martedì 21 agosto 2018

Notte Horror 2018: La mosca (1986)

Arriva l'estate e al cinema o alla tv ecco che fanno capolino gli horror, ma nella blogosfera (stesso periodo, stesso genere) ecco che finalmente torna anche la Notte Horror, con la sua quinta edizione, la terza a cui partecipo, dopo The Faculty nel 2016 e Stigmate nel 2017, un'edizione in cui ho deciso di vedere un film che mi duole (e colpevolmente) ammettere non avevo mai visto, e il motivo è abbastanza semplice, ovvero che non solo in tv non è passato spesso e in orari non propriamente consoni, ma perché all'epoca e poi dopo, complicato era vedere questi generi di film, solo successivamente le possibilità, con l'avvento di internet (anche perché cd o dvd di film non ho mai comprato), sono aumentate sensibilmente, non a caso ultimamente la fase di recupero è all'inizio e questo film l'ho scaricato. E non sto parlando di un film qualsiasi, ma di un cult inossidabile, di un film ottimo che travalica il genere, perché ha tante cose da dire e tante critiche da fare, una mente intelligente alla sceneggiatura e un occhio stupendo che sa girare un'oretta e mezza praticamente perfetta, senza una sbavatura, tutto è perfettamente dove e quando deve esserci. Né più né meno. Anzi il di più c'è eccome: effetti speciali che sono tanto più inquietanti oggi, e a distanza di trent'anni, della CGI fasulla e anti-realistica che certe produzioni ci propinano oggi a dosi industriali. Un film che semplicemente oggi sarebbe impossibile realizzare, che si prende i suoi tempi, che cresce di tensione piano piano, scritto con la testa e recitato bene, senza strizzatine d'occhio varie né "gigionerie" fastidiose, cupo pessimista e cattivo, disturbante dall'inizio alla fine. Parlo ovviamente del bellissimo La mosca (The Fly), film del 1986 diretto da David Cronenberg, una perla del cinema e soprattutto del genere horror per davvero. Una perla così incredibile che dopo averla scoperta, andrò dritto (quando potrò) a recuperarmi tutti i film di questo straordinario regista, che conosco poco, soprattutto mi manca completamente il vecchio Cronenberg (quello giovane invece lo conosco abbastanza giacché ho visto tutti i suoi ultimi 4 lavori). E, diamine, ne vale la pena se siamo su questo livello.

lunedì 20 agosto 2018

Loving (2016)

Se la storia d'amore nata nel 1947 tra l'erede al trono del Botswana e un'impiegata bianca londinese, al centro del film A United Kingdom, cambiò la storia, almeno in una parte del mondo, la storia d'amore tra Richard e Mildred Loving (bianco lui, nera lei) a fine anni '50 cambiò invece uno dei pochi paesi che all'epoca senza esitazioni ancora non accettava il matrimonio interrazziale, parlo ovviamente degli Stati Uniti d'America, che sempre definitosi il paese della libertà negli anni '60 proibiva l'unione di due razze e che negli anni a seguire continuerà a lottare (e non ha mai finito di fare ancor oggi) contro la piaga razziale, sempre presente nel sud della sua sterminata nazione. Loving per questo, film del 2016 scritto e diretto da Jeff Nichols, è un film interessante, che parla di un argomento importante e relativamente poco noto, ma purtroppo non lo fa benissimo (e personalmente è leggermente migliore il film di Amma Asante). L'idea del regista è quella di raccontare la vera storia dei Loving, una coppia interrazziale residente in Virginia sul finire degli anni '50, le cui vicissitudini giudiziarie hanno portato poi alla messa al bando delle leggi nazionali che proibivano i matrimoni misti. La cosa segnò una grandissima conquista in tema di diritti civili per gli Stati Uniti, in quegli anni tema di discussione fortissimo all'interno del paese, dal momento che le persone di colore si trovavano ancora discriminate in molti ambiti della vita. Ci troviamo precisamente nel 1958, quando una coppia interrazziale, viene arrestata e condannata ad un anno di detenzione (che possono evitare se abbandonano lo stato e non vi fanno ritorno per 25 anni), rei di essersi sposati. Accettano il verdetto e si trasferiscono, ma dopo una lunga permanenza a Washington, Mildred abbraccerà l'idea di mettere in piedi una battaglia legale contro la Virginia, che passerà alla storia come "Loving contro Virginia", che porterà poi, come detto in apertura, all'abolizione del divieto di contrarre matrimoni misti.

sabato 11 agosto 2018

La guida tv della settimana di Ferragosto

Il blog e tutto il suo mondo di rubriche social (di consigli televisivi serali e notturni) va in ferie per tutta la prossima settimana, e quindi come già fatto in occasione delle scorse festività natalizie (qui), vi segnalo cosa andrà in onda di interessante in tv da stasera fino al 19 Agosto, perché solo il 20 del mese il blog riaprirà i battenti. Tuttavia una precisazione importante, anzi due: ovvero che se i canali cambieranno programmazione all'ultimo minuto non sarà di certo colpa mia, e che ovviamente poiché ad oggi è impossibile conoscere la programmazione di tutta la settimana che verrà, il post sarà (giornalmente forse o mercoledì/giovedì) aggiornato. In ogni caso, ecco i miei consigli su cosa c'è e cosa vedere nei prossimi giorni, ma soprattutto buone vacanze, a presto.

SABATO 11 AGOSTO 2018

Premium Cinema Emotion - Ore 19.03 La tempesta perfetta
Sky Cinema Stars - Ore 19.05 L'attimo fuggente
Sky Cinema Max - Ore 21.00 47 Metri
Rai Movie - Ore 21.10 Eden Lake
Italia 1 - Ore 21.10 Il Signore degli Anelli: Le due torri
Premium Cinema Energy - Ore 21.15 Whiteout: Incubo bianco
Sky Cinema Passion - Ore 22.45 The Illusionist: L'illusionista
Premium Cinema - Ore 22.54 Moglie e marito
Paramount Channel - Ore 23.00 Freddy vs. Jason

venerdì 10 agosto 2018

La mia compilation Anni '80

Ve l'avrò detto e più volte ripetuto che gli anni '80 son per me, musicalmente gli anni d'oro della suddetta arte d'espressione (non sminuendo in ogni caso i '70 e i '90). E così, dopo avervelo promesso, ecco la mia compilation definitiva (forse), relativa a quegli anni. Una compilation che ha già avuto una postilla, con La mia top 10 dei tormentoni estivi degli anni '80 redatta l'anno scorso, di cui alcuni brani tuttavia, ci saranno anche in questa "nuova" raccolta, raccolta che appunto conterrà categoricamente (e però) solo le canzoni uscite tra il 1980 e il 1989. Una passione nata per quest'epoca di musica grazie al cinema (ma non solo ovviamente), grazie soprattutto ad un film in particolare, per sapere quale vi basterà cliccare sulla playlist (mettere tutti i video era impossibile, e perciò saranno tutte in una raccolta). Qui sul post infatti scriverò solamente la lista completa dei titoli, titoli che comprendono nomi prestigiosi della discografia mondiale, Europe, Michael Jackson, Bonnie Tyler, Roxette, Cindy Lauper, Madonna, Guns N' Roses, Queen, Bon Jovi, Rick Astley, Spandau Ballet, Tears for Fears e tantissimi altri. E per finire anche gli artisti italiani. Tutti titoli quindi di cui inutile è commentare, bisogna solo sentire e basta, perciò mettetevi comodi e alzate il volume, perché il viaggio è parecchio lungo.

  1. Robert Tepper - No Easy Way out
  2. Survivor - Burning Heart
  3. John Cafferty - Hearts On Fire
  4. Survivor - Eye Of The Tiger
  5. Europe - The Final Countdown
  6. Europe - Carrie
  7. Bonnie Tyler - Total Eclipse of the Heart
  8. Michael Jackson - Beat It
  9. Michael Jackson - Billie Jean
  10. Roxette - Listen To Your Heart
  11. Roxette - The Look
  12. Cyndi Lauper - Time After Time
  13. Cyndi Lauper - Girls Just Want To Have Fun
  14. U2 - Pride (In The Name Of Love)
  15. Madonna - Like A Prayer
  16. Madonna - La Isla Bonita
  17. George Michael - Careless Whisper
  18. Phil Collins - Another Day In Paradise
  19. Belinda Carlisle - Heaven Is A Place On Earth
  20. Eurythmics - Sweet Dreams
  21. Guns N' Roses - Paradise City
  22. Guns N' Roses - Welcome To The Jungle
  23. Guns N' Roses - Sweet Child O' Mine
  24. Aerosmith - Rag Doll
  25. AC/DC - Back In Black
  26. Mike Oldfield - Moonlight Shadow ft. Maggie Reilly
  27. Alphaville - Forever Young
  28. Queen - I Want To Break Free
  29. Queen - Crazy Little Thing Called Love
  30. Queen - A Kind of Magic
  31. Queen - Radio Ga Ga
  32. Queen - Another One Bites the Dust
  33. Freddie Mercury - Living On My Own
  34. Dead Or Alive - You Spin Me Round
  35. Toto - Africa
  36. The Police - Every Breath You Take
  37. Bon Jovi - Livin' On A Prayer
  38. Bon Jovi - You Give Love A Bad Name
  39. Wham! - Wake Me Up Before You Go-Go
  40. Culture Club - Karma Chameleon
  41. Culture Club - Do You Really Want To Hurt Me
  42. The Human League - Don't You Want Me
  43. Baltimora - Tarzan Boy
  44. Rick Astley - Never Gonna Give You Up
  45. Rick Astley - Together Forever
  46. Tears For Fears - Everybody Wants To Rule The World
  47. Tears For Fears - Shout
  48. The Buggles - Video Killed The Radio Star
  49. Supertramp - It's Raining Again
  50. Men At Work - Who Can It Be Now?
  51. The Proclaimers - I'm Gonna Be
  52. Spandau Ballet - True
  53. Spandau Ballet - Gold
  54. Bryan Adams - Heaven
  55. David Bowie - Let's Dance
  56. Starship - Nothing's Gonna Stop Us Now
  57. Simply Red - Holding Back The Years
  58. Crowded House - Don't Dream It's Over
  59. Gazebo - I Like Chopin
  60. Double - The Captain Of Her Heart
  61. Paul Young - Everytime You Go Away
  62. Bruce Springsteen - Dancing in the Dark
  63. Scorpions - Rock You Like A Hurricane
  64. The Clash - Should I Stay or Should I Go
  65. Raf - Cosa resterà di questi anni 80
  66. Raf - Self control
  67. Ivana Spagna - Easy Lady
  68. Vasco Rossi - Vita spericolata
  69. Tullio De Piscopo - Andamento Lento
  70. Massimo Ranieri - Perdere l'amore
  71. Antonello Venditti - Ci Vorrebbe Un Amico
  72. Ricchi e Poveri - Sarà perché ti amo
  73. Maledetta primavera - Loretta Goggi
  74. Gianna Nannini - Bello e impossibile
  75. Toto Cutugno - L'Italiano

giovedì 9 agosto 2018

Kubo e la spada magica (2016)

Sembrava scontata nel 2017 la vittoria del Premio Oscar come miglior film d'animazione a Zootropolis, anche perché era l'unico che all'epoca avevo visto (e che avevo recensito in modo del tutto positivo) e perché la critica ne parlava così bene che tutto era ormai deciso, e infatti vinse quel premio ed anche con merito, tanto che sembrava che tutti gli altri in lista non avrebbe avuto speranza, eppure, anche se sono comunque convinto sia stata quella la scelta giusta, è innegabile che questi proprio brutti non erano affatto, anzi, film come Oceania e La mia vita da zucchina (del quintetto mi manca ancora La tartaruga rossa), avevano infatti ottime chance perché sono poi risultati dei gran bel film d'animazione, un po' come lo è senza dubbio il bellissimo Kubo e la spada magica (Kubo and the Two Strings), film d'animazione in stop-motion del 2016 diretto da Travis Knight che, seppur non perfetto, è certamente uno dei migliori film d'animazione prodotti negli ultimi anni, un film, una favola, suggestiva, visivamente e tecnicamente brillante ma soprattutto emotivamente profonda. Un'avventura epica dalle lontane radici fantasy, affascinante, misteriosa, coinvolgente ma non per questo meno divertente. Uno di quei rari casi in cui si riesce a vedere realizzata con (apparente) semplicità la sintesi da molti inseguita di una animazione in grado di parlare a diversi pubblici, di offrire insegnamenti e spunti, senza cadere nella pedanteria o nella retorica e soprattutto di farci perdere davvero in una favola in cui anche la magia è credibile. La produzione della Laika non è nuova a questi successi, dopo La sposa cadavereCoraline e la porta magicaParaNorman e Boxtrolls (che tuttavia non ho ancora visto), ma nel caso del film diretto dall'esordiente (alla regia, ma già produttore degli ultimi due dei suddetti) Travis Knight la fascinazione è davvero notevole. L'avventura del piccolo Kubo infatti, cantastorie e mago degli origami, costretto a sfuggire da persecutori soprannaturali e a cercare di scoprire il mistero legato alla sua famiglia, indizio dopo indizi, ci fa attraversare con lui mondi talmente diversi nei quali viene spontaneo sospendere l'incredulità, tanta è la forza visiva e narrativa di quello che vediamo scorrere sullo schermo.

mercoledì 8 agosto 2018

Westworld (2a stagione)

Parto subito col dire che purtroppo questa stagione non è all'altezza della prima (che ho letteralmente adorato, qui la recensione), e credo che difficilmente la serie tornerà mai ad avvicinarsi così tanto alla (quasi) perfezione (che non esiste e forse non esisterà mai), ma siamo sempre davanti ad uno dei migliori prodotti televisivi contemporanei, capace di distinguersi tanto per la raffinatezza delle tematiche quanto per l'ottima qualità della realizzazione. Perché questa seconda stagione di Westworld è qualcosa di notevole, un'opera dalla qualità di gran lunga superiore alla media televisiva, ma allo stesso tempo altalenante, a tratti deludente, soprattutto al confronto della prima, indimenticabile stagione. Questa doverosa premessa per dire che, di conseguenza, mai mi sarei aspettato di rimanere insoddisfatto o indifferente alla visione di Westworld 2, eppure eccomi qui a tirare le somme sulla seconda stagione, da poco (2 mesi) conclusasi e, a conti fatti, la mia opinione è più negativa che positiva. O, cosa ancora peggiore, è più un'opinione neutra, da parte di una persona che non è rimasta particolarmente colpita da quanto visto sullo schermo. Perché dopo una prima stagione che mi aveva non solo soddisfatto ma anche incuriosito a scoprire di più, attendevo con grande aspettativa la seconda stagione, sperando che gli sceneggiatori avessero in serbo per noi spettatori una prosecuzione all'altezza dell'originale. E invece, anche se questa volta gli autori non hanno fatto giochi di prestigio con la trama, ma hanno deciso di giocare a carte scoperte (il problema è capire in che ordine vadano lette queste carte, come incastrare tra di loro i tanti pezzi di questo puzzle dal disegno sfocato), non tutto funziona in modo adeguato. Questo perché viviamo gran parte della storia dal punto di vista di Bernard (Jeffrey Wright) e la sua mente è danneggiata, frammentata, passa continuamente da una memoria all'altra rendendogli difficile comprendere l'ordine temporale delle vicende. Noi siamo confusi tanto quanto lui e questa soluzione di farci immedesimare nel personaggio personalmente l'ho trovata brillante, seppur fonte di alcune problematiche. Non è un segreto che i due "creatori" Christopher Nolan e Lisa Joy si divertano come matti a confondere gli spettatori, sfidarli a capirci qualcosa in ciò che stanno guardando, ma forse qui si sono fatti scappare un po' troppo la mano, rendendo le cose talvolta più complesse del necessario. La storia tende ad una frammentazione eccessiva e non riesce a scorrere naturalmente come dovrebbe, rendendo in alcuni punti la "sfida" più frustrante che divertente. E infatti sembri che la seconda stagione di Westworld abbia perso per strada un elemento non proprio secondario: la narrazione.

martedì 7 agosto 2018

[Cinema] Il livello della commedia italiana moderna

Negli ultimi mesi Sky ha proposto ai suoi spettatori, tramite la dicitura "a pochi mesi dalle sale", alcune commedie italiane in prima visione, in questo caso specifico quattro pellicole, e quindi quale migliore occasione come questa, tastando così il polso alla commedia di genere, per capire, dopo l'ovvia visione, quale sia il livello della commedia italiana moderna?. Ebbene, le mie perplessità e i miei dubbi, siccome ultimamente mi trovo spesso a valutare mediocremente tante commedie soprattutto italiane, hanno avuto conferma. Perché in Italia solo una commedia su 4 riesce nel suo intento (come potrete vedere dalle mie recensioni), riesce a raggiungere la sufficienza piena (di più è alquanto raro), mentre la metà sono da bocciare (probabilmente era meglio non produrre nemmeno) e l'ultima da "rimandare". Certo direte voi, questo è soprattutto un giudizio più soggettivo che oggettivo, tuttavia è innegabile non accorgersi di questa crisi comica, di come molte commedie ricamano sempre intorno agli stereotipi, alla banalità ed alla volgarità, insieme ad una prevedibilità e una superficialità di fondo, e che solo pochissimi prodotti grazie a sprazzi di originalità, genialità ed imprevedibilità riescono ad alzare la qualità del Made in Italy (non è un caso che film come Perfetti sconosciuti o alcuni della cinematografia di Checco Zalone, Quo vado?, l'abbiano fatto). L'arte della nobile commedia all'italiana infatti (assente oramai dagli anni '70 e '80) ultimamente latita. Questo perché un tipo di commedia fece capolino vent'anni fa (il cinepanettone, con l'idea che per far ridere bisognava essere volgari), e da allora tutte, cercando di realizzare il successo di un "franchise tematico" che a parte nei primi film fece furore fino a diventare però successivamente un vizio (un qualcosa di ormai abusato e di basso livello), finiscono nel vortice della mediocrità. Per fortuna però alcuni nuovi soggettisti e sceneggiatori, seguendo l'insegnamento dei grandi maestri che ci facevano ridere o sorridere, e slegandosi in gran parte da quel tipo di commedia, brillantemente provano a rialzare il tiro, anche se tutti non ci riescono. Tuttavia quei pochi lo fanno e anche bene, seppur non eccezionalmente (Piuma e L'ora legale gli esempi ultimi da me constatati in positivo). Ed è paradossale tuttavia che al centro di questa nuova linfa ci sia un solo attore. Difatti in questi anni di profonda crisi della commedia all'italiana, l'unica autentica certezza sembra esser diventata Edoardo Leo. Con lui, infatti, la commedia all'italiana sembra aver trovato quel giusto equilibrio tra innovazione e tradizione. Che si tratti di un film da lui diretto e interpretato o come nel caso dell'ultimo film della mia selezione solamente interpretato (anche se in Io c'è il suo contributo sembra esserci pure nel soggetto e nella sceneggiatura), il cinema di e con Edoardo Leo presenta sempre delle caratteristiche ben precise che lasciano immaginare che l'attore romano, negli ultimi anni, scelga con molta attenzione le sceneggiatura da sposare senza lasciarsi "corrompere" dal vil denaro (fulgidi esempi il brillante Loro chi? e la spassosa trilogia di Smetto quando voglio). Massimo rispetto per Leo, dunque, che in poco più di cinque anni ha saputo donare nuova linfa al genere italiano per eccellenza imponendosi come miglior commediante del momento, sperando che di attori, registi e sceneggiatori così nel futuro ci siano ancora, perché comunque adesso il livello della commedia italiana è intorno alla mediocrità.

lunedì 6 agosto 2018

Sharknado 5: Global Swarming (2017)

Dopo la chiusura del canale Sci-fi della ormai defunta AXN, avevo poche speranze di recuperare (stessa cosa dicasi per la quarta stagione di Z NationSharknado 5, poi un giorno senza saperlo (verso metà luglio) è approdato su DMAX (e in tal senso spero che prima o poi l'ultima stagione della serie sugli zombie approderà anch'essa in Italia), perciò mi sono messo comodo, ho spento il cervello e l'ho finalmente visto. Perché dopo aver visto e commentato tutti i precedenti capitoli (qui la recensione del quarto) l'attesa per il quinto capitolo era un qualcosa di difficilmente quantificabile, anche se non come per il quarto. L'attesa per quello che è ormai considerato appuntamento fisso (di ogni cultore del trash) dell'estate non solo americano dal 2013, è proprio in questo periodo infatti che la saga di Sharknado si arricchisce di un nuovo tassello della propria, personalissima, mitologia. Il punto più alto mai toccato dalla Asylum, capace di dar vita ad un franchise capace di diventare virale ed emergere nella svariata lista di produzioni coeve della casa di produzione americana grazie ad un'idea di cinema di serie z tutto indirizzato su una spiccata, e irresistibile, esagerazione e su una vena citazionista sempre più marcata. Dopo il primo capitolo, sicuramente il più debole e acerbo (ma tuttavia il meno peggio tecnicamente e narrativamente, e certamente il più geniale perché i sequel sono solo seguiti della genialità protesa col primo), la serie si è avviata verso un crescendo, sempre ovviamente rivolto ad un ridicolo "sense of wonder", che si è ulteriormente evoluta (in attesa forse a giorni del sesto capitolo) con Sharknado 5: Global swarming, film del 2017 e quinto capitolo (capitolo che dà a chi ancora segue la saga quello che si aspetta, astenersi quindi tutti gli altri) della saga sugli squali volanti più famosi al mondo. Saga fantascientifica e demenziale che supera se stessa in trovate folli e fantasiose. Il quinto episodio della saga sfiora infatti vette di follia inarrivabili: il fantasioso sceneggiatore Thunder Levin e il regista Anthony C. Ferrante (rei di tutti i capitoli) dimostrano difatti di potersi inventare situazioni ancora più assurde (e di questi tempi creare qualcosa che non si è mai visto è praticamente impossibile, per cui un complimento è doveroso).

venerdì 3 agosto 2018

Scappa: Get Out (2017)

Il 23 gennaio, all'annuncio delle nomination degli Oscar 2018, un nome su tutti balzò all'occhio con grande sorpresa ed incredulità, era quello di Scappa: Get Out, prodotto (secondo alcuni estimatori) dal Re Mida dell'horror indipendente Jason Blum (e la sua casa di produzione Blumhouse) e scritto e diretto dall'esordiente Jordan Peele. Personalmente infatti proprio non capivo come avesse fatto questo film (un ibrido con elementi del thriller psicologico, della commedia nera, della fantascienza e dell'horror), alquanto prevedibile dal trailer e non proprio originale nella trama (appunto questo Get Out da noi tradotto semplicemente con la parola scappa, che è il percorso che dovrà fare il nostro povero sciocco e innamorato ragazzo di colore in una giornata che già sembrava andare nel verso sbagliato per lui e la sua mente) a ricevere quattro candidature, compresa quella cruciale di Miglior Film. Per questo non posso perciò non rivelare che questo lungometraggio lo aspettavo da molto tempo e con ansia, e non solo perché sono un amante del thriller che questi anni ci ha regalato delle perle di rara bellezza e tensione, come lo sono stati The Invitation del 2015 e Man in the Dark del 2016, non dimenticando It Follows, opera seconda di David Robert Mitchell, ma proprio per capire il perché di questo successo, il perché di queste candidature e il perché dei premi vinti. Non riuscivo insomma a trovare risposta, ma la risposta c'è, ed è negli scorrevolissimi cento minuti di Get Out, che dopo un primo atto di tensione e di presagi ed un secondo di pura suspense disseminata tanto di indizi validi quanto di volutamente fuorvianti, rivela con un twist ingegnoso la sua vera natura: quella di un horror cristallino, mix di terrori terreni e paranormali, ironico ma tremendamente diabolico e strettamente aderente al cinema di "mezzanotte". Un film che riesce ad intrigare e intrattenere grazie ad un ritmo straniante, a dei dialoghi arguti e intelligenti e ad un'ottima costruzione narrativa della tensione. Questo film del 2017 è infatti, dopo averlo visto, il thriller psicologico-horror (poiché pur avendo gli stilemi dell'horror e alcune scene che lo ratificano come appartenente a pieno titolo al genere, è la psicologia che regge tutto il gioco rendendo ogni scena importante e portatrice di un proprio senso esclusivo) che non ti aspetti.

giovedì 2 agosto 2018

La mia collezione di Topolino

Quasi un anno fa, anzi, praticamente un anno fa, era il 3 agosto (qui) vi parlai di come e perché il Topolino era il mio passatempo estivo. Un passatempo che tuttavia non ho più ripreso in modo costante, ma che ultimamente ha trovato nuova linfa in me grazie anche a tanti post sull'argomento di alcuni amici blogger, che come me hanno sempre avuto una passione smodata per questo "classico" dei fumetti, un classico che ha tenuto compagnia a tante generazioni di appassionati. E così dopo aver spulciato nella mia libreria alla ricerca di questi fumetti, ho deciso di farvi vedere la mia collezione attraverso delle immagini scannerizzate della loro copertina, copertina che negli anni ha subito alcune modifiche, ma che rimangono sempre e comunque marchi distintivi di questo genere di passatempo letterario. Collezione che conta (e da quello che so nessuno è stato mai buttato, ma così sicuro purtroppo non sono) 80 Topolino, che raggruppa un arco lungo di 12 anni. Il primo numero infatti è del 1996, il numero 2119 del 9 luglio, un numero a cui sono legato proprio perché era estate e non avendo niente da leggere scelsi proprio il Topolino per una lettura non impegnativa. L'ultimo numero invece è del 2008, il numero 2760 del 21 ottobre, un numero speciale quello con Wall-E, film che ho adorato parecchio, che ha segnato però la fine. Una fine tuttavia solo cartacea, giacché ho letto altri numeri successivi (anche ultimamente) in modo digitale, ma questo è un altro discorso, ora concentriamoci sui numeri cartacei, a cui aggiungerò alcune news, e infine vedrete anche altre copertine di altri fumetti che ho trovato nella mia libreria, piena soprattutto di videogiochi (a cui dedicherò forse un post però più in là).

mercoledì 1 agosto 2018

Animali notturni (2016)

Personalmente non amo questi tipi di film sofisticati, criptici, che durante ma soprattutto a fine visione lasciano parecchi punti interrogativi senza una risposta sicura. Ve ne sarete forse accorti di ciò da alcune mie recensioni, da alcuni giudizi a certe pellicole simili (anche se non per tutti i suddetti casi). Sia chiaro però, Animali notturni (Nocturnal Animals), film drammatico e neo-noir del 2016 scritto, diretto e co-prodotto da Tom Ford (basato sul romanzo del 1993 di Austin Wright Tony & Susan), è un film solido, ma non è un grande film. Infatti questa pellicola, che mi ha lasciato abbastanza perplesso, anche perché pensavo meglio, vista la miriade di osanna ricevuti a destra e a manca, è una pellicola molto pretenziosa che cerca di mettere in scena, con un doppio livello narrativo, il tema della vendetta e dell'abbandono, inseguendo costantemente una profondità, in ciò che vuole narrare e veicolare, che però mai raggiunge. E in tal senso l'opera seconda del regista/stilista dopo A Single Man non pecca nel tema, sempre meritevole di interesse, ovvero le cicatrici, dolenti ancora dopo anni, causate da rapporti sentimentali finiti male, bensì nella struttura (un racconto-cornice da dramma sentimentale che racchiude come narrazione di secondo livello un revenge movie nel profondo West, con atmosfere alla Killer Joe o Non è un paese per vecchi), potenzialmente intrigante ma non priva di difetti, e nel legame troppo strombazzato tra i due livelli narrativi. L'impressione è difatti che la montagna abbia partorito il topolino: costruzione diegetica ambiziosa, grande fotografia, attori in grande spolvero, intensità dialogica, cura certosina nella messa in scena, quello che manca sono storie interessanti, approfondite, che non sappiano di già visto e stravisto. In questo senso, le due parti di cui è composta l'opera, quella reale su Susan e quella romanzesca su Tony e l'indagine del detective, vanno a pescare da bacini tematici particolarmente frequentati nel cinema hollywoodiano: la ricca donna infelice, il crimine e la violenza in scenari desolati. Non a caso la pellicola ci racconta della vita di una gallerista che va in crisi quando riceve un manoscritto da parte del suo ex-marito, la cui storia sembra essere una inquietante metafora del loro rapporto di coppia.