrivato da poco, Guy Chambers (un 'piacione' Richard Gere), trova nella madre di Sonny, Mrs. Kapoor (Lillete Dubey), una musa per il suo prossimo romanzo.

lunedì 16 maggio 2016

Oblivion (2013)

Oblivion è un innovativo, originale e intrigante film di fantascienza del 2013 scritto, diretto e prodotto da Joseph Kosinski (Tron: Legacy), con protagonista il sempreverde Tom Cruise. Spesso certi tipi di film come questo partono, nascono, con aspettative alte senza riuscire a mantenerle. Questo non è il caso di Oblivion, che non solo conferma le attese ma addirittura le supera. Questo è un giocattolo fantascientifico di elevatissima qualità, effetti speciali strabilianti, molto verosimili e del tutto sottese alla storia, stupende ambientazioni, scenografie e colonna sonora, molto curate le scene di azione, dunque tra i migliori film del genere degli ultimi decenni. Qualche lacuna nella sceneggiatura (nei dialoghi sempliciotti e nel tratteggiare i coprotagonisti) lascia un residuo di amaro in bocca, perché poteva essere un capolavoro, ma lo è quasi. Ho subito apprezzato "Oblivion" anzitutto proprio perché non crea false illusioni, il film inizia in un certo modo e crea una precisa idea nello spettatore il quale però poi, a un certo punto, si aspetta decisamente di più. Ebbene, il regista non delude in questo, attuando un'inaspettata serie di risvolti narrativi (semplici ed efficaci) che rendono la storia credibile e intrigante, soprattutto nell'ultima mezz'ora. E con un bel finale interpretabile (diciamo così) e diverso dal solito. Lodevole l'idea di vagare tra le lande, gli anfratti e i resti di edifici di una Terra distrutta e disabitata. Concettualmente, nulla di originale, sia chiaro, ma come struttura narrativa, davvero eccellente, curata, coerente e abbastanza imprevedibile. Un plauso a questo sconosciuto regista anche e soprattutto per l'idea di fondo che permea sottilmente tutto il film, ritrovare se stessi nell'oblio dei ricordi. Ma veniamo alla trama. Tutto inizia attraverso la spiegazione di quanto è avvenuto sulla Terra. Siamo nell'anno 2077. Sessant'anni fa il nostro pianeta è stato il campo di battaglia di una guerra nucleare contro una razza aliena chiamata Scavengers che voleva invadere la Terra. Questo scontro è stato vinto dagli umani ma la Terra è stata completamente devastata. Anche la Luna è stata distrutta (l’immagine di questo satellite fatto a pezzi nel cielo è spettacolare, veramente realistica), generando così notevoli cambiamenti climatici. L’umanità è pertanto costretta a lasciare la Terra per dirigersi verso il pianeta Titano. L’esodo è possibile grazie a dei macchinari che estrapolano le risorse naturali (in particolare l’acqua che viene risucchiata da gigantesche macchine) per poter generare vita su quest'altro pianeta.

sabato 14 maggio 2016

Godzilla (2014)

Godzilla è un fantastico, elettrizzante ed entusiasmante film del 2014 diretto da Gareth Edwards. La pellicola è il remake, reboot, della serie cinematografica con protagonista Godzilla e racconta una storia originale, del tutto diversa, su Godzilla, celebre kaijū del cinema giapponese, oramai divenuto un personaggio della cultura mondiale. L'uscita della pellicola al cinema è coincisa con il sessantesimo anniversario della nascita di Godzilla. Il film è andato in onda su Italia1 l'8 maggio scorso, non potevo ovviamente perderlo. In questa epica rinascita dell'icona Godzilla della Toho, una spettacolare avventura, dalla Warner Bros Pictures e Legendary Pictures, si contrappone il mostro più famoso del mondo alle malvagie creature che, sostenute dall'arroganza scientifica dell’umanità, minacciano la nostra esistenza. I test nucleari effettuati dagli americani infatti nell'oceano Pacifico nel 1954 hanno risvegliato una gigantesca creatura anfibia, ritenuta da tutti frutto delle leggende della mitologia orientale. Dopo essere sopravvissuta a un tentativo di distruzione effettuato dalla marina americana attraverso un'esplosione atomica, la creatura si rifugia negli abissi dell'oceano fino a quando una nuova minaccia la risveglia (anzi due, due M.U.T.O. acronimo in lingua inglese per Massive Unidentified Terrestrial Organism: "organismo terrestre gigantesco non identificato"), portando distruzione e terrore ovunque. Nel 1999 infatti a Tokyo un segnale elettromagnetico ignoto causa scosse sismiche su vasta scala, compromettendo il funzionamento di una centrale nucleare. Nell'incidente Joe Brody perde la moglie e non si darà pace fino a che non avrà scoperto le ragioni del disastro, nascoste dalle versioni ufficiali. Quindici anni dopo però la sua ricerca porterà alla verità, alla più incredibile e distruttiva delle verità. Godzilla si svolge così in continenti diversi e si dipana nel corso di decenni, seguendo l'impatto di una serie di misteriosi e catastrofici avvenimenti, attraverso l’occhio di un gruppo di persone intrappolati nell'epicentro.

giovedì 12 maggio 2016

Le mie dieci sigle dei cartoni animati preferite

Quando quasi due mesi fa feci il post sui cartoni animati con cui sono cresciuto (qui), scrissi che probabilmente, anzi, sicuramente, le sigle di questi suddetti cartoni, meritassero un capitolo a parte, ed è questo che sto facendo, dare la possibilità a leggendarie sigle il loro spazio. Ovviamente non le migliori in assoluto (dato che molte, tanto conosciute, non mi piacciono e non vedevo il cartone), ma le migliori mie preferite di sempre, secondo i miei personalissimi gusti, e questo vuol dire che metterò non solo quelle degli anni '80 e '90 ma anche 2000, quindi non solo quelle cantate dalla Regina italiana delle sigle, la meravigliosa Cristina D'Avena ma anche di altri. Certamente le sigle ante-millennio sono forse quelle a cui sono più legato, tanti ricordi, tante giornate davanti alla tv aspettando di vedere i nostri amati cartoni, e quando partiva la sigla, tutti a cantare, quanta nostalgia dei vecchi tempi, tanta veramente. Comunque sono così tante che in questo post ho deciso di non stilare una classifica, sarebbe difficile scegliere tra le tantissime di cui scegliere, ma solo le migliori (si fa per dire, tutte bellissime) di cui ricordo con piacere.

E' quasi magia Johnny quella italiana, anche se quella originale ossia Kimagure Orange Road
non era affatto male, anzi, la trovate qui

mercoledì 11 maggio 2016

Sleepy Hollow (3a stagione)

Sleepy Hollow è una serie supernatural drama horror ed action della Fox. La terza stagione di questa serie televisiva tutta americana si è conclusa quasi una settimana fa, le 18 puntate che la compongono sono andate infatti in onda dal 18 gennaio al 2 maggio dopo una piccola pausa tra febbraio e marzo. Come forse si intuisce la serie è basata, adattata in chiave moderna del racconto La leggenda di Sleepy Hollow, di Washington Irving. E' ovviamente importante ai fini di questa mia recensione aver visto le due adrenaliniche stagioni precedenti ma certamente non è un ostacolo così insormontabile come ci si aspetterebbe. La serie racconta le avventure dei due Testimoni (coloro che sono stati prescelti di salvare il mondo dal male), Ichabod Crane (Tom Mison), soldato dell'esercito americano agli ordini di Washington in persona, che si ritrova catapultato nella Sleepy Hollow del presente dopo un sortilegio e la giovane detective Abbie Mills (Nicole Beharie), che dopo essere sfuggita da un doloroso passato, è ora una promettente detective che vorrebbe arruolarsi nell'FBI. Ma ovviamente i due, legati da un solido legame mistico e umano, dovranno lottare incessantemente con oscure presenze demoniache ed ancestrali (richiamate da forze maligne assetate di potere, distruzione e sangue), e dopo aver sconfitto il Cavaliere senza testa, i quattro cavalieri dell'apocalisse, una potente strega, fermata l'apocalisse stessa, ucciso Moloch, durante le prime due stagioni, si ritroveranno contro nientemeno che la Pandora della leggenda (interpreta dalla bella Shannyn Sossamon), che vorrebbe liberare suo marito, una vera è propria divinità, l'Occulto (Peter Mensah). Ovviamente il loro è un piano diabolico e terrificante, distruggere il mondo, ma i due avranno grossi grattacapi perché i due testimoni combatteranno fino alla fine ed oltre per fermarli.

martedì 10 maggio 2016

Tomorrowland & Vice (2015)

Tomorrowland: Il mondo di domani (Tomorrowland) è un film d'avventura fantascientifico del 2015 della Disney, scritto, diretto e prodotto da Brad Bird (Gli incredibili e Ratatouille), con protagonisti Britt Robertson (vista giorni fa in La risposta è nelle stelle qui) e George Clooney (che non ha bisogno di presentazioni). Il film racconta la storia di Frank, un ex enfant prodige ormai disilluso, e Casey (figlia di un ingegnere aerospaziale), un'adolescente ottimista e intelligente che trabocca di curiosità scientifica. La ragazza sogna un futuro di speranza e di avventura, ma dopo l'ennesimo blitz nella fabbrica del padre per impedire che venga dismessa, Casey finisce in gattabuia. Ma tra gli effetti personali trova una spilla misteriosa che, al solo tocco, la trasporta in un mondo collocato in uno spaziotempo imprecisato, Tomorrowland. Per 'colpa' e grazie all'aiuto di una misteriosa ragazzina, i due, legati da un destino comune, intraprendono così una pericolosa missione insieme, per svelare i segreti di una misteriosa ed enigmatica dimensione spazio-temporale (che esiste nella loro collettiva memoria) nota appunto come "Il mondo di domani". Le loro imprese cambieranno sia il mondo che la propria vita, per sempre. Tomorrowland è un film di quelli che lasciano un attimo perplessi anche se in parte riesce a coinvolgere. Certamente però non lo si può collocare come film di pura fantascienza, ma certo al confine di questa con il fantasy. Certe scene sono un po' troppo inverosimili anche per la fantascienza, per cui sfociano nel fantasy di conseguenza. Una parte su tutte: la torre Eiffel che ha una stanza con un mini museo delle cere di cui nessuno ha mai scoperto l'esistenza, un meccanismo di apertura della torre stessa che nessuno aveva mai notato, un'astronave stile Verne che viaggia nell'iperspazio con un vetro semi rotto ecc. Tutto questo comunque ci può stare, vista anche la casa di produzione che propone il film. Una volta accettato il fatto che non sia fantascienza e basta, lo si può fare già durante il film, tutto diventa più verosimile. Acquista così un senso nella sua gestione dei tempi, nelle animate dinamiche action da cartoon. Gente che cade-vola-rimbalza e non solo, risultano divertenti diverse sequenze, a partire da quella che vede il bimbo-Clooney mentre testa il suo Jet pack, così come creano la giusta dose di attrazione la gadgettistica e la costruzione scenografica dell'immaginario di questa dimensione parallela ove sono raccolte le menti più ingegnose della specie. Poi, chiaro, gli effetti speciali, la CGI, e i soliti cliché conducono l'opera sui binari prevedibili che un prodotto del genere impone.

sabato 7 maggio 2016

I giochi/giocattoli con cui sono cresciuto

Dopo i telefilm, i programmi tv e i cartoni animati, continua il viaggio tra i ricordi d'infanzia e adolescenza con i giochi/giocattoli con cui sono cresciuto. In questa lista saranno presenti giochi che sono diventati leggendari, che hanno contribuito alla crescita di noi giovani nati tra gli anni 80 e 90, giochi che se ritornassero adesso farebbero felici milioni di bambini, ragazzi e genitori, ormai alle prese con una generazione di viziati fanciulli che già a 6 anni possiedono uno smartphone, non giocano più all'aperto e sono schiavi di internet e televisione. I bambini di adesso sanno ancora giocare a nascondino? Mi sto dilungando già troppo, comunque io come tanti quand'ero piccolo per divertirmi e giocare allegramente bastava veramente poco, d'altronde i soldi non sono mai cresciuti sugli alberi e quindi bisognava accontentarsi, ma non per questo ne risentivamo, anzi, era più bello. A partire da quei coloratissimi mattoncini, i Regoli (prima foto), che si usavano e si usano ancora adesso da qualche parte nelle scuole elementari, per studiare certo ma anche come gioco e proprio come i lego (mai avuti) io li usavo per creare oggetti, piramidi, case e tanto altro, purtroppo come tanti altri miei giochi sono andati perduti, alcuni regalati ed altri inscatolati. Ah, le casette del mulino bianco, quanti ricordi, ma soprattutto quanti bambini li avevano nelle proprie abitazioni, tantissimi, erano famosissime in quel periodo. Tutti ne hanno avuta almeno una nella propria vita, poiché tutti mangiavano biscotti a colazione. I genitori erano anche contenti perché erano carine da vedere, anche come soprammobili e poi dopotutto erano gratis, si raccoglievano i punti se non erro e si ricevevano. Noi, io, ero contento, ricordo anche di averne avuto tre in tutto, oltre a quella in foto e ad un'altra simile ma con giochi diversi all'interno, anche quella con la radio incorporata. Quant'erano belle, ma soprattutto divertenti, ci passavo giornate intere a giocarci. E poi in fin dei conti erano educative.

venerdì 6 maggio 2016

Chisciottimista

Più o meno tre settimane fa ho partecipato ad un quiz sul blog di s. Quotidiano imperfetto, incredibilmente ho risposto correttamente all'indovinello e ho vinto (cosa che mi capita raramente) e quindi il libro che era stato messo in palio spettava a me. Certamente vi chiederete e anch'io me lo sono chiesto, ma chi me l'ha fatto fare? eh sì, perché come saprete, conoscendomi almeno un pochino, io non leggo libri (al massimo fumetti) e non sono un appassionato della letteratura, quindi perché ho partecipato al quiz? così per gioco, non credevo affatto di vincere anche se in effetti non era così impossibile da indovinare. Poi dopo ho pensato, ma sì che sarà mai, e se questo fosse il momento giusto per cominciare a leggere? ma soprattutto ci riuscirò o no? Con questo dubbio amletico in testa (visto già influenzato..) ho aspettato con ansia questo benedetto libro. Ebbene finalmente 2 giorni fa è arrivato e sono rimasto positivamente scioccato dal contenuto della busta, e io che pensavo a un mattone e 300 pagine da leggere, si perché come si vede dalla foto il libro, in una normalissima busta da lettera, Chisciottimista, è di proporzioni davvero minuscole, ma non di contenuti, d'altronde Don Chisciotte è un personaggio (conosciuto e che io ovviamente conosco) che affascina lettori di ogni età e paese ormai da quattrocento anni, tanto che ha colpito anche Erri De Luca (che l'ha portato anche a teatro, insieme a Gianmaria Testa e Gabriele Mirabassi). In questo libretto è quindi raccontata la passione che sta dietro questa idea. Sono rimasto positivamente scioccato non solo dal libro (piccolo e veloce da leggere, che per i miei canoni non abituali è perfetto) ma anche dalla lettera in 'allegato' che mi ha emozionato, non solo per il contenuto bello e gratificante, ma perché è forse la prima e unica lettera da me ricevuta da quando ho memoria. Quindi ringrazio con affetto s. (che sta per tante cose tra cui sud, per me è Silvia, ma potrebbe essere Sabrina o Sofia, due bellissimi nomi come lo è Silvia, che poi non è detto sia il suo vero nome...) di tutta questa premura, grazie. Comunque dopo aver letto e capito il libro, anch'io come 'Silvia' ho probabilmente trovato quello che più mi rappresenta, che in parte mi assomiglia, io infatti come il protagonista, che vede il mondo in un modo diverso dalla realtà e quindi probabilmente non viene capito, anch'io vedo il mondo diversamente e non mi arrendo mai a niente, non vinco e non ho mai vinto (non solo letteralmente in gioco) nella vita, ma non per questo mi abbatto, anzi, dalla sconfitta si impara a vincere ma non per essere un vincente, per essere libero e felice, ed essere costantemente ottimista e sorridente mi aiuta anche quando tutto va male. E quindi nel mio essere un eterno ragazzino sono come "Chisciotte, l’invincibile che non ne vince una, resta invincibile perché da nessuna sconfitta annientato, anzi da ogni sconfitta resuscitato per battersi di nuovo". Ora quindi l'ardua domanda, adesso sono un lettore di libri? credo di no, non fanno per me, ma e dico ma, tutto può succedere, questo libro infatti mi è piaciuto e chissà che in futuro non capiti di nuovo, non solo di riceverlo un libro ma che soprattutto io, cambi idea sull'argomento e decida di cominciare a leggere e comprare un libro (anche se alcuni già ho ma mai letti), vedremo ma soprattutto vedrete voi che mi seguite su questa specie di blog, il mio. In conclusione comunque se non avete ancora letto questo libro, vi consiglio di leggerlo. Da me sarà gelosamente custodito anche come ricordo felice.

giovedì 5 maggio 2016

La risposta è nelle stelle (2015) & Best of me (2014)

La risposta è nelle stelle (The Longest Ride) è un film del 2015 diretto da George Tillman Jr., tratto dall'omonimo romanzo di Nicholas Sparks. Tra gli interpreti principali figurano Britt Robertson, Scott Eastwood (figlio del grande Clint), Jack Huston (Richard Harrow nella serie Boardwalk Empire) e Oona Chaplin (figlia di Geraldine Chaplin e nipote del celebre Charlie Chaplin, Talisa Maegyr nella serie Il Trono di Spade). Il film è incentrato sulla storia d'amore tra Luke, un ragazzo che ama cavalcare tori, gareggiando nei rodei, che dirige un ranch con sua mamma e Sophia, la classica brava ragazza che alloggia in una confraternita e che sta per intraprendere il lavoro dei suoi sogni nel mondo dell'arte a New York. Proprio mentre il loro rapporto viene messo a dura prova da ambizioni e ideali contrastanti, Sophia e Luke, che appartengono a due mondi apparentemente lontani si imbattono inaspettatamente in Ira Levinson (Alan Alda), un anziano con una grande storia d'amore alle spalle, il cui ricordo della decennale storia d'amore con l'adorata moglie, ispirerà e scuoterà profondamente la giovane coppia. Mettendo a confronto due generazioni e conseguentemente due diversi intrecci amorosi, La risposta è nelle stelle esplora così le sfide e le infinite ricompense di una lunga e duratura storia d'amore. Di regola questi tipi di film non fanno proprio per me però certamente questo è molto diverso da tanti altri del genere, la trama e il finale non sono così scontati come farebbe pensare, il film si lascia vedere, conferma le aspettative (non tanto altissime), e si distingue (si fa per dire) per dolce innocuità. Comunque premettendo che non avendo letto il libro da cui è tratto il film non ho un termine di paragone, l'inizio è abbastanza "sciocco". Trovo un po' banale la conoscenza tra i due protagonisti, lei la classica secchiona studiosa che si fa trascinare ad un rodeo e improvvisamente esulta come se fosse il più bello spettacolo mai visto...un tantino esagerata, come reazione. I due cominciano a frequentarsi, anche se lei tra un paio di mesi dovrebbe partire per New York, ma ovviamente saltano fuori i problemi, due mondi diversi che si incontrano lui è il classico cowboy, lei la ragazza di città che si adatta alla vita di campagna per amore.

mercoledì 4 maggio 2016

Vynil (1a stagione)

Vinyl è la nuova serie capolavoro targata HBO. La prima stagione è andata in onda in Italia (una settimana dopo l'America) su Sky Atlantic dal 22 febbraio al 25 aprile. La serie che racconta l'ascesa del rock e del punk nella New York anni settanta, è stata già rinnovata per una seconda stagione. La serie è una vera e propria immersione nella Grande Mela dei primi anni '70, dai costumi agli oggetti, e ovviamente poi c'è la musica. Quella non può mancare, d'altronde il titolo è Vinyl, ossia i vecchi dischi di una volta che ormai non si usano più, una serie che sicuramente potrebbe piacere a Nella Crosiglia, se riuscisse a vederla, dato che con le serie tv non va d'accordo. Ambientato tra gli anni sessanta e settanta, Vinyl gira soprattutto attorno al mercato discografico e la politica, quella sporca a ritmo di sesso, droga e puro rock, che governa nelle case discografiche. La serie è diretta da un Martin Scorsese in stato di grazia, della serie il regista è anche produttore insieme a Mick Jagger e Terence Winter, due dai curriculum sicuramente non banali. Il regista premio Oscar che ha anche firmato la regia del lungo pilot con il quale Vinyl ha ufficialmente debuttato ha realizzato qualcosa di eccezionale, grazie anche soprattutto a Terence Winter (già autore ed executive de I Soprano, Boardwalk Empire e The Wolf of Wall Street) che porta in seno un protagonista azzeccatissimo nel ruolo, quel Bobby Cannavale, che in Vinyl è il discografico Richie Finestra, visto proprio in Boardwalk Empire nel ruolo di Gyp Rosetti (ruolo per cui ha vinto anche un Emmy), ma anche alla forza musicale di Mick Jagger e di suo figlio Jasper, che interpreta il leader del gruppo musicale dei Nasty Bits, futura band nascente nella serie. La serie parte col botto, con un pilot di quasi due ore veramente eccezionale, la puntata migliore, che sfiora la perfezione, dato che le successive puntate deluderanno un po' le mie aspettative, non tanto la musica (l'elemento più importante, e su questo aspetto non c'è niente da dire, nessuna pecca, nessun errore), quanto la trama principale non tanto originale e quasi inverosimile, ma soprattutto quasi identica ad Empire, ovvero il capo di una casa discografica in cerca di nuovi talenti, in cerca di nuovi sponsor, in cerca di qualcosa di eccezionale cercando di non far affondare la baracca, ma mentre lì è sesso, droga e rap, qui sesso, droga e rock'n roll, quello vero. Non solo ai cantanti è permesso 'divertirsi' ma anche ai discografici stessi, come Richie Finestra, fondatore e presidente della American Century Records, un'etichetta musicale un tempo di successo che naviga in cattive acque, che è sul punto di essere ceduta, in una New York capace di entusiasmarsi all'assolo di una chitarra elettrica. Un evento però cambia la sua vita e riaccende il suo amore per la musica ma rovina la sua vita privata.

lunedì 2 maggio 2016

Gli altri film del mese (Aprile 2016)

Latin Lover è una garbata commedia tutta italiana, quasi tutta al femminile del 2015. Il film diretto (con mano ferma e senza sbavature o lungaggini) da Cristina Comencini (che firma anche soggetto e sceneggiatura della storia), verrà ricordato soprattutto per essere stata l'ultima (accettabile, discreta) interpretazione dell'indimenticabile Virna Lisi, morta pochi mesi dopo la fine delle riprese. La Comencini ispirata dal padre (da una vena auto-biografica) e dalla tradizione cinematografica italiana ne fa quasi un elogio, in quanto con Saverio Crispo ne riassume le sue peculiarità. Difatti Saverio (interpretato da Francesco Scianna) riassume nella sua carriera 20-30 anni di storia di quel cinema italiano e di quei suoi attori nati nel secondo dopoguerra: dai musical alle commedie degli anni '60, al cinema francese e svedese d'essay, passando per le pellicole politiche impegnate degli anni '70, fino agli spaghetti-western. C’è un finto Il Sorpasso, un finto spaghetti western, un finto La classe operaia va in paradiso, un finto Brancaleone e via dicendo, Crispo sembra riassumere principalmente Gassman, Mastroianni e Volonté. E come un classico divo, anche Saverio ha vissuto le sue esperienze da rotocalco, cambiando mogli ed amanti come si cambiano i calzini e avendo la ventura di mettere al mondo una figlia femmina per ognuna delle sue donne, a ciascuna delle quali conferisce un nome che comincia con la "esse". Ed eccole qui ora le sue figlie nel giorno del decennale della sua morte nel paese natale in Puglia: ognuna diversa non solo per nazionalità, ma anche per interessi, per personalità e atteggiamento nei confronti di un padre che (asseconda delle situazioni di lavoro e del rapporto con l'allora compagna) poteva essere più affettuoso e genitoriale o più distante ed egocentrico. Ed ecco anche due delle mogli residue, entrambe ex-attrici, che fra di loro (nonostante l'imbarazzo e la gelosia iniziali per l'uomo conteso) si ritrovano più facilmente complici perché affratellate dai suoi tradimenti continui.