venerdì 29 giugno 2018

Gli altri film del mese (Giugno 2018)

È da poco cominciata l'estate, ma in questa settimana più che il sole a picchiare è la pioggia, imperterrita pioggia che non smette di scendere, che spero finisca presto per cominciare a godere delle miti e piacevoli temperature del periodo. Al contrario per quanto riguarda la cinematografia e il mio cinema, a splendere sono alcune pellicole, perché certo, questa rubrica è nata proprio per contenere buoni film, tuttavia interessanti sorprese sono capitate in questo, ancora del tutto primaverile, mese. Mese che non ha riservato in ogni caso nessuna sorpresa o novità nella vita reale, realtà che proprio oggi tuttavia mi permette di festeggiare il mio onomastico senza nessun relativo fastidio psico-fisico, in tranquillità e in pace, nonostante tutto. Ora però concentriamoci sui film, gli altri film, quelli dalla sufficienza e oltre, che ho visto e che vi consiglio di vedere, che sono sei, e tutti, chi più chi meno, interessanti e da apprezzare.

giovedì 28 giugno 2018

[Cinema] Le uscite special con Cannibal Kid e Ford

Per la prima volta in quasi tre anni (tra un mese più o meno lo saranno), questo blog presenta le uscite al cinema, relative in questo caso ai film in uscita questo giovedì. Ed essendo quindi la prima volta (e forse non l'ultima o forse l'unica) non poteva che essere speciale, infatti ho avuto l'opportunità di finire anch'io nella consueta rubrica di due dei blog, di due dei blogger, più cool della blogosfera, Cannabil Kid di Pensieri Cannibali e Ford di WhiteRussian. E perciò eccomi qui, i post "originali" li trovate nei loro rispettivi blog, a fare questo sporco e duro (simpatico e divertente) lavoro.

Introduzione: E' inusuale per me presentare i film in uscita, dato che al cinema non vado mai, e non perché sono tirchio. Tuttavia ogni settimana vedo sempre quali film escono, dopotutto è utile segnarmi subito quali film vedere e quali no, e quali quindi segnarmi sulla lista, che comunque credo non finirà mai. In ogni caso mi sono cimentato in questa "sfida" con grande piacere, d'altronde non capita tutti i giorni di far parte di questa memorabile rubrica. Rubrica che questa settimana contiene, non solo pochi film, ma soprattutto alcune interessanti proposte, quali? Vediamole insieme.

mercoledì 27 giugno 2018

I peggiori film del mese (Giugno 2018)

Nel mese in cui l'inizio dei Mondiali ha gettato nello sconforto milioni di tifosi italiani, il motivo è (ahimè) arcinoto, una piccola sorpresa per questo consueto post, clamorosamente tuttavia in negativo, quella di un genere che ha visto giorni migliori. Perché a parte due thriller, che scontano soprattutto la prevedibilità del racconto, sono ben 6 le commedie che in questo calderone dei peggiori film del mese liberamente sguazzano. Colpa di cosa non so, anche se non ci vuole certo un genio per capire che il genere stia subendo una certa preoccupante involuzione, perché se alcune riescono a tener botta, altre latitano nella assoluta mediocrità, come queste sei commedie. Commedie (italiane, francesi, spagnole e americane) tutte poco originali e poco divertenti. E quindi spero presto di imbattermi nel primo caso, ma nel frattempo eccovi le recensioni del secondo, e dei motivi del perché essi non mi sono sufficientemente piaciuti.

Una piccola impresa meridionale (Commedia, Italia 2013): La seconda fatica cinematografica di Rocco Papaleo (dopo Basilicata coast to coast  e prima di Onda su onda) può definirsi in tutto e per tutto "un'occasione sprecata". Il film infatti, al di la delle nobili intenzioni del regista (che agisce in modo genuino e indipendente), che s'ispira a un racconto scritto da lui medesimo, s'impantana nei luoghi comuni, all'insegna del facile buonismo, con una sceneggiatura raffazzonata. Perché la suddetta commedia, anche se riesce a farsi apprezzare per più fattori, innanzitutto lo scorcio di territorio utilizzato è semplicemente meraviglioso, peraltro ripreso spesso e volentieri, un vero protagonista partecipativo (il film difatti è ambientato in Puglia ma interamente girato in provincia di Oristano), è discontinua, risultando anche incompiuta in diversi settori, visto che si aprono tante strade, dovute alla coralità dell'insieme, che non sempre trovano degna valenza e/o una destinazione calibrata. E questo nonostante una trama all'apparenza accattivante, quella di Costantino, che costretto a trasferirsi in un faro una volta "spretato", si ritrova presto a condividere questo spazio con l'ex prostituta Magnolia ed il cornuto Arturo, lasciato dalla moglie nonché sorella di Costantino. In breve tempo poi com'è ovvio altre persone convergono in questo luogo che riprende vita tra nuove consapevolezze e qualche sogno. Ma saranno proprio quest'ultime, insieme all'inutile e men che meno divertente compagnia girovagante dei due uomini e la bambina che aiutano nella ristrutturazione Papaleo e gli altri, ad "affossare" una commedia che non riesce ad essere particolarmente incisiva, come dovrebbe e vorrebbe (soprattutto nel suo debole tratteggio omosessuale). Certo, il registro è ad ogni modo piacevole, sufficientemente delicato e scandito senza (troppe) uscite fuori luogo e qualche scorcio surreale, ma la struttura, come detto, è assai più opinabile, appare infatti esile, prevedibile seppur coraggioso nel finale, ma soprattutto insoluta, colpa anche di una regia poco attenta al ritmo (qui lento), una narrazione non scorrevole e dialoghi alquanto slegati. Peccato perché il cast in parte è buono, a partire da Rocco Papaleo, che è bravo e simpatico, tutti gli altri invece non tanto (Riccardo Scamarcio lasciamo perdere, Sarah Felberbaum con cadenza russa stona, Giuliana Lojodice prigioniera del personaggio e Barbora Bobulova che sembra da qui averci preso gusto a denudarsi come visto anche recentemente in Lasciami per sempre), ma è la storia, poiché discontinua e che non decolla, a non convincere in questo film derivativo, non spregevole ma certamente dimenticabile, innocuo, mediocre. Voto: 5+

martedì 26 giugno 2018

Le mie canzoni preferite (Maggio/Giugno 2018)

In attesa degli immancabili tormentoni estivi e non, categoria di canzoni che comunque farebbero meglio a sparire, soprattutto ascoltando quelli degli ultimi anni, lontani anni luce da quelli degli anni '90, '80 (una bella rinfrescata la trovate qui e qui) e via dicendo a ritroso (anche se quest'anno, quest'estate, non andrò negli anni '70, ma tornerò agli '80 con una speciale compilation davvero eccezionale), eccomi ritornare con le mie canzoni preferite di questi due mesi appena trascorsi. Due mesi in cui non poche sono state le novità, tuttavia al contrario della scorsa puntata divisa in due, qui quelle italiane, qui quelle straniere, questa sarà in un unico troncone. Un troncone in cui da sottolineare ci sono tante bravissime (e belle) cantanti, ma anche alcuni graditi ritorni ed ovviamente alcune interessanti e fresche novità. In ogni caso, e senza dilungarmi troppo, è tempo di accendere il vostro apparecchio musicale (o semplicemente cliccare play sui video qui sotto) e ascoltare, se volete anche tramite la playlist completa da Youtube, la mia compilation di Maggio e Giugno.

Bello il video, bella la canzone, tanto carina la Francesca Michielin

lunedì 25 giugno 2018

Recuperi Sky on demand (Maggio/Giugno 2018)

Sembra strano a dirsi, ma per la prima volta ho davvero concluso una lista di film da vedere, anche se in verità la suddetta, come accennato nella prima parte di quasi due mesi fa, a tal proposito qui potete trovare la prima tranche (con film quali: Il prezzo della gloria, Ma Ma: Tutto andrà bene, Fiore, Che Dio ci perdoni, Zeta e Noi siamo Francesco), essa conteneva solo 12 titoli. Quindi niente di così impegnativo, eppure questa lista di film, di film che non potendo o non riuscendo a registrare, ho dovuto scaricare e vedere tramite Sky Go, mi ha comunque impegnato parecchio. Ma soprattutto alcuni hanno reso meno delle mie aspettative, come in parte successe anche nella prima parte (e quindi alcune piccole delusioni avrei fatto meglio ad evitare, dopotutto a parte 3-4, tutti gli altri hanno risicato la sufficienza), tuttavia dopo aver concluso questo piccolo "progetto", sono comunque contento di averli visti tutti.

venerdì 22 giugno 2018

The War: Il pianeta delle scimmie (2017)

Quando, nel lontano 2010, 20th Century Fox annunciò il reboot della saga de Il Pianeta delle Scimmie in pochi avrebbero puntato un euro sulla riuscita dell'operazione. Il periodo era quello dei remake da parte di tutte le case cinematografiche, segno, secondo molti, di povertà creativa. Le idee originali, ad Hollywood, sembravano latitare e Rise of the planet of the apes uscì un po' in sordina. Il successo di pubblico e critica fu immediato e lo stesso fu per Dawn of the planet of the apes, nonostante il passaggio di regia nelle mani di Matt Reeves. Ed è per questo che ci si aspettava una conclusione ad altissimi livelli per chiudere una trilogia prequel d'autore. Così è stato. The War: Il pianeta delle scimmie (War for the Planet of the Apes), film del 2017 diretto e co-sceneggiato dal regista statunitense, è il film (un film che si regge benissimo sulle proprie gambe, malgrado gli ovvi rimandi non solo ai due prequel ma anche alla saga originale, con una chiusa nient'affatto scontata, di certo non per come matura) più riuscito dell'intero trittico dedicato alle scimmie. Questa nuova trilogia (una saga che è partita abbastanza bene con il film di Rupert Wyatt ed è andata a crescere: come ambizioni, epicità e anche come durata dei film) de Il pianeta delle scimmie è infatti e probabilmente uno dei casi di blockbuster fantascientifici più interessanti dei nostri tempi. Perché sì, dopo l'incipit finale di Apes Revolution: Il pianeta delle scimmie era quello che ci si aspettava da questo capitolo (molto probabilmente) finale, ovvero la spettacolare resa dei conti, ma ciò avviene in modo (alternativo, più adulto) ancor più migliore di quello che si prospettava, giacché The War: Il pianeta delle scimmie è il punto di arrivo che non ci saremmo mai aspettati all'inizio della saga, qualcosa di più unico che raro nel cinema hollywoodiano contemporaneo, qualcosa che si può certamente paragonare ad altri due blockbuster del 2017 (ed entrambi visti quest'anno, entrambi con risultati e giudizi finali più che lusinghieri): Logan: The Wolverine di James Mangold e Blade Runner 2049 di Denis VilleneuveThe War difatti non è solo un film di guerra (perché anche qui siamo di fronte ad una rielaborazione di generi riuscitissima, western, azione e fantascienza), un'opera stratificata e complessa capace di raggiungere un lirismo epico e un respiro cinematografico d'altri tempi, accompagnato però da uno spettacolo visivo sempre protagonista.

giovedì 21 giugno 2018

Trust - Il rapimento Getty (1a stagione)

Ero indeciso se vedere prima il film o la serie, poi quest'ultima è approdata su Sky e non ci sono stati più dubbi, ho visto la serie e ho fatto anche bene, anche se il film prima o poi lo recupero ugualmente, anche solo per vedere le differenze tra i due lavori, tra due mondi, tra due modi simili eppure così differenti di approcciare un racconto, di trarne conclusioni e costruire un universo narrativo partendo da un evento vecchio di quarantacinque anni. Sì perché Trust: Il rapimento Getty, la nuova serie tv antologica della rete via cavo FX (quello di Sons of AnarchyThe Americans e Fargo, per fare qualche nome) andata in onda in Italia (e conclusasi settimane fa) su Sky Atlantic, è incentrata sulla stessa vicenda, la stessa storia portata sul grande schermo pochi mesi fa da Ridley Scott in Tutti i soldi del mondo. Una cosa che certamente potrebbe non piacere a chi si troverebbe davanti, a pochi mesi di distanza, la stessa storia, peraltro vera e quindi dal finale già ben noto. Ma se non si conosce (neppure parzialmente) la suddetta storia o non si è vista la pellicola (come nel mio caso) ci si potrebbe trovarsi di fronte ad una serie sorprendente e appassionante, una serie che meriterebbe molta più attenzione (basta infatti guardare il primo episodio di Trust per capire che la serie merita, e parecchio), non solo perché questa nuova serie ideata, scritta e diretta, almeno nei primi episodi, da Simon Beaufoy e Danny Boyle, già coppia da Oscar per The Millionaire, è una serie che eccelle in tutti i campi, ma perché essa offre l'incredibile possibilità (già avvenuta in passato ma non a così pochi mesi di distanza) di vedere come due diversi approcci affrontano lo stesso episodio. La serie difatti, offre la perfetta opportunità per capire quali possano essere oggi le differenze tra cinema e serie tv (anche se in questo suddetto caso non posso fare ancora nessun confronto). Una differenza che sta principalmente nella sua durata (non a caso in Trust le cose sono molto differenti e i tempi molto più dilatati), e il dubbio in questo caso è, soprattutto dopo averla vista, può riuscire un film ad approfondire una vicenda così controversa, complessa e ricca di sfumature come questa?

mercoledì 20 giugno 2018

Cars 3 (2017)

È difficile capire quando è tempo di fermarsi, di cercare altre strade, di guardare al futuro. Un po' perché non è così facile cambiare drasticamente vita, un po' perché è complicato accettare una realtà che non vogliamo vedere. Questo Saetta McQueen lo sa bene in Cars 3, film d'animazione del 2017 diretto da Brian Fee, terzo capitolo della serie iniziata con Cars: Motori ruggenti nel 2006 che si avvale nuovamente di un cast vocale originale d'eccezione: Armie HammerNathan FillionOwen WilsonKerry WashingtonBonnie Hunt e Chris Cooper, tra i tanti. La pellicola infatti, che propone un'amara seppur importante riflessione tra vecchio e nuovo, tra le vecchie e le nuove tecnologie, ci racconta di Saetta McQueen che, senza rendersene conto, si ritroverà con le spalle al muro quando la tecnologia busserà alla sua porta e sfreccerà sull'asfalto. Quest'ultimo difatti è costretto ad affrontare una nuova generazione di auto da corsa che minacciano non soltanto il suo primo posto nel mondo delle corse, ma anche la sicurezza interiore che l'ha reso un campione. Saetta insomma è vecchio, obsoleto perché le nuove tecnologie ha prodotto auto migliori in tutto della vecchia generazione alla quale Saetta appartiene: più veloci, aerodinamiche, e tecnologiche. Per lui quindi la stagione del declino (non bastasse un grave incidente) è ormai alle porte con il conseguente inevitabile ritiro. Ma il mito resiste e viene carpito dal solito faccendiere senza scrupoli che tenta di lucrare su un marchio ancora tanto amato e che vende. Dopo i primi disastri (la tenacia da sola non basta), Saetta è sull'orlo di essere licenziato ma riesce ad ottenere un'ultima possibilità: allenarsi come vuole lui, fuori all'aperto e secondo i vecchi metodi che lo avevano reso campione. Lo accompagna la giovane istruttrice Cruz Ramirez, in realtà campionessa dall'enorme potenziale inespresso, autoconvintasi di non essere un pilota a seguito di un'esordio alle gare non proprio felice. La risalita è perciò lunga e difficoltosa ma saranno proprio le esperienze positive e negative che permetteranno al nostro eroe di tornare in corsa, o quasi, per trovare finalmente il suo posto nel nuovo mondo e dare forse una svolta alla sua vita.

martedì 19 giugno 2018

[Games] Watch Dogs

Non so, sarà stato forse un bug, sarà stato lo stesso sistema di gioco, ma ho trovato parecchie difficoltà a giocare a Watch Dogs, videogioco action-adventure (sviluppato da Ubisoft Montréal) del 2014. Il gioco infatti, avuto in regalo mesi fa dalla piattaforma Uplay, non mi ha permesso di cambiare e personalizzare i comandi, e si sa che se quando si gioca soprattutto dal PC non avere la possibilità di farlo penalizza la giocabilità, o almeno per me (viste soprattutto le mie "leggere" difficoltà manuali) è stato così. Anche se in ogni caso, dopo essermi adattato in qualche modo (nonostante tanti bottoni da destra e sinistra e soprattutto alcune "combo" fastidiose) sono riuscito a giocare e anche con discreti risultati, anche perché il gioco, nonostante alcuni difetti, è riuscito comunque a divertirmi, non tantissimo in verità ma sufficientemente. Watch Dogs difatti, di cui c'è già un sequel e il terzo è stato annunciato all'E3 del 2018 (a tal proposito anche questo fu annunciato all'E3, ma nel 2012), che mi ha comunque deluso per alcuni aspetti, è un gioco molto interessante, innovativo e solido, anche se imperfetto. Ma per comprendere, conoscere e sapere meglio partiamo dal principio, ed analizziamo tutti i dettagli. Partiamo ovviamente dalla componente narrativa, che sostanzialmente gira intorno alla (classica) vendetta, nuda e cruda. Il nostro alter ego (Aiden Pierce) è infatti tormentato dalla perdita della nipote, perdita causata dalle nostre attività illegali da hacker e ladro informatico, ovviamente questo non fa altro che farci arrabbiare ancora di più e ci lanceremo quindi alla ricerca di chiunque si sia macchiato di tale omicidio. Peccato che nonostante la trama (tuttavia prevedibile) riesce comunque a tenere vivo l'interesse in chi sta giocando, anche solo per scoprire come l'epopea della famiglia Pierce andrà a finire, lo sviluppo quasi sempre lineare e classico non aiuta, perché nonostante l'argomentazione particolare (l'hacking ricoprirà un ruolo fondamentale) in ciò i personaggi, pur essendo dotati di una discreta dose di carisma, non raggiungono quasi mai quella carica emotiva che ci si aspetterebbe da un gioco con una componente narrativa così forte. Certo, la trama è solamente uno strumento a servizio di una giocabilità che tuttavia offre qualcosa di variopinto e divertente nel mondo degli open world, mi riferisco ovviamente al sistema di hacking, ma mi aspettavo qualcosa in più.

lunedì 18 giugno 2018

47 metri (2017)

Gli quali continuano ad essere tra i soggetti prediletti dell'industria cinematografica e anche questo claustrofobico thriller di ambientazione subacquea ricorre al loro immarcescibile fascino, costruendovi intorno una trama essenziale. Così tanto che prima di guardarlo ammetto che non mi aspettavo molto da 47 Metri (47 Meters Down), film del 2017 co-scritto e diretto da Johannes Roberts, mi sembrava infatti un film senza troppe pretese e invece, come accaduto lo scorso anno con Paradise Beach (da cui il film sembra quasi prendere ispirazione, soprattutto per la capacità di suscitare tensione ed angoscia) ho dovuto ricredermi, anche se questo film, che non cerca strade complicate o di elevarsi a masterpiece della cinematografia ma che punta invece al cuore dello spettatore, centrando comunque l'obiettivo, è una spanna sotto quella piccola sorpresa con la bellissima Blake Lively protagonista. Il film difatti, paga certamente la poca originalità della sceneggiatura e del soggetto (anche se è innegabile che la cinematografia di genere, che negli ultimi anni ha virato pesantemente sul trash, riesce ancora oggi a proporre spunti sempre interessanti), e la banalità di certe situazioni e decisioni (e quindi contraddizioni). Tuttavia, poiché questo è un film che non si proietta in primo luogo nel genere degli Shark Movie, visto che l'animale, reso famoso da Steven Spielberg come una perfetta macchina di morte, non è l'unico elemento a tenere in scacco le due protagoniste, una scorta di aria limitata e le comunicazioni con la superficie interrotte sono gli elementi scelti infatti per rendere la tensione ancora più palpabile (non mancasse l'ambientazione soffocante), e poiché è questo un film molto meno scontato di quanto si possa pensare, il suddetto riesce a rendersi assai soddisfacente. Proprio perché seppur di film sugli squali ne abbiamo visti a gran quantità, la buona regia e scrittura del regista (del comunque in ogni caso poco apprezzato horror sovrannaturale The Other Side of The Door e che ultimamente è al cinema con lo slasher horror The Strangers: Prey at Night, sequel del film con Liv Tyler) rendono 47 Metri un buon film che riesce a tenere alta la tensione fino all'ultimo. Giacché creare atmosfere claustrofobiche nell'immensità dell'oceano non è certo semplice, ma questa pellicola, anche grazie ad una efficiente fotografia (che ci fa comprendere l'incapacità umana di fronte la profondità oceanica), ci riesce alla perfezione.

venerdì 15 giugno 2018

Blade Runner 2049 (2017)

Sarò sincero, avevo il fucile puntato quando ho saputo del sequel di Blade Runner (d'altronde i sequel di certi capolavori come lo fu quello di Ridley Scott, non vengono visti di buon occhio). In seguito, alla notizia che Denis Villeneuve (soprattutto dopo aver, l'anno scorso, l'anno precedente e in questo, visto alcuni dei suoi straordinari lavori) avrebbe diretto il film, il dito sul grilletto si è allentato. Villeneuve è un regista con i fiocchi e la recente escursione fantascientifica di Arrival me lo ha confermato. Certamente mi sono detto, chi glielo fa fare ad impelagarsi in un film del genere, entrato nell'immaginario mitico della settima arte. Ha molto da perdere e poco da guadagnare. Una sfida coraggiosa piena di insidie e rischi, tuttavia ben ripagata (anche se sotto certi aspetti si poteva addirittura fare di meglio, e questo è veramente un peccato, vista la qualità generale e l'impegno profuso alla regia). Blade Runner 2049, film del 2017 diretto dal regista canadese classe '67, è infatti un valido e degno sequel dell'originale. Soprattutto perché la scelta di affidare appunto all'ottimo Denis Villeneuve la regia, che è stata sicuramente accorta da parte di Ridley Scott (che in questa operazione per fortuna si è ritagliato un ruolo da produttore, che da qualche tempo a questa parte sembra adattarsi meglio alle sue ambizioni, specialmente quando riesce a tenersi lontano dalla cinepresa, come visto nel deludente Alien: Covenant) si è rivelata azzeccata. Dopotutto lui è tra i registi migliori della sua generazione, è solo lui poteva garantire fedeltà (per quanto possibile) alla materia originale, e solo lui poteva al tempo stesso, con il suo sguardo originale e personale, non farsi schiacciare dal peso del confronto. Perché sì, con Blade Runner 2049, un bellissimo film, teso e pieno di spunti, egli regge, nonostante in verità non riesca a toccare quelle vette di visionarietà e di profondità esistenziale dell'originale (e dopotutto era impossibile per chiunque riuscirci), il confronto, non sfigurando quindi quasi per niente.