
E un'altra stagione cinematografica finisce, e nonostante un anno non particolarmente memorabile diciamo così, anche questa volta la suddetta si è rivelata intensa, come sempre d'altronde, anche perché da quando ho aperto il blog le mie visioni sono aumentate e migliorate sempre più, quindi niente di cui sorprendersi, anche se vedere e recensire 300 film ogni anno non è impresa facile. Ci son riuscito ancora, e ancora ci riuscirò sicuramente il prossimo di anno, già pieno di liste, di titoli, da depennare. Tornando a questo 2020, vorrei (prima di lasciare spazio all'ultimo listone dell'anno) comunque ricordare momenti significativi di quest'annata cinematografica. Perché tra notti horror, consigli Halloweeneschi, speciali cinema, commemorazioni, compleanni cinematografici (uno tra l'altro ci sarà a giorni), excursus orientali (prevalentemente giapponesi) tra l'animazione e non, filmografie registiche, trilogie ed altro, tanto ho visto, apprezzato e conosciuto. Ho cominciato con i pronostici e poi vincitori con annesse considerazioni personali sugli Oscar, ecco trilogia V/H/S e Mad Max, Miike, Sono, Lynch e Cronenberg tra i registi, festival horror e visioni "guardarobesche", infine nel mezzo di visioni periodiche revisioni al cinema di Argento, Gilliam, Spielberg, insomma di tutto. E sperando che vi abbia fatto piacere tutto ciò, vi do appuntamento alle classifiche finali che cominceranno lunedì, ed ovviamente al prossimo anno.

Le Mans '66 - La grande sfida (Sportivo/Dramma 2019) - Cinema e motori, gioie (poche) e dolori (molti). A invertire questa tendenza ci prova questa volta il poliedrico regista
James Mangold, l'uomo che ha risollevato le sorti del supereroe
Wolverine qualche anno fa (2013 e soprattutto
2017) e raccontato ancor prima le gesta di
Johnny Cash (2005), adattando per lo schermo (è sua anche la sceneggiatura) la vera storia di
Carroll Shelby e
Ken Miles e del loro sogno di riuscire a realizzare una macchina in grado di mettere termine al dominio Ferrari nella corsa probabilmente più famosa del mondo negli anni '60, le
24 Ore di Le Mans. Ed ebbene ci riesce, pur non essendo un regista adrenalinico come lo era il compianto
Tony Scott, il regista sa il fatto suo, si affida a
Christian Bale e
Matt Damon, condensa il tutto con un tono agrodolce che non guasta, e fa discretamente centro. Ecco infatti un film che celebra come meglio non si potrebbe l'epica delle corse automobilistiche in un epoca in cui il pilota contava più della tecnologia. Due coraggiosi sognatori la cui vicenda è raccontata da un film appassionante, segnato da appassionanti riprese delle performance sportive ma ricco di dettagli sui personaggi principali dei quali si evidenzia la profonda umanità e il notevole legame reciproco. Un film dallo stile splendidamente classico nel suo modo di concepire valori che esulano da pubblicità e marketing, che aiutano economicamente lo sport nello stesso modo in cui sono in grado di rovinarlo. Non raggiunge la spettacolarità del recente
Rush, ma è un film di tutto rispetto che offre un genuino piacere nel vederlo. Certo, ingannevole è il titolo, anche in lingua originale (non è la battaglia fra due colossi), ed è fin troppo evidente la sua natura tronfiamente americana (sugli italiani si è un po' ecceduto in caricature ma, perlomeno, è stata mantenuta una certa integrità di Enzo Ferrari, è
Remo Girone ad impersonarlo degnamente, che spicca in due scene) però, al di la di questo, il film riesce a colpire comunque il bersaglio grazie a un ritmo e a un montaggio serratissimo che riesce, nonostante la notevole lunghezza, a mantenere costantemente alta la tensione, anche grazie all'ottimo lavoro sia per scenografia (buone le ricostruzioni d'epoca) e, soprattutto, sonoro che per la fotografia oltre che per il lavoro sui personaggi, splendidamente caratterizzati (tra l'altro due Oscar vinti per il miglior montaggio e il miglior montaggio sonoro). I principali almeno, perché i secondari così così, in ogni caso due ore e mezza niente male. Voto: 7